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	<title>forumsalutementale.it &#187; Buone e cattive pratiche</title>
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		<title>Cesena: buone notizie per la salute mentale</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Jan 2012 16:55:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Buone e cattive pratiche]]></category>
		<category><![CDATA[porte aperte]]></category>

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		<description><![CDATA[E&#8217; giunto a compimento in questi giorni l&#8217;articolato processo di revisione e modernizzazione dell&#8217;area della salute mentale dell&#8217;AUSL di Cesena. Infatti con impegno e determinazione dapprima si è provveduto a ridefinire, in coerenza alle indicazioni e leggi regionali, le caratteristiche dell&#8217;area della Riabilitazione e il suo adeguamento alle necessità delle persone in carico al servizio ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/cesena-buone-notizie-per-la-salute-mentale/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/public/cesena.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-8110" title="cesena" src="http://www.news-forumsalutementale.it/public/cesena-300x138.jpg" alt="cesena" width="300" height="138" /></a>E&#8217; giunto a compimento in questi giorni l&#8217;articolato processo di revisione e modernizzazione dell&#8217;area della salute mentale dell&#8217;AUSL di Cesena. Infatti con impegno e determinazione dapprima si è provveduto a ridefinire, in coerenza alle indicazioni e leggi regionali, le caratteristiche dell&#8217;area della Riabilitazione e il suo adeguamento alle necessità delle persone in carico al servizio e successivamente si sono riconsiderati, nell&#8217;ottica del miglioramento dell&#8217;accessibilità ai servizi, i Punti di Accesso Facilitato (ambulatori) sia nel Distretto di Cesena Savio che in quello Costa Rubicone. Cosi, oltre ad avviare il nuovo PAF con Centro Diurno presso la sede ex Cocif di Savignano, è stato anche aperto il PAF di Gambettola. La ristrutturazione a Savignano si è caratterizzata per una forte attenzione ai principi della gradevolezza dei luoghi di cura creando ambienti e ambulatori tesi alla creazione di sempre maggiore vicinanza fra utenti e operatori, coerentemente agli obiettivi di inclusione sociale, superamento dello stigma e rispetto dei diritti delle persone. Un cenno a parte deve essere dedicato al PAF di Gambettola che è collocato nella stessa sede ove operano i Medici di medicina Generale favorendo in tal modo il contatto e la condivisione con i colleghi per una sempre migliore risposta terapeutica per gli utenti. Contestualmente sono in funzione i PAF di Cesenatico, di Mercato Saraceno e San Piero in Bagno ed i tre di Cesena. Operativamente ogni PAf dispone di una propria microequipe composta da medici, infermieri e all&#8217;uopo lo psicologo e assistenti sociali (due per ogni Distretto). In tal modo, la responsabilizzazione diretta e specifica delle microequipe che operano ognuna per 5 giorni alla settimana per 6 ore al giorno, ha favorito da un lato l&#8217;offerta alla popolazione di un chiaro e definito referente della salute mentale, dall&#8217;altro una maggiore connessione con gli EELL ed il territorio al fine di migliorare gli interventi terapeutici riabilitativi basati sul miglioramento della qualità della vita delle persone e il sostegno alle fatiche delle famiglie. Nel frattempo a Cesena, sede centrale delle attività per la salute mentale, si dava corso alla ristrutturazione delle &#8220;Palazzine&#8221; creando gradevoli luoghi di ascolto, cura, riabilitazione ed assistenza, attivando il nuovo Centro Diurno e gli spazi idonei all&#8217;ospitalità anche notturna per 6 persone. Proprio nei giorni scorsi, dopo aver opportunamente avviato corsi di formazione per i nuovi operatori del CSM 24 Ore di Cesena, le prime due persone con problemi di salute mentale hanno potuto iniziare un percorso riabilitativo che considerasse per le loro particolari necessità, l&#8217;attività presso il CD, una osservazione e presenza medica e l&#8217;ospitalità anche nella notte. Al CSM 24 Ore le porte sono aperte, le persone sono libere e vivono la loro esperienza in ambienti a caratteristica quasi domestica, piacevole, calda ed accogliente. Cosiccome pensato nel progetto del direttore della Unità Operativa CSM Dott R Bosio, il CSM 24 ore non è il luogo dell&#8217;obbligo alla cura, bensi uno spazio di aiuto, di riabilitazione di condivisione. Un luogo dove i famigliari possono accedere in qualsiasi ora del giorno, un luogo in parte autogestito dagli stessi utenti proprio come ognuno di noi fa a casa propria. L&#8217;obiettivo è il recupero delle abilità perdute, il raggiungimento della migliore autonomia possibile per una buona qualità della vita. La caratteristica di apertura al mondo del CSM si estrinseca nei diversi progetti che sono stati attuati al di fuori del CSM stesso, dal Teatro alla Barca e alla Radio, negli inserimenti lavorativi, nel sostegno alle famiglie, ma anche nelle articolate attività interne ai CD, alle feste e alle tombolate di Natale assieme ai laboratori artistici condotti dagli educatori, infermieri e dal Maestro Tinin Mantegazza. L&#8217;attenzione alle necessità dei famigliari ha permesso di avviare importanti collaborazioni e incontri sia con il Comitato Utenti e Famigliari sia con l&#8217;Associazione Se questo è un Uomo e con l&#8217;Associazione Porte Aperte a cui sono stati, sia a Cesena che a Savignano attribuiti spazi per una loro attiva presenza. Potremmo pertanto concludere con soddisfazione che l&#8217;impegno profuso dall&#8217;AUSL di Cesena verso le persone con Disagio Mentale ha portato alla creazione di un sistema di cura e di offerta di servizi estremamente articolato e graduato nella intensità delle risposte alle diverse necessità garantendo: più di 100 posti nelle strutture riabilitative con assitenza dalle 24 alle 6 ore al giorno, 6 Punti di Accesso Facilitato sul Territorio e tre in Cesena ognuno con microequipe specifica, un Centro Diurno a Savignano frequentato da più di quindici di utenti, un Centro Diurno a Cesena alle cui attività partecipano circa 20 persone, sei posti letto per programmi complessi riabilitativi che permettono ospitalità notturna anche come momento di cura per disagi tali da non necessitare di ricovero presso il Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura superando in parte anche il ricorso all&#8217;Ospitalità in Ospedali Privati. Se a ciò aggiungiamo i quindici posti letto dedicati alle situazioni cliniche più gravi presso l&#8217;SPDC, si può certamente affermare che l&#8217;AUSL di Cesena ha fortemente investito e attivato risorse dedicate alla promozione cura e riabilitazione dei circa 4000 utenti dei servizi di salute mentale con un progetto oggi giunto al momento operativo per risposte esaudienti sia dal punto di vista delle strutture, moderne e aggiornate, sia per ciò che concerne i programmi proposti coerenti alla più attuale letteratura scientifica.</p>
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		<title>Effetto &#8216;61</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 18:37:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Buone e cattive pratiche]]></category>
		<category><![CDATA[porte aperte]]></category>

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		<description><![CDATA[di Mario Colucci [1]
Ho ripensato spesso al coraggio di Franco Basaglia. Ho ripensato a quel 1961, quando lasciò la tranquilla vita universitaria di Padova e arrivò a Gorizia. Ho immaginato lo shock non appena arrivato in manicomio, il trauma di fronte ai quei 600 malati che si aggiravano come spettri nei cameroni ospedalieri. Franca Basaglia ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/conoscere-e-sperimentare-per-evolvere/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/public/conoscere-e-sperimentare-per-evolvere1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8021" title="conoscere-e-sperimentare-per-evolvere" src="http://www.news-forumsalutementale.it/public/conoscere-e-sperimentare-per-evolvere1.jpg" alt="conoscere-e-sperimentare-per-evolvere" width="125" height="125" /></a><em>di Mario Colucci </em><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/paste/pasteword.htm?ver=3241-1141#_ftn1">[1]</a></p>
<p>Ho ripensato spesso al coraggio di Franco Basaglia. Ho ripensato a quel 1961, quando lasciò la tranquilla vita universitaria di Padova e arrivò a Gorizia. Ho immaginato lo shock non appena arrivato in manicomio, il trauma di fronte ai quei 600 malati che si aggiravano come spettri nei cameroni ospedalieri. Franca Basaglia mi raccontò che il primo impulso di Franco fu quello di mollare tutto, andare via, rinunciare. Dobbiamo immaginarcelo questo Basaglia che torna indietro pieno di dubbi. Ma poi ci ripensa, si ricorda di essere stato nominato direttore di quel manicomio e che, nel bene o nel male, la partita deve essere ancora tutta giocata. Lui ha le sue carte in mano, ha il suo potere di direttore.</p>
