<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>forumsalutementale.it &#187; Storie</title>
	<atom:link href="http://www.news-forumsalutementale.it/category/ho-cambiato-faccia/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.news-forumsalutementale.it</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Wed, 08 Feb 2012 21:26:21 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.8.4</generator>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
			<item>
		<title>A Pesaro i detenuti incontrano Marco Cavallo</title>
		<link>http://www.news-forumsalutementale.it/a-pesaro-i-detenuti-incontrano-marco-cavallo/</link>
		<comments>http://www.news-forumsalutementale.it/a-pesaro-i-detenuti-incontrano-marco-cavallo/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 04 Jan 2012 10:49:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<category><![CDATA[testimonianze]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.news-forumsalutementale.it/?p=7936</guid>
		<description><![CDATA[L’arrivo del Cavallo Marco nel carcere di Pesaro (28 novembre 2011)
di Junior, detenuto sudamericano
E’ il simbolo della chiusura del Manicomio di Trieste, dove internati, dottori ed infermieri volevano manifestare le loro disagiate condizioni di lavoro e l’assoluta mancanza di prospettive.
Sono arrivati i ragazzi della Scuola Galilei, classe IIIB. Il cavallo è stato portato dai ragazzi ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/a-pesaro-i-detenuti-incontrano-marco-cavallo/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/public/2-Letture-per-Marco-Cavallo1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-7940" title="2 Letture per Marco Cavallo" src="http://www.news-forumsalutementale.it/public/2-Letture-per-Marco-Cavallo1-300x200.jpg" alt="2 Letture per Marco Cavallo" width="300" height="200" /></a>L’arrivo del Cavallo Marco nel carcere di Pesaro (28 novembre 2011)</p>
<p>di <strong>Junior</strong>, detenuto sudamericano</p>
<p>E’ il simbolo della chiusura del Manicomio di Trieste, dove internati, dottori ed infermieri volevano manifestare le loro disagiate condizioni di lavoro e l’assoluta mancanza di prospettive.</p>
<p>Sono arrivati i ragazzi della Scuola Galilei, classe IIIB. Il cavallo è stato portato dai ragazzi vicino all’area verde del carcere ed insieme a loro anche altre persone che formano parte della direzione del carcere: Direttrice, Ispettori, Agenti ed Educatori.</p>
<p>L’ambiente era bellissimo, perché avevamo tanti gioielli intorno. Era come un raggio di sole che usciva dal dolce sorriso di ognuno di questi ragazzi. Cosa quasi impossibile da vedere qui dentro.</p>
<p>Abbiamo insieme letto un testo che raccontava la storia di Marco Cavallo, nato come simbolo della protesta per le condizioni di vita che affrontavano gli internati e gli operatori del Manicomio di Trieste.</p>
<p>Leggevamo ragazzi e detenuti, a voce alta ed intorno al Cavallo, facendo un cerchio.</p>
<p>Dopo abbiamo fatto ingresso nella sala teatro, che si trova al primo piano all’interno della struttura. Qui abbiamo sviluppato alcuni giochi teatrali con i ragazzi.</p>
<p>Abbiamo dato lettura ai sogni e desideri , seduti in cerchio, al centro un cestino con il disegno di “Marco Cavallo” fatto da Said. I sogni venivano depositati nel cestino, dopo averli letti, andando a finire nella pancia del cavallo.</p>
<p><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/public/Mohamed-1.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-7942" title="Mohamed" src="http://www.news-forumsalutementale.it/public/Mohamed-1-200x300.jpg" alt="Mohamed" width="200" height="300" /></a>Il testo scritto da <strong>Mohamed</strong>, idealmente lasciato nella pancia di Marco Cavallo</p>
