<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>forumsalutementale.it &#187; Domande a</title>
	<atom:link href="http://www.news-forumsalutementale.it/category/cinque-domande-a/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.news-forumsalutementale.it</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Wed, 08 Feb 2012 21:26:21 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.8.4</generator>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
			<item>
		<title>50 anni dopo, ancora la psichiatria</title>
		<link>http://www.news-forumsalutementale.it/50-anni-dopo-ancora-la-psichiatria/</link>
		<comments>http://www.news-forumsalutementale.it/50-anni-dopo-ancora-la-psichiatria/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 12 Jan 2012 13:39:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Domande a]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.news-forumsalutementale.it/?p=8118</guid>
		<description><![CDATA[di Peppe dell’Acqua
L’ingresso di Franco Basaglia a Gorizia 50 anni fa segnò l&#8217;inizio della nostra storia, la storia del cambiamento, la storia della legge che restituisce possibilità. Oggi dalla Puglia alla Lombardia, dall’Umbria alla Campania, dal Veneto all’Abbruzzo accorpamenti di servizi, contenzioni, porte chiuse, istituti, cooperative sociali ridotte alla miseria o peggio a braccio armato delle ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/50-anni-dopo-ancora-la-psichiatria/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Peppe dell’Acqua</p>
<p>L’ingresso di Franco Basaglia a Gorizia 50 anni fa segnò l&#8217;inizio della nostra storia, la storia del cambiamento, la storia della legge che restituisce possibilità. Oggi dalla Puglia alla Lombardia, dall’Umbria alla Campania, dal Veneto all’Abbruzzo accorpamenti di servizi, contenzioni, porte chiuse, istituti, cooperative sociali ridotte alla miseria o peggio a braccio armato delle peggiori psichiatrie, abbandoni, accademie distanti e distratte. Segnali inquietanti, smemoratezze, violenze quotidiane sembrano rinsecchire quelle radici. Ormai così profonde.</p>
<p>Qualcuno dice che non occorre più difendere quella legge. Le <em>psichiatrie sorde e cieche e le amministrazioni stupide</em> hanno già distrutto tutto. Non credo sia così. E tuttavia dobbiamo cominciare a riunirci, a parlare ad alta voce, a dire le cose che ci accadono sotto gli occhi. Quelle cose quotidiane che ci fanno perdere il senso del cambiamento e lo spessore ancora ricco di futuro di quella legge.</p>
<p>Quella legge che cominciò il suo lungo e travagliato cammino proprio cinquant’anni fa, il 16 novembre del 1961 quando Franco Basaglia, un giovane psichiatra veneziano, appena nominato direttore, entra nell’Ospedale Psichiatrico Provinciale di Gorizia. Come molti sanno a novembre scorso si è tenuto a Gorizia il convegno “Cominciò nel &#8216;61. Quando Basaglia arrivò a Gorizia“. Molti e ricchi i contributi. Il forum cercherà di pubblicarne alcuni. Quelli che riusciremo a recuperare. Cominciamo con<span style="color: #800080;"> <strong><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/conoscere-e-sperimentare-per-evolvere/">l’intervento <em>quasi</em> introduttivo di Mario Colucci.</a></strong></span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.news-forumsalutementale.it/50-anni-dopo-ancora-la-psichiatria/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Bene il voto del Senato sugli OPG ma continua la mobilitazione di stopOPG</title>
		<link>http://www.news-forumsalutementale.it/bene-il-voto-del-senato-sugli-opg-ma-continua-la-mobilitazione-di-stopopg/</link>
		<comments>http://www.news-forumsalutementale.it/bene-il-voto-del-senato-sugli-opg-ma-continua-la-mobilitazione-di-stopopg/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 10 Jan 2012 15:09:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Domande a]]></category>
		<category><![CDATA[opg/carcere]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.news-forumsalutementale.it/?p=8042</guid>
		<description><![CDATA[L’emendamento approvato dalla Commissione Giustizia del Senato, che fissa a marzo 2013 il termine per la chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari &#8211; presentato da Ignazio Marino, Maritati e Casson sul Decreto Carceri &#8211; è una nuova tappa del faticoso percorso per abolire definitivamente gli OPG, ma il traguardo è ancora lontano.
L’attenzione e l’impegno, dai lavori ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/bene-il-voto-del-senato-sugli-opg-ma-continua-la-mobilitazione-di-stopopg/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/public/un-volto-un-nome2.JPG"><img class="alignleft size-medium wp-image-8043" title="un volto un nome" src="http://www.news-forumsalutementale.it/public/un-volto-un-nome2-289x300.jpg" alt="un volto un nome" width="289" height="300" /></a>L’emendamento approvato dalla Commissione Giustizia del Senato, che fissa a marzo 2013 il termine per la chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari &#8211; presentato da Ignazio Marino, Maritati e Casson sul Decreto Carceri &#8211; è una nuova tappa del faticoso percorso per abolire definitivamente gli OPG, ma il traguardo è ancora lontano.</p>
<p>L’attenzione e l’impegno, dai lavori della commissione Marino al voto del Senato di oggi, che continua per risolvere la drammatica situazione di 1.500 nostri concittadini “dimenticati e a volte condannati ad un ergastolo bianco” lascia aperta la speranza. Anche se in realtà le norme che stabiliscono il superamento degli OPG esistono già ma non sono ancora state applicate; ora questa nuova legge fissa un nuovo termine perché ciò finalmente accada.</p>
<p>In particolare, vengono previsti impegni per ogni regione, per la creazione di nuove strutture residenziali psichiatriche in cui trasferire gli internati. E’ indispensabile precisare di cosa si tratta, per evitare di aprire, al posto degli attuali OPG, dei nuovi Ospedali Psichiatrici. Abbiamo preoccupazione che le strutture residenziali previste, od agglomerati di queste nello stesso sito, possano riprodurre situazioni simili ai vecchi ospedali psichiatrici. Mentre i manicomi sono stati aboliti proprio in quanto destinati a riprodurre &#8211; per la loro natura &#8211; disagio, sofferenza e devianza. Sono stati aboliti perché sono una risposta sbagliata in termini di cura. E’ certamente fondamentale garantire subito dei luoghi decorosi, per rispettare la dignità delle persone oggi internate in luoghi indegni. Ma bisogna, ed è possibile, farlo senza riaprire manicomi (piccoli o grandi che siano).</p>
<p>Il vero obiettivo, per ogni internato, è avere un percorso personalizzato di assistenza esterno, finalizzato al reinserimento e al sostegno in ambiti, non solo residenziali, alternativi all’OPG, e certamente non in strutture analoghe allo stesso per logica ed organizzazione.</p>
<p>Per questo stopOPG continua la mobilitazione, verso il Governo e verso Regioni, ASL e Comuni: responsabili di organizzare la presa in carico delle persone internate, per curarle e assisterle nel territorio di residenza, come prevedono le norme e indicano le ripetute sentenze della Corte Costituzionale. Sapendo che serve investire nei servizi socio sanitari nel territorio, a partire dai Dipartimenti di Salute Mentale.</p>
<p>Infine, è importante non dimenticare l’impegno già assunto dal Senato per avviare anche un percorso di modifiche legislative, per superare l’istituto giuridico dell’OPG.</p>
<p>Continua perciò la mobilitazione di stopOPG.</p>
<p>p. stopOPG Stefano Cecconi, Giovanna Del Giudice, Fabrizio Rossetti</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.news-forumsalutementale.it/bene-il-voto-del-senato-sugli-opg-ma-continua-la-mobilitazione-di-stopopg/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Una fabbrica di informazione dietro le sbarre</title>
		<link>http://www.news-forumsalutementale.it/una-fabbrica-di-informazione-dietro-le-sbarre/</link>
		<comments>http://www.news-forumsalutementale.it/una-fabbrica-di-informazione-dietro-le-sbarre/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 12 Nov 2011 15:55:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Domande a]]></category>
		<category><![CDATA[opg/carcere]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.news-forumsalutementale.it/?p=7766</guid>
		<description><![CDATA[Intervista a Francesco Morelli, fondatore e redattore di Ristretti Orizzonti
di Korallina
dal 2000 a oggi 1902 detenuti morti in carcere e 102 operatori penitenziari suicidi
Novembre 2009, tarda sera. Ting. L’avviso mail in entrata interrompe per l’ennesima volta il lavoro. Il corriere virtuale di Google Alert ha appena scaricato nell’Apple l’ultimo pacchetto di link. Un click, e si ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/una-fabbrica-di-informazione-dietro-le-sbarre/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/public/redazione_3.JPG"><img class="alignleft size-large wp-image-7769" title="redazione_3" src="http://www.news-forumsalutementale.it/public/redazione_3-500x270.jpg" alt="redazione_3" width="500" height="270" /></a>Intervista a Francesco Morelli, fondatore e redattore di Ristretti Orizzonti</p>