<p>Dunque il coraggio di Basaglia è il coraggio di restare e anche il coraggio di cambiare. Ma cambiare come? Come fare per cambiare? Che cosa ha in mano Basaglia? Quali sono i suoi strumenti? Non si può certo dire che all’epoca egli abbia una sufficiente esperienza politica, né che abbia già maturato una leadership sul campo. Però Basaglia ha dalla sua una grande esperienza clinica, benché formata su situazioni di malattia che erano più tipiche di una clinica universitaria che di una grande istituzione totale. Basaglia ha poi una solida cultura fenomenologica, figlia di quella passione per la filosofia che era stata forse la causa dei sospetti del suo professore universitario e della fine della sua carriera accademica.</p>
<p>La fenomenologia è una sorta di allenamento che quando viene esercitato con costanza dà la possibilità di resistere a quell’effetto negativo prodotto dalla lunga esposizione alla psichiatria manicomiale. Questo effetto è noto: dopo qualche anno di osservazione di malati considerati senza speranza di guarigione nel cuore dello psichiatra manicomiale scende il gelo. Il malato scompare, al suo posto resta una malattia, lucida e impenetrabile come una sfera d’acciaio, con le sue leggi, il suo decorso, il suo inevitabile destino. L’esposizione prolungata alla psichiatria manicomiale rende freddi, nei casi peggiori cinici. Ebbene la fenomenologia è come una corsa continua, che allena e mantiene riscaldati: ti chiede di non arrivare alla conclusione diagnostica e al verdetto prognostico, ti chiede di aspettare. Ti chiede di sospendere quello che stai vedendo con i tuoi occhi di scienziato e di provare a immaginare tutto quello che c’è dietro la malattia: la vita di quella persona che hai davanti, il momento in cui ha iniziato a stare male, a dubitare della propria ragione o in cui i suoi parenti hanno incominciato a trattarla diversamente, le spiegazioni che non servono più a nulla e poi le urla, le riappacificazioni, gli inganni, la fuga, la cattura, il ritrovarsi improvvisamente all’interno di quattro mura sporche fra gente che delira, senza più i propri abiti, i propri oggetti personali.</p>
<p>Ricordate le parole di Primo Levi in <em>Se questo è un uomo</em> quando descrive la vita del lager? «Si immagini ora un uomo, a cui, insieme con le persone amate, vengano tolti la sua casa, le sue abitudini, i suoi abiti, tutto infine, letteralmente tutto quanto possiede: sarà un uomo vuoto, ridotto a sofferenza e bisogno, dimentico di dignità e discernimento, poiché accade finalmente a chi ha perso tutto, di perdere se stesso».<a href="http://www.news-forumsalutementale.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/paste/pasteword.htm?ver=3241-1141#_ftn2">[2]</a> Basaglia sarà stato ossessionato da queste parole di Primo Levi quando immaginava il momento in cui una persona entrava nel manicomio di Gorizia. E al tempo stesso la fenomenologia gli dava quella carica necessaria per non perdersi nel pessimismo terapeutico dei suoi colleghi che lo avevano preceduto, tetri custodi di anime morte nei cameroni dell’ospedale. Se si poteva mettere tra parentesi la malattia, con tutti i pregiudizi di incomprensibilità, di inguaribilità, di pericolosità che l’avvolgevano, era perché quei cameroni potevano essere illuminati, aperti, areati, liberati. Si poteva mettere tra parentesi non solo la malattia e la psichiatria organicista, ma quello stesso grigio contenitore di 600 vite dimenticate che giaceva sul confine con la Jugoslavia.</p>
<p>Basaglia comincia a fantasticare: per andare oltre quel colore grigio bisogna sdoppiare lo sguardo. Da un lato dedicarsi nel modo più sollecito possibile ai bisogni dimenticati di quelle persone, restituire loro un’attenzione che non avevano mai avuto, ripartire da zero con un progetto di cura della loro vita prima ancora che della loro malattia. Dall’altro lato aprire lo sguardo a quello che sta succedendo fuori: Basaglia vuol fare di Gorizia e di quel manicomio di provincia una realtà aperta alla sperimentazione più avanzata, contrastare il peggio che sta osservando con il meglio che la scienza gli offre in quel momento. Ad esempio, la Comunità terapeutica, vista all’opera in Gran Bretagna da Maxwell Jones, può rappresentare un buon modello per scardinare le porte del manicomio e i ritmi pietrificati della sua vita quotidiana. Quel circolo di sedie sulle quali tutti si possono sedere per parlare è una novità assoluta per un ospedale dove tra medico e malato non ci si ferma neanche per salutarsi.</p>
<p>Ecco il primo gesto scoperto a Gorizia: ritrovare la voce delle persone, al di là delle voci che li perseguitano da anni. Parlare, far parlare: in quel luogo dove il direttore parlava solo con i suoi assistenti e gli assistenti solo con il caposala e il caposala solo con gli infermieri. E gli infermieri con nessuno, se non fra loro, mai con i malati, se non per impartire ordini, perché lo vietava il regolamento. Non bisognava ascoltare la parola degli internati, le loro confidenze, le loro storie tutte diverse e alla fine tutte uguali, futuri perduti e occasioni mancate. Non bisognava lasciarsi coinvolgere perché la disperazione di quelle vite lasciava graffi indelebili, da cui ci si difendeva con sguardi derisori e ciniche disattenzioni. O peggio con infantili sollecitudini. In quel preciso momento la voce degli uomini e delle donne che affollavano i padiglioni cessava di esistere.</p>
<p>Era giunto il momento di lasciarle parlare, quelle voci dimenticate. Basaglia comprende che se c’è ancora una risorsa terapeutica nel manicomio bisogna ritrovarla nella voce di chi protesta, di chi non si adatta, in quella parola che sfugge al discorso dell’istituzione, che si insinua tra le pieghe della gerarchia ospedaliera da un lato e della diagnosi psichiatrica dall’altro, e che ripropone intatta la fatica di vivere all’interno di un manicomio. Il gesto di Basaglia è semplice, diretto, è come se dicesse: “Ascolta ciò che ti stanno chiedendo queste persone, in questa istituzione desolata e senza futuro. Ascoltale senza sentirti in dovere di difenderla, questa istituzione, come il tuo ruolo professionale t’imporrebbe di fare. Ricorda i morsi di disgusto che hai provato all’arrivo, ricordati che volevi andare via…” Ecco un punto in comune, il bisogno di fuggire! Non ha importanza essere medici, infermieri o malati per condividere il gusto della libertà. </p>
<p>Tuttavia, il 1961 è anche l’anno in cui si produce misteriosamente uno strano effetto: diversi “incendi” si propagano nella psichiatria, come se nuove sostanze infiammabili si diffondessero per il mondo, fino a mescolarsi e a creare una miscela ad alto potenziale esplosivo. In Francia, uno studioso di storia e filosofia, quasi sconosciuto, uscito da qualche anno dall’<em>École Normale Supérieure</em>, ha preso l’abitudine di aggirarsi fra biblioteche e archivi di ospedali di mezza Europa, per completare un’insolita tesi di dottorato sulla storia della follia. La prosa fiammeggiante di Michel Foucault accende la psichiatria: parole di fuoco che restituiscono i bagliori sinistri della nascita del manicomio nell’Europa del xvii° secolo, con quella scoperta inquietante che i luoghi infernali dell’internamento sono nati ben prima della psichiatria. Essi sono destinati a ricordarle incessantemente il suo statuto d’eccezione rispetto alla scienza medica. In <em>Storia della follia</em><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/paste/pasteword.htm?ver=3241-1141#_ftn3">[3]</a><em> </em>Foucault non smette di ripeterlo: non è la psichiatria che ha creato i manicomi, ma è all’interno dei manicomi che è nata la psichiatria con i suoi poteri e le sue procedure di asservimento degli internati. Per Basaglia, la lettura di quelle parole incendiarie sarà la conferma della legittimità dell’azione messa in campo a Gorizia e della necessità di andare anche oltre, fino a distruggere l’ospedale psichiatrico, che non potrà mai essere un luogo di cura ma soltanto uno spazio di esclusione sociale.</p>
<p>Un altro incendio incomincia a propagarsi oltreoceano: un sociologo canadese, Erving Goffman, ha trascorso un anno nell’ospedale psichiatrico St. Elizabeth a Washington. Il risultato di questa esperienza è la pubblicazione nel 1961 di un libro <em>Asylums</em>, che fu tradotto qualche anno dopo da Franca Basaglia, con una prefazione sua e di Franco. Goffman racconta così la sua esperienza: «Lo scopo immediato del mio lavoro era tentare di apprendere qualcosa sul mondo sociale dell’internato e su come egli viva soggettivamente la propria situazione. Iniziai con il ruolo di assistente al corso di ginnastica, precisando, quando mi veniva richiesto, di essere uno studioso della vita di comunità; passavo il giorno con i pazienti, evitando di intrattenere rapporti socievoli con lo staff e di disporre di chiavi. Non dormivo nei reparti e la direzione dell’ospedale conosceva lo scopo della mia presenza».<a href="http://www.news-forumsalutementale.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/paste/pasteword.htm?ver=3241-1141#_ftn4">[4]</a> Immaginiamoci Goffman, vestito come un professore di educazione fisica, che gira per l’ospedale senza dare troppa confidenza a medici e infermieri e senza possedere chiavi: in qualche modo la sua preoccupazione non è solo quella di essere libero di osservare, ma anche di non apparire complice del personale sanitario. Il suo scopo è quello di partecipare alla vita di gruppo degli internati e giudicare dal loro punto di vista chi non vi appartiene, cioè i medici, gli infermieri, i sorveglianti e i familiari. Uno sguardo asimmetrico nel tentativo di compensare lo sbilanciamento dal lato opposto di tutta la letteratura professionale scritta in proposito dagli psichiatri. Scrive Goffman: «Diversamente da quanto succede in alcuni pazienti, io arrivai in ospedale animato da ben scarso rispetto per la psichiatria in quanto scienza, e per le altre entità ad essa collegate».<a href="http://www.news-forumsalutementale.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/paste/pasteword.htm?ver=3241-1141#_ftn5">[5]</a></p>
