Archivio di giugno, 2021
“Le esprimiamo con rispettosa franchezza la richiesta di rinunciare a questo incarico” 30 giugno 2021
Condividiamo qui una lettera aperta, scritta dai familiari al dott. Pierfranco Trincas, vincitore del concorso per Direttore del Centro di Salute Mentale di Barcola (TS). LETTERA APERTA con 105 firme di persone con esperienza Gentile Dottor Trincas, Chi Le scrive è un gruppo di familiari e di utenti che da molto tempo frequentano il Centro di Salute Mentale di Barcola. Da sempre collaboriamo con quei bravi operatori sanitari per cercare di contribuire a dare ai nostri cari le migliori possibilità di cura, ripresa e, sperabilmente, guarigione.  In un clima sempre dialettico, venato negli ultimi anni da non poche preoccupazioni per la percezione di restrizione delle risorse imposte dalle Direzioni Generali e dalla Regione, riteniamo che sostanzialmente le linee portanti degli interventi di cura siano state sempre improntate al rispetto delle nostre esigenze, della libertà e dei diritti, del dialogo ed aperto confronto continuo. In breve sintesi, troviamo che questi interventi di cura e la “politica delle porte aperte” sia una realtà per noi irrinunciabile, così come l’approccio moderno per interventi ad alta integrazione, comprensivi dell’attenzione al lavoro, al reinserimento sociale, alla globalità degli aspetti della vita quotidiana sia dei nostri cari che nostra.  Oggi più che mai abbiamo bisogno di forti azioni, in continuità di pensiero ed intenzione, di prese in carico forti, di garanzia e sicurezza che ci sia progresso e mai retrocessione.
Eugenio Borgna su “Quale psichiatria?” e perchè è importante salvare la legge Basaglia 25 giugno 2021
Salute mentale, perché è importante salvare la legge Basaglia L'ultimo libro di Franco Rotelli ripercorre la rivoluzione che ha segnato la storia della psichiatria in Italia. Una riforma che va tutelata Come ormai di frequente mi accade, la Collana 180 - Archivio critico della Salute mentale di Edizioni Alphabeta Verlag (Merano) mi informa sulle uscite. Di recente ha pubblicato 'Quale psichiatria? Taccuino e lezioni', una raccolta di saggi di Franco Rotelli che coprono un arco di quasi quarant'anni. Un libro questo che ho letto senza conoscerne prima i saggi che lo compongono e che sono, sia quelli più lontani nel tempo, sia quelli più vicini, testi di una straordinaria attualità. Ripropongono negli accostamenti più complessi e rivoluzionari, uno splendido affresco di quella che è stata la psichiatria di Franco Basaglia, e che Franco Rotelli ha aggiornato senza fine con le testimonianze teoriche e con le realizzazioni pratiche di una psichiatria che ha continuato a vivere dei grandi ideali. I lavori raccolti in questo libro, denotano la capacità di scrittura di Franco Rotelli, le sue doti  teoriche e pratiche  che gli consentono di confrontarsi con temi che sono stati quelli di Basaglia, ma che egli ha continuato, rinnovandone le sorgenti culturali e calandole in un linguaggio e in contesti emozionali diversi da quelli di Basaglia, continuamente citato nel corso dei suoi lavori. La cultura di Rotelli si allarga, direi, ad autori, che non facevano parte spontanea e immediata del pensiero di Franco Basaglia. I testi raccolti ripropongono i grandi temi della psichiatria che ha cambiato il mondo, e che da Gorizia e da Trieste si è diffusa come testimonianza di una genialità, quella di Franco Basaglia, imprevedibile in un mondo, come quello della psichiatria italiana, che è sempre stato sbranato dalle concezioni biologiche più gelide.
Il caso Barcola e la S.I.P. 23 giugno 2021
di Franco Rotelli (in foto) "Salute mentale, a Trieste non difendiamo un’ideologia ma solo meriti e bisogni" Il concorso per il Csm di Barcola: non occorre scomodare Basaglia, basterebbe invocare buonsenso ed equità. Servono risorse adeguate per i servizi territoriali, sempre più precarizzati da scelte politiche irresponsabili Trieste. - I ripetuti interventi dei vertici della Società italiana di Psichiatria, pubblicati da “Il Piccolo” sul caso del concorso a primario del Centro di salute mentale di Barcola lasciano contrariati. Non credo ci sia memoria di una Società scientifica che entri nel merito della correttezza formale e sostanziale di un pubblico concorso. La inopinata difesa solenne, a oltranza, del metodo e del merito di quel concorso dice già tutto su quel che sta accadendo.
La tragedia di Ardea non è conseguenza della legge Basaglia 23 giugno 2021
di Rosy Bindi, Ex ministra della Salute, presidente Commissione antimafia nella XVII legislatura Da lavialibera.libera.it, 15 giugno 2021 La tragedia di Ardea non è conseguenza della legge che ha permesso la chiusura dei manicomi. L'alternativa alla costrizione è la cura, il ragazzo che ha sparato invece è stato abbandonato La tragedia di Ardea avrà sicuramente molte spiegazioni, non è possibile affrontare la questione in modo semplicistico. Tuttavia il dibattito si è subito concentrato sullalegge Basaglia e sul modo in cui viene oggi trattata la malattia mentale. Su questo è bene essere chiari: la tragedia di Ardea non è responsabilità della legge voluta dallo psichiatra Franco Basaglia, ma di chi quella legge non l'ha applicata o, se l'ha applicata, l'ha fatto per un breve periodo.
