A Simona Vinci con “La prima verità” il Campiello 2016

14291827_1249342471776677_3164680298837585206_nLeros vergogna delle psichiatrie e scuola di libertà
Leros, la piccola isola del Dodecaneso, dove vive la narrazione di Simona Vinci, fu teatro di memorabili battaglie nella storia del nostro paese. Dal 1912 alla fine della II guerra mondiale fu colonia italiana. Perduta la guerra, i 7000 militari presenti nelle caserme tornarono in patria. Gli edifici furono abbandonati, tutta l’isola si avviò a un drammatico degrado economico. Le caserme vuote offrirono l’opportunità di sgravare gli affollati manicomi del paese. Nacque la cosiddetta “colonia di Leros per psicopatici”, con il compito di provvedere ai rifiuti di tutti gli istituti psichiatrici greci. Leros divenne il luogo della deportazione. Più tardi, negli anni ’60, con i colonnelli, sull’isola verranno deportati i dissidenti, i comunisti, gli anarchici, gli irregolari.
Non possiamo non essere straziati di fronte alla scoperta di quanto lontano può spingersi la violenza umana nella brutalità delle istituzioni.
Gli internati arrivarono sull’isola con un certificato medico, con una diagnosi psichiatrica. I dissidenti con un’ordinanza di un Tribunale speciale. La psichiatria definisce e riconosce l’incontenibile, l’intrattabile, l’incurabile e, forte del suo potere “scientifico”, condanna alla deportazione, senz’appello. Il dissidente, l’ineducabile con la prepotenza di un rapporto della polizia segreta si ritrova dannato a Leros, senz’appello.
Gli internati giungono sull’isola ammassati nelle navi militari, di notte, con un numero segnato su uno straccio di divisa che corrisponde a una miserabile cartella clinica. Tutti sono ormai senza storia. Non hanno più legami con il mondo dei vivi. Sull’isola perderanno gli ultimi consunti segni di una possibilità di narrazione. nella ricerca ossessiva di un racconto possibile il lavoro affascinante di Simona Vinci:
Mentre la Grecia sta per entrare in Europa, siamo negli anni 80, il professor Stefanis, accademico ateniese, diventa presidente dell’associazione mondiale degli psichiatri. Franco Rotelli con Agostino Pirella e Mario Tommasini, scrive una lettera aperta all’Europa per indicare con chiarezza le gravissime responsabilità degli psichiatri greci e più in generale di tutta la corporazione. un progetto della comunità europea chiama a Leros operatori volontari da Trieste, dall’Olanda e da altri paesi Europei. La colonia con il lavoro memorabile dei volontari diventa scuola di libertà. E chiude.
E intanto gli spazi intorno alle vecchie caserme di nuovo vuote si popolano oggi di “stranieri” che vengono dal mare e di container e di baracche. Il filo spinato di nuovo rinchiude altri uomini e altre donne, senza appello

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