Cara Einaudi, di che arte stai parlando?

Di Agnese Baini

Nel 1968 veniva pubblicato dall’editore Einaudi L’istituzione negata. Rapporto da un ospedale psichiatrico, a cura di Franco Basaglia. Con questo libro l’orrore del manicomio veniva svelato. L’opera ha un impatto straordinario: 8 edizioni di cui due nel corso del 68, 60mila copie vendute, premio Viareggio per la saggistica e tradotto in numerose lingue. Nel 1969, sempre per Einaudi, Franco Basaglia e Franca Ongaro curano Morire di classe: la condizione manicomiale fotografata da Carla Cerati e Gianni Berengo Gardin. Più di ottomila copie vendute soltanto nella prima tiratura. Nel 1970, per Einaudi, Franco Basaglia e Franca Ongaro traducono Asylums. Le istituzioni totali. la condizione sociale dei malati di mente e di altri internati di Erving Goffman, per cui scrivono anche un’introduzione. Di questo autore curano anche Il comportamento in pubblico, che esce l’anno seguente, sempre per Einaudi. Nel 1971, i due coniugi pubblicano per Einaudi il capolavoro La maggioranza deviante: più di 20mila copie vendute nelle prime due edizioni di quell’anno e un totale di 60mila copie vendute dall’uscita al 2010. Nel 1973 esce per Einaudi una nuova edizione di Che cos’è la psichiatria di Franco Basaglia: 10mila copie nel primo biennio.

Nel 1975 esce Crimini di pace. Ricerche sugli intellettuali e sui tecnici come addetti all’oppressione: Vladimir Dedijer, Michel Foucault, Robert Castel, René Lourau, Vincenzo Accattatis, Erick Wulff, Noam Chomsky, Ronald David Laing, Erving Goffman, Thomas S. Szasz, Stanley Cohen, John McKnight. I curatori? Franca Ongaro e Franco Basaglia. L’editore? Einaudi. Nel 1977 Franca Ongaro fa pubblicare da Einaudi Le donne e la pazzia di Chesler Phyllis. Nel 1978 Franca Ongaro scrive l’introduzione a L’inferiorità mentale della donna di Paul Julius Möbius, che esce per Einaudi, e sempre nello stesso anno scrive per l’Enciclopedia Einaudi le voci “Clinica”, “Cura/normalizzazione”, “Donna”, “Esclusione/intergrazione”; nel 1979 le voci “Farmaco/droga”, “Follia/delirio” (con Franco Basaglia), “Medicina/medicalizzazione” (con Giorgio Bignami). Tutte queste voci sono state raccolte in un libro pubblicato da Einaudi.  Nel 1980 Franco Basaglia muore e Franca Ongaro cura per Einaudi la pubblicazione di due volumi che raccolgono gli scritti del marito: nel 1981 esce il primo, 1953-1968: dalla psichiatria fenomenologica all’esperienza di Gorizia, e nel 1982 il secondo, 1968-1980: dall’apertura del manicomio alla nuova legge sull’assistenza psichiatrica. Mi fermo qua, ma Einaudi negli anni seguenti ha continuato a pubblicare i testi di Franco Basaglia e di Franca Ongaro.

Ora vi dico due cose di me: ho una laurea triennale e una magistrale in Storia dell’editoria e ho appena concluso un Master con una tesi in cui analizzo come i disturbi e le malattie mentali vengano rappresentati nella narrativa italiana.

Einaudi è stata ed è tuttora una casa editrice importante per la trasmissione della cultura italiana. In un certo senso, ha fatto la storia dell’Italia. Ha pubblicato negli anni capolavori di letteratura e di saggistica, ha alimentato i più importanti dibattiti culturali, ha contribuito a diffondere autori di riferimento per il pensiero critico. Sulla storia delle case editrici vi rimando al libro di Gian Carlo Ferretti, Storia dell’editoria letteraria in Italia (sapete già chi è l’editore).

Pochi mesi fa è apparso per questo editore L’arte di legare le persone di Paolo Milone – tutto il contrario di prezioso. Nonostante nell’ultimo anno io abbia letto (quasi) soltanto libri che parlano di disturbi e malattie mentali e nonostante la narrativa sulla malattia è uno dei miei generi preferiti, ho deciso di non leggere questo libro.

Il titolo mi ha fatto subito raccapricciare, ma forse era solo messo lì, un po’ accattivante. Ho pensato di aspettare che altri lo leggessero. E per fortuna! Sono una persona che si infastidisce molto facilmente e questo libro non sarebbe stata una lettura piacevole. In molti hanno elogiato il libro (ahinoi, ahinoi!) e in pochi ma valorosi lo hanno stroncato. Vi rimando ad articoli pubblicati proprio su questo Forum (questo, questo, questo, questo e, soprattutto, questo).

Diciamo, per chi fosse ancora indeciso, che il titolo non è soltanto una frase accattivante. E come può, allora mi chiedo, Einaudi proprio Einaudi pubblicare un libro del genere mentre nel suo catalogo si trova Franco Basaglia? Franco Basaglia che, in uno dei suoi primi giorni da Direttore dell’Ospedale Psichiatrico di Gorizia disse all’ispettore capo, Michele Pecorari, mentre gli porgeva il registro delle contenzioni: «Mi no firmo». Tre semplici parole ma che hanno cambiato tutto: i matti non vanno legati, la contenzione non è una cura, la libertà è terapeutica.

Einaudi proprio Einaudi che negli ultimi anni aveva pubblicato La prima verità (2016) e Parla, mia paura (2017) di Simona Vinci, L’uomo che trema di Andrea Pomella (2018), Svegliami a mezzanotte di Fuani Marino (2019). La storia di Leros, l’isola manicomio, e tre storie sull’ansia, sul suicidio e sulla depressione. Dei testi generosi per la loro sincerità e per questo dei testi da leggere per approfondire, per conoscere, per scoprire. Chi mi conosce, sa che in particolare il libro di Fuani Marino mi ha colpito e da questo libro traggo queste parole: «Questo libro non era solo il racconto di una cosa terribile che mi era successa, ma anche un gesto politico».

Ecco, la storia della casa editrice Einaudi è zeppa di Libri-Gesti-Politici. Pubblicare Basaglia e quella psichiatria era un gesto politico. Ci si schierava – certo, L’istituzione negata ha anche insegnato che quella psichiatria in quegli anni vendeva (si veda: Nicola Badaloni, Il destino del libro: editoria e cultura in Italia, Editori Riuniti – cambiamo, per una volta). Ma ormai, cara Einaudi che hai deciso di rinnegare tutto pubblicando Milone, non hai più né arte né parte.

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