In evidenza
Gli anni dimenticati in cui si è «fatta la 180» 26 novembre 2021
Recensione di Luca Negrogno al libro di Tommaso Losavio Novembre 2021 Come afferma Maria Grazia Giannichedda nella densa postfazione al libro di Tommaso Losavio, sarebbe oggi necessario ritornare a studiare il periodo compreso tra la promulgazione della legge 180 e la chiusura degli ultimi manicomi, nel 2000. Un simile studio dovrebbe riprendere in mano questioni di ordine teorico e pratico della massima importanza, come suggerisce Giannichedda. In primo luogo, contrastare la visione lineare e semplicistica sottesa all’espressione “applicare la riforma”. Tale espressione, usata lungamente all’interno dello slogan «la legge 180 è giusta ma è applicata male», che fungeva da strumento di resistenza contro i tentativi di controriforma e come strumento di dialogo con le prime associazioni di familiari (come URASAM o DiaPsiGra) attestatesi su posizione reazionarie negli anni ‘80 e negli anni ‘90, può oggi essere rimessa in discussione perché rischia di dare l’immagine di un processo asettico, «l’esito di azioni lineari, puntuali, di amministrazione più o meno ordinaria, per far sì che i cittadini obbedissero alle nuove norme, sanzionando eventualmente i trasgressori». Piuttosto, secondo Maria Grazia Giannichedda, si è trattato di «creare ex novo un corpo istituzionale da mettere al posto di quello precedente e di far funzionare questo corpo in modo diverso anzi opposto a quello precedente: la cura non la custodia, l’integrazione non l’esclusione (...), ciò che si richiede è ben altro che revisioni dell’esistente, riorganizzazioni, aggiustamenti: è necessario allocare in modo diverso i poteri e le risorse, riconfigurare le priorità, bilanciare altrimenti gli interessi tra attori per fare spazio a quelli che erano rimasti fino a quel momento esclusi».
Luigi Benevelli. Per riprendere i caffè della piazza del Forum 24 novembre 2021
Con questa lettera di Luigi Benevelli, cominciamo a pensare che i caffè della piazza del Forum ricominceranno a essere frequentati da noi. Come sempre le analisi di Luigi sono illuminanti. Caro Peppe, partecipo del tuo dolore e della tua angoscia per la condizione dei Servizi di salute mentale di Trieste, una condizione che nasce dalle scelte politiche della Regione Friuli Venezia Giulia. Purtroppo, in modi più o meno espliciti e clamorosi, lo stesso sta accadendo da tempo, talvolta da sempre, in altre Regioni dell’Italia, senza suscitare l’ interesse pubblico. Secondo me, i problemi, le difficoltà che abbiamo  nascono dal fatto che tutte le scelte di politica sanitaria, e di salute mentale quindi, sono pienamente legittimate da decisioni delle Giunte regionali  condivise dalle maggioranze politiche che le sostengono. Le Regioni, infatti,  sono titolari delle politiche sanitarie.
Dopo Trieste, ancora Trieste 17 novembre 2021
di Giovanni Rossi. Quando due anni fa, dicembre 2019, con Alessandra Oretti, che dirige il SPDC della Azienda Sanitaria Universitaria Giuliano Isontina, abbiamo cominciato a ...
“Non potrete fare più danni di quelli che sono stati già fatti” 5 novembre 2021
5 novembre 1971 - 5 novembre 2021 Sono passati cinquant'anni. È un'urgenza che prende corpo sin dall’esperienza goriziana, che non si è conclusa come avrebbe voluto. Nella sua visionarietà, sta pensando che quella storia deve ricominciare quanto prima. Trieste, con Zanetti, è ...
”Verso servizi no restraint. A sessant’anni da Mi no firmo” 4 novembre 2021
di Club SPDC No Restraint, 4 novembre 2021 Nel sessantesimo anniversario dell'atto con cui Franco Basaglia pose il problema delle persone legate nel manicomio di Gorizia, il Dipartimento di Salute Mentale di Trieste e Gorizia, nel corso  della mattina del 15 novembre, vuole dar conto del panorama nazionale ed internazionale, insieme a rappresentanti dell’OMS, delle Regioni, dei Tavoli tecnici ministeriali, degli Ordini professionali, dei Direttori dei Dipartimenti di salute mentale, delle Associazioni di utenti e familiari oltre ai portavoce della Campagna E tu slegalo subito e del Coordinamento nazionale salute mentale. È atteso, salvo imprevisti, un intervento del Ministro della Salute Roberto Speranza.
Trieste e l’eredità di Basaglia 17 luglio 2021
di Federico Leoni da Doppio Zero, 13 luglio Il lungo addio Trieste è sottosopra. La notizia è che il nuovo direttore della psichiatria triestina è figura destinata a segnare una netta discontinuità rispetto alla storia del luogo. Storia prestigiosa, legata alla presenza di Franco Basaglia, alle battaglie che lo avevano visto protagonista negli anni sessanta e settanta. Legata alla chiusura dei manicomi da lui fortemente propugnata e realizzata, e alla creazione di un modello di gestione della salute mentale modernissimo. A quarant'anni di distanza, viene giudicato da vari osservatori internazionali tra i migliori al mondo. Storia prestigiosa ma a quanto pare in via di dismissione. È l’ultimo atto di un lungo addio. Il recente concorso per il rinnovo della direzione di uno dei servizi chiave della psichiatria triestina, a cui erano iscritti una decina di candidati, ha visto perdente, tra gli altri, uno psichiatra triestino cresciuto all'interno di quel modello e impegnato da trent’anni nella sua difesa e nel suo rinnovamento, Mario Colucci, una figura di clinico e di ricercatore di levatura indiscussa. E ha visto vincitore uno psichiatra, Pierfranco Trincas, legato a tutt'altro modello, quello oggi prevalente in ogni città italiana, europea, occidentale. Modello non basagliano ma farmacologico, probabilmente contenitivo, certamente riduzionistico. In altri termini: psicofarmaci a gogò; pazienti legati ai letti; riduzione di quella cosa complessa e sfuggente che chiamiamo follia, intreccio inestricabile di vicende singole e collettive, enigma pieno di senso anche se difficilmente districabile, a un puro e semplice guasto biochimico.