La societĂ  a universi multipli 17 giugno 2021
Di Francesca De Carolis. - Una risposta al dramma contemporaneo, al nostro cupo e irresponsabile correre verso l’autodistruzione… l’ho trovato, con grande gioia, leggendo “La letteratura ci salverà dall’estinzione” un molto bel libro di Carla Benedetti, di quelli che aprono strade… spiegando che dove l’economia, il diritto e la politica continuano a fallire, forse la letteratura e la filosofia ci salveranno dall’estinzione… E non mi è sembrato un caso averlo letto proprio oggi che da Trieste leggo della “dissennata opera di distruzione”, da parte dell’amministrazione regionale, della rete di servizi pubblici, della guerra contro oltre mezzo secolo di cammino di quella realtà che, come annuncia Gianni Cuperlo, l’Organizzazione mondiale della sanità in un documento in uscita tra pochi giorni giudicherà assieme alla francese Lille e alla brasiliana Campinas un “sistema complessivo di eccellenza” nell’ambito dei servizi di salute mentale di comunità. Cosa c’entra la lettura di quel libro con quel che sta accadendo a Trieste? C’entra, c’entra…
S.I.P. “Non si resta ancorati a una visione antica” 15 giugno 2021
"Non si resta ancorati a una visione antica" dice Di Giannantonio (Presidente della SocietĂ  Italiana di psichiatria) Di Giannantonio dovrebbe entrare nel merito e spiegare a noi tutte e tutti cosa significhi avere una visione antica. Nel tempo ho avuto modo di ascoltare diverse sue interviste e sovente, nelle sue elucubrazioni, ho riscontrato un pedante tentativo di sottolineare l'importanza della scienza, della diagnostica e del farmaco. Quasi a dover giustificare e difendere una tecnica psichiatrica che palesemente non riesce a rispondere alle complessitĂ  del malessere. Una psichiatria che semplicemente agisce sul sintomo e lo attenua, spesso per un tempo assai limitato.
Trieste, il concorso che tradisce Basaglia 15 giugno 2021
Centri di salute mentale. Una psichiatria violenta e arcaica si fa largo per favorire il mercato sanitario privato. di Maria Grazia Giannichedda. - Il manifesto, 11 giugno 2021 Il contestato concorso, che si è svolto nei giorni scorsi a Trieste, per la direzione di uno dei centri di salute mentale della città, ha messo in scena una convergenza su cui è necessario riflettere fra la destra leghista, oggi al governo nel Friuli-Venezia Giulia, e quei settori della psichiatria italiana da sempre alieni alla riforma e promotori, negli ultimi vent’anni in particolare, di servizi psichiatrici che la stravolgono. Questa psichiatria si era limitata finora alla difesa di trincee tradizionalmente sue (gran parte delle cliniche universitarie) e alla conquista silenziosa di territori privi di ogni politica di salute pubblica. Il concorso di Trieste sembra invece rappresentare una linea nuova, quella dello scontro dal forte valore simbolico con un modello di servizi, quello nato a Trieste e ormai diffuso in tutta la regione, che viene indicato, in una guida dell’Organizzazione mondiale della sanità appena uscita, come esempio di valenza mondiale di rete integrata di servizi di salute mentale per la comunità.
Il grosso fraintendimento 14 giugno 2021
Qualcuno vuole che Trieste collassi perché Trieste non è riuscita a mostrare con forza, fuori, in Italia, cosa realmente è. La gente ha un’immagine che ...
Mostra “D3 – Diritti al cubo” a Gorizia 12 giugno 2021
Presentata D3 - Diritti al cubo, a Gorizia. (fonte: ANSA, 12 giugno 2021) Con il titolo "D3" - Diritti al cubo, la Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia propone, per la prima volta e in anteprima assoluta, ...
Massimo Recalcati su “La Stampa” 12 giugno 2021
"Se a Trieste la storia riscrive la Basaglia" di Massimo Recalcati La Stampa, 7 giugno 2021 *** La riforma psichiatrica di Franco Basaglia, conosciuta come Legge 180, approvata nel maggio del 1978, è stata probabilmente la riforma più significativa, se non l’unica, figlia della grande contestazione del ’68. Essa ha avuto nella città di Trieste il suo epicentro geografico e politico. E’ questa una cifra simbolica di grande rilievo: nella città italiana che più di tutte porta con sé il valore, anche traumatico, dell’esperienza del confine, si chiude il manicomio come luogo di segregazione brutale della follia per ricordare alla vita della polis che essa – la follia – non è l’indice di una vita che si è disumanizzata, ma un’esperienza dove la condizione umana trova una sua espressione tragica ma fondamentale. Basaglia lo ripeteva spesso: la follia non è una malattia del cervello, ma una manifestazione della vita dell’uomo. Il movimento che ha portato alla chiusura dei manicomi nel nostro paese e all’idea di un servizio per la salute mentale radicato sul territorio (al di là dei limiti incorsi nella sua effettiva applicazione), e’ stato un movimento non solo interno alla storia della psichiatria, ma anche più ampiamente filosofico e politico: liberare il folle dalla violenza dell’istituzionalizzazione che tendeva a cronicizzare la malattia, sottrarlo al destino del confinato, dell’emarginato, dello scarto della società. Grande opera, dunque, di inclusione, di riscatto anche civile, di riapertura dei confini.
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