In evidenza
La tragedia di Ardea non è conseguenza della legge Basaglia 23 giugno 2021
di Rosy Bindi, Ex ministra della Salute, presidente Commissione antimafia nella XVII legislatura Da lavialibera.libera.it, 15 giugno 2021 La tragedia di Ardea non è conseguenza della legge che ha permesso la chiusura dei manicomi. L'alternativa alla costrizione è la cura, il ragazzo che ha sparato invece è stato abbandonato La tragedia di Ardea avrà sicuramente molte spiegazioni, non è possibile affrontare la questione in modo semplicistico. Tuttavia il dibattito si è subito concentrato sullalegge Basaglia e sul modo in cui viene oggi trattata la malattia mentale. Su questo è bene essere chiari: la tragedia di Ardea non è responsabilità della legge voluta dallo psichiatra Franco Basaglia, ma di chi quella legge non l'ha applicata o, se l'ha applicata, l'ha fatto per un breve periodo.
La società a universi multipli 17 giugno 2021
Di Francesca De Carolis. - Una risposta al dramma contemporaneo, al nostro cupo e irresponsabile correre verso l’autodistruzione… l’ho trovato, con grande gioia, leggendo “La letteratura ci salverà dall’estinzione” un molto bel libro di Carla Benedetti, di quelli che aprono strade… spiegando che dove l’economia, il diritto e la politica continuano a fallire, forse la letteratura e la filosofia ci salveranno dall’estinzione… E non mi è sembrato un caso averlo letto proprio oggi che da Trieste leggo della “dissennata opera di distruzione”, da parte dell’amministrazione regionale, della rete di servizi pubblici, della guerra contro oltre mezzo secolo di cammino di quella realtà che, come annuncia Gianni Cuperlo, l’Organizzazione mondiale della sanità in un documento in uscita tra pochi giorni giudicherà assieme alla francese Lille e alla brasiliana Campinas un “sistema complessivo di eccellenza” nell’ambito dei servizi di salute mentale di comunità. Cosa c’entra la lettura di quel libro con quel che sta accadendo a Trieste? C’entra, c’entra…
Trieste, il concorso che tradisce Basaglia 15 giugno 2021
Centri di salute mentale. Una psichiatria violenta e arcaica si fa largo per favorire il mercato sanitario privato. di Maria Grazia Giannichedda. - Il manifesto, 11 giugno 2021 Il contestato concorso, che si è svolto nei giorni scorsi a Trieste, per la direzione di uno dei centri di salute mentale della città, ha messo in scena una convergenza su cui è necessario riflettere fra la destra leghista, oggi al governo nel Friuli-Venezia Giulia, e quei settori della psichiatria italiana da sempre alieni alla riforma e promotori, negli ultimi vent’anni in particolare, di servizi psichiatrici che la stravolgono. Questa psichiatria si era limitata finora alla difesa di trincee tradizionalmente sue (gran parte delle cliniche universitarie) e alla conquista silenziosa di territori privi di ogni politica di salute pubblica. Il concorso di Trieste sembra invece rappresentare una linea nuova, quella dello scontro dal forte valore simbolico con un modello di servizi, quello nato a Trieste e ormai diffuso in tutta la regione, che viene indicato, in una guida dell’Organizzazione mondiale della sanità appena uscita, come esempio di valenza mondiale di rete integrata di servizi di salute mentale per la comunità.
Il grosso fraintendimento 14 giugno 2021
Qualcuno vuole che Trieste collassi perché Trieste non è riuscita a mostrare con forza, fuori, in Italia, cosa realmente è. La gente ha un’immagine che ...
Gianni Cuperlo sul “caso Trieste” 11 giugno 2021
di Gianni Cuperlo - da "Domani" del 7 giugno 2021. "LA PAZZA IDEA DI CHI VUOLE CANCELLARE LA RIVOLUZIONE DI BASAGLIA" Quanto costa fare una riforma? Una di quelle destinate a incidere sul modo di vivere e pensare di milioni di persone? Costa molto, spesso anni di lotte, fatiche, errori, finché una congiuntura di storia, cronaca e cultura, quel traguardo rende possibile. Ma quanto costa disfare una riforma? Sì, insomma, tornare indietro, da dove si era partiti? C’è una piccola grande vicenda che questa retromarcia racconta, tristemente ma la racconta.