<p>di Korallina</p>
<p>dal 2000 a oggi 1902 detenuti morti in carcere e 102 operatori penitenziari suicidi</p>
<p>Novembre 2009, tarda sera. Ting. L’avviso mail in entrata interrompe per l’ennesima volta il lavoro.<span id="more-7766"></span> Il corriere virtuale di Google Alert ha appena scaricato nell’Apple l’ultimo pacchetto di link. Un click, e si materializza tutta la rassegna stampa che gravita intorno a un certo argomento. Parola chiave: morti in carcere. Neppure il tempo di scorrere i titoli, ting, eccone un altro. Ting. Ting. Ting. Ormai se ne perde il conto.</p>
<p>È iniziata il 31 ottobre. Le fotografie del corpo sfigurato di Stefano Cucchi, 30 anni, tengono in ostaggio titoli e prime pagine, facendo il giro di mezzo mondo. “Assassinato in cella. Si indaga per omicidio”, strilla un quotidiano. L’indomani, muore impiccata nella sua cella di isolamento la brigatista Diana Blefari. “Soffriva da tempo di un severo disagio psichico”, notifica un sommario. La Procura apre un fascicolo. Il tempo di una notte, spunta un audio shock. Un’intercettazione telefonica accusa alcuni agenti del pestaggio di un detenuto. Altra inchiesta della Procura. Parte il fuoco dell’artiglieria mediatica. Per 30 giorni e 30 notti spara sulle patrie galere. Poi, il silenzio. Di tanto in tanto, un richiamo qua e là. E il martellante ting di Google Alert. Con ogni ting una vita se ne va.</p>
<p>Gennaio 2010. Il Consiglio dei Ministri dichiara «l’emergenza carcere». Troppi detenuti, troppi morti, troppi suicidi.</p>
<p>Luglio 2011. I dirigenti degli Istituti di pena di tutta Italia sfilano sotto le finestre del Ministero della Pubblica amministrazione a Roma. Distribuiscono copie dell’Ordinamento Penitenziario listate a lutto. «Sono 136 articoli, e non uno viene di fatto rispettato», dice Enrico Sbriglia, segretario del SIDIPE, il Sindacato dei direttori penitenziari, nonché direttore della Casa Circondariale di Trieste. Ma i Media non sembrano granché interessati alla prima rivolta dei direttori penitenziari nella storia della Repubblica. Riflettori e microfoni sono puntati altrove.</p>
<p>Ferragosto 2011. Esponenti della politica e delle istituzioni, operatori penitenziari e detenuti, professionisti e società civile incrociano le forchette in uno sciopero della fame di 24 ore. Dalle Alpi alla Sicilia, a destra e sinistra, denunciano, con gli ultimi disperati mezzi, una «situazione che ha superato i limiti della sostenibilità». Così la definisce Franco Ionta, a capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP) che opera sotto il Ministero della Giustizia.</p>
<p>Che la misura sia colma lo attesta il regolamento, il quale indica una capienza non superiore ai 44 mila detenuti. Sono invece in 69 mila, vale a dire che il tasso di sovraffollamento nei 205 penitenziari italiani è del 156%. L’età media di chi vive stipato tra quelle mura è tra i 25 e i 34 anni.</p>
<p>Un altro attimo fuggente di risonanza mediatica. Sulle colonne dei giornali si aggiornano le statistiche dei «troppi detenuti, dei troppi morti e dei troppi suicidi». Si constata che in Europa, dove il tasso medio di sovraffollamento delle carceri è pari al 107%, l’Italia sfiora l’infausto primato. Seconda solo alla Bulgaria. Si ripassano i pro e i contro del piano carceri preso in consegna dal nuovo guardasigilli Nitto Palma, subentrato al ministro Alfano.</p>
<p>Settembre 2011. Il Ministro Palma rende comunicazioni sul sistema carcerario e sui problemi della giustizia durante la seduta straordinaria del Senato, chiesta, su impulso dei Radicali, da 141 senatori di quasi tutti gli schieramenti politici. L’attenzione dei media si rianima, focalizzandosi sull’intervento del presidente Napolitano. Le restanti 24 mila parole pronunciate dagli interlocutori convocati, che l’opzione “conteggio parole” di Word restituisce in una finestra sullo schermo dell’Apple, rimangono segregate nelle oltre 40 pagine del documento “Resoconto seduta senato.doc”. Diffuso in tempo reale sul web, accessibile senza neppure un “login” di rito, a patto che si sappia dove cercare. O meglio: che cosa.</p>
<p>Novembre 2011. Sono trascorsi due anni esatti da quando un ting si è portato via Stefano Cucchi. Da allora, le carceri del nostro paese ci hanno fatto recapitare decine su decine di macabri ting. Dall’inizio del Duemila al 31 ottobre scorso, ne abbiamo contati 1902. Una strage dietro le sbarre. Sul totale delle vittime, per 680 la causa di morte è stata il suicidio, per un tasso di vite rifiutate 20 volte superiore a quello della popolazione generale. L’ultimo, si chiamava Agatino Filia, aveva 56 anni ed è morto il 28 ottobre impiccato con una corda ricavata da un lenzuolo, nella tromba delle scale della sezione dove era detenuto, nel carcere di Livorno. Lavorava come addetto alle pulizie e soltanto 48 dopo sarebbe tornato in libertà.</p>
<p>E sempre dal Duemila a oggi, si sono dati la morte 102 operatori carcerari: 3 volte di più rispetto al resto dei cittadini liberi. Cento di queste persone portavano la divisa della Polizia Penitenziaria. L’ultimo, si chiamava Luigi Corrado, aveva 46 anni ed è morto il 31 ottobre impiccandosi nella sua casa di Battipaglia, dove stava trascorrendo qualche giorno di congedo ordinario. Era assistente capo di Polizia Penitenziaria nel carcere di Avellino dove lavorava nel reparto colloqui, ed è il settimo dei “baschi azzurri” che si sono tolti la vita dall’inizio dell’anno. Un corpo, quello del comandante Corrado, fortemente sotto organico, sottopagato e non contrattualizzato, si leggeva sui volantini della protesta in piazza di luglio. Seimila agenti mancano all’appello, stipendi fermi, da anni, alle fasce minime, e in assenza di norme che regolino i rapporti di lavoro si fa riferimento a quelle applicate alla Polizia di Stato.</p>
<p>Intanto, il vocabolario dei Media si è arricchito di una nuova figura retorica, un ossimoro. Scopriamo che un’emergenza può «cronicizzarsi», e che il collasso del sistema penitenziario è «ormai cronico».</p>
<p>UN MOSTRO MULTIMEDIALE PARTORITO IN UNA CELLA</p>
<p>Non è una buona ragione non cercare di vincere per il semplice fatto che si è battuti in partenza, sosteneva Atticus Finch, l’avvocato degli ultimi nel romanzo “Il buio oltre la siepe” valso all’autrice il Premio Pulitzer. O, per dirla con un altro grande scrittore quale fu Camus, esiste sempre un motivo per sperare senza speranza. Il motivo che vogliamo proporvi nasceva, non a caso, nella cella di un carcere del Nordest, 14 anni fa.</p>
<p>Risponde al nome di Ristretti Orizzonti, ma a misurare le lunghezze e le larghezze che ha percorso, le distanze che ha esplorato, i limiti che ha valicato, si direbbe un controsenso. Non se si parla il gergo di chi può guardare il cielo soltanto da una finestra, e se la finestra ha le sbarre e se dietro le sbarre non si fabbricano lime di fortuna per segarle, bensì mezzi e strumenti di comunicazione. Destinati a evolversi nel tempo, espandersi nello spazio, fino a guadagnare il timbro del Registro Stampa del Tribunale di Padova. E diventare una vera e propria testata giornalistica, che sotto la regia di Ristretti Orizzonti ha messo in piedi un’operazione multimediale di portata e dimensioni decisamente impressionanti.</p>
<p>Un bimestrale di 48 pagine con una tiratura di 2000 copie, scritto per la maggior parte da persone detenute. Un notiziario quotidiano on-line che fa pensare alla catena di montaggio di un’avanzata, frenetica fabbrica di informazioni. In un anno sforna circa 7 mila notizie, dando al contempo visibilità a quasi 600 eventi legati al pianeta carcere. Un tentacolare, oceanico sito web, qualcosa come 100 mila pagine dove anche il più navigato del milione e mezzo di internauti che lo visitano ogni anno, rischia di perdere la bussola. Un’agenzia di stampa, un telegiornale e un programma radio settimanali. Una collana di libri con 11 titoli nel catalogo, a oggi, di cui l’ultimo, “Cattivi e buoni ragazzi” uscito dalle stampe quest’anno, interroga i giovani su un tema di cocente attualità quale l’educazione alla legalità. Un Centro studi che promuove seminari e progetti con la comunità, utili ad avvicinare due mondi apparentemente inconciliabili. Come il convegno “Spezzare la catena del male”, che ha visto un coraggioso confronto tra autori e vittime di reati e rispettivi familiari, e un’Agnese Moro insegnarci che «il male si ferma quando si ricuce un tessuto di umanità che è stato ferito». E che per riuscirci, bisogna essere in due a volerlo.</p>
