…e la risposta di Giorgio Bignami a Luigi Benevelli

Eichmann-nella-gabbia-di-vetro-a-Gerusalemme_h_partbGrazie Luigi.
Spero che pi√Ļ persone possibile abbiano seguito la “maratona” conclusiva del 27 sera su Rai storia, che comprendeva tra l’altro due sezioni del massimo interesse, sulle quali butto gi√Ļ qualche appunto soprattutto per mia riflessione:
- la Shoah dei bambini, con¬† informazioni non solo sugli esperimenti di Mengele (e in particolare sulla sua caccia ai gemelli), ma anche su alcune straordinarie iniziative nei ghetti e nei lager,¬† per aiutare i bambini a fare una vita con una parvenza di normalit√† e allo stesso tempo prepararli con tatto e dolcezza,¬† con iniziative assai originali e intelligenti,¬† all’idea della loro morte certa¬† al 99 e pi√Ļ %;
- una lunga e originale ricostruzione delle minuziose iniziative di raccolta di informazioni (relazioni scritte, montagne di foto e di film) dopo la liberazione dei campi, fatte da inglesi, americani e sovietici. Si avvi√≤ quindi a cura del regista a capo del servizio informazioni del ministero della guerra inglese la lavorazione di un gigantesco documentario, per la cui articolazionee¬† perfezionamento fu fatto anche venire Hitchcock dagli USA. Ma andando le cose per le lunghe, e apparendo l’oggetto progettato troppo scomodo, gli americani – a parte gli spezzoni presentati nei cinegiornali – “bruciarono” gli inglesi col pi√Ļ breve documentario montato in quattro e quattr’otto dal peraltro bravissimo¬† Billy Wilder: mostrava parecchi orrori,¬† ma tagliava fuori un’infinit√† di altre informazioni ed elementi circostanziali importanti.
Poi, prima che la guerra fredda facesse smorzare i toni dato il ruolo cruciale della Germania in funzione antisovietica, si decise di ridurre il “bombardamento” dei tedeschi coi loro stessi orrori per tentare di alleggerire il carico – oggettivamente insostenibile¬† per gli Alleati – di una Germania totalmente distrutta, con una popolazione in larga misura priva di cibo e alloggio e soprattutto “apatica” non di rado sino alla catatonia; e per buona giunta con una concentrazione (anche da altri paesi) di ben 13 milioni di orfani (di cui molti non sapevano neanche il proprio nome) e di altrettanti adulti¬† “displaced persons”. (Impressionante al confronto con le italiche burocrazie il quadro dell’organizzazione messa su rapidamente per indagare caso per caso quali ricongiungimenti fossero possibili,¬† tra orfani o displaced persons e lontani parenti e conoscenti in tutte le parti del mondo, o viceversa impossibili -¬† √® per questi l’ulteriore¬† sforzo per identificare caso per caso le destinazioni pi√Ļ appropriate: in tutto oltre venticinque milioni di lunghe indagini, chilkometri di archivi, miliardi di lettere, telegrammi, telefonate, ripetuti annunci radiofonici urbi et orbi, &c).
Il quasi-silenzio sulle malefatte fu interrotto (e la  successiva discussione ed elaborazione del lutto, in particolare in Germania, divenne particolarmente efficace) a seguito della diffusione mondiale dei filmati del processo ad Eichmann. (Pure in questo ci sono pesanti aspetti negativi, come mostra anche il film su Hannah Arendt: a parte la pena di morte Рcontro la quale già allora alcuni di certo non antisemiti né nazifascisti vivacemente protestarono -  il modo in cui  Eichmann fu illegalmente rapito dal Mossad e trasferito in Israele;  la confusione filosofico-giuridica tra colpa individuale e colpa collettiva. E quanti strascichi:, come  la notizia di questi giorni che il capo dei servizi segreti argentini, rimasto in carica a lungo anche dopo la fine della dittatura e solo da poco silurato, da sempre era allo stesso tempo agente CIA e agente Mossad).
