Manifesto per la salute mentale

Di seguito, il Manifesto per la salute mentale  firmato da Barbato, D’Elia, Politi, Starace, Thanopulos

La cura nella Salute Mentale come valorizzazione della persona e difesa della democrazia

La cura del dolore nel campo della Salute Mentale pubblica è in crisi. Il dominio del modello biomedico l’ha inaridita. L’approccio puramente farmacologico alla “sofferenza mentale” e, tendenzialmente, a tutte le problematiche esistenziali, appiattisce sulla biologia i nostri desideri, sentimenti, pensieri e azioni, facendo leva su un obsoleto determinismo naturalistico. Esso ha creduto di potersi accreditare scientificamente a forza di “evidenze”, costruite a sua immagine e somiglianza, ma l’aver perso di vista l’esperienza soggettiva l’ha condotto a risultati deludenti. Ci sono state tante ricerche, investite grandi risorse finanziarie, sono stati pubblicati molti articoli, ma non sono stati ridotti i suicidi, i ricoveri e non sono stati migliorati gli esiti di guarigione delle persone con problemi di salute mentale.
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Ritorno all’umano?
di Donato Morena Psichiatra, Salerno 10 gennaio 2022 Per quanto riguarda il punto su autonomia e territorio, condivido il giudizio sull’inefficienza e sull’inefficacia del sistema regionale attuale. Mi chiedo però perché la risposta a tale valutazione sia la progressione verso l’autonomia e la gestione territoriale di aspetti che dovrebbero essere garantiti e tutelati dallo Stato? C’è sicuramente una nobile intenzione nella territorializzazione delle cure, che tuttavia trova ostacoli, non trascurabili ormai su tutto il territorio nazionale, nelle distorsioni operate dal potere politico e dagli interessi clientelari privati. E’ mio parere necessario partire da due elementi chiave, da cui poi tutto viene determinato a valle: la meritocrazia e l’autonomia dei dirigenti e degli operatori. E’ limitativo, credo, dibattere sulla dimensione delle strutture organizzative se al vertice, dal grande al piccolo, troviamo al solito persone/personaggi che hanno un solo scopo istituzionale, rispondere a comandi politici. I contenitori possono avere un loro ruolo nella determinazione dell’operato ma la scelta giusta dei professionisti è determinante e deve essere una pre-condizione a tutto il resto. Nè si può pensare di imbrigliare l’operato dei vertici e degli operatori attraverso dei meccanismi di valutazione delle performance, che sappiamo essere facili da eludere e mistificare. Perciò, dovrebbe essere nelle intenzioni nazionali garantire un sistema omogeneo, limpido, meritocratico, di scelta degli operatori. Su tale base, poi, è possibile stabilire delle linee di indirizzo operativo, dei sistemi di monitoraggio, delle valutazioni da parte degli utenti ecc...

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Sono indignata
di Silva Bon 2 gennaio 2022 Denis, il giovane Denis, quasi un adolescente. Un’esplosione di pensieri, di energie, di spinte interiori che hanno bisogno di trovare un’uscita, di essere dette, di essere vissute in tutta la loro urgenza, la loro spontaneità, la loro autenticità. Lo ho incontrato, Denis, prima della pandemia, in un seminario organizzato dal DSM di Trieste, che aveva come obiettivo far riflettere le persone con esperienza sullo stigma, sulla loro vita in rapporto alla società e al mondo intorno. Il seminario era in realtà una co – produzione, che vedeva gli operatori accanto alle persone, cui era data anche la responsabilità di condurre in parte l’incontro, e comunque di intervenire liberamente. Anzi, la loro parola era ricercata e preziosa.

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Eugenio Borgna. “Ai No Vax dico: abbiamo l’obbligo di difendere la vita”
di Davide d'Alessandro Da Huffpost del 29 dicembre 2021 Intervista allo psichiatra Eugenio Borgna sull'insostenibilità della solitudine della morte in pandemia. Se Urbino, per Carlo Bo, è luogo dell’anima, Borgomanero, per Eugenio Borgna, è luogo dell’anima e della nascita, luogo cui far ritorno dopo una partenza, luogo dove trascorrere i mesi invernali tra passeggiate meditative, letture e scritture, scritture e letture. Il 22 marzo, per Feltrinelli, arriva in libreria “L’agonia della psichiatria”, l’ultimo accorato appello per una disciplina medica che si sta irrimediabilmente spegnendo. Perché? Il professore, 92 anni a luglio, è categorico: “Perché è scomparsa. Negli ospedali è diventata l’ultima ruota del carro, ha perso slancio e vitalità, ha smesso di essere orizzonte per sentimenti nobili. Si parla di psichiatria per riferirsi soltanto a fatti avversi, folli, crudeli, quando la violenza, all’interno della follia, è meno frequente e crudele di quella di chi viene considerato apparentemente sano, privo di follia. Con Basaglia, rispetto ad altri Paesi europei, l’Italia arrivò ad attuare la 180, per Norberto Bobbio ‘la Legge più rivoluzionaria di sempre’. Passare da un impianto manicomiale a uno territoriale mise al centro del nostro lavoro l’ascolto, il dialogo, la percezione dei silenzi, la vicinanza al dolore. Se ci fossero stati ancora i manicomi, penso a quelli di Roma, Milano e Genova, con lo scoppio della pandemia avremmo assistito a un’ecatombe. La territorializzazione, nonostante tutto, ha saputo rendere meno tragica la condizione dei più deboli, dei più indifesi”.