<p>Non finisce qui. Oltre a fungere da segreteria della Federazione Nazionale dell’Informazione dal e sul carcere, che tra i suoi promotori e sostenitori annovera Luigi Ferrarella, uno dei più quotati cronisti giudiziari italiani, la redazione di Ristretti coordina, con l’Ordine dei giornalisti di Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, il gruppo di lavoro impegnato a redigere la Carta di Milano. Più precisamente, la Carta del carcere e della pena, il primo codice deontologico per operatori dell’informazione «che trattano notizie concernenti cittadini privati della libertà o ex‐detenuti tornati in libertà».</p>
<p>A Ristretti, attivi anche nel Forum nazionale per il diritto alla salute delle persone private della libertà personale, si deve inoltre l’elaborazione e diffusione del dossier mensile “Morire di carcere” cui lo stesso Ministero della Giustizia non di rado attinge, grazie all’attendibilità, la puntualità e la pertinenza dei dati. I rapporti sono il prodotto di un monitoraggio incrociato svolto da molteplici soggetti, che vanno a comporre l’Osservatorio permanente sulle morti in carcere.</p>
<p>CONDANNATO A FARE IL REDATTORE A VITA</p>
<p>Dietro a tanto ben di informazione non c’è alcuna grande società finanziaria con capitali a tanti zeri. Tutto è nelle mani di sette redattori: quattro esterni che occupano un ufficio in città e tre in carcere, coadiuvati da una trentina di corrispondenti in cella e da un numero imprecisato di volontari. Uno degli esterni è Francesco Morelli, fondatore storico di Ristretti Orizzonti assieme a Ornella Favero che ne è altresì il direttore responsabile. Vulcanico per autodefinizione, il senso della possibilità fatto persona, Francesco Morelli solo da qualche tempo esce dalla sua casa di Padova, dove vive e lavora, 10 ore al giorno, 7 giorni la settimana, per mille euro al mese. Il compenso di un condannato al Co-co-pro a vita, ancorché con funzioni di caporedattore.</p>
<div id="attachment_7770" class="wp-caption alignright" style="width: 222px"><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/public/RO_copertina_zero.jpg"><img class="size-medium wp-image-7770" title="RO_copertina_zero" src="http://www.news-forumsalutementale.it/public/RO_copertina_zero-212x300.jpg" alt="la copertina del numero zero di Ristretti Orizzonti" width="212" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">la copertina del numero zero di Ristretti Orizzonti</p></div>
<p>Francesco, come si fa il redattore “ristretto”? Voi come avete iniziato?</p>
<p>«Era il 1997, all’epoca non erano molti i giornali fatti in carcere, une decina forse. E leggendo la stampa esterna, ci si rendeva conto di quanto poco si conoscesse questa realtà e con quanta approssimazione se ne riferisse. Ne parlammo con Rossella Favero, insegnante del Centro permanente per l’educazione agli adulti che teneva corsi di formazione nella Casa di Reclusione di Padova, e decidemmo di provarci noi. Nel frattempo, la sorella di Rossella, Ornella, che insegnava all’Istituto commerciale, ottenne il prepensionamento e aderì come volontaria a tempo pieno, diventando anche il nostro direttore. Zero risorse, entusiasmo a mille, tre computer sgangherati in una stanza e via, a battere i primi testi. Goffamente, nessuno lì aveva nozioni di sorta. Una redazione autodidatta di sette persone, che senza neppure capire come, si è trovata sotto gli occhi il numero zero. Tirato in 1500 copie, 42 pagine fitte fitte. Di testimonianze, altro non avevamo».</p>
<p>Come vi siete finanziati?</p>
<p>«Battendo cassa da parenti e amici. La senatrice Ersilia Salvato ci dette la bellezza di 500 mila lire, considerando che con 2 milioni eravamo a cavallo. E poi gli abbonamenti. Li vendevamo ancora prima di avere la prima copia del giornale. Dopo di che, vai con la campagna di autofinanziamento. Uno dei redattori era un ragazzo catalano che cucinava etnico e la sua paella fu provvidenziale. Quanta ne abbiamo smerciata»!</p>
<p>Dove?</p>
<p>«Fuori, ai banchetti. Ci andavano quelli con i permessi premio. Gli stessi che procacciavano notizie. Non si perdevano un seminario, convegno o festa che fosse, ogni posto dove succedeva qualcosa di interessante, di importante».</p>
<p>Chi non aveva i permessi, come faceva?</p>
<p>«Il buon vecchio sistema di busta e francobollo. Ma anziché lettere alla fidanzata, interviste epistolari. A magistrati, studiosi, politici, ricercatori, gente che fa progetti per il reinserimento. Oppure invitavamo gli interlocutori in redazione».</p>
<p>Ristretti Orizzonti oggi è molto più che un periodico. Il vostro nome di frequente viene associato a quello dell’Osservatorio Permanente sulle morti in carcere, cui aderite, e al dossier “Morire di carcere”, ampiamente riconosciuto come il più attendibile rapporto sulle morti in cella nel nostro paese. Oltretutto, una creatura di Francesco Morelli.</p>
<p>«Abbiamo avviato il dossier agli inizi del 2000, come d’altronde la maggior parte dei nostri progetti. Quando abbiamo visto che si poteva fare, ci siamo buttati sui bandi e così ne abbiamo vinti parecchi, uno in particolare della Regione Veneto che per dieci anni ci ha permesso di pagarci le attrezzature e investire nella formazione. Corsi di scrittura, giornalismo, computer, marketing. Non potevamo più fare i dilettanti. Riusciamo a fare il dossier perché abbiamo il sapere e la rete».</p>
<p>Chi c’è nella rete?</p>
<p>«Chi sta dentro, affiancato dai garanti dei diritti dei detenuti stipendiati dagli enti, ma anche professionisti, avvocati, volontari, cittadini. Un supporto fondamentale sono i parlamentari, ne abbiamo diversi che si fanno in quattro, come Rita Bernardini. Hanno libero accesso sia al carcere sia a tutte le informazioni che lo riguardano, salvo quelle secretate chiaramente. Il dossier non è che l’ultimo passaggio di un lavoro di squadra, che coinvolge i Radicali Italiani, le associazioni Antigone, A Buon Diritto, Il Detenuto Ignoto, Radiocarcere e altre».</p>
<p>La rilevazione dei suicidi, almeno per la popolazione generale, è sempre passibile di errori, cioè minore del reale a causa dell’incertezza e dell’incompletezza dei dati ufficiali. Spesso poi un suicidio non viene denunciato come tale per il timore dello stigma sociale, morale o religioso che ancora colpisce sia chi lo mette in atto, sia i suoi congiunti. Anche i dati del vostro Osservatorio sono spesso discordi con quelli diffusi dal DAP.</p>
<p>«In effetti, anche per i detenuti i criteri di rilevamento differiscono e questo è un grande problema. Per esempio, quando un detenuto tenta di togliersi la vita in cella e muore sull’ambulanza o in ospedale, noi lo consideriamo suicidio in carcere».</p>
<p>Vale lo stesso per l’affollamento delle carceri. I vostri numeri sono di regola un po’ più alti di quelli dei bollettini ministeriali. Perché?</p>
<p>«Ogni giorno nelle carceri si effettuano tre conte straordinarie dei detenuti, alle ore 8, alle 16 e alle 24. Ci sono poi altre 12 conte ordinarie, eseguite ogni 2 ore. La conta che fa testo, ossia quella che poi viene divulgata e ripresa dai Media, è la conta delle 16, quando mancano all’appello circa 850 detenuti semiliberi, altri 650 circa in articolo 21 (NdR: permesso lavoro), e tra i 500 e i 1000 in permesso. Per un totale di 2000-2500 detenuti non censiti, benché di fatto esistenti».</p>
<p>L’estate scorsa, il vostro Notiziario on-line ha lanciato un appello agli oltre 5000 lettori che quotidianamente e gratuitamente lo leggono, chiedendo un dono, sia pure di pochi euro, «per poter garantire un compenso minimamente dignitoso a chi manda avanti la redazione». È la prima volta che capita?</p>
<p>«Purtroppo sì. Non siamo un’azienda, ma la crisi si fa sentire. Il Ministero continua a finanziare la stampa del giornale, possiamo ancora contare su un piccolo supporto del Comune di Padova e del Centro Servizi Volontariato regionale che dispone di qualche fondo bancario. Abbiamo il sostegno della Fondazione Cariparo e di benefattori privati, ma il grosso guaio è che la Regione da due anni ormai ha smesso di finanziarci. Non ci sono “schei”».</p>
<p>Avete presentato un paio di progetti alla Cassa delle Ammende. (NdR: fondo pubblico che raccoglie le somme versate a seguito di sanzioni disciplinari o pecuniarie disposte dal giudice, proventi ricavati dai manufatti realizzati dai detenuti, importi relativi alla vendita dei corpi di reato non reclamati e altri). C’è qualche speranza?</p>
<p>«La vedo dura. A seguito della crisi, i fondi della Cassa destinati per legge a programmi di riabilitazione e reinserimento dei detenuti, sono stati dirottati, ancora dall’ex ministro Alfano, sull’edilizia penitenziaria. Ciò significa che gli 11 istituti e i 20 padiglioni nuovi che si intendono edificare, hanno sottratto ai detenuti e alle loro famiglie 146 milioni di euro di opportunità per rifarsi una vita decente».</p>
<p>DIECIMILA INNOCENTI IN ATTESA DI GIUDIZIO</p>
<p>Occorre davvero costruire nuove prigioni? È questa la soluzione?</p>
<p>«Certo che no».</p>
<p>Da dove farebbe iniziare il piano svuota carceri?</p>
<p>«Per esempio dai 28 mila detenuti in attesa di giudizio (al 31 agosto), di cui minimo 10 mila saranno prosciolti. Non è una stima. È un numero reale e costante, che si ripete nel corso degli anni. Diecimila innocenti tenuti in custodia cautelare per un tempo interminabile non sono pochi».</p>