Tocco finale, che fa rimpiangere i conservatori illuminati di una volta a fronte delle attuali destre europee e dei vari Tea party e altri repubblicani fondamentalisti USA. Eisenhower – lo stesso che poi come presidente repubblicano castigher√† i suoi stessi sotenitori avvertendo¬† il mondo dei rischi dello Stato Militare/Industriale – con tutto quello che aveva da fare come comandante in capo di tutte le forze Alleate, volle precipi√¨tarsi a fare un giro dei campi appena liberati,¬† entrando di persona nei luoghi pi√Ļ orrendi (√® uno dei pochi che nelle foto e nei filmati compare in divisa impeccabile senza fazzoletto¬† n√© maschera sul viso per difendersi dal fetore che si sentiva a chilomertri di distanza). Quindi redasse una lunga redazione per Washington su quanto aveva visto e sentito. La relazione si concludeva con una insistente/sorprendente¬† raccomandazione che di tutto il materiale documentario raccolto e ancora da raccogliere si facesse l’uso pi√Ļ esteso urbi et orbi e pi√Ļ intelligente possibile, onde¬† ridurre il rischio che successivamente si tentasse¬† di far passare il racconto dell’Olocausto come “propaganda” (tra virgolette nell’originale).¬† Da noi, mi pare, solo pochi outsider come Pasolini furono capaci di una tale lungimiranza¬† (v. p.e. il suo Sal√≤ Sade); e ancora il 27 scorso¬† qui ai Parioli √® comparso un gigantesco striscione recante¬† con la scritta “OLOCAUSTO: MENZOGNA STORICA! HITLER PER MILLE ANNI! MILITIA”.
Viceversa il “durissimo” Patton¬† – quello che quasi and√≤ in corte marziale per aver insultato e schiaffeggiato, come vigliacco e lavativo, in un ospedale da campo mi pare in Sicilia, un soldato catatonico per shell shock -¬† rifiut√≤ di fare una esperienza analoga: un p√≤ col pretesto che aveva altro da fare, ma sostanzialmente per timore di perdere il suo mitico marziale aplomb sentendosi male alla vista e all’olfatto di quanto gli era stato preannunciato. Il coraggio, come diceva Don Abbondio… Il caso √® particolarmente interessante, poich√® come soldato e come comandante (campagna d’Italia, l’ultima battaglia delle Ardenne), a parte la sua brutalit√† e arroganza , Patton di certo¬† non mancava di esporsi di esporsi ai pi√Ļ gravi pericoli, sostenendo uomini che combattevano (soprattutto nelle Ardenne) in condizioni pazzesche e cos√¨ dando un contributo notevole alla sconfitta dei¬† nazisti.
Scusate il lungo sfogo; ma come disse Althusser (che infatti fin√¨ malissimo) “La storia ci sorprende laddove siamo nati”. E io sono nato¬† (da madre francese calvinista e da padre liberale agnostico antifascista, anche se per lo pi√Ļ inattivo, salvo qualche amico ebreo inguattato al S. Spirito sotto falso nome e falsa diagnosi), all’inizio dell’Anno Santo 1933, pochi giorni prima della presa di potere di quell’Adolf Hitler in una prima lunga fase tanto ammirato e corteggiato dal futuro Pio XII. Avevo cinque anni nel 1938 (ed eravamo amici da generazioni di molte famiglie ebree romane, che fossero o meno pazienti di mio nonno e poi di mio padre). Avevo 9-12 anni tra la conferenza di Wannsee del 1942 e la liberazione dei campi nel 1944-5. Quindi¬† la rivisitazione approfondita anno dopo anno delle cose apprese allora, solo parzialmente, a pezzi e a bocconi, da giornali e cinegiornali, costituisce nella vecchiaia un’esperienza sempre pi√Ļ sconvolgente.
Infine d’accordo con De Luna in una delle interviste nei servizi di Raistoria, dato che i testimoni diretti ormai non ci sono pi√Ļ e che tutti ci siamo abituati ai falsi digitali: per favore, SEMPRE MENO MEMORIA E SEMPRE PIU’ STORIA, se non vogliamo che poco poco, piano piano, tutto questo svanisca nel¬† nulla.
Giorgio Bignami

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