Avere cura del sistema di salute comunitaria

di Allen Francis
su Lancet Psychiatry, 14 luglio 2021

Il modello triestino di salute mentale comunitaria è riconosciuto dall’OMS come standard mondiale per la psichiatria di comunità. Ha ispirato programmi in dozzine di paesi ed è un faro di speranza per medici, pazienti e famiglie ovunque. Tuttavia, Trieste, la città del nord Italia, è ora minacciata da un governo di destra che promuove la privatizzazione e lo smantellamento di quella che erroneamente percepisce come psichiatria politicamente di sinistra. Questo ricorda dolorosamente la distruzione della psichiatria di comunità negli Stati Uniti da parte del presidente Ronald Reagan nel 1980. Per chi non ha mai visto in azione il modello Trieste potrebbe sembrare troppo bello per essere vero. Come può un sistema di salute mentale aiutare i pazienti con condizioni gravi e croniche con così pochi ricoveri e così poco trattamento involontario?
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Notizie
I domenicani inquisitori e Galileo
di Peppe Dell'Acqua a proposito della reazione di Leonardo Tondo all'articolo di Allen Francis (per l'articolo di Allen Francis ---> clicca qui) Quanto scrive Allen su Lancet, e con lui altri colleghi inglesi, americani, argentini e tanti altri ...

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Notizie
Leonardo Tondo in risposta all’articolo di Allen Francis su Lancet
Caro Allen Non so dove hai ottenuto informazioni su quello che sta succedendo a Trieste. Ho pubblicato un articolo sul nuovo direttore del locale Dipartimento di Salute Mentale, Pierfranco Trincas. Non è certo la persona che vorrebbe smantellare il favoloso modello ...

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I direttori generali che non hanno visione
E gli assessori regionali amministrano (?) la Sanità sicuri dell'obbedienza dei servi sciocchi. di Paolo F. Peloso...

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Bilancio ragionato della Seconda Conferenza Nazionale Salute Mentale
a cura del coordinamento nazionale per la Salute Mentale da www.conferenzasalutementale.it, ...

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Quale psichiatria? La complessità e l’urgenza per la salute mentale
di Kevin Nicolini. Lo scorso 3 luglio sono stato invitato, assieme al dottor Franco Rotelli (ex direttore dell'Azienda Sanitaria di Trieste), dall'associazione ...

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In evidenza, Notizie
Trieste e l’eredità di Basaglia
di Federico Leoni da Doppio Zero, 13 luglio Il lungo addio Trieste è sottosopra. La notizia è che il nuovo direttore della psichiatria triestina è figura destinata a segnare una netta discontinuità rispetto alla storia del luogo. Storia prestigiosa, legata alla presenza di Franco Basaglia, alle battaglie che lo avevano visto protagonista negli anni sessanta e settanta. Legata alla chiusura dei manicomi da lui fortemente propugnata e realizzata, e alla creazione di un modello di gestione della salute mentale modernissimo. A quarant'anni di distanza, viene giudicato da vari osservatori internazionali tra i migliori al mondo. Storia prestigiosa ma a quanto pare in via di dismissione. È l’ultimo atto di un lungo addio. Il recente concorso per il rinnovo della direzione di uno dei servizi chiave della psichiatria triestina, a cui erano iscritti una decina di candidati, ha visto perdente, tra gli altri, uno psichiatra triestino cresciuto all'interno di quel modello e impegnato da trent’anni nella sua difesa e nel suo rinnovamento, Mario Colucci, una figura di clinico e di ricercatore di levatura indiscussa. E ha visto vincitore uno psichiatra, Pierfranco Trincas, legato a tutt'altro modello, quello oggi prevalente in ogni città italiana, europea, occidentale. Modello non basagliano ma farmacologico, probabilmente contenitivo, certamente riduzionistico. In altri termini: psicofarmaci a gogò; pazienti legati ai letti; riduzione di quella cosa complessa e sfuggente che chiamiamo follia, intreccio inestricabile di vicende singole e collettive, enigma pieno di senso anche se difficilmente districabile, a un puro e semplice guasto biochimico.

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Notizie
L’orto sociale di Zindis: etica ed estetica
di Kevin Nicolini Poco tempo fa ho accompagnato un gruppo di cittadine e cittadini di Zindis in agraria a Borgo San Sergio per selezionare ed acquistare una varietà di ortaggi, fiori e terra. La possibilità di procurarsi in autonomia questi elementi (grazie ad ...

