C’era anche lei all’incontro di Trieste e presentava l’archivio ”Oltre il giardino” realizzato con Studio Azzurro.
Trieste chiama Roma. Si incrociano all’incontro “Che cos’è salute mentale?” due esperimenti interessanti che parlano di memoria ritrovata, di manicomi, di storie italiane: sono l’archivio “Oltre il giardino” inaugurato lo scorso anno nel parco di San Giovanni e il Museo laboratorio della mente di Roma (nel comprensorio di Santa Maria della Pietà). Due dimensioni del reale che narrano i percorsi che hanno portato alla chiusura dei manicomi di Trieste e di Roma, realizzati grazie alla collaborazione di Studio Azzurro di Milano. A Trieste, l’archivio “Oltre il giardino”, racconta gli anni settanta della rivoluzione basagliana in un viaggio interattivo sui dei “tavoli magici”. Con un semplice tocco degli schermi si può scegliere un percorso per ritrovarsi in quel mondo tra video, foto, parole, saperi, documenti. Roma il museo offre un altro esperimento attraverso la rappresentazione grafica e musicografica delle tappe che hanno accompagnato lo smantellamento del manicomio di Santa Maria della Pietà. «Un approccio diverso da quello classico – spiega Stefano Roveda – che per Studio Azzurro si occupa di sistemi interattivi. Il percorso consente di far rivivere ai visitatori le stesse esperienze che vivevano gli internati del manicomio. E’ un modo di prendere coscienza della storia di quel luogo attraverso. L’idea è quella di fondere i due archivi perché Trieste ha bisogno di un museo vero». Nel workshop, organizzato all’interno del meeting triestino sulla salute mentale, si è discusso di approcci attuali e di prospettive future nel campo della ricerca di archivio, di conservazione della memoria dopo la chiusura degli ospedali psichiatrici in Italia. «Sono molte le realtà italiane che hanno iniziato a raccogliere i materiali – ha spiegato Pompeo Martelli direttore scientifico del Museo laboratorio della mente. Vincono però ancora gli egoismi di provincia. E’ fallito finora il tentativo di creare una rete di coordinamento con la volontà di raggiungere un obiettivo comune. E’ questo il senso del nostro essere assieme a questo incontro». C’era anche Alberta Basaglia, la figlia di Franco Basaglia, a raccontare la sua esperienza. «Sull’isola di San Servolo a Venezia nella sede della Fondazione Franco e Franca Basaglia – ha spiegato – stiamo sistemando quello che io chiamo l’archivio di casa mia. L’obiettivo è catalogare il materiale che mia madre e mio padre negli anni hanno raccolto». E non nasconde lo stupore per l’interesse suscitato dalla figura di suo padre dopo la fiction andata in onda sulla Rai. «Mi ha confermato che la gente non è morta che, anche se tutto sembra sopito, quel mondo non è scomparso. Se c’è lo stimolo, se c’è la curiosità si torna a vivere pensando che un mondo migliore è possibile. Nel lavoro quotidiano di tutti noi il passato, il presente e il futuro sono la stessa cosa». Sull’incontro triestino è fiduciosa. «Le idee non sono morte, siamo in tanti qui in questi giorni a rafforzare un sentire comune, a pensare che c’è ancora la possibilità di dire molte cose. In questo parco che oggi è stato restituito alla città, che fa parte della città, ci venivo da adolescente, quando mio padre lavorava qui. E si respirava un’altra aria, sembrava un luogo “molto vissuto” nel quale mi riconoscevo, per me è stato normale studiare psicologia. Con la fondazione Basaglia ci dedichiamo proprio a portare avanti la filosofia del lavoro fatto da mio padre riportandola al presente con progetti che coinvolgono i ragazzi delle scuole superiori e anche delle elementari». E si continua a parlare dell’oggi anche negli incontri di “Trieste 2010: che cos’è salute mentale?”. In apertura, alle nove, nel teatrino del parco di San Giovanni si discuterà di “salute mentale e sistemi di salute globali e locali: servizi e comunità” con John Jenkins dell’International Mental Health Collaborating Network e Sashi Sashidharan del Global Forum for Mental Health, Giovanni Monchiero (FIASO), Nerina Dirindin dell’Università di Torino, Steven Segal dell’Università di Berkley (Usa), Roberto Mezzina del Dsm di Trieste e Matt Muijen della Who Euro. E poi ancora la tavola rotonda sul tema “Che cosa significa evidenza?” con un gruppo di docenti delle università italiane, svizzere e australiane. Quattro i video in programma a partire dalle 10 nelle Officine Rosa e dalle 14 ancora decine di workshop. Alle 18.30 invece la seconda tappa del forum per una rete mondiale di salute comunitaria: la costruzione di una piattaforma comune di lavoro e riflessione.
(di Ivana Gherbaz da Il Piccolo del 11.02.10)



UN DERAGLIAMENTO MISTERIOSO – FERMATA 6



non sono un’operatrice del campo, mi sono iscritta al convegno come “affezionata”, sì perché la Trieste di quegli anni così effervescenti l’ho vissuta studiando altro ed essendo venuta a contatto con la realtà del Gaspare Gozzi cercando un appartamento da affittare. Da lì, passando per Bar Unità e la trattoria Le Ghiacciarette (che esiste ancora ma purtroppo ha cambiato look) l’incontro con Basaglia e i suoi collaboratori, avvicinandomi a loro quasi timidamente con la curiosità e il desiderio di cambiare le cose che hanno caratterizzato la nostra generazione: le serate a casa di femministe sfegatate, le riunioni a parlare di tutto, di troppo…ad alimentare un sogno collettivo. Un’immagine per tutte: i suoi occhi intelligenti sempre lucidi e vivi, le sue mani solide e rassicuranti che tante altre mani avrebbero potuto stringere…ancora