Archivio di novembre, 2014
Alle porte del Torino Film Festival: “l’obiettivo è chiudere definitivamente gli OPG” 23 novembre 2014
Più di mille persone sono ancora internate negli Ospedali psichiatrici giudiziari italiani, i cosiddetti manicomi criminali. Nonostante la legge 180, la legge Basaglia, abbia abolito i manicomi nel 1978, i manicomi criminali continuano a sopravvivere perché non è stata varata ancora oggi una legge che individui percorsi e strutture alternative per risolvere il problema del crimine legato alla salute mentale.
Màt2014: “Le (poche) parole della salute mentale sui giornali. Conversando con Bruno Manfellotto (L’Espresso), Leonardo Tancredi (Piazza Grande) ed Enrico Grazioli (La Gazzetta di Modena)” 23 novembre 2014
di Anita Eusebi “Una persona che attraversa l’esperienza del disturbo mentale rischia di perdere fondamentali diritti personali e sociali. L’impegno di tutti gli attori sociali dovrebbe essere pertanto volto alla difesa e al potenziamento di tali diritti, per garantire le cure, la ...
“I ministri Orlando e Lorenzin hanno ragione sulla chiusura degli Opg” di Antonella Calcaterra 21 novembre 2014
La relazione sullo stato di attuazione delle iniziative per il superamento degli Opg (ospedali psichiatrici giudiziari) presentata dal Ministro della Salute Beatrice Lorenzin e dal Ministro della Giustizia Andrea Orlando il 30 settembre 2014 ha provocato reazioni scomposte. Anche sulle pagine di questo giornale sono stati pubblicati due interventi pieni di ...
Un commento della Società italiana di psichiatria sulla Legge 81 e il recente incontro al Senato 21 novembre 2014
Giorgio Bignami segnala una nota di Adnkronos, di Sacchetti e Mencacci, di commento alla legge 81. Scrive Giorgio Bignami tra l'altro: "Il messaggio sembra essere ambiguo: da un lato, pur non sostenendo la proroga, di fatto contiene "avvertimenti" ...
L’intervento di Giovanni Rossi al convegno “Salute mentale, OPG e diritti umani” lo scorso 11 Novembre presso il Senato della Repubblica 21 novembre 2014
Il Club degli SPDC no restraint è un'associazione di promozione sociale che ho lo scopo di collegare, far crescere e far conoscere l'esperienza dei Servizi psichiatrici ospedalieri che operano senza alcun ricorso alla contenzione meccanica o alla restrizione fisica degli spazi.
Il viaggio di Marco Cavallo: a tre giorni dal Torino Film Festival… 20 novembre 2014
Nei primi anni ‘60 ha inizio a Gorizia il lavoro di apertura dell’Ospedale Psichiatrico. Il percorso di cambiamento continuerà a Trieste e porterà nel 1978 alla legge che chiuderà per sempre i manicomi in Italia: la legge 180. Il padre dell'operazione di riforma è Franco Basaglia. Nel primo reparto vuoto del manicomio di San Giovanni viene organizzato da un gruppo di artisti un laboratorio di teatro, pittura e scultura, in cui si costruisce Marco Cavallo: un grande cavallo.
Il viaggio di Marco Cavallo è diventato un film! 13 novembre 2014
Nel film, selezionato nella sezione “Diritti e Rovesci” del Torino Film Festival, la battaglia per gli internati negli OPG che un anno fa è partita da Trieste. Esattamente a un anno di distanza, la battaglia di Marco Cavallo partito da Trieste, grazie al sostegno di numerose Istituzioni e con una medaglia del Presidente della Repubblica, e che ha attraversato l’Italia in un viaggio di oltre 4.000 km in 16 città italiane (tra le quali le 6 sedi di OPG) per chiedere la chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, dire no ai mini OPG o manicomi regionali e chiedere l'apertura di Centri di Salute Mentale h24, è diventata un film “Il viaggio di Marco Cavallo”. La pellicola, della durata di 50 minuti, è stata selezionata al Torino Film Festival per la sezione “Diritti e Rovesci” dove sarà presentata in anteprima nazionale lunedì 24 novembre ore 17.30 (Cinema Massimo 2).
Màt2014: Il doppio filo che lega marginalità e salute mentale (da “Piazza Grande”) 9 novembre 2014
di Anita Eusebi Vivere nell’insicurezza espone anche la persona più equilibrata a una condizione di fragilità sul piano psichico. Se n’è parlato durante Màt, la settimana della salute mentale di Modena Quando in una situazione di grave difficoltà si finisce per perdere casa, lavoro e affetti, poi cosa resta? «Voglio sperare che al di là delle macerie, al di là delle derive, ci sia sempre una possibilità di approdo», afferma Cristiano Regina, autore de La parte che resta, documentario proiettato lo scorso 21 ottobre a Modena nel corso di Màt – Settimana della Salute Mentale, durante il dibattito Senza fissa dimora e salute mentale moderato dal direttore di Piazza Grande Leonardo Tancredi. «È necessario riaggrapparsi con le unghie a quel che è andato perduto, per ritrovare possibilità di relazione e ridefinire una propria identità». Un tema delicato quello dei senzatetto, che va affrontato «smarcandosi da un lato dalla dicotomia usuale tra la figura del clochard romantico vagabondo e il nuovo povero, dall’altro dal rischio di scivolare nell’assistenzialismo o nelle istituzioni totalizzanti, con il pericolo della cronicizzazione», sottolinea Tancredi.
Gulliver non era uno normale (ovvero vita e morte del maestro anarchico Mastrogiovanni) 8 novembre 2014
di Piero Cipriano. Dicono che Franco Mastrogiovanni non era uno normale. Dicono che già alla nascita pesava più di cinque chili e misurava oltre sessanta centimetri. Da bambino, anche se non abbiamo notizie circostanziate, si dice che avesse un po’ troppi grilli per la testa. Da adolescente, poi, manifestò del tutto la sua anormalità iniziando ben presto a professarsi anarchico. Ma Lombroso ce l’ha insegnato, con la sua ineguagliata tassonomia (nessun altro li ha descritti così bene): l’anarchico non è uno normale! Ora, è ovvio che, in contumacia, non lo possiamo desumere che tipo di anarchico fosse il Mastrogiovanni, se un anarchico pazzo, come Giovanni Passannante, o un anarchico criminale, come Ravachol, o un anarchico passionario, come Sante Geronimo Caserio, la testa calda che pugnalò il fegato di Sadi Carnot con un coltellino dal manico rosso e nero. Ecco, forse potrebbe rassomigliare, per il fisico epilettoide, per le mani gigantesche e per un carattere forse gliscroide che l’avrà reso precocemente ossesso per l’anarchia e i tiranni, e per quella sua faccia buona, forse Mastrogiovanni potrebbe rassomigliare proprio al Caserio, non certo al tipo più pericoloso di questa categoria, non certo all’anarchico anarchico: il tipo Bresci. No, come Gaetano Bresci, l’uccisore di re, proprio no.
Messaggio all’umanità 5 novembre 2014
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