<p>Processi più rapidi, in altre parole?</p>
<p>«Sì, ma anche la responsabilità civile al magistrato che sbaglia. E se i calcoli tornano, sbaglia una volta su due. Proviamo a immaginare un medico che una volta su due sbaglia la diagnosi, o un architetto che si vede crollare un palazzo su due. Se succede a un giudice, nessuno si scandalizza, e soprattutto nessuno fa il conto dei danni. Eppure, lo Stato spende 50 milioni di euro l’anno solo per risarcire chi è stato ingiustamente detenuto».</p>
<p>Quanto potrebbe contribuire la Legge sulla depenalizzazione, data in delega al Parlamento dal ministro Palma?</p>
<p>«Non ci conterei troppo. Intanto riguarda un problema che sta a monte. Ma sarebbe curioso sapere quanti sono disposti a chiudere un occhio per esempio su reati legati alla droga, o all’immigrazione, o alle truffe? Per non dire che ogni anno si inventano nuovi reati, l’omicidio stradale… e forse anche quello nautico».</p>
<p>E le misure alternative? Fino a che punto incidono?</p>
<p>«Per esserci, ci sono, ma si danno col contagocce. Oggi, a fronte di quasi 70 mila detenuti, ci sono soltanto 25 mila condannati ammessi a una misura alternativa. Prima dell’ultimo indulto, nel 2006, erano in 50 mila, praticamente quasi quanti i ristretti nelle carceri. Penso sia dovuto al clima culturale che respiriamo, oggi molta meno gente è disposta a vedere persone condannate uscire anzitempo. Che fare poi dei quasi 25 mila detenuti stranieri, per la maggior parte senza permesso di soggiorno e fissa dimora, qualora ci si sognasse di assegnarne qualcuno alla detenzione domiciliare»?</p>
<p>A proposito di un possibile nuovo indulto, Ionta ha detto che sì, «molti potrebbero uscire, ma se non ci sono gli strumenti di accompagnamento e di recupero effettivo, queste persone sono destinate a tornare in carcere». Lei stesso, in un’intervista dello scorso anno sosteneva che basterebbe far valere la vecchia Legge Gozzini, facendo in modo che il reinserimento sia davvero efficace. Lo trova ancora fattibile, data la recessione e l’aria che tira?</p>
<p>«Voglio ancora pensarla così, se non altro perché i recidivi sono sempre nell’ordine del 70%. Se pretendere che la gente non entri in carcere non è realistico, adoperarsi affinché una volta uscita non ci torni, beh, questo è tutto un altro discorso. Prima però bisogna crederci. È vero, i tagli allo sgravio fiscale imposti dalla manovra alle cooperative, che assorbono il 90% del reinserimento, saranno un colpo durissimo. Tuttavia e per quanto sia triste dirlo, i detenuti, come d’altronde gli immigrati, una carta da giocarsi forse ce l’hanno: quella dei lavori che nessuno vuole fare. A meno che il crack delle borse non spedisca tutti a rastrellare le aiuole dell’autostrada, sotto il sole a 40 gradi, o a scoperchiare le tombe nei cimiteri».</p>
<p>QUANDO NON SAI FARE NIENTE, TI MANDANO A FARE LA GIUDIZIARIA</p>
<p>Quale futuro per i redattori di Ristretti Orizzonti, invece? C’è qualche possibilità per un pregiudicato di accedere all’esame di Stato per ottenere il tesserino di giornalista professionista?</p>
<p>«Di recente l’Ordine dei giornalisti Emilia Romagna ha dato il suo benestare. Siamo in trattative con altre Regioni, mentre il segretario dell’Ordine Veneto Luca Amadori è un interlocutore fisso ai nostri seminari di formazione».</p>
<p>Il livello del giornalismo giudiziario in Italia da 1 a 10?</p>
<p>«Cito solo un titolo: “MARITO TRADITO UCCIDE LA MOGLIE A CORNATE”. Cornate d’Adda, intendevano. Ce ne sarebbero di aneddoti da raccontare. In Italia per scrivere di sport o di spettacolo devi essere un minimo ferrato. Quando non sai fare niente, ti mandano a fare la giudiziaria».</p>
<p>Non a caso la Carta di Milano, presentata il 10 settembre scorso, più volte invita i giornalisti a «usare termini appropriati». Servirà?</p>
<p>«Speriamo. Ci siamo ispirati alla Carta di Treviso, che disciplina i rapporti tra informazione e infanzia, con norme di autoregolamentazione a tutela dei diritti dei minori vittime o colpevoli di reati. Con i minori però è stato più semplice, mentre le garanzie verso un adulto imputato o detenuto non sono altrettanto ovvie, anche perché il “politically correct” non piace a un pubblico ancora poco educato alla correttezza dell’informazione. Lo scandalo si vende molto meglio. “Ai domiciliari l’ingegnere del bondage” è uno dei titoli comparsi sui quotidiani dopo la morte di una ragazza durante un “gioco” di sesso estremo in un garage di Roma. Una “storiaccia”, di morte, sesso e perversione, sulla quale cronisti ed editorialisti sono calati in picchiata. Risultato: in una settimana più di 300 articoli pubblicati nei quotidiani e decine di servizi nei telegiornali. Forse nemmeno l’incidente alla centrale nucleare di Fukushima aveva dato tanto da scrivere».</p>
<p>Se ci fosse qualche dubbio, basterà scorrere i dati della recentissima ricerca “<a href="http://www.news-forumsalutementale.it/notizie-sulle-carceri-nei-telegiornali-delle-principali-reti-televisive/"><strong><span style="color: #003366;">Notizie sulle carceri nei telegiornali delle principali reti televisive</span></strong></a><span style="color: #003366;"><strong>”,</strong> </span>svolta dal Centro di Ascolto dell’Informazione Televisiva, che pubblichiamo di seguito riprendendola dal sito di Ristretti Orizzonti (http://www.ristretti.it/).</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.news-forumsalutementale.it/una-fabbrica-di-informazione-dietro-le-sbarre/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Impazzire si può &#8211; Informazioni logistiche</title>
		<link>http://www.news-forumsalutementale.it/informazioni-logistiche/</link>
		<comments>http://www.news-forumsalutementale.it/informazioni-logistiche/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 01 May 2011 20:11:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Domande a]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.news-forumsalutementale.it/?p=6841</guid>
		<description><![CDATA[Tutte le soluzioni alberghiere su:  www.retecivica.trieste.it
Tutti i B&#38;B su: http://www.bbplanet.it/dormire/trieste/
Soluzione consigliate (e contattate: segnalate che venite per il convegno)
Hotel Tritone **, gestito dalla coop. soc. Il Posto delle Fragole
Viale Miramare 133 &#8211; Tel 040 422811
www.tritonehotel.org
Singola da 40 € , doppia da 60 €
(vedi dettagli dell&#8217;offerta nell&#8217;allegato)
Ostello della Gioventù
Viale Miramare, Tel 040 224102
stanze da 4, 6 e ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/informazioni-logistiche/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Tutte le soluzioni alberghiere su: <a style="color:#0000FF;text-align:left" href="http://maps.google.it/maps?f=q&amp;source=embed&amp;hl=it&amp;geocode=&amp;q=trieste,+via+weiss+5&amp;aq=&amp;sll=41.442726,12.392578&amp;sspn=14.485784,39.331055&amp;ie=UTF8&amp;hq=&amp;hnear=Via+Edoardo+Weiss,+5,+34128+Trieste,+Friuli-Venezia+Giulia&amp;ll=45.65924,13.802634&amp;spn=0.020996,0.036478&amp;z=14&amp;iwloc=A"><span style="font-size: x-small;"><strong> </strong></span></a><a href="http://www.retecivica.trieste.it"><span style="font-size: x-small;"><strong>www.retecivica.trieste.it</strong></span></a></strong></p>
<p><strong>Tutti i B&amp;B su: </strong><a href="http://www.bbplanet.it/dormire/trieste/"><strong>http://www.bbplanet.it/dormire/trieste/</strong></a></p>
<p><strong>Soluzione consigliate</strong> (e contattate: segnalate che venite per il convegno)</p>
<p><strong>Hotel Tritone **, gestito dalla coop. soc. Il Posto delle Fragole</strong></p>
<p>Viale Miramare 133 &#8211; Tel 040 422811</p>
<p>www.tritonehotel.org</p>
<p>Singola da 40 € , doppia da 60 €</p>
<p>(vedi dettagli dell&#8217;offerta nell&#8217;allegato)</p>
<p><strong>Ostello della Gioventù</strong></p>
<p>Viale Miramare, Tel 040 224102</p>
<p>stanze da 4, 6 e 8 pers.</p>
<p><strong>Erdisu (Casa dello Studente)</strong></p>
<p>Via F. Severo</p>
<p>Prezzo per tutte le 5 notti, a persona, 80 € complessivi</p>
<p>disponibili 30 posti – contatti con la Segreteria Organizzativa convegno</p>
<p><strong>Opera Figli del Popolo</strong></p>
<p>Largo Papa Giovanni XXIII, 7 &#8211; Tel. 040 302612 fax 040 3406330 (lun/ven 8.30/12.30)</p>
<p>http://www.ofpts.org/</p>
<p>email: info@ofpts.org</p>
<p>con prima colazione: 23 €/pers in camere doppie/triple, € 30 in camera singola</p>
<p><strong>B&amp;B Palazzo Panfili</strong></p>
<p>via della Geppa 2 &#8211; tel. 335 434587</p>
<p><a href="http://www.palazzopanfili.it">www.palazzopanfili.it</a></p>
<p><a href="mailto:info@palazzopanfili.it">info@palazzopanfili.it</a></p>
<p><strong>Affittacamere Berzi</strong></p>
<p>Via Roma 13 Tel. 040 636249 cell. 333 5892636</p>
<p>www.affittacamereberzi.it</p>
<p>email: info@affittacamereberzi.it</p>
<p><strong>Hotel Porta Cavana **</strong></p>
<p>Via Felice Venezian, 14 &#8211; Tel. 040 301313</p>
<p>http://www.hotelportacavana.it</p>
