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Sabato 31 Gennaio 2015 ore 10.30 – 13.30 Isola di San Servolo, Venezia

Ricordando Franca Ongaro Basaglia in occasione della presentazione dell’inventario dell’archivio della Fondazione.

Dieci anni fa moriva a Venezia Franca Ongaro, protagonista, con il marito Franco Basaglia, di una delle più importanti stagioni del Novecento che ha portato in Italia alla distruzione del manicomio, alla promulgazione della legge 180 e alla nascita di una salute mentale territoriale. Per ricordarla, la Fondazione Franca e Franco Basaglia, con sede a Venezia, nell’isola di S. Servolo, promuove un incontro di riflessione e confronto sulla sua figura in occasione della presentazionedell’inventario del proprio archivio, riconosciuto d’interesse Storico Nazionale e Regionale a partire dal 2008. “Franca Ongaro Basaglia: dire e fare il cambiamento” e “Far memoria e politica del presente” saranno i due tavoli tematici attorno ai quali studiosi e ricercatori che hanno iniziato il loro percorso a fianco dei due intellettuali veneziani, si alterneranno nel corso della mattinata.

L’iniziativa vuole valorizzare così il filo che unisce la memoria e l’esperienza di un cambiamentoall’importanza di farne indispensabile eredità nel presente.Sarà il primo di una serie di appuntamenti che durante tutto il 2015 tenteranno di ripercorrere illavoro pratico e teorico dei Basaglia analizzando, con l’apporto di specialisti ed esperti, soprattuttoquanto di inedito è custodito nell’archivio.

L’incontro è patrocinato dalla Regione del Veneto e dal Comune di Venezia e organizzato in collaborazione con la Direzione Generale degli Archivi del Ministero dei Beni Culturali, la società San Servolo Servizi e l’associazione Lavoro Culturale.

Sul forum, per ricordare la portata intellettuale di Franca Ongaro, nonchè il suo contributo alla lotta contro i dispositivi istituzionali, riportiamo il testo, raccolto a Ischia nel settembre 2003 da Giovanna Del Giudice, parte integrante del documento fondativo del Forum Salute Mentale, presentato a Roma il 16-17 ottobre 2003. Franca Ongaro non riuscì a partecipare. Ha assunto il valore di una delle sue ultime testimonianze contenute nel libro di Giovanna Del Giudice “…e tu slegalo subito” in via di pubblicazione per la Collana 180 – Alpha Beta Verlag editore.

“La buona pratica non parte da un gesto generoso del medico verso la persona sofferente, gesto che può essere tradito mille volte al giorno da un dolore più o meno nascosto, da un’aggressività con o senza giustificazione, da una violenza che ferisce. La buona pratica è il risultato di una volontà collettiva di partire comunque dal rispetto e dalla libertà della persona che certamente proviene da una storia in cui questo rispetto e libertà sono venuti meno o non sono mai esistiti. La buona pratica cresce e si sviluppa attorno a questo nucleo centrale, da cui si dipana ogni altro intervento.

La contenzione blocca questo sviluppo nell’atto stesso che parte dal massimo dell’umiliazione e della mortificazione della persona e ripropone la copertura della nostra incapacità ad affrontare diversamente la sofferenza e la violenza, con una risposta irresponsabile di violenza e di difesa di sé, di violenza da parte del più forte, e di chi è in condizione di porre una distanza fra sé e l’altro: il ruolo, le regole, l’istituzione, il potere.

Contro tutto questo si è lottato per anni e si è dimostrato possibile perseguire altre strade con il supporto di operatori/trici formati e motivati che reggano l’impatto senza ferire, senza umiliare, con la costruzione di un ambiente e di un clima non violento, libero, nel suo complesso che fa capire come altri passi siano possibili e  della stessa natura.

La contenzione blocca ogni passo successivo perché è il segno, il marchio del carattere dell’istituzione, terapeutica o sanitaria, dimostrando  fin dall’inizio il suo carattere e i suoi metodi violenti, ignari di libertà.

Segno e marchio che caratterizzano, per contaminazione, o rafforzano il sopravvivere di vecchie tradizioni, le case di riposo e i servizi per anziani, gli istituti per handicappati, i reparti di geriatria, di medicina… per facilitare l’immobilità, per preservare dal danno… di conseguenza per semplificare il lavoro degli operatori.”

Franca Ongaro Basaglia

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