A Napoli il terzo settore è al collasso

Duecento organizzazioni sociali con il sostegno dei sindacati è sceso in piazza, martedì 14 dicembre, per una manifestazione regionale. La mobilitazione è stata promossa dal comitato “Il welfare non è un lusso” con la confederazione regionale di Cgil, Cisl e Uil. Dopo aver proclamato lo stato di agitazione per i tagli alle politiche sociali e il pesante ridimensionamento dei servizi socio assistenziali, che sta portando alla chiusura di case famiglia per bambini e malati Aids, di comunità e di servizi per tossicodipendenti, disabili, anziani, malati di Alzheimer, sofferenti psichici, le organizzazioni sociali per farsi sentire sono arrivate a scegliere una forma estrema di protesta: lo sciopero della fame, che coinvolgerà circa trenta operatori. Un gruppo di operatori dei centri di salute mentale delle coop e delle associazioni che confluiscono nel comitato sta anche occupando l’ex ospedale psichiatrico Leonardo Bianchi.

I rappresentanti del comitato hanno chiesto un incontro al Prefetto di Napoli Andrea De Martino affinché convochi immediatamente un tavolo interistituzionale con il presidente della Regione Campania Stefano Caldoro e il sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino per una soluzione immediata della vertenza. “Le abbiamo tentate tutte – ha spiegato il portavoce del comitato, Sergio D’Angelo – Dopo tante proteste in cui ci siamo rivolti a Comune, Regione e Asl, torniamo a chiedere al Prefetto di fare da garante per gli impegni presi e non mantenuti dalla Regione e dagli enti locali. I servizi che il terzo settore ha costruito in questi anni non causeranno solo la perdita di migliaia di posti di lavoro ma comporteranno anche la scomparsa di un sistema di servizi prezioso, patrimonio di tutta la collettività. La cancellazione del fondo destinato alla non autosufficienza e gli altri tagli alle risorse per il sociale interessano tutta la cittadinanza”.

Una situazione senza precedenti quella che si delinea per i circa 20mila operatori sociali della Campania e con loro degli oltre 50mila utenti che rappresentano la parte più fragile della popolazione, per i quali non si prospetta certo un Natale facile. “È assurdo – ha detto D’Angelo – che in una regione che mette a disposizione milioni di euro per un piano straordinario per il lavoro, non ci siano risorse sufficienti a salvare proprio quei posti di lavoro che danno un valore aggiunto, perché a loro è legato il destino e la qualità dell’esistenza di migliaia di persone”. “Siamo affogati dai debiti – ha affermato Fedele Salvatore, presidente del Corcof (Coordinamento regionale delle comunità di tipo familiare) – da mesi aspettiamo di essere convocati dal Comune di Napoli per la questione dei mancati pagamenti alle case famiglia. Ormai siamo rassegnati al fatto che neanche per Natale riusciremo ad avere parte dei soldi che ci erano stati promessi. Eppure i sindaci dovrebbero essere i primi tutori dei diritti dei minori, soprattutto di quelli accolti nelle comunità. Ancora più grave è il fatto che proprio quelle comunità “virtuose”, che rispettano tutti gli standard di accoglienza e tutelano il lavoro degli operatori, finiscono per essere più penalizzate e per chiudere”. “La nostra è una vera e propria emergenza sociale, al pari di quella dei rifiuti, della disoccupazione giovanile, della dispersione scolastica – ha aggiunto Pasquale Calemme, referente regionale del Cnca (Coordinamento nazionale comunità di accoglienza) – in un territorio devastato in cui il rischio è che ognuno sia abbandonato a se stesso”.

E anche in Sicilia il sistema del welfare è sempre più in crisi. Le organizzazioni del movimento cooperativo (Agci, Confcooperative, Legacoop e Unicoop) insieme alle organizzazioni sociali (Coordinamento H, Cittadinanzattiva, Parlamento Sociale, A.I.FI. Sicilia, S.I.CU.D.e A.I.S.M. Sicilia) che si occupano di sociale scenderanno in piazza a Palermo, giovedì 16 dicembre ore 9.00, davanti alla Presidenza della Regione – Palazzo D’Orleans (piazza Indipendenza) per continuare a dire “no” alla definitiva distruzione del Welfare in Sicilia”.

 

Le suddette organizzazioni, già da più di un anno, hanno fatto presente le condizioni di precarietà in cui versano i bambini abbandonati, gli anziani, i disabili fisici e mentali. Più volte hanno sollecitato iniziative e interventi per trovare una soluzione condivisa al problema, ma le richieste, per affrontare le tante emergenze sociali e la probabile chiusura di servizi e strutture, sono rimaste inevase.

 

Il sistema del Welfare in Sicilia è sempre più in crisi, le aspettative delle persone bisognose sono deluse, i loro diritti negati. La crisi oggi sta nella sua fase più acuta e mentre occorrerebbe un rilancio della democrazia rappresentativa e dell’idea di politica come attenzione al bene comune, in tutta la Sicilia si assiste ad una insensata contrazione dei servizi essenziali ed a ritardi abnormi nei pagamenti dei corrispettivi delle cooperative sociali erogatrici dei servizi agli enti locali. E così mentre si agita lo spettro della carenza di risorse economiche, viceversa, si sperperano ingenti risorse in inutili progetti, a discapito della garanzia dei servizi essenziali che ormai risultano essere compromessi.

 

Le suddette organizzazioni in occasione della mobilitazione regionale chiedono che quel giorno una delegazione possa essere ricevuta dai rappresentanti del Governo Regionale e del Parlamento Siciliano, perché le proposte contenute in una piattaforma unitaria che verrà presentata il 16 vengano inserite nella legge di stabilità regionale 2011.

(da Affaritaliani.it)

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