<p>Da bambino sognavo di essere un famoso calciatore. Ho il dono di giocare bene; da piccolo avevo costruito nella mia immagine (mente) di iscrivermi alla squadra della mia città, Alessandria d&#8217;Egitto, come altri coetanei miei. Ma il destino, diciamo, non era a favore. Mio padre era partito in cerca di lavoro e purtroppo si è dimenticato di me e della mia famiglia che è composta da me, mio fratello più piccolo e due sorelle una più grande e l&#8217;altra più piccola.</p>
<p>Con la situazione che mi trovavo in questa tenera età a quasi dieci anni mi sono trovato responsabile della mia famiglia per soddisfare il loro vivere ho trovato tanta soddisfazione almeno con loro grazie al mio lavoro hanno potuto studiare e hanno raggiunto il diploma di scuola media e le sorelle sono sposate, sempre grazie al mio lavoro.</p>
<p>Dopo quasi nove anni mio padre è ritornato a casa senza aver fatto dei progressi.</p>
<p>Allora ho continuato a lavorare poi mi ha fatto venire qua in Italia. Ero molto contento di aprire nuovi orizzonti specialmente del mondo del calcio con le promesse di mio padre che diceva di avere l&#8217;amicizia di un allenatore che mi faceva la prova della mia bravura in campo.</p>
<p>Invece sono arrivato qua per fare lo stesso lavoro che facevo in Egitto: il pescatore, lavorare 5 giorni a settimana senza dormire. Poco riposo, è passato qualche anno ma non è cambiato niente. Ogni giorno che passa vedo il mio sogno andare più lontano. Ho quasi 23 anni e vedo che tutto è andato in fumo, ho fatto un castello di sabbia</p>
<p>MOHAMED</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.news-forumsalutementale.it/a-pesaro-i-detenuti-incontrano-marco-cavallo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Viareggio: &#8230; buone o cattive pratiche?</title>
		<link>http://www.news-forumsalutementale.it/viareggio-buone-o-cattive-pratiche/</link>
		<comments>http://www.news-forumsalutementale.it/viareggio-buone-o-cattive-pratiche/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 08 Nov 2011 20:48:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<category><![CDATA[contenzione]]></category>
		<category><![CDATA[porte chiuse]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.news-forumsalutementale.it/?p=7743</guid>
		<description><![CDATA[Mi chiamo Gianluca e ho già scritto a molte istituzioni riguardo la mia passata esperienza con la sanità versiliese, in provincia di Lucca.
Con queste righe, desidero comunicare la situazione dei servizi di salute mentale e di come, in generale, sono gestiti.
Preciso che quanto segnalo è un’opinione dello scrivente quale paziente &#8211; nel caso di specie ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/viareggio-buone-o-cattive-pratiche/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/public/2386124796_d317d2a6b3_o.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-7744" title="2386124796_d317d2a6b3_o" src="http://www.news-forumsalutementale.it/public/2386124796_d317d2a6b3_o-228x300.jpg" alt="2386124796_d317d2a6b3_o" width="228" height="300" /></a>Mi chiamo Gianluca e ho già scritto a molte istituzioni riguardo la mia passata esperienza con la sanità versiliese, in provincia di Lucca.</p>
<p>Con queste righe, desidero comunicare la situazione dei servizi di salute mentale e di come, in generale, sono gestiti.</p>
<p>Preciso che quanto segnalo è un’opinione dello scrivente quale paziente &#8211; nel caso di specie &#8211; su cui si può sindacalizzare a livello medico, ma i fatti esposti riguardano l&#8217;interesse di tutti i cittadini italiani che, in quanto tali, godono di diritti e vengono tutelati da normative.</p>
<p>Ci sono 3 aspetti che voglio segnalare:</p>
<p>1- il reparto psichiatrico di un ospedale dovrebbe essere a porte aperte.</p>
<p>2- in un reparto ci devono essere adeguate porte\uscite di emergenza</p>
<p>3- da quello che so, l&#8217;accertamento obbligatorio (ASO) va fatto lasciando scegliere al cittadino se farlo a domicilio con lo psichiatra che si reca a casa del paziente, o in ospedale.</p>
