Cantiere salute mentale 6. La libertà è terapeutica

liberta

di Peppe Dell’Acqua

La libertà è terapeutica abbiamo detto, e scritto sui muri. E’ terapeutico, prima di tutto, liberare le persone.

Che non vuol dire che chi è “matto” può fare ciò che vuole per essere alla fine abbandonato e costretto a vivere nelle periferie del mondo e dell’anima la sua improbabile libertà. Non solo libertà di essere bizzarro, di delirare, cantare alla luna. Non certo di pagare con l’emarginazione la propria singolare bizzarria, con la perdita di ogni diritto la propria unica condizione esistenziale.

Non questa libertà intendemmo evocare.

Non solo libertà dalla stupidità delle burocrazie, dall’inerzia delle amministrazioni, dalla violenza delle istituzioni e dei saperi delle psichiatrie.  Pensammo, e continuiamo a pensare, alla libertà per rischiare di vivere esperienze singolari, per emanciparsi, per restare nel contratto sociale…per volare, correre, cantare…

Come non ricordare le prime assemblee nei manicomi che cominciavano a trasformarsi, le porte aperte, gli internati che recuperavano la loro stessa espressione insieme al diritto a esprimersi; i lavori retribuiti contro la servitù dell’ergoterapia e la nascita delle cooperative sociali; gli amori e gli affetti, la conquista di margini di vita singolari e intimi; il corteo dei “poveri cristi” che finalmente procede goffo, faticoso, incerto e pieno di speranze verso un’uguaglianza, e una libertà, allora soltanto immaginata.

Negata l’istituzione, tra libertà e responsabilità, tra libertà e cura, tra libertà ed emancipazione comincia a farsi strada l’urgenza  delle “istituzioni da inventare”:  per orientare le scelte talora tesissime degli operatori, resistere nell’incertezza dei terreni sconosciuti, per scoprire le risorse e le infinite abilità di cui sempre, nonostante tutto, dispone chi vive l’esperienza del disturbo mentale e le inesplorate e fragili contraddizioni di quella condizione.

Chi è “schizofrenico”si muove continuamente, momento dopo momento, su ordini diversi di capacità, e mai la malattia in sé può condizionare totalmente le sue possibilità di esprimere il significato del suo esserci. La tutela della soggettività, l’attenzione a quella particolare esistenza, l’ascolto di quella voce unica diventa premessa indispensabile per garantire quella difficile e insicura libertà.

-Tutti quelli che vorranno possono scrivere per pubblicare  riflessioni, analisi, proposte al sito del forum salute mentale.-

[Mi propongo  con questi interventi minimi, che chiamo 'cantiere salute mentale', di tentare di ri-attivare interesse all’interno di tutta quella comunità di persone che siamo e che in un modo o nell’altro si muovono intorno alla 'questione psichiatrica', nel contrasto alle persistenti istituzioni totali (e sempre rinascenti), per ampliare margini di libertà e diritti, per promuovere emancipazione e possibilità.]

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