<p>Goffman è uno studioso capace di tenere insieme il metodo di ricerca con uno sguardo politicamente impegnato. Egli vuole indagare la natura del pregiudizio che avvolge la malattia mentale e al tempo stesso la funzione di esclusione sociale dell’istituzione che è deputata a curarla. Ne viene fuori tutta la distanza che esiste fra l’ideologia che presenta l’ospedale psichiatrico come un istituto di cura e la pratica che conosce la realtà quotidiana del manicomio come luogo di violenza che nega qualsiasi cura. Altra benzina sul fuoco dell’indignazione che monta a Gorizia, per Basaglia un segno ulteriore che la nave del manicomio incomincia a bruciare davvero, come il vascello di Hernán Cortés, ed è ormai destinata ad affondare. Non ci saranno altre navi per tornare indietro.</p>
<p>Un altro mare, il Mediterraneo, un’altra sponda, l’Algeria, un altro fuoco, quello appiccato da Frantz Fanon: la parabola dello psichiatra francese, originario della Martinica, illumina come una freccia incendiaria la notte di Gorizia. Sempre nel 1961, viene infatti pubblicato il suo testo fondamentale, <em>I dannati della terra</em>,<a href="http://www.news-forumsalutementale.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/paste/pasteword.htm?ver=3241-1141#_ftn6">[6]</a> nel quale descrive la miseria del manicomio di Blida e le conseguenze disastrose di un processo di disumanizzazione e spersonalizzazione, provocato non solo dall’alienazione della malattia e dall’internamento, ma soprattutto dalla discriminazione sociale, politica e razziale dei degenti (neri o arabi che fossero, comunque colonizzati).</p>
<p>Basaglia vi riconosce l’esperienza radicale di una scelta etica, di una presa di posizione a fianco degli oppressi, a costo anche della perdita del proprio ruolo professionale. A Fanon, infatti, testimone di questa spaventosa condizione dell’internato, non resta che il gesto estremo delle dimissioni, attraverso una celebre lettera inviata al ministro residente. Ma il bagliore del fuoco algerino continuerà a illuminare non soltanto la violenza del regime coloniale francese, ma di tutte quelle situazioni in cui il terapeutico diventa lo strumento che tacita la voce di chi potrebbe contestare e soffoca ogni rivendicazione sui temi della povertà e dello sfruttamento.</p>
<p>Se ne ricorderanno i goriziani undici anni dopo, quando tutta l’équipe medica si dimette, con una decisione e con una lettera che assomigliano al gesto di Fanon. Scrive Domenico Casagrande in un comunicato alla stampa nel 1972: «Oggi non si può accettare di continuare a mantenere la maggior parte dei degenti segregati in un’istituzione che, per il fatto stesso di non consentire aperture e sbocchi, li farebbe velocemente retrocedere al grado di istituzionalizzazione e di distruzione personale in cui li avevamo trovati. […] In questa situazione la nostra presenza nell’Ospedale Psichiatrico goriziano, oltre ad essere inutile, ci sembra dannosa per quei degenti – ed è la maggioranza – per i quali noi continuiamo a rappresentare, in qualità di psichiatri, la giustificazione al loro internamento<em>.</em> Se si tratta di persone per le quali non è stato possibile trovare una soluzione esterna, perché sole, perché povere, perché rifiutate, non per questo noi possiamo continuare a mantenerle rinchiuse nell’etichetta di ammalato mentale, con le conseguenze ed i significati che tale etichetta comporta».<a href="http://www.news-forumsalutementale.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/paste/pasteword.htm?ver=3241-1141#_ftn7">[7]</a></p>
<p>Ormai l’incendio che divampa a Gorizia è fuori controllo: è chiaro che non si può più andare avanti nella gestione di un manicomio, di cui l’équipe basagliana ha dimostrato l’inutilità e la violenza, né si può immaginare che una diversa organizzazione dell’ospedale, per quanto umana e illuminata, possa servire a modificare la condizione di esclusione degli internati. Infatti, viene loro negata una vita all’esterno perché l’amministrazione provinciale non autorizza l’apertura di centri esterni, bloccando di fatto la nascita di un’assistenza territoriale alternativa al manicomio. Per questo, alla fine, non sarà Gorizia a realizzare per prima il progetto di chiusura del manicomio, e neanche Parma, ma Trieste con la straordinaria esperienza iniziata nel 1971 dallo stesso Basaglia e dal suo gruppo nell’ospedale psichiatrico di San Giovanni.</p>
<p> </p>
<p>Che cos’è allora l’effetto ’61? In quell’anno ancora nulla si è realizzato, eppure qualcosa di fondamentale già prende forma: intorno a Basaglia, Foucault, Goffman, Fanon e tanti altri, inizia ad aggregarsi un pensiero critico in seno alla psichiatria. Era già avvenuto in altre stagioni, quella della fenomenologia, quella della psicoanalisi. Ma stavolta è diverso: innanzitutto i protagonisti – che all’inizio non sono in contatto fra loro, non si conoscono, alcuni non si conosceranno mai – colgono acutamente l’esigenza di rompere in modo più radicale con la tradizione della psichiatria.</p>
<p>Ne è un esempio la “messa tra parentesi della malattia”, che non è un rifiuto della diagnosi, ma, come dice Basaglia, «una faticosa astuzia che presuppone un profondo sapere della malattia e una consapevolezza altrettanto profonda delle sue costruzioni cliniche e istituzionali»;<a href="http://www.news-forumsalutementale.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/paste/pasteword.htm?ver=3241-1141#_ftn8">[8]</a> è il rifiuto dell’etichettamento che impedisce di «prendere coscienza di ciò che è questo individuo per me, qual è la realtà sociale in cui vive, qual è il suo rapporto con questa realtà».<a href="http://www.news-forumsalutementale.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/paste/pasteword.htm?ver=3241-1141#_ftn9">[9]</a>  Basaglia non esclude mai la dimensione clinica del disturbo psichico, semmai si interroga sulla sua organizzazione in dottrine e in istituzioni, quella che lui definisce “razionalizzazione della sofferenza”.<a href="http://www.news-forumsalutementale.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/paste/pasteword.htm?ver=3241-1141#_ftn10">[10]</a> In questo Basaglia vede all’opera un’ideologia medica, potente e pervasiva, che ha il preciso compito di nascondere questa sofferenza dietro la maschera della malattia per poterla gestire attraverso la macchina del manicomio.</p>
<p>A partire da Gorizia, Basaglia incomincia a riconoscere i meccanismi dell’istituzione, quei processi di razionalizzazione e organizzazione dei bisogni che ingabbiano il soggetto sofferente e che lo privano «della possibilità di possedere se stesso (la propria realtà, il proprio corpo, la propria malattia)».<a href="http://www.news-forumsalutementale.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/paste/pasteword.htm?ver=3241-1141#_ftn11">[11]</a> Non si tratta affatto di negare la malattia, ma di evitare che la sua etichetta riduca l’uomo alla sola immagine che la scienza e l’istituzione producono su di lui. Scrive Basaglia: «Non voglio con questo dire che la malattia non esiste, ma che noi produciamo una sintomatologia – il modo di esprimersi della malattia – a seconda del modo col quale pensiamo di gestirla, perché la malattia si costruisce e si esprime sempre a immagine delle misure che si adottano per affrontarla. Il medico diventa gestore dei sintomi e crea un’ideologia su cui poi il manicomio si edifica e si sostiene. Solo così egli può dominare e reprimere le contraddizioni che la malattia esprime».<a href="http://www.news-forumsalutementale.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/paste/pasteword.htm?ver=3241-1141#_ftn12">[12]</a> In altri termini, lo psichiatra non ha affatto il ruolo passivo di colui che osserva i sintomi, ma la sua azione è fortemente coinvolta nell’elaborazione di un’ideologia della malattia – malattia come deficit, malattia come pericolo – che fabbrica il manicomio e le sue procedure di esclusione e dunque organizza fatalmente il destino del malato.  </p>
<p>Basaglia, e successivamente Foucault,<a href="http://www.news-forumsalutementale.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/paste/pasteword.htm?ver=3241-1141#_ftn13">[13]</a>  comprendono che bisogna provare a emancipare l’esperienza della follia dalla sola spiegazione di ordine medico che viene attribuita ai comportamenti, alle sofferenze, ma anche ai sentimenti e ai pensieri delle persone che la attraversano. In altri termini, bisogna affrancarsi dal sapere tradizionale della psichiatria, bisogna smontare i suoi metodi di produzione di una verità scientifica <em>positiva</em>. Questo tipo di verità, presentata come assoluta, può avere un impatto tremendo sulla vita e sul destino delle persone. Non c’è dubbio che le ricerche della scienza siano formidabili e che possano aiutarci a capire il mondo e a viverlo meglio, ma qui stiamo parlando di altro, dell’implacabilità delle sue tecniche, di una quotidiana applicazione che funziona per protocolli e procedure sulla pelle dei soggetti, che non si cura delle loro differenze e che, in buona parte, si fonda su semplificazioni e su una sorta di esaltazione dei fatti di natura, presentati come originari e incontrovertibili.</p>