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In evidenza
Risultati al termine della seconda Conferenza nazionale per una salute di comunità.
di Nerina Dirindin tratto da "Per una salute mentale di comunità: possibili esiti della Conferenza (governativa) 2021 " Il primo risultato è racchiuso nell’impegno di ben tre ministri (della Salute, delle Politiche Sociali e della Giustizia) a lavorare attivamente e in modo collaborativo sulla salute mentale. Un impegno inedito, al quale dovranno far seguito provvedimenti concreti che si intravvedono già in alcuni specifici ambiti (dal documento per il superamento della contenzione nei luoghi di cura della salute mentale – in attesa di essere discusso e approvato in Conferenza Stato Regioni – alle iniziative in corso con il Ministero della Giustizia per la presa in carico delle persone con disturbi mentali autori di reato) ma che dovrà essere mantenuto nel tempo, favorendo una diffusa crescita culturale dell’intera società sulla salute mentale di comunità e assegnando ai servizi risorse adeguate alle vecchie e nuove esigenze della popolazione. Un secondo risultato è l’ampia condivisione sulla “salute mentale di comunità”, in coerenza con lo spirito innovatore che dopo la pandemia si sta proponendo a tutti i livelli della sanità pubblica e in armonia con quanto previsto dal Piano Nazionale per la Ripresa e Resilienza. La parola chiave, non nuova ma rinnovata nelle sue potenzialità, è comunità. Perché il disagio mentale nasce nei luoghi di vita e di lavoro delle persone, si cura nelle comunità in cui vivono le persone e grazie all’apporto delle comunità stesse. Questo il senso dello sviluppo che dovrà essere garantito ai servizi per l’assistenza territoriale, avendo ben chiaro il contesto sociale in cui si producono i disturbi mentali ed evitando la logica centrata solo sui posti letto (ospedalieri o residenziali) o sui farmaci.

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Notizie
Revisionare la 180, un antico sogno della S.I.P.
Di Antonio Lucchetti – psichiatra, Bolzano Risulta piuttosto curioso come la Società Italiana di Psichiatria abbia deciso di partecipare al dibattito pubblico che si è recentemente aperto, in occasione di un concorso svoltosi a Trieste per l’assegnazione di un posto di primario di struttura complessa, prima, e attorno alla seconda Conferenza Nazionale per la Salute Mentale indetta dal Ministero della Salute, poi, sottraendosi di fatto a un confronto diretto ma favorendo comunicazioni in backstage inviate in via del tutto privata a una lista di contatti di cui io, non so in che modo, faccio parte. Il tentativo piuttosto goffo di informare il proprio esercito di addetti ai lavori, sottraendoli al contempo al dibattito nella sua interezza mi sembra, a questo punto, collegato più all’intenzione di mantenere un potere, mistificando, piuttosto che corrispondere a una vera intenzione di confronto su saperi e pratiche nell’interesse della collettività. La email che mi è arrivata, diventata nel suo contenuto poi pubblica, postata sui social e leggibile da molti, veniva spacciata come una risposta alla intervista di Simonetta Fiori  ad Alberta Basaglia su La Repubblica del 15 giugno scorso dal titolo “Se muore il sogno di mio padre Franco Basaglia”, nel quale veniva espressa la preoccupazione che in Friuli Venezia Giulia fosse attiva un’operazione, a cornice politica, di attacco dell’esperienza cosiddetta basagliana in psichiatria, e della rete dei servizi  di medicina di territorio più in generale.

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Da leggere
Tracce di deistituzionalizzazione
di Silvia d'Autilia da www.mimesis-scenari.it/ Le poche centinaia di pagine che danno forma al nuovo libro di Benedetto Saraceno Un virus classista (Edizioni alphabeta Verlag, 2021) sono un affresco esaustivo dei problemi socio-sanitari affrontati nella crisi del Covid19 e allo stesso tempo un preziosissimo biglietto da visita per l’approfondimento ulteriore di quelli già esposti. Il punto di partenza è l’evidenza delle carenze sanitarie che il virus ha fatto emergere, ovvero il definitivo e impietoso fallimento di un modello assistenziale che fa della residenzialità il perno della cura all’interno di un sistema sempre più incagliato nei profitti del privato. Il fatto che nella sola Europa la metà delle morti per Covid19 siano avvenute in strutture di accoglienza e cura a lungo termine riporta sul tavolo della discussione il problema dell’istituzione e della sua funzione assistenziale, proprio come era già accaduto 40 anni fa con l’opera di Franco Basaglia.

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