Archivio di dicembre, 2021
Rinasce il Forum Salute Mentale 24 dicembre 2021
Lo scorso 7 dicembre si è tenuto un primo incontro per ridare forma al Forum di Salute Mentale e programmarne una rinascita. Scrive Peppe Dell'Acqua: Carissime amiche e amici, Buon Natale e prepariamoci a un anno di lavoro che non sarà per nulla facile. Non per niente siamo quelli del Forum: e resisteremo! La riunione del 7 dicembre ha rimesso in moto un po' di entusiasmo che da tempo mi/ci mancava e (forse prematuro) la giustezza di questa volontà di ripresa. Voglio ripetere anche qui che il Forum vuole restare un luogo d'incontro il più largo possibile. Gli altri soggetti politico-associativi che si stanno muovendo su questo campo stanno svolgendo un ottimo lavoro. Quei tanti che noi siamo non intendono assolutamente porsi in opposizione. Tutt'altro. È uno stare insieme al quale io penso, spero anche voi. Qui trovate un resoconto della scorsa riunione, che diventa un passo ulteriore per costruire e anche un modo per leggere una sintesi dei vostri interventi. Nella prossima riunione dovremo fermarci un po' di più sugli aspetti organizzativi che possano dare una qualche stabilità a quanto stiamo intraprendendo. Vi aspettiamo numerosi alla prossima riunione. (23 dicembre 2021) *** Il prossimo incontro si terrà il 10 gennaio 2022, alle 18.30 sulla piattaforma zoom. Aspettiamo la vostre richiesta di intervento a forumsalutementale@gmail.com: in risposta riceverete il link per partecipare. *** 7 DICEMBRE 2021 / ABSTRACT - AUTONOMIA E TERRITORIO: come ridurre il potere delle regioni e cominciare a discutere concretamente della esagerata e intollerabile autonomia regionale. Semmai sarebbe opportuno che maggior autonomia avessero Comuni, Enti Locali, politiche dal basso perché il territorio e la comunità possano agire liberamente e riconoscere ciascuno le proprie peculiari risorse e occuparsi in modo puntuale nei micro contesti. Convergendo in una linea che responsabilmente il Ministero dovrà indicare e verificare. Possiamo forse partire dal cosiddetto D.d.L. DIRINDIN per riparlare di questo? Riparlarne come una sorta di esercitazione che ci aiuta al confronto e a tornare sulle parole chiave. Il D.d.L contiene, di fatto, gli elementi che consentono di discutere sul rapporto tra servizi, territorio e istituzioni, culture e scelte di campo. E su una concreta ipotesi di organizzazioni territoriali e dispositivi di funzionamento.
La Corte europea sui malati psichici legati a letto 21 dicembre 2021
di  Luigi Ferrarella da "Il corriere della Sera", 12 dicembre 2021 I giudici di Strasburgo mettono sotto sorveglianza l’Italia su questa pratica e potrebbero decidere lo stop a questi metodi fuori da «situazioni straordinarie»Magari sarà tardi per il 26enne tunisino morto il 28 ...
Il welfare: conquista dei lavoratori 21 dicembre 2021
di Roberto Mezzina La de-ideologizzazione e (alla fine) la spoliticizzazione della pratica, dentro lo specifico...
Così il Friuli Venezia Giulia ha deciso di smontare la sua assistenza territoriale 15 dicembre 2021
di Gianni Cuperlo da "Domani” del 12 dicembre 2021 Guidare contromano prima che irresponsabile è pericoloso. Tutti lo sanno ed è la ragione per cui, quando succede, non è mai per scelta, ma a causa di un errore umano. Dovrebbe valere lo stesso nell’azione dei governi, che siano locali, regionali o nazionali. Anche loro non dovrebbero imboccare la strada nel verso opposto a quanto suggerisce la logica o, se si preferisce, il vecchio buon senso. Invece capita che la regola si infranga. Se poi accade in tempo di pandemia e nel luogo simbolo di una delle poche riforme partorite a cavallo degli anni settanta e sopravvissute a numerosi attacchi tesi a svuotarla da dentro – parlo della legge che porta il nome di Franco Basaglia e della città, Trieste, dove quella norma ha espresso il meglio di sé – allora si può pensare (senza far peccato) che le coincidenze siano tutto meno che casuali.
Il muro di Alda 10 dicembre 2021
di Francesca De Carolis È stato chiesto all'autrice di scrivere di Alda, ispirandosi alla foto di Eric Toccaceli Sbirciando sullo sfondo immagini del muro di Alda. Brani di pareti sulle quali Alda Merini prendeva appunti. Nomi, numeri di telefono, schizzi… Il muro degli angeli, ho letto chiamasse quello dove poggiava la testiera del letto. E cosa meglio, per scriverci sopra, del suo rossetto, rosso come il fuoco delle sue passioni… La immagino benissimo lì a scrivere sul muro, con gesto provocante di bambina. Già, bambina, se tutti da bambini abbiamo avuto una voglia matta di scrivere sui muri, per lì lasciare le nostre prime tracce sul mondo. E libertà è stato anche poter scrivere/sporcare il muro della casa finalmente propria, senza temere rimproveri… I matti e i bambini… Peccato che i matti venivano poi imprigionati, e i bambini, ahinoi, educati. Un proverbio napoletano che sempre m’incanta ricorda che “a pazze e a peccerille dio l’aiuta”, proverbio che Basile mette a chiusura del primo racconto della prima giornata del suo “Cunto de li cunti”. Il racconto dell’orco. E non è un caso. Minacciati da tanti orchi, pazzi e bimbi per fortuna li aiuta dio, e questo dio qualcosa infine ha fatto, se ora almeno sappiamo che i manicomi non devono esistere più. Rimangono, purtroppo, un’infinità di costrizioni altre, che neppure sto a elencare. Rimangono, ancora prigionieri forse di troppa malintesa educazione, i bambini, e guai a loro se imbrattano pareti…
E tu legalo subito! 7 dicembre 2021
Il sogno italiano di Abdel finisce nel servizio psichiatrico del San Camillo di Matteo Garavoglia da il Manifesto del 5 dicembre 2021 Abdel Latif ha 26 anni, è originario di Kebili nel sud della Tunisia e il 28 novembre scorso è morto all’ospedale San Camillo di Roma in circostanze ancora da chiarire. Della sua storia personale sappiamo ancora poco: arrivato a Lampedusa a fine settembre, ha passato dieci giorni in una nave quarantena ad Augusta prima di essere trasferito al Cpr di Ponte Galeria. Alessandro Capriccioli, consigliere regionale di +Europa Radicali, insieme al Garante delle persone private della libertà della Regione Lazio Stefano Anastasia ha effettuato ieri una visita ispettiva al Centro di permanenza per i rimpatri e ha potuto visionare anche i documenti sanitari.