<p>Che cosa fa un esercizio critico se non sottrarsi a questa “evidenza che ha sempre ragione”? Che cos’è un esercizio critico se non la possibilità di mettere in questione la realtà degli oggetti studiati per interrogarsi sulle pratiche sociali all’interno delle quali questi oggetti circolano. In altri termini, non si tratta solo di capire sempre meglio come sono fatti questi oggetti – ad esempio l’oggetto malattia mentale – ma come vengono presentati, usati e diffusi sulla scena del mondo. Basti pensare al tema attuale e controverso della diagnosi.</p>
<p>Attenzione: il sapere critico che esplode nel 61 è figlio della sospensione, dell’epoché, della messa tra parentesi, ma non è un rifiuto del sapere, né tantomeno un assolutismo del fare. Bisogna distinguere il primato della pratica dall’assolutismo del fare: considerare prioritaria la dimensione pratica non significa renderla assoluta; in altri termini non ci si può rifiutare di costruire un modello teorico, pena la ricaduta in pratiche di spontaneismo assistenziale, fondate soltanto sull’intuizione e sul buon senso. Piuttosto si tratta di non rendere questo modello perenne e di misurarlo di continuo con la realtà.</p>
<p>Un sapere critico ha la caratteristica di essere un esercizio che disfa la teoria e la ricostruisce nel momento in cui si confronta con una pratica alternativa. È un esercizio di “de-completamento” del sapere, di sottrazione al sapere di un pezzo, perché il sapere non sia tutto pieno, perché sia sempre in perdita. Il sapere critico è un saperci fare con la perdita del sapere, è la capacità di trovare fuori del sapere qualcosa che possa permettergli di vivere ancora, senza sciogliersi nello scetticismo e, all’opposto, senza irrigidirsi in una verità assoluta che sia il discorso della scienza d’organo o che sia il pensiero unico dell’istituzione totale.</p>
<p>Ora, se è vero che a Gorizia e poi a Trieste la prima sospensione riguarda il sapere psichiatrico tradizionale, tuttavia non ci si può fermare qui. Bisogna svelare questa gestione della sofferenza mentale che schiaccia il malato in un ruolo passivo ed esalta al contrario il ruolo “padronale” del medico sul malato: posizione di forza fino allora giustificata con l’esigenza di ricercare una verità sulla malattia scientificamente accreditata. Come dice Agostino Pirella si tratta di rovesciare «il ruolo privilegiato del decifratore del senso» e di rinunciare a «portare alle ultime conseguenze la comprensione della follia».<a href="http://www.news-forumsalutementale.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/paste/pasteword.htm?ver=3241-1141#_ftn14">[14]</a> In altri termini, quando si accoppia uno sforzo teorico con un impegno pratico, il secondo può diventare così urgente da mettere in sospensione il primo.</p>
<p>La scoperta dolorosa che fa Basaglia e il suo gruppo è che un approfondimento culturale non basta a trasformare il panorama della psichiatria devastato dalla presenza dei manicomi, perché qualsiasi esercizio conoscitivo è stravolto dalla quotidianità della violenza istituzionale. In questa prospettiva, la ricerca di un senso ultimo della follia può diventare un lusso che suona gravemente offensivo per la dignità degli internati e che mette a rischio la loro stessa sopravvivenza. Occorre, invece, interrogarsi sul ruolo dello psichiatra, sul ruolo di colui che sa, che aguzza lo sguardo, che acquisisce una verità “sulla pelle del malato”, senza fare tutto quello che è in suo potere per tirarlo fuori da una condizione di degrado e di esclusione sociale.  Per questo, serve uno strappo che laceri il sapere, un gesto che sospenda la ricerca delle verità assolute di fronte all’urgenza della storia degli uomini. </p>
<p>Infine, la domanda è questa: ma si può davvero subordinare la passione conoscitiva a un impegno etico? Basaglia non ha una soluzione, ma di una cosa è certo: non si potrà dare altro sapere alla psichiatria se non attraverso un gesto forte di alleanza con la persona sofferente e con il suo sapere minore, fino ad allora squalificato perché ritenuto ingenuo, provvisorio, periferico, non sufficientemente elaborato e che tuttavia nella sua particolarità può resistere al discorso generale della psichiatria. Il sapere degli internati, che vede la luce a Gorizia e che si replicherà in tutte le esperienze successive di deistituzionalizzazione, è ciò che stacca un pezzo al sapere degli psichiatri, ciò che lo de-completa, ciò che lo rende instabile e gli toglie padronanza, ciò che lo mette in perdita e al tempo stesso lo costringe a confrontarsi con la pratica del fare diversamente.</p>
<p>L’effetto ’61, il fuoco che divampò a Gorizia, ma sotterraneamente anche a Parigi, a Washington, ad Algeri, e in tutti quei luoghi in cui le persone presero la parola all’interno di un’istituzione psichiatrica, forse non sarà l’inizio di una nuova scienza, ma certo sarà il momento in cui cominciò ad accendersi un’altra storia. E tante altre storie di vita.</p>
<p> </p>
<hr size="1" /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/paste/pasteword.htm?ver=3241-1141#_ftnref1">[1]</a> Intervento presentato in occasione del convegno “Cominciò nel ’61. Quando Franco Basaglia arrivò a Gorizia”, tenutosi a Gorizia il 17 e 18 novembre 2011.</p>
<p><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/paste/pasteword.htm?ver=3241-1141#_ftnref2">[2]</a> P. Levi, <em>Se questo è un uomo</em>, Einaudi, Torino 1958, p. 23.</p>
<p><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/paste/pasteword.htm?ver=3241-1141#_ftnref3">[3]</a> M. Foucault, <em>Storia della follia nell’età classica</em> (1961), Rizzoli, Milano.</p>
<p><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/paste/pasteword.htm?ver=3241-1141#_ftnref4">[4]</a> E. Goffman, <em>Asylums</em>, Einaudi, Torino 1961, p. 25.</p>
<p><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/paste/pasteword.htm?ver=3241-1141#_ftnref5">[5]</a> Ivi, p. 26.</p>
<p><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/paste/pasteword.htm?ver=3241-1141#_ftnref6">[6]</a> F. Fanon, <em>I dannati della terra</em> (1961), Einaudi, Torino.</p>
<p><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/paste/pasteword.htm?ver=3241-1141#_ftnref7">[7]</a> F. Basaglia, F. Basaglia Ongaro, “Crimini di pace”, cit., p. 29.</p>
<p><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/paste/pasteword.htm?ver=3241-1141#_ftnref8">[8]</a> F. Basaglia. G. Gallio, <em>La vocazione terapeutica. Per un’analisi critica della “via italiana” alla riforma psichiatrica (1950-1978)</em>, in A. Debernardi, R. Mezzina, B. Norcio (a cura di), <em>Salute mentale. Pragmatica e complessità</em>, 2 voll., Centro Studi e Ricerche Regionale per la Salute Mentale, Regione Friuli Venezia Giulia, Trieste 1992, vol. II, p. 561.</p>
<p><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/paste/pasteword.htm?ver=3241-1141#_ftnref9">[9]</a> F. Basaglia (a cura di), <em>L’istituzione negata. Rapporto da un ospedale psichiatrico</em>, Einaudi, Torino 1968, p. 32.</p>
<p><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/paste/pasteword.htm?ver=3241-1141#_ftnref10">[10]</a> Cfr. E. Venturini (a c. di), <em>Il giardino dei gelsi. Dieci anni di antipsichiatria italiana</em>, Einaudi, Torino 1979, p. 240.</p>
<p><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/paste/pasteword.htm?ver=3241-1141#_ftnref11">[11]</a> F. Basaglia, F. Basaglia Ongaro, <em>La malattia e il suo doppio</em>, in <em>La maggioranza deviante</em>, Einaudi, Torino 1971, p. 135. Questo scritto si trova con lo stesso titolo anche in <em>Scritti</em>, cit., vol. II, pp. 155-184.</p>
<p><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/paste/pasteword.htm?ver=3241-1141#_ftnref12">[12]</a> F. Basaglia, F. Ongaro Basaglia ». <em>Ideologia e pratica in tema di salute mentale</em> (1975), in <em>Scritti</em>, cit., vol. II, pp. 357-358.</p>
<p><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/paste/pasteword.htm?ver=3241-1141#_ftnref13">[13]</a> Cfr. M. Foucault, <em>Il potere psichiatrico. Corso al Collège de France, 1973-74</em> (2003), Feltrinelli, Milano 2004, p. 296.</p>
<p><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/paste/pasteword.htm?ver=3241-1141#_ftnref14">[14]</a> F. Basaglia, F. Ongaro Basaglia, A. Pirella, S. Taverna, <em>La nave che affonda</em>, Raffaello Cortina Editore, Milano 2008, p. 18.</p>
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		<title>La coop soc al Consiglio Comunale: il commento di Gigi Bettoli</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Jan 2012 19:55:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Buone e cattive pratiche]]></category>
		<category><![CDATA[cooperazione sociale]]></category>

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		<description><![CDATA[Anche l&#8217;antico imperial regio porto asburgico si avvia a sedere tra le grandi amministrazioni metropolitane (Torino e Roma innanzitutto) che hanno intrapreso la via della regolamentazione generale delle relazioni con la cooperazione sociale, con protocolli d&#8217;intesa, delibere-quadro ed obiettivi di affidamento in % sugli appalti pubblici affidati.