<p>email: info@hotelportacavana.it</p>
<p>In albergo: singola 50€, doppia 90€ (70€ a notte x 3 notti), Tripla 120€ (105€ a notte x 3 notti)</p>
<p><strong>Hotel Filoxenia ***</strong></p>
<p>Via Mazzini, 3 &#8211; Tel. 040 3481644</p>
<p><a href="http://www.filoxenia.it">www.filoxenia.it</a></p>
<p>email: info@filoxenia.it</p>
<p>Singola 70€,Doppia 90 €</p>
<p><strong>Hotel Impero ***</strong></p>
<p>Via S. Anastasio 1 &#8211; Tel. 040 364242</p>
<p>Singola 70 €, Doppia 90 €,Tripla 105€.</p>
<p><strong>Residence Sara (Andrea)</strong></p>
<p>1. Piazza Squero Vecchio, 1/c &#8211; Tel 327 4475405</p>
<p><a href="http://www.residencesara.it/">http://www.residencesara.it/</a></p>
<p>email info@residencesara.it</p>
<p>singola 60 €, doppia 80 €, tripla 100 €, 4 pers. 110 €</p>
<p>2.Bed and Breakfast “Enpassant”</p>
<p>ww.enpassant.it</p>
<p>tel.3274475405</p>
<p>singola 35€,doppia 50€,tripla 75€</p>
<p><strong>Residence Tergeste Studios</strong></p>
<p>Via S. Francesco 9 &#8211; Tel 331 2254708 / 331 2254725</p>
<p>http://www.tergestestudios.com/</p>
<p>email: info@tergestestudios.com</p>
<p>monolocale sing. 70 €, biloc. Uso sing. 80€, biloc uso doppio 100€</p>
<p><strong>Residence Liberty</strong></p>
<p>Via Diaz 14 &#8211; Tel 040 300514</p>
<p>http://www.residenceliberty.it/</p>
<p>email: info@residenceliberty.it</p>
<p>singola 70 €, doppia 90 €, tripla 110 €</p>
<p><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/public/TRITONE-OFFERTE-impazzire-si-può1.pdf">TRITONE OFFERTE impazzire si può</a>
<div class="wam_wrap">
<h4 class="wam">Allegati</h4>
<ul class="wam_ul">
<li><a href='http://www.news-forumsalutementale.it/public/TRITONE-OFFERTE-impazzire-si-può1.pdf' class="wam_icon_link" style='padding-left:20px; line-height:16px; background-image:url("http://www.news-forumsalutementale.it/wp-content/plugins/attachment-manager/icons/page_white_acrobat.png");'>TRITONE OFFERTE impazzire si può</a>
</p>
</li>
</ul>
</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.news-forumsalutementale.it/informazioni-logistiche/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>II edizione di Impazzire si può: viaggio nelle possibilità di guarigione</title>
		<link>http://www.news-forumsalutementale.it/ii-edizione-di-impazzire-si-puo-viaggio-nelle-possibilita-di-guarigione/</link>
		<comments>http://www.news-forumsalutementale.it/ii-edizione-di-impazzire-si-puo-viaggio-nelle-possibilita-di-guarigione/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 01 May 2011 15:14:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Domande a]]></category>
		<category><![CDATA[Impazzire si può]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.news-forumsalutementale.it/?p=6885</guid>
		<description><![CDATA[Trieste, Parco San Giovanni: 22, 23 e 24 giugno 2011
Continua il percorso di “Impazzire si può”, giunto quest’anno alla seconda edizione. Un cammino compiuto da persone con esperienza diretta del disagio mentale che porti dalla consapevolezza al protagonismo. Un viaggio compiuto insieme agli operatori, professionali e volontari, ai familiari e a quanti attraversano i territori ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/ii-edizione-di-impazzire-si-puo-viaggio-nelle-possibilita-di-guarigione/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/public/logo_impaz.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6887" title="logo_impaz" src="http://www.news-forumsalutementale.it/public/logo_impaz.jpg" alt="logo_impaz" width="330" height="329" /></a>Trieste, Parco San Giovanni: 22, 23 e 24 giugno 2011</strong></p>
<p>Continua il percorso di <strong>“Impazzire si può”</strong><strong>,</strong> giunto quest’anno alla seconda edizione. Un cammino compiuto da persone con esperienza diretta del disagio mentale che porti <strong>dalla consapevolezza al protagonismo</strong>. Un viaggio compiuto insieme agli operatori, professionali e volontari, ai familiari e a quanti attraversano i territori della salute mentale, dei diritti e delle diversità. </p>
<p>Lo scorso anno sono stati molti i contributi che hanno fatto luce sui meccanismi che favoriscono la consapevolezza, la partecipazione e, infine, la guarigione. O, viceversa, su quelli che limitano, escludono e che sono incapaci di uscire dall’arcaica, quanto purtroppo diffusa, dialettica tra farmaco e contenzione, in una logica che continua a <strong>vedere la malattia negando la presenza delle persone sulla scena.<span id="more-6885"></span></strong></p>
<p>Nell’ultimo decennio sono state sempre più numerose le testimonianze delle persone con l’esperienza che hanno trovato il coraggio e l’opportunità di raccontarsi facendo emergere con chiarezza che non si possono sviluppare percorsi di guarigione senza l’aiuto di buoni servizi e di contesti capaci di sviluppare e garantire diritti, dignità e rispetto delle differenze.</p>
<p>Quest’anno proponiamo incontri che mettano <strong>in</strong> <strong>relazione la salute mentale le scelte amministrative, culturali, etiche ed economiche</strong> con il <strong>lavoro</strong>, con la <strong>cooperazione sociale</strong>, col fare <strong>testimonianza</strong>, col <strong>narrare</strong>, con <strong>l’informazione</strong>. </p>
<p>Il nostro viaggio inizierà esplorando la dimensione del racconto, della narrazione, della scrittura nei valori della consapevolezza, del confronto e della testimonianza.<strong><em> </em></strong><strong>Ognuno è la sua storia. Narrarsi è riappropriarsi, riprendersi , rivedere il proprio futuro</strong> </p>
<p>I percorsi di guarigione, tanto singolari che molteplici, contengono un elemento comune: la <strong>costruzione di identità differenti</strong> che aiutano ad allontanare l’identità piatta della malattia mentale. Il <strong>lavoro</strong>, la <strong>formazione</strong> sono strumenti che possono sostenere nel tempo la persistenza nella dimensione sociale. <strong>È economicamente vantaggioso per la società favorire l’inserimento lavorativo delle persone con l’esperienza del disagio mentale e intanto si continuano a mettere in atto scelte di assistenzialismo e non di inclusione sociale</strong></p>
<p>Di questo parleremo e vorremmo scambiare esperienze e progetti. </p>
<p>Un’altra tappa del viaggio riguarderà la <strong>Carta</strong><strong> di Trieste</strong>, il codice etico per gli operatori dell’informazione che promuove un <strong>linguaggio più attento</strong> nei confronti della dignità delle persone che affrontano l’esperienza del disagio mentale. <strong>Chi vive questa esperienza, anche la più difficile da dire, resta una persona, un individuo, un cittadino. Non son più tollerabili le parole  stigmatizzanti e perfino offensive di tanti giornali e altri mezzi di comunicazione</strong></p>
<p>La Carta, presentata a Trieste lo scorso anno, è stata approvata dalla Federazione Nazionale della Stampa e sta per essere adottata dall’Ordine dei Giornalisti che ne farà materia di studio per gli esami di ammissione all’Ordine. </p>
<p>Le persone che vivono l’esperienza, ne abbiamo avuto certezze in ragione degli scambi e dei confronti avvenuti lo scorso anno, denunciano differenze non più tollerabili tra le diverse Regioni e, nell’ambito delle diverse Regioni, tra i diversi dipartimenti. Affronteremo questo tema cercando di comprendere cosa siano i <strong>servizi orientati alla guarigione</strong>. Ci porremo la domanda: “<strong>Perché se le leggi sono le stesse, le <em>possibilità</em> sono così diverse?</strong>”.  La legge per la salute mentale ha segnato un forte punto di svolta sul piano istituzionale e normativo ma soprattutto  ha definito una scelta di campo etica che ha restituito alle persone con l’esperienza il pieno diritto costituzionale.</p>
<p>Tuttavia sono intollerabili i ritardi e le differenze che si registrano sul piano della gestione e delle politiche regionali. </p>
<p>Nel secondo incontro di “Impazzire si può” vogliamo collegare le consapevolezze emerse in una rete di persone e associazioni che acquisti sempre più forza per dare impulso al miglioramento della <strong>qualità dei servizi</strong> e che conduca alla possibilità di rappresentanza formale negli ambiti delle aziende sanitarie locali, presso gli enti locali, nelle politiche per la salute e per la cittadinanza. </p>
<p>L’incontro si svolgerà sempre in <strong>assemblea generale</strong>, una sorta di continuazione dell’assemblea goriziana, dove esperti per esperienza ed esperti per professione troveranno spazio, tempo e motivazioni per confrontarsi.</p>
<p>Buon cammino a tutti. </p>
<p>P.S.: a giorni pubblicheremo il programma più dettagliato del convegno che, comunque, esplorerà i quattro grandi temi delineati nel documento: la narrazione, i servizi per la guarigione, il lavoro, la Carta di Trieste.</p>
<p>Attendiamo al più presto le vostre adesioni. Sarà gradita anche una breve descrizione degli interventi che avete intenzione di effettuare per organizzare i tempi in modo che tutti abbiano il loro spazio. </p>
