Alle porte del Torino Film Festival: “l’obiettivo è chiudere definitivamente gli OPG”

Più di mille persone sono ancora internate negli Ospedali psichiatrici giudiziari italiani, i cosiddetti manicomi criminali. Nonostante la legge 180, la legge Basaglia, abbia abolito i manicomi nel 1978, i manicomi criminali continuano a sopravvivere perché non è stata varata ancora oggi una legge che individui percorsi e strutture alternative per risolvere il problema del crimine legato alla salute mentale.
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Notizie
Màt2014: “Le (poche) parole della salute mentale sui giornali. Conversando con Bruno Manfellotto (L’Espresso), Leonardo Tancredi (Piazza Grande) ed Enrico Grazioli (La Gazzetta di Modena)”
di Anita Eusebi “Una persona che attraversa l’esperienza del disturbo mentale rischia di perdere fondamentali diritti personali e sociali. L’impegno di tutti gli attori sociali dovrebbe essere pertanto volto alla difesa e al potenziamento di tali diritti, per garantire le cure, la dignità e il rispetto di ognuno e, più in generale, per promuovere la salute di tutti”. Questo è quanto si legge nella Carta di Trieste, un noto documento redatto nell’idea di fornire ai giornalisti da un lato linee guida in nome di un’informazione corretta ed efficace in termini di salute mentale, dall’altro indicazioni che permettano di contrastare e ridurre lo stigma nei confronti del disagio psichico. Ciò per tentare di risolvere stereotipi e pregiudizi che spesso purtroppo abbondano nei media e comportano una percezione negativa o comunque distorta, alimentando di conseguenza processi gravemente stigmatizzanti. Ma è davvero così complicato scrivere di salute mentale mettendo insieme la notiziabilità e il rispetto di chi vive condizioni di disagio e di sofferenza? «Beh, innanzitutto è un discorso di buona educazione giornalistica», commenta Bruno Manfellotto, ex direttore de L’Espresso e ospite a Màt - Settimana della Salute Mentale in occasione della tavola rotonda Crisi e salute mentale.

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Un commento della Società italiana di psichiatria sulla Legge 81 e il recente incontro al Senato
Giorgio Bignami segnala una nota di Adnkronos, di Sacchetti e Mencacci, di commento alla legge 81. Scrive Giorgio Bignami tra l'altro: "Il messaggio sembra essere ambiguo: da un lato, pur non sostenendo la proroga, di fatto contiene "avvertimenti" ...

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L’intervento di Giovanni Rossi al convegno “Salute mentale, OPG e diritti umani” lo scorso 11 Novembre presso il Senato della Repubblica
Il Club degli SPDC no restraint è un'associazione di promozione sociale che ho lo scopo di collegare, far crescere e far conoscere l'esperienza dei Servizi psichiatrici ospedalieri che operano senza alcun ricorso alla contenzione meccanica o alla restrizione fisica degli spazi.

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Il viaggio di Marco Cavallo: a tre giorni dal Torino Film Festival…
Nei primi anni ‘60 ha inizio a Gorizia il lavoro di apertura dell’Ospedale Psichiatrico. Il percorso di cambiamento continuerà a Trieste e porterà nel 1978 alla legge che chiuderà per sempre i manicomi in Italia: la legge 180. Il padre dell'operazione di riforma è Franco Basaglia. Nel primo reparto vuoto del manicomio di San Giovanni viene organizzato da un gruppo di artisti un laboratorio di teatro, pittura e scultura, in cui si costruisce Marco Cavallo: un grande cavallo.

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Notizie
Il viaggio di Marco Cavallo è diventato un film!
Nel film, selezionato nella sezione “Diritti e Rovesci” del Torino Film Festival, la battaglia per gli internati negli OPG che un anno fa è partita da Trieste. Esattamente a un anno di distanza, la battaglia di Marco Cavallo partito da Trieste, grazie al sostegno di numerose Istituzioni e con una medaglia del Presidente della Repubblica, e che ha attraversato l’Italia in un viaggio di oltre 4.000 km in 16 città italiane (tra le quali le 6 sedi di OPG) per chiedere la chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, dire no ai mini OPG o manicomi regionali e chiedere l'apertura di Centri di Salute Mentale h24, è diventata un film “Il viaggio di Marco Cavallo”. La pellicola, della durata di 50 minuti, è stata selezionata al Torino Film Festival per la sezione “Diritti e Rovesci” dove sarà presentata in anteprima nazionale lunedì 24 novembre ore 17.30 (Cinema Massimo 2).