Il tutto è avvenuto con una solenne seduta del ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/la-coop-soc-al-consiglio-comunale-il-commento-di-gigi-bettoli/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Anche l&#8217;antico imperial regio porto asburgico si avvia a sedere tra le grandi amministrazioni metropolitane (Torino e Roma innanzitutto) che hanno intrapreso la via della regolamentazione generale delle relazioni con la cooperazione sociale, con protocolli d&#8217;intesa, delibere-quadro ed obiettivi di affidamento in % sugli appalti pubblici affidati.</p>
<p>Il tutto è avvenuto con una solenne seduta del Consiglio Comunale, auspici la presidente della I Commissione Consiliare, la psichiatra Maria Grazia Cogliati Dezza, storica protagonista dell&#8217;esperienza basagliana triestina, ed il presidente del Consiglio Comunale, Iztok Furlanic. Ospiti dell&#8217;emiciclo, hanno parlato ben 9 esponenti della cooperazione sociale ed i rappresentanti di Cgil-Cisl-Uil. Ma quello che ha forse stupito tutti è stata l&#8217;unanime condivisione dell&#8217;esperienza della cooperazione sociale da parte di tutti i gruppi consiliari, sia della maggioranza di centrosinistra che della minoranza di centrodestra, a conferma di un sostegno condiviso della comunità regionale già assodato in più occasioni ma forse inatteso con tanta convinzione nella città capoluogo.</p>
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		<title>L’osceno Comitato dei cittadini per i Diritti Umani</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Jan 2012 16:43:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Buone e cattive pratiche]]></category>
		<category><![CDATA[porte chiuse]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho ricevuto da Iris Caffelli ed Elisa Toson, che stanno lavorando a costruire un formidabile evento teatrale su manicomi e manicomi criminali, questa lettera. Pensando di trovare altri materiali e suggestioni per la loro ricerca hanno avuto modo di visitare la mostra &#8220;Il volto sconosciuto della psichiatria. Errori e orrori&#8221; al palazzo Giureconsulti a Milano. ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/l%e2%80%99osceno-comitato-dei-cittadini-per-i-diritti-umani/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho ricevuto da Iris Caffelli ed Elisa Toson, che stanno lavorando a costruire un formidabile evento teatrale su manicomi e manicomi criminali, questa lettera. Pensando di trovare altri materiali e suggestioni per la loro ricerca hanno avuto modo di visitare la mostra &#8220;Il volto sconosciuto della psichiatria. Errori e orrori&#8221; al palazzo Giureconsulti a Milano. La lettera inviata al fatto quotidiano e in altri termini alla Provincia di Milano denuncia le oscure attività del sedicente Comitato dei cittadini per i Diritti Umani che organizza in giro queste oscene cose. Che anche il forum intende denunciare. Del lavoro teatrale dovremo parlare tra breve e con l’attenzione che merita. (Peppe Dell&#8217;Acqua)</p>
<p>Vi scrivo per informarvi di una mostra multimediale dal titolo &#8220;Il volto sconosciuto della psichiatria. Errori e orrori&#8221; aperta al palazzo Giureconsulti a Milano.</p>
<p>La mostra consiste in un filmato della durata di 1 ora e 30 minuti suddiviso in 5 o 6 postazione (ma quale multimedialità!). Il filmato prodotto da una fonte che non viene dichiarata vuole dimostrare il progetto della Psichiatria di manipolare le menti e i comportamenti dell&#8217;uomo per fini meramente commerciali. Tutti gli elementi storici raccolti nel filmato sono diretti (e manipolati) per dimostrare questa teoria.</p>
<p>Ho guardato allibita i 13 filmati che mi sono stati propinati. La violenza delle immagini aveva come unica finalità quella di impressionare lo spettatore per poi affermare che la colpa di ciò che si vedeva era della psichiatria. La psichiatria, inoltre, è responsabile delle ultime guerre combattute nell&#8217;est europa, del crollo delle torri gemelle, del terrorismo, le stragi americane nelle scuole &#8230;</p>
<p>Alla mostra erano presenti alcune SCOLARESCHE! Ho chiesto allibita a una studentessa di che scuola fosse e ho scoperto essere l&#8217;istituto che forma assistenti sociali (erano studenti intorno ai 16 anni).</p>
<p>Il filmato aveva una violenza comunicativa che fin da subito mi ha disturbato e insospettito. Ma per documentarmi ho scelto di vederla per intero e alla fine, alla reception mi sono informata meglio su chi fosse veramente il Comitato dei cittadini per i Diritti Umani, organizzatore della mostra e produttore dei filmati. A fatica l&#8217;ho scoperto (erano tutti molto reticenti e solo dopo una domanda specifica e diretta ho finalmente ricevuto risposta). Si tratta di un comitato legato al CCHR, organizzazione fondata dalla Chiesa di Scientology. Questo confermava in pieno i miei sospetti sulla qualità di questa operazione mediatica disastrosa sul piano culturale (non è una mostra multimediale, i suoi contenuti sono parziali e chiaramente manipolati dall&#8217;ideologia di scientology!)</p>
<p>Al di là del tempo buttato, la cosa che mi ha fatto infuriare è che nessuno dei materiali che pubblicizzavano l&#8217;evento all&#8217;interno e all&#8217;esterno del palazzo, né il filmato, né il materiale info su internet porta MAI il logo di Scientology o in qualche maniera informa che il CCDU è legato a Scientology. Ma la cosa sconcertante è che la mostra è patrocinata dalla Provincia ( a Como è stata patrocinata da Provincia e Regione!) e che grazie a questo patrocinio e al fatto che nascondono di essere di scientology, molti insegnanti portano le scolaresche. Agli studenti sconcertati dalle immagini, viene propinato un messaggio che mischia fatti storici manipolati e fantasie deliranti. Purtroppo questa commistione subdola induce a pensare che il messaggio veicolato sia portatore di verità assoluta. Io stessa ho avvertito un&#8217;insegnante lì presente (e piuttosto turbata) che si trattava di un&#8217;operazione mediatica di Scientology e lei è rimasta sconcertata e mi ha detto che era venuta alla mostra perché il patrocinio della provincia le era sembrato una garanzia e che ora non sapeva come dire ai genitori di aver portato i ragazzi a vedere un filmato di Scientology così lontano da un obbiettivo didattico e formativo&#8230;e intanto altre scolaresche entravano!</p>
<p>Mi chiedo come sia possibile che delle istituzioni avvallino l&#8217;agire di organizzazioni legate ad una setta (ricca e potente soprattutto in America) e che accetti di farlo&#8230;e per ben due volte! vedi Como) senza obbligarli a metterci la faccia! Purtroppo è lampante, e l&#8217;Organizzazione Scientology lo sa bene, che se mettessero la paternità di Scientology, le loro affermazioni perderebbero l&#8217;efficacia e la credibilità che pretendono di avere. Senza contare che una mostra di Scientology nessuno andrebbe a vederla (vi assicuro che c&#8217;era un grande afflusso di gente&#8230;soprattutto studenti!)</p>
<p>La mostra è stata aperta a milano fino al 14 dicembre&#8230;credo che si dovrebbe saperne di più su queste numerose associazioni per i diritti umani che Scientology sta aprendo per divulgare i suoi messaggi in forma assolutamente OCCULTA e disonesta!</p>
<p>E forse sarebbe anche il caso di scoprire come hanno avuto il patrocinio della Provincia (a Como anche quello della regione!) e chi sia eventualmente il referente in provincia di questa ricca operazione!</p>
<p>So che nel panorama generale questo fatto ha una gravità relativa ma ho visto che la mostra continua a girare con l&#8217;avvallo delle istituzione che sembrano scoprire sempre e solo alla fine (una volta chiusa) la presenza di Scientology dietro tutta l&#8217;operazione&#8230;guarda caso!</p>
<p>Inoltre in un filmato alla fine della mostra si usano delle interviste e dei documenti di Basaglia e Peppe Dell&#8217;Acqua strumentalizzando la questione dell&#8217;apertura dei manicomi e della legge 180 per avvallare le teorie sostenute nei filmati della mostra.</p>
<p>L&#8217;utilizzo di questi filmati ho scoperto poi non essere mai stato autorizzato da dell&#8217;Acqua e tanto meno dagli eredi di Basaglia.</p>
<p>Credo che la gente abbia il diritto di sapere, quando va a vedere una mostra (soprattutto se ha l&#8217;avvallo delle istituzioni) chi ne sia il curatore senza che questo venga occultato dietro la facciata di una pia organizzazione dei diritti umani! Lo trovo ingiusto e al limite del disgusto.</p>
<p>Ovviamente quello che dico è supportato da informazioni che facilmente si possono reperire su internet&#8230;basta digitare il titolo della mostra e si scoprono molti altarini&#8230;(ovviamente solo chi ha avuto qualche dubbio e vuole verificare le fonti&#8230;gli altri rimangono semplicemente vittime di questa organizzata e strumentalizzata operazione mediatica!)</p>
<p>Grazie</p>
<p>Elisa Roson</p>
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		<title>Marco Cavallo in Carcere a Pesaro!</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Nov 2011 20:32:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Buone e cattive pratiche]]></category>
		<category><![CDATA[porte aperte]]></category>

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		<description><![CDATA[Una mattinata di intense emozioni a Villa Fastiggi, accompagnato dagli allievi della Scuola Galilei, per incontrare la Compagnia teatrale “Lo Spacco”
In un luogo inusuale si sono dati appuntamento dei detenuti, dei bambini, e un cavallo: la situazione è stata interessante, si potrebbe dire teatrale! Nella mattinata di lunedì 28 novembre infatti alle ore 10.00 Marco ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/marco-cavallo-in-carcere-a-pesaro/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/public/1-Marco-Cavallo-supera-il-cancello-dingresso.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-7880" title="1 Marco Cavallo supera il cancello d'ingresso" src="http://www.news-forumsalutementale.it/public/1-Marco-Cavallo-supera-il-cancello-dingresso-300x200.jpg" alt="1 Marco Cavallo supera il cancello d'ingresso" width="300" height="200" /></a>Una mattinata di intense emozioni a Villa Fastiggi, accompagnato dagli allievi della Scuola Galilei, per incontrare la Compagnia teatrale “Lo Spacco”</p>