<p>I nostri riferimenti sono:</p>
<p>e.mail: <a href="mailto:forumsegreteria@yahoo.it">forumsegreteria@yahoo.it</a></p>
<p>telefono: 040 3997353</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.news-forumsalutementale.it/ii-edizione-di-impazzire-si-puo-viaggio-nelle-possibilita-di-guarigione/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Campagna stop opg: la Piattaforma</title>
		<link>http://www.news-forumsalutementale.it/campagna-stop-opg-la-piattaforma/</link>
		<comments>http://www.news-forumsalutementale.it/campagna-stop-opg-la-piattaforma/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 20 Apr 2011 17:23:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Domande a]]></category>
		<category><![CDATA[opg/carcere]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.news-forumsalutementale.it/?p=6809</guid>
		<description><![CDATA[Gli OPG rappresentano un vero e proprio oltraggio alla coscienza civile del nostro Paese, per le condizioni aberranti in cui versano 1.500 nostri concittadini, 350 dei quali potrebbero uscirne fin da ora. L&#8217;Ospedale Psichiatrico Giudiziario è istituto inaccettabile per la sua natura, per il suo mandato, per la incongrua legislazione che lo sostiene, per le ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/campagna-stop-opg-la-piattaforma/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/public/stop_aversa2.jpg"><img class="alignleft size-large wp-image-6817" title="stop_aversa" src="http://www.news-forumsalutementale.it/public/stop_aversa2-500x375.jpg" alt="stop_aversa" width="500" height="375" /></a>Gli OPG rappresentano un vero e proprio oltraggio alla coscienza civile del nostro Paese, per le condizioni aberranti in cui versano 1.500 nostri concittadini, 350 dei quali potrebbero uscirne fin da ora. L&#8217;Ospedale Psichiatrico Giudiziario è istituto inaccettabile per la sua natura, per il suo mandato, per la incongrua legislazione che lo sostiene, per le sue modalità di funzionamento, le sue regole organizzative, la sua gestione. La sua persistenza è frutto di obsolete concezioni della malattia mentale e del sapere psichiatrico, ma soprattutto di una catena di pratiche omissive, mancate assunzioni di responsabilità e inappropriati comportamenti a differenti livelli.</p>
<p>Al VI Forum salute mentale (Aversa gennaio 2011) abbiamo denunciato le omissioni e la mancata assunzione di responsabilità da parte dei decisori politici (Governo e Regioni) delle Aziende Sanitarie Locali e di molti Dipartimenti di Salute Mentale (DSM).</p>
<p>Ciò è ancor più grave dopo le sentenze della Corte Costituzionale del 2003 e 2004, che hanno spalancato possibilità di trattamenti alternativi all’OPG in ogni fase.</p>
<p>E’ stato rilevato il grande divario tra le Regioni rispetto al numero di internati negli OPG. In una media nazionale di internamento (per centomila abitanti) pari al 2,3, si va dal 0,7 di cittadini internati del Friuli Venezia Giulia a cifre intorno al 4 per centomila abitanti per la Liguria, l’Abruzzo e la Puglia. Peraltro ci sono Dipartimenti “virtuosi” che non hanno attualmente alcun cittadino internato in OPG. Grave è il ritardo nell’applicazione del DPCM del 1 aprile 2008 – sul trasferimento delle competenze sanitarie, dei rapporti di lavoro, delle risorse sanitarie e delle attrezzature dalla sanità penitenziaria al sevizio sanitario nazionale &#8211; in particolare in riferimento agli interventi attuati dalle Regioni per il superamento degli OPG.</p>
<p>I tagli decisi dal Governo per sanità e sociale rendono sempre più difficile operare, mentre i modelli e le risorse regionali messe in campo sono differenti, come deriva dalla titolarità delle Regioni in materia sanitaria.</p>
<p>Il passaggio “formale” degli OPG ai DSM è avvenuto in tutte le Regioni nel quali questi insistono, tranne che per l’OPG di Barcellona Pozzo di Gotto (la Sicilia non ha ancora recepito il DPCM; questo rischia di determinare un aumento del già preoccupante sovraffollamento in questo istituto).</p>
<p>Riteniamo sia improcrastinabile porre fine allo scandalo degli OPG e che sia possibile farlo all’interno dell’attuale normativa.</p>
<p>Le azioni da mettere in campo:</p>
<ul>
<li>il Governo deve rispettare gli impegni per il passaggio della medicina penitenziaria al servizio sanitario nazionale e assicurare il finanziamento previsto dal Patto per la Salute</li>
<li>le Regioni devono assumere l&#8217;onere dei trattamenti, delle cure, del reinserimento, attribuendo ai DSM le necessarie risorse se carenti</li>
<li>la presa in carico degli internati da parte dei DSM deve avvenire attraverso progetti individualizzati di cura e reinclusione, ma altresì i dipartimenti devono attuare interventi preventivi e di assistenza adeguata negli istituti</li>
<li>va previsto un meccanismo di incentivazione o di sanzione -da definire al tavolo Stato Regioni- per favorire la piena applicazione del DPCM 2008. Devono essere messe a punto iniziative incentivanti nei confronti delle Regioni con il relativo monitoraggio degli effetti da parte dello Stato e meccanismi di incentivi nei confronti dei DSM con il monitoraggio rigoroso degli effetti da parte delle Regioni</li>
<li>la magistratura di sorveglianza deve cessare, nel riesame della pericolosità sociale al termine della misura di sicurezza, di valutare in maniera prevalente le condizioni socioeconomiche della persona. Se l’intervento sulle stesse è dovuto &#8211; e va ricercato il loro miglioramento &#8211; la carenza non può in alcun modo giustificare la continuazione dell&#8217;internamento. Cosa accadrebbe se analoga prassi venisse seguita per il carcere?</li>
<li>la magistratura deve cessare di utilizzare l’OPG per interventi diversi da quelli previsti per le misure di sicurezza per rei prosciolti (gli interventi cioè di cui agli artt: 212 c.p.p. e 312 c.p.p. 148 c.p.219 c.p.). Si sono sollevati inoltre molti dubbi sulla costituzionalità di un sistema che consente misure repressive assolutamente sproporzionate al reato, come esemplificato da innumerevoli episodi di internamento infinito, a seguito di reati di scarso rilievo.</li>
<li>la magistratura di sorveglianza non può confermare la pericolosità sociale di un internato perché manca il consenso da parte del DSM di competenza di farsi carico dello stesso.</li>
</ul>
<p>Da ultimo, come richiesto dalla Commissione parlamentare di inchiesta sull&#8217;efficacia e l&#8217;efficienza del Servizio sanitario nazionale, presieduta dal sen. Ignazio Marino, è necessario che con immediatezza il Governo finanzi i 350 budget di salute/progetti terapeutico riabilitativi individualizzati per la dimissioni degli internati riconosciuti come dimissibili, impegnando attivamente le Regioni a farsene carico.</p>
<p>Le misure sopradescritte devono essere messe in atto da subito, contrastando con l’ipotesi che il superamento degli OPG venga immaginato come frutto di una improbabile nuova legislazione.</p>
<p>Al contrario proprio la attuazione delle misure sopradescritte potrà dare stimolo reale a una nuova legislazione, da considerare assolutamente auspicabile perché solo essa può porre definitivamente fine all’OPG.</p>
<p>Quest’ultima dovrebbe fondarsi sulla consapevolezza sempre più diffusa tra gli psichiatri e gli operatori del diritto che la incapacità totale di intendere e volere è evento talmente eccezionale da non giustificare affatto la esistenza di una istituzione da essa fattispecie motivata, essendo di norma il disturbo mentale, anche grave e gravissimo, non in grado di spegnere completamente la capacità della persona di aver coscienza di star commettendo un reato.</p>
<p>Riduzione della pena commisurata alla gravità del disturbo mentale, misure sanitarie di accompagnamento, fine dell&#8217;istituzione deputata, dovrebbero essere i cardini di una nuova legislazione che vada a completare il percorso che auspichiamo e siamo impegnati a promuovere.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.news-forumsalutementale.it/campagna-stop-opg-la-piattaforma/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Secondo Incontro nazionale &#8220;Impazzire si può&#8221; &#8211; 22/24 giugno 2011</title>
		<link>http://www.news-forumsalutementale.it/secondo-incontro-nazionale-impazzire-si-puo-2224-giugno-2011/</link>
		<comments>http://www.news-forumsalutementale.it/secondo-incontro-nazionale-impazzire-si-puo-2224-giugno-2011/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 22 Mar 2011 18:46:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Domande a]]></category>
		<category><![CDATA[Impazzire si può]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.news-forumsalutementale.it/?p=6608</guid>
		<description><![CDATA[A.A.A. Trieste cerca urgentemente persone che vivono l’esperienza del disagio mentale per costruire la seconda edizione del convegno “Impazzire si può”. Costituisce elemento preferenziale la determinazione a far valere i propri diritti. La richiesta riguarda tutti: associazioni e cani sciolti.