<p>Per mia esperienza ho notato che questi 3 aspetti non si verificano, ovvero:</p>
<p>1- il Diagnosi e Cura dell&#8217;ospedale di Versilia è a porte chiuse. Durante un ricovero coatto, nel novembre 2008, ho vissuto la degenza con la porta di entrata sempre serrata che veniva aperta da un infermiere con la chiave quando necessario, e poi subito richiusa dietro chi passava. Questo avveniva anche durante l&#8217;ora delle visite e, da ciò che ricordo, la porta d&#8217;ingresso non veniva mai lasciata aperta ma era costantemente riaperta\richiusa man mano che qualcuno in visita doveva entrare\uscire dal reparto. Inoltre si trattava di una PORTA BLINDATA di acciaio.</p>
<p>Come paziente, nel vedere queste scene, ho veramente percepito l&#8217;atmosfera di stare in un carcere: con l&#8217;infermiere che regolarmente chiudeva a chiave la porta subito dietro a qualcuno che entrava\usciva. Mi sembrava una guardia penitenziaria e sono certo che altri pazienti hanno provato lo stesso.</p>
<p>2- Nel reparto le porte di sicurezza violano le norme. Per come io ricordi, oltre la porta principale, anche quelle di emergenza sono blindate e bloccate costantemente a chiave e la maniglia non è antipanico, ma quella classica. Chiaramente, in questo modo, le uscite di emergenza diventano porte normali, per di più bloccate. Questa e&#8217; di certo una violazione non sanitaria ma di norme di sicurezza. Che io sappia, al presente ottobre 2011, la situazione è rimasta invariata e la gestione ha mantenuto le porte blindate e chiuse a chiave. La gestione del reparto chiaramente ignora la legge dello stato italiano. Come fanno i dirigenti ai vertici a non saperlo?</p>
<p>Io, che ci sono passato, garantisco che il ricovero in un reparto del genere non è per niente terapeutico nè fa nascere fiducia nel servizio ASL o nei singoli operatori sanitari. Dal mio punto di vista ho percepito di essere trattato come un criminale in carcere, obbligato a fare ciò che non vuole. Non come un paziente in cura. Né, a tutt&#8217;oggi, riesco a considerare quel reparto facente parte di un edificio ospedaliero. E sono sicuro che molti altri la pensano come me.</p>
<p>3- Nel mio caso il servizio ha eseguito l&#8217;ASO trasportandomi in ospedale senza farmi scegliere se farlo a domicilio, nonostante io l&#8217;abbia chiesto espressamente. Nell&#8217;ottobre 2009, quando subii un ASO a cui poi non seguì alcun TSO, il servizio si organizzò chiedendo alle forze dell&#8217;ordine di scortarmi da casa mia e accompagnarmi, con l&#8217;ambulanza, fino all&#8217;ospedale di Versilia nel reparto di emergenza, dove sono stato visitato dentro una stanza chiusa anch&#8217;essa con una porta blindata.</p>
<p>Nel mio caso questa fu la procedura dell&#8217;ASO e non mi sembra essere la procedura corretta.</p>
<p>Oltre a un dispendio di risorse, all’impiego di un ambulanza dove non necessario, ambulanza che magari in quel momento poteva essere più utile in ben altre emergenze, soprattutto dopo aver subito simili atti, mi sono ritrovato a finire rinchiuso in quel reparto e gestito con un trattamento che, dal mio punto di vista, non ritengo nè professionale, nè educato, nè umanamente rispettoso e sinceramente lesivo della mia privacy personale. Sembrava che il servizio comunicasse con me solo per darmi le medicine ma che non ci fosse nessun reale interesse nei miei confronti, nè come paziente né come persona.</p>
<p>Secondo me, al posto mio poteva anche esserci un manichino che tanto era uguale: pareva che la gestione volesse solo qualcuno a cui iniettare farmaci, senza interesse nel parlare con me per comprendermi o rassicurarmi.</p>