<p>In un luogo inusuale si sono dati appuntamento dei detenuti, dei bambini, e un cavallo: la situazione è stata interessante, si potrebbe dire teatrale! Nella mattinata di lunedì 28 novembre infatti alle ore 10.00 Marco Cavallo, l’azzurra scultura scaturita dai pensieri e dal lavoro artistico dei matti di Trieste quando ancora esisteva il manicomio nel 1973, ha oltrepassato le mura del carcere insieme agli alunni della III B della Scuola Media Galilei andando incontro ai detenuti della compagnia teatrale “Lo Spacco”.</p>
<p>L’opera fu concepita e costruita, con il poeta e drammaturgo Giuliano Scabia, all’interno del primo laboratorio artistico in una istituzione totale per volere di Franco Basaglia, il grande psichiatra che elaborò la legge 180 sulla chiusura dei manicomi. È giunta a Pesaro nella mattinata dopo aver presenziato al Dodicesimo Convegno di Studi della rivista Teatri delle diversità (Urbania, 25-27 novembre). E’ stato un incontro che ha lasciato il segno: fin dalla sua nascita il gigantesco animale di cartapesta (è alto più di 3 metri) è diventato la proiezione dei bisogni e dei desideri dei reclusi; quel suo colore azzurro, lo stesso del cielo e della libertà, scatena la fantasia di chiunque lo incontri. E ci si può immaginare quanto in un luogo di reclusione il senso della libertà cerchi strade alternative per sfogarsi: tra queste la creatività e il teatro.</p>
<p><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/public/2-Letture-per-Marco-Cavallo.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-7882" title="2 Letture per Marco Cavallo" src="http://www.news-forumsalutementale.it/public/2-Letture-per-Marco-Cavallo-300x200.jpg" alt="2 Letture per Marco Cavallo" width="300" height="200" /></a>Il Cavallo ha raccontato ai presenti, detenuti, alunni, personale scolastico e penitenziario, i messaggi espressi dal Convegno appena concluso. Si è trattato di un dialogo, poiché la Compagnia e la classe III B hanno preparato insieme, a distanza, una lettura teatrale di un testo trasmesso da Peppe dell’Acqua, direttore del Dipartimento di Salute Mentale di Trieste, diretto erede di Basaglia. In quelle pagine si racconta la storia di Marco Cavallo attraverso le testimonianze diverse di chi l’ha vissuta: infermieri, utenti, gli stessi Basaglia e Dell’Acqua, in un avvicendarsi non solo di fatti ma di impressioni, emozioni, e modi diversi di vedere la realtà. Ragazzi e attori hanno per l’occasione scritto su diversi fogli i loro desideri, depositandoli poi simbolicamente -e in segno di auspicio- nella pancia del cavallo, “corpo vivente in cammino”.</p>
<p>“Il Teatro, con le sue e-pifanie può essere il momento in cui ricostruire il senso, per affrontare le problematiche, l’isolamento, la dispersione” (Giuliano Scabia).</p>
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		<title>Sassari: dopo lo sfratto nasce il comitato &#8220;A Casa Mia&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Jul 2011 21:01:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Buone e cattive pratiche]]></category>
		<category><![CDATA[paradigma sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[porte chiuse]]></category>

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		<description><![CDATA[A seguito della vicenda che è accaduta a Sassari i giorni scorsi che ha visto la chiusura di due appartamenti abitati da 9 persone con disturbo mentale, si è costituito il Comitato &#8220;A CASA MIA&#8221; - Per il diritto all&#8217;abitare. Per servizi di salute mentale che valorizzino la dignità e le risorse personali degli utenti Per ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/sassari-dopo-lo-sfratto-nasce-il-comitato-a-casa-mia/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/public/a-casa-mia.JPG"><img class="alignleft size-medium wp-image-7406" title="a casa mia" src="http://www.news-forumsalutementale.it/public/a-casa-mia-300x199.jpg" alt="a casa mia" width="300" height="199" /></a>A seguito della vicenda che è accaduta a Sassari i giorni scorsi che ha visto la chiusura di due appartamenti abitati da 9 persone con disturbo mentale, si è costituito il<em> Comitato &#8220;<strong>A CASA MIA&#8221;</strong> - Per il diritto all&#8217;abitare. Per servizi di salute mentale che valorizzino la dignità e le risorse personali degli utenti Per politiche sanitarie e sociali che sostengano la vita autonoma delle persone sofferenti, anziane, disabili</em></p>
<p>Mercoledì 6 luglio, a Sassari, i carabinieri dei N.A.S. sono arrivati alle otto del mattino nei due appartamenti in cui vivevano cinque donne e quattro uomini con disturbo mentale e li hanno trasferiti, loro malgrado, in strutture sanitarie della ASL che si trovano all&#8217;interno dell&#8217;ex ospedale psichiatrico di Rizzeddu. Queste persone erano regolarmente seguite dal centro di salute mentale, che aveva sostenuto questo loro percorso di vita autonoma, ed erano assistiti, nella loro quotidianità, da una cooperativa sociale. Il contratto di affitto delle due abitazioni era stato stipulato dalle persone che vi hanno abitato per oltre un anno fino a qualche giorno fa, in accordo con i loro familiari e con gli amministratori di sostegno, che ne avevano informato il giudice tutelare. Anche l&#8217;affitto e l&#8217;assistenza sono stati pagati da questi cittadini che si erano organizzati in convivenza, mentre oggi e il Servizio Sanitario Nazionale che paga la loro custodia.</p>
<p>Il magistrato ha disposto lo sgombero degli appartamenti sulla base di due elementi. Il primo è che la cooperativa titolare del contratto di assistenza fosse anche titolare del contratto di affitto, il che non  è vero, come si può facilmente verificare. Il secondo elemento è di natura più valutativa, e consiste nel presupposto che le persone che soffrono di disturbi mentali possano vivere solamente in due situazioni: o in famiglia oppure in una struttura organizzata e gestita come tale. E poiché i due appartamenti non erano riconosciuti come strutture, il magistrato ha concluso che non potevano che essere strutture abusive.</p>
<p>Questa valutazione non tiene conto di alcuni fatti. Il primo: da tempo, in Italia e non solo, in salute mentale come anche nel campo dell’assistenza agli anziani e alle persone disabili, si sperimentano quelle che vengono chiamate “convivenze assistite”, in cui il servizio pubblico agisce da promotore e garante di progetti di vita autonoma con l’apporto di personale di assistenza. Questi progetti spesso non hanno vita facile, in salute mentale in particolare, dato che parte degli psichiatri stenta a uscire dall’orizzonte del manicomio e non è capace di costruire, o attivamente ostacola, percorsi di uscita dalla dipendenza, dall’invalidità, dall’esclusione. Questa lotta tra visioni diverse del disturbo mentale, della cura, dell’organizzazione dei servizi e delle politiche di salute mentale si svolge da più di quarant’anni sia in Italia che in Europa e in gran parte dei paesi democratici. Nessuna meraviglia quindi che si svolga anche a Sassari, e lo sgombero di qualche giorno fa ne è in fondo un episodio, peraltro emblematico: persone che avevano iniziato un percorso di autonomia e di inclusione sono state tolte dalla propria casa e riportate nell’area dell’ex manicomio, in strutture che ne riproducono i caratteri.</p>
<p>Infine: nella nostra Regione e nella nostra città le politiche sanitarie e sociali attraversano una fase di forte arretramento, che colpisce in modo particolare il campo della salute mentale: nei servizi di diagnosi e cura tornano gli interventi di contenzione fisica dei ricoverati e di abuso di farmaci, si continua a destinare ingenti risorse per ricoveri senza speranza nelle cliniche private e negli istituti assistenziali, il lavoro dei servizi territoriali è sempre più in difficoltà.</p>
<p>Il comitato A CASA MIA, al quale aderiscono associazioni e persone, nasce per opporsi allo sgombero del 6 luglio, per stare vicino a quanti sono stati privati della propria casa con pesanti ricadute sulla loro condizione personale e mentale, per sostenere gli operatori della cooperativa e quelli del centro di salute mentale che hanno lavorato alla costruzione del progetto di convivenza che vorremmo riprendesse al più presto il suo percorso. Ma il Comitato vuole anche aprire in città e in Regione un dibattito su tutto ciò che sta intorno alla questione dell’abitare delle persone con sofferenza mentale, delle persone anziane e con disabilità, attorno ai costi economici e sociali dell’istituzionalizzazione, e agli spazi che invece sono possibili di vita, socialità, dignità, diritti.</p>
<p>Hanno aderito fino ad ora al comitato:</p>
<ul>
<li>ABC Sardegna</li>
<li>ARCI, comitato provinciale di Sassari</li>
<li>A.S.A.R.P. Associazione Sarda per l&#8217; Attuazione della Riforma Psichiatrica</li>
<li>Associazione Como Cheria</li>
<li>Associazione Enrico Berlinguer Sassari</li>
<li>Associazione Turritana 52</li>
<li>Banca popolare Etica -Sardegna</li>
<li>Fondazione Franca e Franco Basaglia</li>
<li>Forum sardo Salute Mentale</li>
<li>UILDM Sassari</li>
<li>UNASAM Unione delle Associazioni per la Salute Mentale</li>
</ul>
<p>Per informazioni: <a href="mailto:comitatoacasamia@gmail.com">comitatoacasamia@gmail.com</a></p>
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		<title>Ceramica: produzione o terapia?</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Jul 2011 17:05:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Buone e cattive pratiche]]></category>
		<category><![CDATA[Impazzire 2011: lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Impazzire si può]]></category>

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		<description><![CDATA[di Lauren Moreira
Premessa
Mi sento in dovere di fare questa riflessione dopo aver ascoltato l&#8217;intervento di un operatore durante la seconda assemblea, &#8220;L&#8217;inserimento lavorativo delle persone con l&#8217;esperienza del disagio mentale&#8221; nel convegno &#8220;Impazzire si può&#8221; a Trieste, il 23 giugno.