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Dalla stampa
Màt2014: Il doppio filo che lega marginalità e salute mentale (da “Piazza Grande”)
di Anita Eusebi Vivere nell’insicurezza espone anche la persona più equilibrata a una condizione di fragilità sul piano psichico. Se n’è parlato durante Màt, la settimana della salute mentale di Modena Quando in una situazione di grave difficoltà si finisce per perdere casa, lavoro e affetti, poi cosa resta? «Voglio sperare che al di là delle macerie, al di là delle derive, ci sia sempre una possibilità di approdo», afferma Cristiano Regina, autore de La parte che resta, documentario proiettato lo scorso 21 ottobre a Modena nel corso di Màt – Settimana della Salute Mentale, durante il dibattito Senza fissa dimora e salute mentale moderato dal direttore di Piazza Grande Leonardo Tancredi. «È necessario riaggrapparsi con le unghie a quel che è andato perduto, per ritrovare possibilità di relazione e ridefinire una propria identità». Un tema delicato quello dei senzatetto, che va affrontato «smarcandosi da un lato dalla dicotomia usuale tra la figura del clochard romantico vagabondo e il nuovo povero, dall’altro dal rischio di scivolare nell’assistenzialismo o nelle istituzioni totalizzanti, con il pericolo della cronicizzazione», sottolinea Tancredi.

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Notizie
Gulliver non era uno normale (ovvero vita e morte del maestro anarchico Mastrogiovanni)
di Piero Cipriano. Dicono che Franco Mastrogiovanni non era uno normale. Dicono che già alla nascita pesava più di cinque chili e misurava oltre sessanta centimetri. Da bambino, anche se non abbiamo notizie circostanziate, si dice che avesse un po’ troppi grilli per la testa. Da adolescente, poi, manifestò del tutto la sua anormalità iniziando ben presto a professarsi anarchico. Ma Lombroso ce l’ha insegnato, con la sua ineguagliata tassonomia (nessun altro li ha descritti così bene): l’anarchico non è uno normale! Ora, è ovvio che, in contumacia, non lo possiamo desumere che tipo di anarchico fosse il Mastrogiovanni, se un anarchico pazzo, come Giovanni Passannante, o un anarchico criminale, come Ravachol, o un anarchico passionario, come Sante Geronimo Caserio, la testa calda che pugnalò il fegato di Sadi Carnot con un coltellino dal manico rosso e nero. Ecco, forse potrebbe rassomigliare, per il fisico epilettoide, per le mani gigantesche e per un carattere forse gliscroide che l’avrà reso precocemente ossesso per l’anarchia e i tiranni, e per quella sua faccia buona, forse Mastrogiovanni potrebbe rassomigliare proprio al Caserio, non certo al tipo più pericoloso di questa categoria, non certo all’anarchico anarchico: il tipo Bresci. No, come Gaetano Bresci, l’uccisore di re, proprio no.

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Dalla stampa
Psicofarmaci e ricoveri in reparti psichiatrici aumentano l’impulso al suicidio?
Sono sempre più numerosi gli studi e le ricerche sulle conseguenze dell'uso degli psicofarmaci nel lungo periodo. Il ricovero ospedaliero già da tempo è indicato come fattore di rischio di cronicità e di costruzione dello stigma. Questo articolo che ci è giunto ritorna su questi temi. Lo pubblichiamo. Le ragioni del forum ...

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OPG - Carcere
Como: detenuto di 28 anni si impicca in cella, secondo suicidio nel carcere del Bassone in ottobre
Salgono così a 38 i detenuti che si sono tolti la vita da inizio anno: Avevano un’età media di 41 anni, 32 gli italiani e 6 gli stranieri, 2 le donne. Le carceri nelle quali si sono registrate più vittime sono Napoli Poggioreale (4) e Padova Casa di Reclusione (3). 32 ...

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Da ascoltare
Psicoradio: Uno sviluppo umano è possibile
“Oggi la società non è organizzata per fare stare bene le persone: è oppressiva, crea esclusione e il lavoro è precario. Bisogna lavorare su tutti questi temi per avere una buona salute. Non è un discorso che ha a che fare con la malattia, ma con la vita”. La redazione ha ...

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