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Rinasce il Forum Salute Mentale
Lo scorso 7 dicembre si è tenuto un primo incontro per ridare forma al Forum di Salute Mentale e programmarne una rinascita. Scrive Peppe Dell'Acqua: Carissime amiche e amici, Buon Natale e prepariamoci a un anno di lavoro che non sarà per nulla facile. Non per niente siamo quelli del Forum: e resisteremo! La riunione del 7 dicembre ha rimesso in moto un po' di entusiasmo che da tempo mi/ci mancava e (forse prematuro) la giustezza di questa volontà di ripresa. Voglio ripetere anche qui che il Forum vuole restare un luogo d'incontro il più largo possibile. Gli altri soggetti politico-associativi che si stanno muovendo su questo campo stanno svolgendo un ottimo lavoro. Quei tanti che noi siamo non intendono assolutamente porsi in opposizione. Tutt'altro. È uno stare insieme al quale io penso, spero anche voi. Qui trovate un resoconto della scorsa riunione, che diventa un passo ulteriore per costruire e anche un modo per leggere una sintesi dei vostri interventi. Nella prossima riunione dovremo fermarci un po' di più sugli aspetti organizzativi che possano dare una qualche stabilità a quanto stiamo intraprendendo. Vi aspettiamo numerosi alla prossima riunione. (23 dicembre 2021) *** Il prossimo incontro si terrà il 10 gennaio 2022, alle 18.30 sulla piattaforma zoom. Aspettiamo la vostre richiesta di intervento a forumsalutementale@gmail.com: in risposta riceverete il link per partecipare. *** 7 DICEMBRE 2021 / ABSTRACT - AUTONOMIA E TERRITORIO: come ridurre il potere delle regioni e cominciare a discutere concretamente della esagerata e intollerabile autonomia regionale. Semmai sarebbe opportuno che maggior autonomia avessero Comuni, Enti Locali, politiche dal basso perché il territorio e la comunità possano agire liberamente e riconoscere ciascuno le proprie peculiari risorse e occuparsi in modo puntuale nei micro contesti. Convergendo in una linea che responsabilmente il Ministero dovrà indicare e verificare. Possiamo forse partire dal cosiddetto D.d.L. DIRINDIN per riparlare di questo? Riparlarne come una sorta di esercitazione che ci aiuta al confronto e a tornare sulle parole chiave. Il D.d.L contiene, di fatto, gli elementi che consentono di discutere sul rapporto tra servizi, territorio e istituzioni, culture e scelte di campo. E su una concreta ipotesi di organizzazioni territoriali e dispositivi di funzionamento.

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Il welfare: conquista dei lavoratori
di Roberto Mezzina La de-ideologizzazione e (alla fine) la spoliticizzazione della pratica, dentro lo specifico...

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Così il Friuli Venezia Giulia ha deciso di smontare la sua assistenza territoriale
di Gianni Cuperlo da "Domani” del 12 dicembre 2021 Guidare contromano prima che irresponsabile è pericoloso. Tutti lo sanno ed è la ragione per cui, quando succede, non è mai per scelta, ma a causa di un errore umano. Dovrebbe valere lo stesso nell’azione dei governi, che siano locali, regionali o nazionali. Anche loro non dovrebbero imboccare la strada nel verso opposto a quanto suggerisce la logica o, se si preferisce, il vecchio buon senso. Invece capita che la regola si infranga. Se poi accade in tempo di pandemia e nel luogo simbolo di una delle poche riforme partorite a cavallo degli anni settanta e sopravvissute a numerosi attacchi tesi a svuotarla da dentro – parlo della legge che porta il nome di Franco Basaglia e della città, Trieste, dove quella norma ha espresso il meglio di sé – allora si può pensare (senza far peccato) che le coincidenze siano tutto meno che casuali.