Risultati al termine della seconda Conferenza nazionale per una salute di comunità. 15 luglio 2021
di Nerina Dirindin tratto da "Per una salute mentale di comunità: possibili esiti della Conferenza (governativa) 2021 " Il primo risultato è racchiuso nell’impegno di ben tre ministri (della Salute, delle Politiche Sociali e della Giustizia) a lavorare attivamente e in modo collaborativo sulla salute mentale. Un impegno inedito, al quale dovranno far seguito provvedimenti concreti che si intravvedono già in alcuni specifici ambiti (dal documento per il superamento della contenzione nei luoghi di cura della salute mentale – in attesa di essere discusso e approvato in Conferenza Stato Regioni – alle iniziative in corso con il Ministero della Giustizia per la presa in carico delle persone con disturbi mentali autori di reato) ma che dovrà essere mantenuto nel tempo, favorendo una diffusa crescita culturale dell’intera società sulla salute mentale di comunità e assegnando ai servizi risorse adeguate alle vecchie e nuove esigenze della popolazione. Un secondo risultato è l’ampia condivisione sulla “salute mentale di comunità”, in coerenza con lo spirito innovatore che dopo la pandemia si sta proponendo a tutti i livelli della sanità pubblica e in armonia con quanto previsto dal Piano Nazionale per la Ripresa e Resilienza. La parola chiave, non nuova ma rinnovata nelle sue potenzialità, è comunità. Perché il disagio mentale nasce nei luoghi di vita e di lavoro delle persone, si cura nelle comunità in cui vivono le persone e grazie all’apporto delle comunità stesse. Questo il senso dello sviluppo che dovrà essere garantito ai servizi per l’assistenza territoriale, avendo ben chiaro il contesto sociale in cui si producono i disturbi mentali ed evitando la logica centrata solo sui posti letto (ospedalieri o residenziali) o sui farmaci.
Con Giuliano Scabia, Marco Cavallo incontra il Signor Mezzogiorno con Alfonso Gatto. 10 luglio 2021
PER LA RINASCITA. di Davide Speranza Un cavallo, di quelli che compaiono nelle storie epiche di Omero, solo che questo è azzurro e non vuole conquistare i troiani, ma cantare la libertà di essere uniti, non è pieno di guerrieri assetati di sangue ma di desideri e speranze. La spiaggia di Santa Teresa farà da culla, il mare da testimone, il pubblico cittadino da protagonista. È “La Rinascita, il Signor Mezzogiorno incontra Marco Cavallo”, lo spettacolo-performance organizzato per la Festa dei teatri di Salerno-Culture per la socialità, ospitato come evento speciale al Campania Teatro Festival diretto da Ruggero Cappuccio (questa domenica ore 17.30). La poesia di Alfonso Gatto si unisce idealmente alla scultura in cartapesta chiamata “Marco Cavallo” realizzata nel 1973 dagli ospiti dell’istituto manicomiale di Trieste allora diretto da Franco Basaglia. Il teatro, la forza dell’immaginazione spronano all’uguaglianza, alla parità umana, mondi altri.
Per la fine dell’eterno intrattenimento 1 luglio 2021
di Antonio Luchetti, psichiatra, Bolzano Il 28 ...
Eugenio Borgna su “Quale psichiatria?” e perchè è importante salvare la legge Basaglia 25 giugno 2021
Salute mentale, perché è importante salvare la legge Basaglia L'ultimo libro di Franco Rotelli ripercorre la rivoluzione che ha segnato la storia della psichiatria in Italia. Una riforma che va tutelata Come ormai di frequente mi accade, la Collana 180 - Archivio critico della Salute mentale di Edizioni Alphabeta Verlag (Merano) mi informa sulle uscite. Di recente ha pubblicato 'Quale psichiatria? Taccuino e lezioni', una raccolta di saggi di Franco Rotelli che coprono un arco di quasi quarant'anni. Un libro questo che ho letto senza conoscerne prima i saggi che lo compongono e che sono, sia quelli più lontani nel tempo, sia quelli più vicini, testi di una straordinaria attualità. Ripropongono negli accostamenti più complessi e rivoluzionari, uno splendido affresco di quella che è stata la psichiatria di Franco Basaglia, e che Franco Rotelli ha aggiornato senza fine con le testimonianze teoriche e con le realizzazioni pratiche di una psichiatria che ha continuato a vivere dei grandi ideali. I lavori raccolti in questo libro, denotano la capacità di scrittura di Franco Rotelli, le sue doti  teoriche e pratiche  che gli consentono di confrontarsi con temi che sono stati quelli di Basaglia, ma che egli ha continuato, rinnovandone le sorgenti culturali e calandole in un linguaggio e in contesti emozionali diversi da quelli di Basaglia, continuamente citato nel corso dei suoi lavori. La cultura di Rotelli si allarga, direi, ad autori, che non facevano parte spontanea e immediata del pensiero di Franco Basaglia. I testi raccolti ripropongono i grandi temi della psichiatria che ha cambiato il mondo, e che da Gorizia e da Trieste si è diffusa come testimonianza di una genialità, quella di Franco Basaglia, imprevedibile in un mondo, come quello della psichiatria italiana, che è sempre stato sbranato dalle concezioni biologiche più gelide.
Page 1 of 1012345»...Last »