Dal reparto “Sestante”, un commento di Patrizio Gonnella 7 dicembre 2021
da  "Il Manifesto" del 24 novembre Detenuti psichiatrici, l’orrore dietro le sbarre del reparto “Sestante” di Patrizio Gonnella Torino. Dopo la testimonianza della coordinatrice nazionale di Antigone nel carcere Lorusso e Cotugno. Trattamenti inumani e degradanti, la procura apre un’inchiesta. Era il 1998 quando Antigone per la prima volta ricevette l’autorizzazione dal capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria a visitare tutti gli istituti di pena italiani. Allora ai vertici dell’Amministrazione c’era quel magistrato gentiluomo che era Sandro Margara. A lui sembrava naturale che un’organizzazione della società civile potesse avere una funzione di monitoraggio delle condizioni di detenzione. Da allora abbiamo visitato più volte tutte le carceri d’Italia. Lo abbiamo fatto sempre con uno spirito costruttivo e con discrezione. Per alcuni anni siamo riusciti a raccontare non solo con le parole ma anche con le immagini quello che vedevamo. Il tutto sempre in uno spirito non di contrapposizione ma funzionale a rendere la pena coerente con il dettato costituzionale che vieta trattamenti contrari al senso di umanità. Purtroppo nelle ultime visite non abbiamo potuto tradurre anche in immagini le nostre parole in quanto ormai da due anni questa opportunità ci è stata tolta. Le immagini vanno spesso oltre le parole nel potere di raccontare la vita interna. Da quelle, rispetto alla nostra ultima visita al carcere di Torino, sarebbe stata per tutti più forte e immediata la sensazione di trovarsi di fronte a condizioni inumane e degradanti. Antigone rinnoverà la propria richiesta nel 2022 per poter portare all’interno le videocamere, strumento prezioso di trasparenza e democrazia.
Spero che ciò che ho visto non si ripeta mai più 7 dicembre 2021
Ho visitato la sezione psichiatrica del carcere di Torino. Spero che ciò che ho visto non si ripeta mai più di Susanna Marietti da Il fatto quotidiano, 20 novembre 2021 Nelle scorse ore ho visitato insieme a un mio collega il carcere per adulti di Torino. ...
È l’umanità scartata che va ritrovata 5 dicembre 2021
di Peppe Dell'Acqua Giornata internazionale delle persone con disabilità. Intervento alla tavola rotonda per la presentazione della Mostra DIS/INTERGRATION voluta dalla Comunità di Sant'Egidio e dalla Sapienza. La mostra accoglie le opere dei Laboratori d'arte della comunità in dialogo con artisti impegnati sullo stesso fronte. La mia esperienza intorno a pittura, teatro, calcio e psichiatria  inizia a San Giovanni, in uno stanzone di un reparto uomini dove i matti, ma anche adolescenti disabili ricoverati in manicomio, disegnano, pitturano, usano la creta. I “mati”, come dicono a Trieste per dire di un altro, di un amico, di un incontro, e come cominciammo a dire noi per eludere la parola “internato”, malato di mente, paziente, dipingono, passano due ore ogni mattina in laboratorio e come capirò tempo dopo, malgrado le buone intenzioni, quelle attività non possono fare altro che produrre infantilizzazione, espropriazione, assenza. È il 1973 nel primo reparto vuoto nasce Marco Cavallo e col cavallo azzurro centinaia di grandi fogli ricchi di colore, di forme, di racconti, di poesie, di canti. Un mese di meraviglia e di impensabile gioia. Qualche settimana dopo un'osteria popolare di San Giacomo, il rione operaio a ridosso dei cantieri, accoglierà le opere nate intorno al cavallo. Circa cinquanta persone espongono insieme, per metà sono artisti, per metà malati di mente. O meglio: metà hanno ruolo,  sicurezza e credibilità sociale, hanno oggetti, spazi, tempi e affetti propri, una propria biografia; l'altra metà sono uomini e donne che non hanno ruolo se non quello di malato e sono  stati espropriati  degli oggetti, degli affetti,  dei loro abiti, del loro tempo, del loro spazio. Della loro stessa vita. Anni dopo una donna con drammatiche esperienze di malattia scriverà: “Abbiamo solo la nostra storia. Ed essa non ci appartiene”. Cinquanta opere esposte nell’osteria tutte insieme quasi a voler tentare attraverso la suggestione delle forme e dei colori il superamento di una disuguaglianza, di una separatezza, di una distanza. La magia dell’arte  può  solo aprire spiragli e aiutarci a capire e individuare i meccanismi che alimentano l’oggettivazione, l’esclusione, la sopraffazione, la violenza.