Anche ai perditempo chiediamo di non astenersi.
Obiettivo di Impazzire si può è quello di posizionare al ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/secondo-incontro-nazionale-impazzire-si-puo-2224-giugno-2011/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/public/logo1.JPG"><img class="alignleft size-full wp-image-6624" title="logo" src="http://www.news-forumsalutementale.it/public/logo1.JPG" alt="logo" width="330" height="329" /></a>A.A.A. Trieste cerca urgentemente persone che vivono l’esperienza del disagio mentale per costruire la seconda edizione del convegno “Impazzire si può”. Costituisce elemento preferenziale la determinazione a far valere i propri diritti. La richiesta riguarda tutti: associazioni e cani sciolti.</p>
<p>Anche ai perditempo chiediamo di non astenersi.<span id="more-6608"></span></p>
<p>Obiettivo di Impazzire si può è quello di posizionare al centro di ogni percorso di cura le persone che vivono l’esperienza del disagio mentale con i loro bisogni ed i loro diritti, stimolando la tendenza aggregativa di tutte le realtà associative a costruire una grande rete che, passo dopo passo, arrivi a collegare tutto il territorio nazionale. Senza bandiere e senza egemonie. Una rete nella quale tutti hanno qualcosa da imparare dagli altri. Ma con un unico minimo comune denominatore: la difesa e l’ampliamento dei propri diritti.</p>
<p>Trieste ci mette di suo gli spazi, i risultati del precedente convegno (la Carta di Trieste, un codice deontologico per gli operatori dell’informazione che ha lo scopo di non creare ulteriore emarginazione con l’utilizzo di parole sbagliate), una metodologia che è quella del dibattito tra esperti “per professione” ed esperti “per esperienza”. Inoltre propone di affrontare un tema che è centrale nella questione dei diritti e di drammatica attualità: il lavoro.</p>
<p>Come nella precedente edizione l’evento sarà organizzato da associazioni e persone con l’esperienza. Confidiamo per la preparazione di temi e programmi dell’incontro nella collaborazione di associazioni e persone di altre realtà nazionali. Il lavorare insieme all’organizzazione del convegno sarà la base concreta per il consolidamento della Rete che noi proponiamo ma che vogliamo costruire insieme a tutti voi.</p>
<p>Contattateci subito. I nostri riferimenti sono:</p>
<p>e.mail: <a href="mailto:forumsegreteria@yahoo.it">forumsegreteria@yahoo.it</a></p>
<p>telefono: 0403997353</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.news-forumsalutementale.it/secondo-incontro-nazionale-impazzire-si-puo-2224-giugno-2011/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>4</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Parlano i borsisti: Il lavoro ti áncora alla terra</title>
		<link>http://www.news-forumsalutementale.it/parlano-i-borsisti-il-lavoro-ti-ancora-alla-terra/</link>
		<comments>http://www.news-forumsalutementale.it/parlano-i-borsisti-il-lavoro-ti-ancora-alla-terra/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 01 Mar 2011 21:46:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Domande a]]></category>
		<category><![CDATA[borse lavoro]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.news-forumsalutementale.it/?p=6499</guid>
		<description><![CDATA[Come una borsa lavoro può influire sulla vita di una persona? Secondo chi le sta affrontando: &#8221;La borsa lavoro fa bene psicologicamente&#8221;,&#8221;Il lavoro è come una specie di farmaco, per ridurre l’ansia e l’angoscia&#8221;
Servizioborseformazione(1)

Allegati

Servizioborseformazione(1)




]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come una borsa lavoro può influire sulla vita di una persona? Secondo chi le sta affrontando: &#8221;La borsa lavoro fa bene psicologicamente&#8221;,&#8221;Il lavoro è come una specie di farmaco, per ridurre l’ansia e l’angoscia&#8221;</p>
<p><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/public/Servizioborseformazione11.mp3">Servizioborseformazione(1)</a>
<div class="wam_wrap">
<h4 class="wam">Allegati</h4>
<ul class="wam_ul">
<li><a href='http://www.news-forumsalutementale.it/public/Servizioborseformazione11.mp3' class="wam_icon_link" style='padding-left:20px; line-height:16px; background-image:url("http://www.news-forumsalutementale.it/wp-content/plugins/attachment-manager/icons/music.png");'>Servizioborseformazione(1)</a>
</p>
</li>
</ul>
</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.news-forumsalutementale.it/parlano-i-borsisti-il-lavoro-ti-ancora-alla-terra/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
<enclosure url="http://www.news-forumsalutementale.it/public/Servizioborseformazione11.mp3" length="11256939" type="audio/mpeg" />
		</item>
		<item>
		<title>Lavori in corso: Luigi, borsista, intervista l&#8217;operatore Roberto</title>
		<link>http://www.news-forumsalutementale.it/lavori-in-corso-luigi-borsista-intervista-loperatore-roberto/</link>
		<comments>http://www.news-forumsalutementale.it/lavori-in-corso-luigi-borsista-intervista-loperatore-roberto/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 01 Mar 2011 19:59:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Domande a]]></category>
		<category><![CDATA[borse lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[testimonianze]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.news-forumsalutementale.it/?p=6479</guid>
		<description><![CDATA[Quando è nata l’idea della borsa lavoro e qual è il suo obiettivo?
La borsa di formazione lavoro è nata nei primi anni Ottanta, nel nostro Dipartimento, riconvertendo parte del fondo sussidi destinati agli utenti in borse di formazione lavoro. E’ stato ritenuto indispensabile fare in modo che soprattutto la fascia di utenza giovanile non venisse ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/lavori-in-corso-luigi-borsista-intervista-loperatore-roberto/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando è nata l’idea della borsa lavoro e qual è il suo obiettivo?</p>
<p>La borsa di formazione lavoro è nata nei primi anni Ottanta, nel nostro Dipartimento, riconvertendo parte del fondo sussidi destinati agli utenti in borse di formazione lavoro. E’ stato ritenuto indispensabile fare in modo che soprattutto la fascia di utenza giovanile non venisse incanalata in una logica assistenziale, ma venisse inserita piuttosto in un progetto più dinamico quale è stato ed è tuttora la borsa di formazione lavoro.</p>
<p>Attualmente quante borse lavoro ci sono?</p>
<p>Attualmente sono aperte centonove borse lavoro: trentasette donne e settantadue uomini. Guardando le statistiche, notiamo però come il numero delle borse lavoro del 2010 sia diminuito rispetto agli anni passati. Forse anche perché abbiamo cercato di aumentare per tutti il contributo economico che così si è messo in pareggio con le borse lavoro erogate dagli altri servizi. Abbiamo dunque dovuto ridurre il numero delle borse perché il budget è rimasto invariato. Diverse borse di lavoro sono state anche spostate in Provincia, ente con il quale abbiamo messo a punto un protocollo interessante rispetto a percorsi formativi che prevedono l’utilizzo della L.68, e questi borsisti vengono seguiti nel loro percorso da entrambi gli enti.</p>
<p>La borsa lavoro può sfociare in un inserimento lavorativo?</p>
<p> </p>
<p>Deve farlo, perché il lavoro è un diritto e ovviamente lo è anche per le persone con problemi di salute mentale. Il servizio pubblico nelle sue diverse articolazioni deve darsi come obiettivo quello di costruire, promuovere e difendere tale diritto. Ritengo che non ci può essere salute mentale se questo diritto non viene riconosciuto. Bisogna costruire percorsi e contesti nei quali questo diritto possa essere esercitato. Inoltre, quando parliamo di diritto al lavoro, ricordiamo che con esso intendiamo lo svolgimento di un’attività reale capace di produrre ricchezza, responsabilità e gratificazione per la persona che la compie.</p>
<p>Con l’attuale situazione politica /economica del nostro paese, cosa si rischia ? Verranno ridotte le borse e le politiche di inserimento lavorativo?</p>
<p>Intorno alle politiche della salute mentale, e in particolare le borse di lavoro, ci sono segnali poco incoraggianti. Nel DSM sono infatti decisamente diminuiti gli inserimenti lavorativi: siamo passati dalle ventidue assunzioni del 2008 alle diciotto del 2009, ed infine alle undici del 2010. Va ricordato che l’inserimento lavorativo delle persone con problemi di salute mentale non rappresenta soltanto un diritto che deve essere rispettato, ma un modo intelligente di far emergere le potenzialità e le risorse presenti in ognuno, e quindi deve essere più che mai potenziato. Purtroppo ci troviamo oggi più che mai di fronte a politiche poco lungimiranti, che tendono a emarginare e a escludere troppe persone. Il risultato è quello di impoverire il tessuto sociale e quindi l’economia del territorio. Ritengo che far bene salute mentale significhi in primo luogo costruire e praticare la cultura dell’inclusione, e questo nell’ interesse di tutti. E’ evidente che le politiche di incentivazione che possano consentire un assorbimento dei borsisti in cooperative e aziende con regolari contratti di lavoro sono venute meno; mi auguro tuttavia che per il futuro possa rimanere intatto il budget aziendale destinato all’erogazione delle borse di formazione lavoro.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.news-forumsalutementale.it/lavori-in-corso-luigi-borsista-intervista-loperatore-roberto/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Lavori in corso: Gabriella, operatrice, intervista Andrea, borsista</title>
		<link>http://www.news-forumsalutementale.it/lavori-in-corso-gabriella-operatrice-intervista-andrea-borsista/</link>
		<comments>http://www.news-forumsalutementale.it/lavori-in-corso-gabriella-operatrice-intervista-andrea-borsista/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 01 Mar 2011 19:00:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Domande a]]></category>
		<category><![CDATA[borse lavoro]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.news-forumsalutementale.it/?p=6482</guid>
		<description><![CDATA[Andrea, tu hai una storia lunga, però da quel che so hai sempre lavorato, ti sei sempre dato da fare. Che tipi di lavoro hai cercato?