<p>Ho percepito invece una gravissima azione: prepotente, arrogante e intimidatoria da parte delle Istituzioni; come una forma di schiavismo oltre che di costrizione e annullamento della personalità, di manipolazione delle mie scelte di vita.</p>
<p>Questo vissuto mi fece incollerire e diffidare ancor più dei servizi, arrivando a nutrire il massimo dell&#8217;avversità nei confronti di quella psichiatria.</p>
<p>Questa è l&#8217;idea che mi son fatto dei servizi psichiatrici Toscana ASL 12.</p>
<p>Al di là della mia opinione, a Viareggio tutto questo va solo a danno dei cittadini e delle famiglie coinvolte. Tanti lamentano che il Servizio Psichiatrico non funziona anzi, a volte, peggiora i problemi che è chiamato a risolvere.</p>
<p>Penso che il giudizio di un servizio per i cittadini spetti ai cittadini e devono essere loro a dire se piace o meno.</p>
<p>Ovvero: Le istituzioni sono al servizio dei Cittadini e devono accontentare le Loro esigenze, non soddisfare Chi le dirige.</p>
<p>Credo che di recente il primario sia stato richiamato dalla Direzione Generale e dall&#8217;Assessorato Regionale, anche in seguito agli esposti che gli sono stati fatti dal Coordinamento Salute Mentale CGIL e dal Forum Salute Mentale Versilia.</p>
<p>Tuttavia, da come sono informato, sostanzialmente è ancora così nell&#8217;ASL 12.</p>
<p>Spero vivamente che la situazione possa modificarsi e che anche questa ennesima segnalazione serva a far cessare le cattive pratiche nella psichiatria versiliese.</p>
<p>Distinti Saluti</p>
<p>Gianluca</p>
<p>Viareggio ottobre 2011.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.news-forumsalutementale.it/viareggio-buone-o-cattive-pratiche/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Dalla Puglia, lettera aperta a Peppe Dell&#8217;Acqua</title>
		<link>http://www.news-forumsalutementale.it/dalla-puglia-lettera-aperta-a-peppe-dellacqua/</link>
		<comments>http://www.news-forumsalutementale.it/dalla-puglia-lettera-aperta-a-peppe-dellacqua/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 12 Jul 2011 19:43:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<category><![CDATA[Impazzire si può]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.news-forumsalutementale.it/?p=7366</guid>
		<description><![CDATA[Caro Peppe,
sono rimasto sorpreso e colpito quando, aprendo il resoconto di “Impazzire si può” su SOS Sanità ho visto che la foto scelta a rappresentare l’assemblea era quella del “retro” di Francesco con la “nostra” maglietta della 180amici!
Ho fatto un salto di gioia chiamando gli altri a vedere!
Mi sembra un “segnale” del gemellaggio Trieste / ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/dalla-puglia-lettera-aperta-a-peppe-dellacqua/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/public/2011-06-23-at-15-43-53.JPG"><img class="alignleft size-medium wp-image-7367" title="2011-06-23 at 15-43-53" src="http://www.news-forumsalutementale.it/public/2011-06-23-at-15-43-53-300x200.jpg" alt="2011-06-23 at 15-43-53" width="300" height="200" /></a>Caro Peppe,</p>
<p>sono rimasto sorpreso e colpito quando, aprendo il resoconto di “Impazzire si può” su SOS Sanità ho visto che la foto scelta a rappresentare l’assemblea era quella del “retro” di Francesco con la “nostra” maglietta della 180amici!</p>
<p>Ho fatto un salto di gioia chiamando gli altri a vedere!</p>
<p>Mi sembra un “segnale” del gemellaggio Trieste / Puglia che sogno sin da quando venni a dicembre ’77 ad incontrare Franco Basaglia, e conobbi Franco Rotelli e Peppe Dell’Acqua, e tante/i altre/i che sono stati fondamentali nel mio percorso professionale e personale.</p>
<p>Poi nel ’79, quando ero lì per il concorso, che coincise con la festa dei falò a San Giovanni (altro momento epico) fui chiamato al telefono della palazzina dell’ex direzione. Era papà che mi annunciava che avevo vinto la “borsa di studio” a Bari: fu allora che decisi, non senza qualche contraddizione dentro di me, di lavorare in Puglia rinunciando a Trieste, mentre Roberto confermò la scelta di rimanere con voi.</p>