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Il muro di Alda
di Francesca De Carolis È stato chiesto all'autrice di scrivere di Alda, ispirandosi alla foto di Eric Toccaceli Sbirciando sullo sfondo immagini del muro di Alda. Brani di pareti sulle quali Alda Merini prendeva appunti. Nomi, numeri di telefono, schizzi… Il muro degli angeli, ho letto chiamasse quello dove poggiava la testiera del letto. E cosa meglio, per scriverci sopra, del suo rossetto, rosso come il fuoco delle sue passioni… La immagino benissimo lì a scrivere sul muro, con gesto provocante di bambina. Già, bambina, se tutti da bambini abbiamo avuto una voglia matta di scrivere sui muri, per lì lasciare le nostre prime tracce sul mondo. E libertà è stato anche poter scrivere/sporcare il muro della casa finalmente propria, senza temere rimproveri… I matti e i bambini… Peccato che i matti venivano poi imprigionati, e i bambini, ahinoi, educati. Un proverbio napoletano che sempre m’incanta ricorda che “a pazze e a peccerille dio l’aiuta”, proverbio che Basile mette a chiusura del primo racconto della prima giornata del suo “Cunto de li cunti”. Il racconto dell’orco. E non è un caso. Minacciati da tanti orchi, pazzi e bimbi per fortuna li aiuta dio, e questo dio qualcosa infine ha fatto, se ora almeno sappiamo che i manicomi non devono esistere più. Rimangono, purtroppo, un’infinità di costrizioni altre, che neppure sto a elencare. Rimangono, ancora prigionieri forse di troppa malintesa educazione, i bambini, e guai a loro se imbrattano pareti…

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E tu legalo subito!
Il sogno italiano di Abdel finisce nel servizio psichiatrico del San Camillo di Matteo Garavoglia da il Manifesto del 5 dicembre 2021 Abdel Latif ha 26 anni, è originario di Kebili nel sud della Tunisia e il 28 novembre scorso è morto all’ospedale San Camillo di Roma in circostanze ancora da chiarire. Della sua storia personale sappiamo ancora poco: arrivato a Lampedusa a fine settembre, ha passato dieci giorni in una nave quarantena ad Augusta prima di essere trasferito al Cpr di Ponte Galeria. Alessandro Capriccioli, consigliere regionale di +Europa Radicali, insieme al Garante delle persone private della libertà della Regione Lazio Stefano Anastasia ha effettuato ieri una visita ispettiva al Centro di permanenza per i rimpatri e ha potuto visionare anche i documenti sanitari.

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Spero che ciò che ho visto non si ripeta mai più
Ho visitato la sezione psichiatrica del carcere di Torino. Spero che ciò che ho visto non si ripeta mai più di Susanna Marietti da Il fatto quotidiano, 20 novembre 2021 Nelle scorse ore ho visitato insieme a un mio collega il carcere per adulti di Torino. ...

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È l’umanità scartata che va ritrovata
di Peppe Dell'Acqua Giornata internazionale delle persone con disabilità. Intervento alla tavola rotonda per la presentazione della Mostra DIS/INTERGRATION voluta dalla Comunità di Sant'Egidio e dalla Sapienza. La mostra accoglie le opere dei Laboratori d'arte della comunità in dialogo con artisti impegnati sullo stesso fronte. La mia esperienza intorno a pittura, teatro, calcio e psichiatria  inizia a San Giovanni, in uno stanzone di un reparto uomini dove i matti, ma anche adolescenti disabili ricoverati in manicomio, disegnano, pitturano, usano la creta. I “mati”, come dicono a Trieste per dire di un altro, di un amico, di un incontro, e come cominciammo a dire noi per eludere la parola “internato”, malato di mente, paziente, dipingono, passano due ore ogni mattina in laboratorio e come capirò tempo dopo, malgrado le buone intenzioni, quelle attività non possono fare altro che produrre infantilizzazione, espropriazione, assenza. È il 1973 nel primo reparto vuoto nasce Marco Cavallo e col cavallo azzurro centinaia di grandi fogli ricchi di colore, di forme, di racconti, di poesie, di canti. Un mese di meraviglia e di impensabile gioia. Qualche settimana dopo un'osteria popolare di San Giacomo, il rione operaio a ridosso dei cantieri, accoglierà le opere nate intorno al cavallo. Circa cinquanta persone espongono insieme, per metà sono artisti, per metà malati di mente. O meglio: metà hanno ruolo,  sicurezza e credibilità sociale, hanno oggetti, spazi, tempi e affetti propri, una propria biografia; l'altra metà sono uomini e donne che non hanno ruolo se non quello di malato e sono  stati espropriati  degli oggetti, degli affetti,  dei loro abiti, del loro tempo, del loro spazio. Della loro stessa vita. Anni dopo una donna con drammatiche esperienze di malattia scriverà: “Abbiamo solo la nostra storia. Ed essa non ci appartiene”. Cinquanta opere esposte nell’osteria tutte insieme quasi a voler tentare attraverso la suggestione delle forme e dei colori il superamento di una disuguaglianza, di una separatezza, di una distanza. La magia dell’arte  può  solo aprire spiragli e aiutarci a capire e individuare i meccanismi che alimentano l’oggettivazione, l’esclusione, la sopraffazione, la violenza.

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