Ho fatto tantissimi lavori, ne ho cambiati tanti, almeno trenta o trentacinque, dal più semplice come pulitore o facchino, alle pitturazioni, pavimentazioni … ho lavorato a lungo alla Fincantieri, su ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/lavori-in-corso-gabriella-operatrice-intervista-andrea-borsista/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Andrea, tu hai una storia lunga, però da quel che so hai sempre lavorato, ti sei sempre dato da fare. Che tipi di lavoro hai cercato?</p>
<p>Ho fatto tantissimi lavori, ne ho cambiati tanti, almeno trenta o trentacinque, dal più semplice come pulitore o facchino, alle pitturazioni, pavimentazioni … ho lavorato a lungo alla Fincantieri, su navi da crociera, facchinaggio industriale si chiamava.</p>
<p>Hai viaggiato allora …</p>
<p>No, ero sempre fermo, noi pulivamo e preparavamo le navi che poi andavano consegnate alla svelta. Lì si imparava bene a lavorare. Avevo diciotto anni, facevo Trieste-Monfalcone con i colleghi di lavoro a bordo di una piccola automobile, si facevano i 115km all’ora per la costiera, andavamo a tavoletta …</p>
<p>Perché cambiavi così spesso lavoro?</p>
<p>Non avevo continuità, non riuscivo a finire quello che avevo cominciato, avevo sempre dei motivi per andare via, mi piaceva divertirmi. Per lavorare lavoravo, ero anche bravo, in tempi brevi diventavo il primo, mi impegnavo, il problema era che durava poco.. alla Fincantieri facevo tre turni consecutivi, mattina-pomeriggio-notte, cominciavo alle tre di mattina e finivo alle otto di sera del giorno dopo … dormivamo qualche ora sui tavoli delle mense, bisognava consegnare la nave.. questo era il ritmo, lavoravo almeno 300 ore al mese, facevo gli straordinari …</p>
<p>Nonostante le difficoltà, che non dipendevano sempre da te, hai sempre cercato di lavorare, di non dipendere dalla famiglia, cosa vuol dire per te lavorare?</p>
<p>Autonomia, che vuol dire crescere, capire, fare da solo, arrangiarmi in tutti i sensi mettendoci del mio … provare il nervosismo normale della vita ma con la testa impegnata in qualcosa. Lavorare aiuta a non vivere nella paranoia, a essere dentro a una cosa, a fare parte di una cosa.. Anche se stavo male lavoravo lo stesso, salutavo i colleghi, fingevo, mi sforzavo, ma la gente capiva, non sapevo fare la parte. Se non avessi lavorato, a parte i soldi che non sono il vero motivo, avrei pensato alle cose peggiori … Comunque qualche lira a fine mese per dimostrare agli altri e a se stessi che si ha un valore non guasta.. E poi non sono mai stato licenziato, me ne sono sempre andato via io.</p>
<p>Se qualcosa non va riesci a dirlo prima di andartene?</p>
<p>No, perché quando andavo via sentivo come una liberazione dentro di me.</p>
<p>Per poi cercare subito un altro lavoro?</p>
<p>Sì, perché prima sentivo forte questa liberazione, ma una volta a casa mi sentivo vuoto e dispiaciuto, ci rimettevo sempre io. Avevo costruito tutto da solo, con le mie mani, e poi … è come fare un dolce e non mangiarlo … non me ne andavo per la fatica fisica, che è relativa, quanto per.. non so.. tante ragioni.. un po’ per la libertà che rivolevo e un po’ proprio perché una volta non riuscivo ad avere continuità.</p>
<p>Hai mai immaginato di fare qualcosa che ti piacesse veramente?</p>
<p>Si, mi piace lavorare in cucina. Quando sono stato in comunità cucinavo per quaranta persone, preparavo il primo, il secondo e il contorno. Mi svegliavo prima di tutti e preparavo le colazioni, tagliavo il pane, apparecchiavo i tavoli …</p>
<p>Quindi la borsa di lavoro che stiamo aprendo adesso nella cucina di un hotel è proprio il tuo.</p>
<p>Sì, in cucina mi sento a casa. Quando sto sulle pentole, vicino al fuoco, mi sento rilassato, preparo i piatti e mi sento come se dentro al piatto ci fossi io. Do tutto me stesso per preparare il piatto … quando cucino qualcosa trovo la calma e l’impostazione giusta. Poi guardo sempre le persone quando vado in giro nei bar, nelle gelaterie, guardo come si preparano le cose, come si servono. Il cucinare ce l’ho proprio nel sangue!</p>
<p>Lo hai capito in comunità?</p>
<p>Molto prima. Da piccolo, intorno ai dieci anni, assieme a mio fratello abbiamo preparato una torta per mia mamma, le abbiamo fatto una sorpresa, ricordo ancora il piacere di mettere insieme gli ingredienti. Io ho imparato tutto da solo, semplicemente guardando, sono partito con la cottura della pasta, poi l’uovo, che è basilare, i sughetti, la verdura. Facevo già qualche dolce, anche semplice, prima della borsa di lavoro in pasticceria. Lo facevo in comunità.</p>
<p>Cosa senti che è cambiato ora in te?</p>
<p>Sento di aver raggiunto quel benessere che cercavo, l’ho anche sognato quando stavo male. Quella volta mi sentivo solo, e credo anche di essermi aiutato da solo. Mi sono guardato dentro e ho deciso da me cosa fare della mia vita. Sono entrato in comunità perché volevo venirne fuori … quella volta mancava poco alla chiusura del programma, solo l’ultimo passaggio. Ma mentre ero in cucina un ragazzo è venuto ad avvertirmi che stava andando a fuoco la comunità. Gli operatori in servizio erano pochi, e quando siamo usciti fuori dal cancello ho visto che erano più impauriti di noi, ci vietavano di rientrare per vedere se qualcuno di noi era rimasto dentro. Il fuoco usciva dalle finestre, si sentiva lo sfrigolio dei tubi che stavano per scoppiare … gli operatori si tenevano le mani sulla testa.. vedere questo mi ha fatto morire qualcosa dentro.. ci tenevo proprio a concludere il programma, avevo fiducia … ma vedendo la paura sulla faccia degli altri, le fiamme … ho perduto la voglia di concludere … mi mancava solo un passaggio, che poi ho fatto da solo una volta fuori. Ora è cambiato tutto dentro di me. Non ho paranoie, dico in faccia alle persone quello che penso, non mi nascondo più in casa, non mi nascondo più dagli amici.</p>
<p>Quando abbiamo cominciato l’anno scorso con la borsa di lavoro in pasticceria però eri fermo …</p>
<p>Sì, un momento di stallo, facevo cose senza importanza.</p>
<p>Cosa ti aspettavi dalla apertura di una borsa lavoro?</p>
<p>Speravo in un contratto, all’inizio part time, magari a tempo determinato.. la borsa lavoro la vedo come un punto di partenza, il primo gradino, poi si va avanti da soli, con un contratto, fino a giungere a fare otto ore al giorno.</p>
<p>Sei pronto per fare otto ore ogni giorno?</p>
<p>Sì, perché alla fin fine in pasticceria lavoravo tante ore, mi sentivo appagato dentro, era una bella squadra, ho conosciuto i parenti delle due proprietarie, vivevo un clima familiare dove sono stato bene.</p>
<p>Perché pensi di aver retto la continuità?</p>
<p>Perché mi piace lavorare con gli alimenti, preparare il cibo mi fa stare bene.</p>
<p>Che aspettative hai ora con la nuova borsa di lavoro?</p>
<p>Imparare qualcosa di nuovo, conoscere gente nuova.. mi aspetto che qualcosa sia più colorato.. se in pasticceria vedevo i colori un po’ pallidi, ora mi aspetto di vederli più vivaci.</p>
<p>E se questo non dovesse accadere?</p>
<p>Non fa niente, ci metto una pietra sopra e vado avanti. Una volta ci pensavo sempre a cosa avrei fatto, oggi so che qualcosa di buono deve pur saltar fuori, la vita continua.</p>
<p>Se invece di un rosso brillante viene fuori un verde brillante va bene lo stesso?</p>
<p>Un verde continuo o provvisorio?</p>
<p>Continuo è difficile, potrebbe diventare un rosa, ti va bene?</p>
<p>Sì, andrei avanti lo stesso, o cercherei altro. Qualcosa salterebbe fuori.</p>
<p>Cosa cerchi Andrea?</p>
<p>Cerco il benessere, quello che si sente dopo aver lavorato, una gratificazione in me stesso per prima cosa. E poi autonomia, e gratitudine verso gli alimenti, che siano dolci o salati non importa, faccio tutto volentieri, anche gratis.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.news-forumsalutementale.it/lavori-in-corso-gabriella-operatrice-intervista-andrea-borsista/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
	