<p>E ancora voglio ricordare quando nell’82 i “triestini” (preceduti dal telegramma di solidarietà di Franca Ongaro Basaglia!) vennero a sostenere l’occupazione del Centro a Gravina per l’apertura della Prima Casa Famiglia della Provincia di Bari in alternativa al Manicomio di Bisceglie.</p>
<p>Ultimo “gemellaggio”, compiendo un volo pindarico di 25 anni, quello attraverso la mia folle idea di intestare questo Centro/Progetto “Utopico” a Marco Cavallo e di costruire il figlio dopo 35 anni (Marco Cavallo junior). Centro e Cavallino poi “benedetti” da te.</p>
<p>Infine mi viene in mente quando, nella seconda giornata delle assemblee, mentre eravamo sotto il meraviglioso glicine vicino all’”M” per la pausa pranzo, sei apparso tu con Andrea e, al mio richiamo di saluto, tu scherzando hai detto: “Peppe senior e junior!”.</p>
<p>Ti abbraccio fraternamente insieme a tutte/i le/gli amiche/i di Impazzire si può, anche da parte di tutti i “nostri” del Marco Cavallo junior.</p>
<p>Carlo Minervini</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.news-forumsalutementale.it/dalla-puglia-lettera-aperta-a-peppe-dellacqua/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Dalla Puglia a Trieste per &#8220;Impazzire&#8221; insieme</title>
		<link>http://www.news-forumsalutementale.it/dalla-puglia-a-trieste-per-impazzire-insieme/</link>
		<comments>http://www.news-forumsalutementale.it/dalla-puglia-a-trieste-per-impazzire-insieme/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 12 Jul 2011 19:34:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<category><![CDATA[Impazzire 2011: narrare]]></category>
		<category><![CDATA[Impazzire si può]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.news-forumsalutementale.it/?p=7361</guid>
		<description><![CDATA[Il mio, il nostro Viaggio al II° Forum Impazzire si può -viaggio nelle possibilità di ,guarigione- ha avuto inizio nel Centro Marco Cavallo di Brindisi il giorno in cui abbiamo deciso di partecipacipare all&#8217;evento, nelle discussioni dei nostri incontri del gruppo A.M.A. del giovedi, nelle assemblee della associazione 180amici Puglia, nel cantare, leggere e filmare ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/dalla-puglia-a-trieste-per-impazzire-insieme/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/public/foto_pd_impazzire33.JPG"><img class="alignleft size-medium wp-image-7362" title="foto_pd_impazzire33" src="http://www.news-forumsalutementale.it/public/foto_pd_impazzire33-300x200.jpg" alt="foto_pd_impazzire33" width="300" height="200" /></a>Il mio, il nostro Viaggio al II° Forum Impazzire si può -viaggio nelle possibilità di ,guarigione- ha avuto inizio nel Centro Marco Cavallo di Brindisi il giorno in cui abbiamo deciso di partecipacipare all&#8217;evento, nelle discussioni dei nostri incontri del gruppo A.M.A. del giovedi, nelle assemblee della associazione 180amici Puglia, nel cantare, leggere e filmare il video condiviso a Trieste, è un evoluzione naturale al nostro rientro raccontare, leggere gli appunti, i pensieri scritti ai nostri amici quel che avevamo vissuto, condiviso, nei tre giorni, ma non per tutti è cosi, io non parlo molto di me, non ho mai letto i miei scritti ai miei amici, amo più ascoltare. il Viaggio mi ha lasciato tracce, sento il bisogno di narrare le emozioni, le sensazioni, le esperienze vissute, condivise a Trieste. pochi giorni fa l&#8217;ho fatto, ho condiviso con loro il mio racconto e questo ha prodotto risonanze.</p>
<p>Adesso Carlo e gli amici mi chiedono di pubblicare&#8230;</p>
<p> </p>
<p>Scrivo i miei righi, qui:</p>