Sono entrata in contatto con il Centro di Salute Mentale di Spilimbergo per lo stesso motivo ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/ceramica-produzione-o-terapia/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Lauren Moreira</p>
<p>Premessa</p>
<p>Mi sento in dovere di fare questa riflessione dopo aver ascoltato l&#8217;intervento di un operatore durante la seconda assemblea, &#8220;L&#8217;inserimento lavorativo delle persone con l&#8217;esperienza del disagio mentale&#8221; nel convegno &#8220;Impazzire si può&#8221; a Trieste, il 23 giugno.</p>
<p>Sono entrata in contatto con il Centro di Salute Mentale di Spilimbergo per lo stesso motivo per cui vi arrivano i pazienti: appartenenza territoriale.</p>
<p>Undici anni fa il centro aveva bisogno di un operatore che occupasse le persone che lo frequentavano, facendo fare loro dei &#8220;lavoretti&#8221;. Sono ceramista e già collaboravo con la cooperazione sociale. Da una lista di possibili candidati, io ero quella che abitava più vicino al centro di salute mentale.</p>
<p>Il primo anno è stato difficile perché i pazienti erano abituati a un&#8217;attività molto libera, scollegata da un fine preciso. Ho voluto che imparassero a fare ceramica in modo compiuto, dalla preparazione dell&#8217;argilla al prodotto finito, con il consenso del Centro di Salute Mentale di Spilimbergo e della Coop Noncello che ospita il laboratorio e gli inserimenti in percorso formativo. Credevo e credo ancora oggi di più, che fare finta di lavorare sia avvilente e sminuente per la dignità delle persone.</p>
<p>L&#8217;argilla come materia terapeutica è meravigliosa: permette una libertà che altri materiali non danno, è facile da manipolare e costa poco come materia prima. Questa semplicità induce educatori e operatori a credere che chiunque possa produrre ceramica. Il risultato è deleterio: si ottengono prodotti di bassissima qualità con scarsa possibilità di trovare mercato se non nei circuiti caritatevoli.</p>
<p>Il progetto Pot-aux-fous ha l&#8217;intento di rovesciare questa tendenza attraverso la qualità.</p>
<p>La qualità non si raggiunge da un giorno all&#8217;altro. Ci sono voluti tre anni di lavoro e di collaudi per arrivare al prodotto finito. E, soprattutto, c&#8217;è bisogno di un artigiano ceramista, non solo di un operatore psichiatrico, per quanto pregno di buona volontà.</p>
<p>Siamo partiti dalla ricerca dell&#8217;argilla giusta, la scelta della forma, la scelta dello smalto appropriato per alimenti, i colori non tossici e la giusta temperatura per la cottura delle pirofile. Infine abbiamo dovuto trovare persone disposte a provare le pirofile, magari rischiando il proprio forno!</p>
<p>Certo abbiamo perso tanto materiale durante il processo. Tante risorse sprecate, avrebbe detto l&#8217;operatore all&#8217;assemblea. Non credo sia il caso nel progetto Pot-aux-fous, credo piuttosto ad un investimento, pienamente ripagato dai risultati ottenuti finora a soli sei mesi della prima presentazione.</p>
<p>Due sono state le obiezioni sollevate contro il progetto.</p>
<p>La prima riguardava il prezzo delle pirofile, tre volte quello di mercato. Penso che il problema sia irrilevante, visto che l&#8217;acquirente fa una scelta filosofica più che materiale. E&#8217; lo stesso motivo per cui si acquista biologico o km zero o equo solidale; è una scelta di vita.</p>
<p>La seconda riguardava la nostra capacità produttiva. Siamo sicuri di consegnare una commessa di settemilaquattrocentottanta pezzi? Si, se il cliente è disposto ad aspettare altrettanti giorni!</p>
<p>Non vogliamo, ne possiamo, fare concorrenza alla ceramica industriale. Il nostro lavoro è fatto completamente a mano, con i tempi di rito. L&#8217;argilla ha tempi lunghi ed è per questo che si presta così bene al ritmo dei pazienti. Per questo è terapeutica. Per questo è utile.</p>
<p>&#8220;La chiocciolina, simbolo di Slow Food, è lenta, ma tenace nel tracciare il proprio percorso.&#8221;</p>
<p>Fondazione Slow Food &#8211; Terra Madre, i primi sostenitori del progetto Pot-aux-fous.</p>
<p>Lauren Moreira</p>
<p>Istruttore tecnico della riabilitazione</p>
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		<title>Cesena: 21 giugno inaugurazione del CSM 24ore</title>
		<link>http://www.news-forumsalutementale.it/cesena-inaugurazione-del-csm-24ore/</link>
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		<pubDate>Sat, 18 Jun 2011 15:45:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Buone e cattive pratiche]]></category>
		<category><![CDATA[porte aperte]]></category>

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		<description><![CDATA[Un nuovo tangibile passo dell’’impegno di questa AUSL verso il miglioramento dei servizi offerti ai cittadini per la promozione ed il mantenimento della salute, giunge a compimento.
Dal 2009 si è avviato un articolato progetto di miglioramento e razionalizzazione sia delle strutture che dell’operatività dei servizi dedicati alle persone che presentano un disagio o malattia psichica. ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/cesena-inaugurazione-del-csm-24ore/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/public/DSC_2257.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-7213" title="DSC_2257" src="http://www.news-forumsalutementale.it/public/DSC_2257-199x300.jpg" alt="DSC_2257" width="199" height="300" /></a>Un nuovo tangibile passo dell’’impegno di questa AUSL verso il miglioramento dei servizi offerti ai cittadini per la promozione ed il mantenimento della salute, giunge a compimento.</p>
<p>Dal 2009 si è avviato un articolato progetto di miglioramento e razionalizzazione sia delle strutture che dell’operatività dei servizi dedicati alle persone che presentano un disagio o malattia psichica. Diverse azioni sono state compiute, è stata rivista, in coerenza alla normativa vigente, la rete delle strutture accreditate per l’erogazione di Progetti Riabilitativi Residenziali, si sono implementati i Punti di Accesso Facilitato (PAF) per gli utenti di Cesenatico, Gambettola, Savignano, Mercato Saraceno, San Piero in Bagno e Cesena. Sono state istituite microequipe medico-infermieristiche specifiche per ogni PAF, a Gambettola la sede è condivisa, in un originale e innovativo progetto nell’ottica dell’integrazione fra servizi territoriali, con i MMG dei Nuclei di Cura Primari, si sono avviati i Centri per l’attività Terapeutica Semiresidenziale &#8211; Centri Diurni – in Savignano e Cesena e diversi sono i progetti di inclusione sociale per il miglioramento della qualità della vita degli utenti.</p>
<p>Ecco, il nuovo CSM, frutto dell’impegno di tutti gli operatori del CSM diretto dal Dott R Bosio, si presenta con abiti colorati, con spazi dignitosi, adeguati e belli che rispettano la considerazione che abbiamo per il diritto e la unicità delle persone anche quando soffrono di malattie spesso allontanate dagli sguardi della gente. Il nuovo CSM vuole e potrà, invece, avvicinare e in coerenza, fra le altre, l’AUSL ha deciso di attribuire specificatamente una stanza a disposizione delle Associazioni famigliari e utenti.</p>
<p>Nei prossimi mesi sarà possibile attivare anche una ospitalità notturna nelle stanze ad arredo famigliare che sono già pronte. Una ospitalità che tenderà a superare il ricorso a ricoveri lontani, che sarà un momento di risposta alle necessità cliniche ma anche sociali, riabilitative e relazionali. Un modo e un approccio tendente a rendere meno rigido il sistema curante, ad impostare accoglienza attraverso una de medicalizzazione attuabile solo attraverso una alta professionalità e attenzione ai reali bisogni espressi dagli utenti. Se la sofferenza si sviluppa nelle case e nel territorio un servizio non può che rispondere nelle case e nel territorio, confinando i luoghi speciali della cura a momenti eccezionali o modificando i luoghi della cura in ambienti con caratterizzazione normale per raggiungere una vita normalmente soddisfacente.</p>
<p>Questo è l’impegno assunto e con l’inaugurazione del CSM si può affermare di aver raggiunto l’obiettivo per partire con sempre migliori e aggiornate “buone pratiche” in quel percorso senza fine teso al raggiungimento di una qualità sempre in evoluzione. Il mondo cambia e noi con lui.</p>
<p>Programma</p>
<p>0re 11 – 14 Festa con intrattenimento</p>
<p>Partecipano</p>
<ul>
<li>Lucia Vasini Attrice</li>
<li>Marcello Pieri Cantautore</li>
<li>Compagnia teatrale del CSM “La chitarra Azzurra”</li>
<li>Fisarmoniche Gipsy</li>
<li>Utenti e Famigliari</li>
</ul>
<p>Offerta di torte prodotte dai gruppi di utenti Progetto Cucina dei Centri Diurni di Cesena e Savignano</p>
<p>Rinfresco offerto dalla Ausl Cesena</p>
<p>Ore 12 taglio del Nastro presenti</p>
<ul>
<li>Sindaco di Cesena Paolo Lucchi</li>
<li>Direttore Generale AUSL Cesena Dott. ssaMaria Basenghi</li>
<li>Vescovo Cesena</li>
<li>Direttore DSM DP Dott Sanza</li>
<li>Direttore CSM Dott Bosio Roberto</li>
<li>Il Direttore Centro Salute Mentale</li>
</ul>
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		</item>
		<item>
		<title>Nichi Vendola e il racconto di Marco Cavallo</title>
		<link>http://www.news-forumsalutementale.it/nichi-vendola-e-il-racconto-di-marco-cavallo/</link>
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		<pubDate>Fri, 13 May 2011 19:01:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Buone e cattive pratiche]]></category>

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		<description><![CDATA[Venerdì 6 maggio è stata per me una grande emozione ascoltare Nichi Vendola e il suo racconto di Marco Cavallo. La bellezza del racconto ha riportato l’ostinata battaglia per l’abbattimento delle mura e la restituzione della parola alle persone alle questioni di oggi. Oggi dobbiamo liberarci di mura ben più alte e spesse di quelle.