Rosy Bindi e Franco Rotelli a colloquio 8 giugno 2021
Rosy Bindi e Franco Rotelli a colloquio su “Quale psichiatria?”. Mercoledì 9 giugno, alle ore 20.30 su Zoom e Facebook. Introduce Peppe Dell'Acqua. Un dialogo tra la ex Ministra della Sanità e Vicepresidente della camera e uno dei principali fautori, con Basaglia, della chiusura dei manicomi: un osservatorio critico di alto livello sulla salute mentale. Non è la semplice presentazione di un libro, ma un colloquio fra due figure che rappresentano insieme memoria storica e spirito critico sulla situazione della salute mentale da un osservatorio privilegiato e autorevole. Così si prospetta l’incontro online di presentazione del volume “Quale Psichiatria? Taccuino e appunti” di Franco Rotelli, pubblicato da Collana 180 di Edizioni alphabeta Verlag, che ospita, insieme all’autore, Rosy Bindi, con l’introduzione di Peppe Dell’Acqua, direttore di Collana 180. Per partecipare all’incontro è consigliata l’iscrizione a Zoom (link:  http://bit.ly/presentazionequalepsichiatria). In alternativa l’incontro si può seguire in diretta dalle Pagine Facenook di @collana180 e @edizionialphabeta. I posti su Zoom sono limitati: solo chi accederà alla presentazione nella stanza di Zoom potrà porre a voce delle domande ai relatori. Il confronto di Bindi e Rotelli toccherà decenni di percorsi storici fondamentali e nervi tuttora molto scoperti in ambito di salute mentale. Rosy Bindi è stata Ministro della Sanità dal 1996 al 2000 e Ministro per le Politiche per la Famiglia dal 2006 al 2008; è stata Vicepresidente della Camera dei Deputati dal 2008 al 2013, Presidente del Partito Democratico dal 2009 al 2013 e Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia dal 2013 al 2018: da Ministro della Sanità ha avuto molto a cuore la salute mentale.
IL CAMBIAMENTO TRADITO 6 giugno 2021
Da "Repubblica Salute", 29 maggio 2021 Il cambiamento tradito Luigi Manconi torna sulla questione del deterioramento delle pratiche di salute mentale con un suo articolo su La Stampa di qualche giorno fa (17 maggio). La lista delle cattive pratiche riscontrabili in molti servizi di salute mentale riesce davvero impressionante. E dolorosa per chi, come tanti di noi, non hanno mai smesso di pensare le persone, i cittadini con l’esperienza del disturbo mentale, al centro delle cure “umane e gentili” che il cambiamento legislativo di quasi mezzo secolo fa voleva garantire. Negata l'istituzione, com’è accaduto in tutto il nostro paese, e meglio, nella concretezza delle pratiche territoriali, in tante realtà locali, bisognava da subito interrogarsi sul che fare, su che cosa poteva voler dire dare continuità al lavoro di critica e di distruzione del manicomio. Sta qui il nodo cruciale che non abbiamo potuto evitare e che non finirà mai di interrogarci: come, negata l’istituzione della psichiatria, pensare, progettare, montare le nuove istituzioni della salute mentale. Ecco il compito, direi l'urgenza, che, impreparati, abbiamo dovuto affrontare.
PER UN IMPEGNO COMUNE 2 giugno 2021
I SERVIZI DI SALUTE MENTALE AI TEMPI DEL COVID-19: UN CONTRIBUTO DELLA WAPR ITALIA ALLA RIFLESSIONE Massimo Casacchia, Barbara D’Avanzo, Gabriele Rocca e il Direttivo della WAPR Italia Premessa Il documento che segue ha l’intento di evidenziare le molte ombre che riguardano i servizi di salute mentale, troppo spesso frammentati e non comunicanti, le insoddisfazioni degli operatori, troppo pochi per garantire livelli essenziali di assistenza, cura e riabilitazione, la delusione delle persone che non riescono a raggiungere i loro obiettivi di vita e la fatica dei familiari che spesso si sentono troppo soli nella gestione del progetto di vita della persona malata. Non vuole essere un documento solo di critica e di denuncia, ma si propone di promuovere un rinnovato entusiasmo, una determinazione forte nell’affrontare i gravi ostacoli che si frappongono ad una vita soddisfacente per le persone con disturbi mentali. Speriamo che questo atteggiamento positivo possa contaminare tutti coloro che hanno a cuore la salute delle persone affette da differenti disturbi mentali a cominciare da loro stesse, dai familiari, dagli operatori che non riescono a garantire alle persone il diritto di ricevere i migliori trattamenti farmacologici, psicologici e riabilitativi di provata efficacia. Le carenze dei servizi di salute mentale sono note da molti anni. A fronte di questa constatazione gli operatori della salute mentale non sono riusciti a tenere in vita l’entusiasmo che aveva permesso nei decenni precedenti di superare barriere anche più radicate che si opponevano al superamento dell’istituzionalizzazione. C’è ancora tempo per farlo. È il momento di rafforzare il nostro impegno con ancora più coraggio per far sì che le persone con disturbi mentali siano considerate cittadini e risorse preziose. Condividiamo le riflessioni e le proposte che seguono con questo spirito, per il superamento del senso di impotenza e con la fiducia che un dialogo autentico tra le associazioni, i professionisti, i servizi e le persone ci consenta di dare basi sempre più ampie all’impegno comune.
La salute mentale scompare dai radar 28 maggio 2021
Questa lettera, inviata al Piccolo all’indomani del concorso per la nomina del Dirigente della struttura complessa Centro Salute Mentale di Barcola, che ha avuto un esito tanto inaspettato quanto inaccettabile, ha avviato un ampio movimento di partecipazione ...
Si parla di Pandemia con Benedetto Saraceno e Marco Geddes 26 maggio 2021
Oggi si terrà il primo appuntamento di FestivaLungo 2021 Web Edition, che ...
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