<p>Il 21 giugno parto in auto dal Salento con me ci sono Franca e Salvatore; arriviamo in Valle D&#8217;Itria a casa di Carlo e Maddalena, il nostro gruppo cresce, ripartiamo, una breve sosta a Monopoli, qui ci sono Angela, Egidio, Davide, Francesco (hanno grandi sorrisi per noi) adesso siamo in 9, arriviamo all&#8217;aeroporto di Bari ad attenderci ci sono Maddalena e Gianpietro, il nostro gruppo è completo, si abbraccia.</p>
<p>Bari-Venezia il tragitto in aereo è davvero breve, un saluto a Venezia e poi in treno verso Trieste,</p>
<p>Il paesaggio è cambiato, il blù del mare, il verde delle colline, le montagne, ci chiama la Drt.ssa Marisa De Palma ci chiede se i nostri progetti vanno avanti, noi la informiamo del nostro viaggio e lei stupita ci chiede come mai non era stata informata della nostra partecipazione al Forum. (nota dolente!) Le spieghiamo gli eventi&#8230; la nostra partecipazione al Forum era volontaria e al di fuori delle istituzioni, in quanto i dirigenti A.S.L. della nostra provincia non avevano accettato la nostra</p>
<p>partecipazione al Forum. La dtr.ssa De Palma con affettività e stima ci augura un buon lavoro e chiede di portare i saluti della Regione Puglia al Dtr.Peppe Dell&#8217;Acqua.</p>
<p>Eccoci, siamo arrivati!</p>
<p>Abbiamo il tempo passeggiare nella bella Storia di Trieste guardando le architetture, i canaloni, il porto, le vie. Ma questo non mi basta, voglio conoscere Trieste che vive nei bar, nei sottopassaggi, nei bus, nelle trattorie, osservo, ascolto, ci sono sguardi, mani protese, c&#8217;è anche un correre; Tutto questo parla, racconta molto di più, questo forse è parte della storia di adesso e forse sono già in quel che verrà detto nelle assemblee.</p>
<p> </p>
<p>Il 22 parco San Giovanni</p>
<p>Una grande cancellata, un muro imponente, un pesante cancello,aperto, le locandine del Forum e poi la collina, il verde lussureggiante. Iniziamo a salire la scalinata in silenzio, nessuna parola detta dai miei compagni, da me, ho i battiti del cuore accellerati, sento il peso del dolore di chi c&#8217;era, sento la saggezza del luogo, sento la nostra emozione salire, sono finiti i gradini la salita continua, è più ripida, Carlo spezza il silenzio, inizia a raccontarsi, è un fiume di parole, di emozioni:</p>
<p>La prima volta che arrivai qui, ero uno studente di 23anni, vivevo a Bari e con un amico di facoltà abbiamo telefonato a casa di Franco Basaglia chiedendogli un incontro, lui con grande semplicità ci rispose: cosa aspettate? venite! a Trieste c&#8217;è posto.(Molte volte nei convegni, nelle assemblee organizzate in Puglia avevo ascoltato il racconto di Carlo, ma sentirlo nel parco San Giovanni aveva un peso diverso, sentivo il luogo muoversi, vivere la storia della rivoluzione psichiatrica manicomiale).</p>
<p>Siamo arrivati nell’edificio delle segreterie, direzione e altro è una struttura antica, ha un lungo corridoio centrale, il pavimento dipinto blù Marco Cavallo, grandi foto in bianco nero sulle mura bianche raccontano la storia di Franco Basaglia, lungo i due lati molte porte (tutte aperte); inizio a percorrere la “strada” blù, ogni stanza è diversa, la stanza audiovisiva ha sedie grigie, il pavimento in legno, grandi foto colorate, la segreteria è un racconto, dal soffitto lunghi fili sottili sorreggono sei grandi acquiloni in legno, danzano i loro colori! sono dipinti a mano, hanno mosaici in pietra, foglie, i colori sono vivaci.Mi chiedo è la stanza della creativita? Una&#8230;delle stanze.</p>
<p> </p>
<p>Continuo il cammino lungo il corridio, incontro i visi, i sorrisi, gli sguardi, le parole dell’accoglienza e mi dico: Sono a casa. Si, mi sento a casa. E’ bellissimo! la tensione, le emozioni si trasformano in condivisione di incontri, sono nel luogo del con.tatto. Mi rendo conto che non ho fatto molti passi, tutto avviene naturalmente, senza sforzo è l&#8217;evoluzione di un percorso mai interrotto.</p>