Peppe ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/nichi-vendola-e-il-racconto-di-marco-cavallo/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Venerdì 6 maggio è stata per me una grande emozione ascoltare Nichi Vendola e il suo racconto di Marco Cavallo. La bellezza del racconto ha riportato l’ostinata battaglia per l’abbattimento delle mura e la restituzione della parola alle persone alle questioni di oggi. Oggi dobbiamo liberarci di mura ben più alte e spesse di quelle.</p>
<p>Peppe Dell&#8217;Acqua</p>
<p><iframe width="500" height="390" src="http://www.youtube.com/embed/hgegpipRFrE" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
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		<title>Lettera aperta ai Candidati Sindaci del Comune di Napoli</title>
		<link>http://www.news-forumsalutementale.it/lettera-aperta-ai-candidati-sindaci-del-comune-di-napoli/</link>
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		<pubDate>Thu, 12 May 2011 06:08:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Buone e cattive pratiche]]></category>

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		<description><![CDATA[Gentili Candidati,
siamo un gruppo di familiari, operatori e pazienti dell’Unità Operativa di Salute Mentale di Monte di Dio, che serve i quartieri di San Ferdinando Chiaia Posillipo e l’Isola di Capri.
Il 24 maggio, nonostante tutti i nostri sforzi in senso contrario, saremo definitivamente sfrattati dalla nostra sede storica, dove operiamo da circa 25 anni. L’ASL ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/lettera-aperta-ai-candidati-sindaci-del-comune-di-napoli/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gentili Candidati,</p>
<p>siamo un gruppo di familiari, operatori e pazienti dell’Unità Operativa di Salute Mentale di Monte di Dio, che serve i quartieri di San Ferdinando Chiaia Posillipo e l’Isola di Capri.</p>
<p>Il 24 maggio, nonostante tutti i nostri sforzi in senso contrario, saremo definitivamente sfrattati dalla nostra sede storica, dove operiamo da circa 25 anni. L’ASL NA 1 Centro non riesce a trovare una sede dignitosa per la nostra Unità Operativa, aperta 24 ore su 24, con il rischio concreto che sia gli operatori, sia il patrimonio di esperienza e di conoscenze cliniche e scientifiche della nostra struttura vengano disperse. Già ora l’Unità ha subito uno sfratto parziale il 14 dicembre 2011, che ha dimezzato lo spazio fisico e sua disposizione, ma non la sua capacità operativa, che sebbene colpita gravemente, riesce tuttavia ancora a mantenersi ad un livello dignitoso. Oltre ai nostri compiti istituzionali che condividiamo con tutte le altre unità operative, la sede di Monte di Dio ospita anche l’Osservatorio Antimobbing, struttura d’eccellenza istituita da molti anni dalla Regione Campania, che a costo ZERO ha monitorato e curato oramai migliaia di pazienti in tutta la regione, collaborato con l’ISPESL e ora L’INAIL, rappresentando un punto di riferimento per pazienti, istituzioni e magistratura del lavoro, nonché prodotto importanti lavori scientifici a livello internazionale, come si evince facilmente da i riferimenti istituzionali sul Web.</p>
<p>Un altro sfratto imminente incombe, senza che nel frattempo sia stata trovata una soluzione logistica alternativa. Il rischio è quello di una chiusura totale del servizio, con lo smistamento di psichiatri, psicologi, infermieri e assistenti sociali presso altre strutture: cioè la dispersione di un ricco patrimonio di conoscenze e di esperienza.</p>
<p>La storia è presto detta: circa 2500 pazienti rischiano di non trovare una nuova sede di assistenza.</p>
<p>Gia nel 2008 ci fu un appello pubblico, pubblicizzato dal sito dell’Associazione italiana psichiatri, è rafforzato anche dall’assise di Palazzo Marigliano, firmato da scrittori come Erri De Luca, magistrati come Magda Cristiano e Giulio Castaldi, ricercatori come Enrico De Notaris, intellettuali come Gerardo Marotta e Sergio Piro e il presidente della Fondazione Premio Napoli Silvio Perrella. Delle sorti del dipartimento di salute mentale si discute dal 2001. In occasione della giornata mondiale del malato psichico il Governatore della Campania Antonio Bassolino annunciò che avrebbero affidato alla Unità di Monte di Dio una palazzina da ristrutturare in via Fornelli. La struttura in questione, in una traversa di delle Rampe Brancaccio,, è una ex scuola pubblica a tre piani, che avrebbe dovuto essere data in comodato d’uso all’ASL Napoli 1, per diventare una casa famiglia per malati psichici. I lavori per la ristrutturazione dell’edificio non sono mai stati avviati. Contro la decisione dei vertici dell’azienda ospedaliera napoletana si è creato anche un comitato di protesta dei cittadini del quartiere che ha ostacolato il progetto per il trasferimento dell’unità operativa di salute mentale.</p>
<p>Nel 2004 l’assessore Montemarano attraverso gli organi di stampa promise che si sarebbe sbloccata la situazione. Ad interessarsi della vicenda anche i sindacati confederali che hanno chiesto ripetutamente di acquisire la documentazione sulla destinazione della palazzina di via Fornelli. L’8 marzo si è presentato di nuovo l’ufficiale giudiziario. Rinvio definitivo al 24 maggio. Restano poche settimane per evitare la disintegrazione di un centro che svolge una importante funzione sul territorio, nonché una intensa attività scientifica, con un team di psichiatri noti, per le loro pubblicazioni, anche a livello internazionale.Una storia che si trascina da cinque anni, quando scaddero i contratti d’affitto dei due locali.</p>
<p>L’Asl Napoli 1 ottenne una serie di proroghe impegnandosi a trovare una soluzione, ma poi ha pagato neanche più l’affitto. E intanto si è arrivati agli sfratti esecutivi. Una situazione mortificante per gli utenti e gli operatori del centro, ormai da cinque anni nell’incertezza e sotto stress. Con mobili, suppellettili, archivi e schedari contenenti le storie personali di ciascun assistito accatastati sul pianerottolo e su un terrazzino. E la crisi del dipartimento di salute mentale napoletano, al cui vertice solo da poche settimane c’è il dottor Vito Villani (nel ruolo ricoperto per anni dal dottor Fausto Rossano), rischia di toccare anche altre realtà.</p>
<p>Più recenti ipotesi di trasferimento del centro di Monte di Dio riguardavano le sedi Asl del Molosiglio e del Loreto Crispi ma i sofferenti psichici sono considerati poco gestibili: nessuno li vuole. Il disagio mentale è un problema che tocca l’intera famiglia del paziente. Quando la salute mentale sul territorio non funziona, migliaia di piccoli e invisibili manicomi si trasferiscono nelle case di chi soffre. La chiusura dell’Uosm sarebbe insensata anche sotto il profilo economico. Il venir meno del servizio di prevenzione e contrasto delle patologie mentali si tradurrebbe in un aumento delle spese di ricovero in regime ospedaliero. Allo stato attuale è quindi del tutto impossibile assicurare i livelli assistenziali minimi (LEA) , fondamento indispensabile del federalismo sanitario</p>
<p>Chiediamo pertanto al futuro Sindaco di Napoli, che sarà istituzionalmente la prima Autorità Sanitaria del Comune, quali impegni intende assumere verso gli utenti psichiatrici, i familiari e gli operatori sanitari di Napoli in generale e dei quartieri di San Ferdinando Chiaia Posillipo in particolare che vedono progressivamente smantellato il loro diritto alla salute, alla serenità e al lavoro proficuo.</p>
<p>Firmato:</p>
<p>Il Comitato di Difesa della Salute Mentale di San Ferdinando Chiaia Posillipo</p>
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