<p>Continuo il cammino c’è una porta finestra, una terrazza, fuori c’è Marco Cavallo, grande e blù, vado l’ho fotografo, obbiettivo focalizzato sulla testa, figura intera, di lato, la mia attenzione è tutta per lui, ho finito, chiudo la macchina fotografica mi giro e guardo in fondo alla terrazza, Un tuffo al cuore c’è la gabbia di Margherita! Scendono le lacrime sul mio viso, sento Lei, vedo il suo sguardo! Rientro nel corridoio c’è qualcosa che mi tira Fuori, vado e comprendo. Lei (la gabbia) Lui (marco cavallo) parlano in silenzio -Non dimenticate ciò che è stato e fate che non avvenga più- Si, è questo quel racconta la terrazza, pochi minuti per leggere la contrapposizione dell’evoluzione del luogo -Il dentro/fuori-</p>
<p>Ritorno nel parco il nostro gruppo si divide, sei dei nostri amici vanno a visitare i centri diurni, e noi all’incontro delle radio. E’ stata una scoperta, non conoscevo questo mondo. Eravamo in tanti e tutti con l’entusiasmo di comunicare evoluzione e i bisogni dei percorsi, è emerso quel che ognuno può dare nelle infinite possibilità, tutto ciò lega e slega nodi per chi vuole-chiede voce a chi non vuole ascoltare, aiuta a capire chi vuole udire i bisogni, i percorsi, i comunicare creativamente fa emergere le grandi potenzialità che ognuno vuol-può dare,colora i suoni delle parole in una comunicazione empatica.</p>
<p>Ancora colori, nella pausa pranzo, ero nel laboratorio artigianale, infiniti quadrati di stoffa colorata raccontavano il fare, e anche qui ci siamo raccontati, riconosciuti al di là dei ruoli, semplicemente come persone. E&#8217; meraviglios sentir dire con grande enfasi: tutti i manufatti che vedi qui, sono il nostro lavoro.</p>
<p>Iniziano le assemblee: Ognuno ha avuto la possibilità di raccontarsi, di narrarsi, di riappriopriarsi, riprendersi, rivedere il proprio futuro.C’erano i colori delle parole, ho sentito dire mi scappa da dire e devo dire; Questo è colore! un colore vivo, che vuol fluire, dare forza a chi crede, vuole far uscire dal guscio, vuole abbattere lo stigma vuole andare oltre gli argini Artificiali. Forse ancora di più i colori erano nei silenzi, ho condiviso molto il pensiero (lui ha dato un nome al pensiero –provocazione-) del prof. Pier Aldo Rovatti: egli si chiedeva se per arrivare alla parola possa aiutare o essere da accelleratore narrare il proprio corpo nel silenzio della narrazzione. Io avrei voluto dire, ma non l’ho detto. Si è cosi, molti di noi non hanno mai attraversato il movimento del proprio corpo nel silenzio, molti di noi non hanno mai cercato di seguire, ascoltare “l’intervallo” dei movimenti nel silenzio che nasce dal e nel dell&#8217;altro.Il rispetto dell’intimità per l’altro nasce nel silenzio. Mi chiedo: è cosi difficile da capire? Io, credo di no, non è difficile, è solo un ascoltare l’altro nella sua interezza. Mi sono “immersa” nei racconti di chi come noi ha voluto raccontare le parole vissute, cantate, proiettate, ho seguito con lo sguardo i pensieri scritti su piccoli pezzi di carta e donati a chi aveva l’urgenza del bisogno condiviso, gridato, lacerato con le parole. Ho seguito le geometrie dei fili invisibili nei territori delle conoscenze, nelle risorse straordinarie dei singoli. Eravamo in tanti, insieme abbiamo tessuto una tela dai colori Vivi, saperi, sentimenti di intenti, tutto questo “forse” altrove non avrebbero potuto dare un senso cosi chiaro e forte a noi partecipanti e a chi condividerà con noi il racconto dell’esperienza a Trieste.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.news-forumsalutementale.it/dalla-puglia-a-trieste-per-impazzire-insieme/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Sul mio percorso psichiatrico</title>
		<link>http://www.news-forumsalutementale.it/sul-mio-percorso-psichiatrico/</link>
		<comments>http://www.news-forumsalutementale.it/sul-mio-percorso-psichiatrico/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 25 May 2011 20:47:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<category><![CDATA[Impazzire si può]]></category>
		<category><![CDATA[testimonianze]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.news-forumsalutementale.it/?p=7095</guid>
		<description><![CDATA[Sono un ragazzo di Viareggio, adesso vivo a Camaiore. Mi chiamo Allen. Il mio ingresso nel mondo dei farmaci e della psichiatria è cominciato all&#8217;età di19 anni adesso ne ho 36. Non so come ci sono arrivato fino a qui. Negli ultimi 5 anni ho fatto un &#8220;percorso&#8221; nelle strutture che non mi ha portato ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/sul-mio-percorso-psichiatrico/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono un ragazzo di Viareggio, adesso vivo a Camaiore. Mi chiamo Allen. Il mio ingresso nel mondo dei farmaci e della psichiatria è cominciato all&#8217;età di19 anni adesso ne ho 36. Non so come ci sono arrivato fino a qui. Negli ultimi 5 anni ho fatto un &#8220;percorso&#8221; nelle strutture che non mi ha portato ad un granchè. Gradirei estendere il mio messaggio di competenza non esclusivamente patologica bensì umana; soprattutto perchè in seguito ad una recrudescenza della mio quadro psicopatologico, chiamiamolo CRISI MISTICA, RECRUDESCENZA o qualcosa di terribile che mi ha squarciato in due il sentimento, il sentire, la percezione della realtà come qualcosa di veramente spaventoso, deforme e profondamente doloroso, che mi ha fatto dimagrire a vista d&#8217;occhio di giorno in giorno e non mi permetteva di descrivere cosa realmente provavo. Insomma: in seguiuto a tale crisi ho deciso di &#8216;uscire&#8217; dall&#8217;isolamento tornando a casa ma lasciando il cuore all&#8217;ulisse, una struttura sociale, che accoglie persone con una sintomatologia varia e fra le quali alcune in cerca di una casa . Tutte persone con un passato drammatico. Ma nessuna da &#8216;rinchiudere&#8217;.</p>
<p>Io sono una persona dotata di un certo grado intellettivo, ragionevole, sì, sono stato male e malissimo, ma ho avuto anche parentesi positive nel corso della mia giovane vita. Spesso mi hanno rovinato di neurolettici,  fra cui il risperidone che ha contribuito a farmi stare veramente peggio di prima. Mi sono ritrovato ad assemblare casette per i pipistrelli in luoghi veramente da asilo nido e che da metà giugno dovrò nuovamente frequentare. Ho pubblicato delle poesie perche, non riuscendo a dormire per giorni e giorni, scrivevo. Sono piaciute ma di poesia non si campa; anche se di speranza e otimismo e buoni sentimenti e buona energia si. Anzi, proprio di quest&#8217;ultima direi di si, sicuramente. Mi farò presto vivo. Sono in procinto di frequentare il foum salute mentale che si riunisce in un quartiere periferico di Viareggio.</p>
<p>Vi ringrazio anticipatamente, Allen</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.news-forumsalutementale.it/sul-mio-percorso-psichiatrico/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Testimonianza &#8230; almeno, l&#8217;inizio!</title>
		<link>http://www.news-forumsalutementale.it/testimonianza-almeno-linizio/</link>
		<comments>http://www.news-forumsalutementale.it/testimonianza-almeno-linizio/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 25 May 2011 20:39:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<category><![CDATA[Impazzire si può]]></category>
		<category><![CDATA[testimonianze]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.news-forumsalutementale.it/?p=7091</guid>
		<description><![CDATA[Buongiorno, sono capitata oggiAggiungi un appuntamento per oggi a questa pagina, al forum, sorpresa per l&#8217;ennesima volta di intravedere una possibilità per me, e forse per altri. Di raccontare, di raccontarmi. Di chinarmi, e forse poter aiutare qualcuno ad alzarsi.
Mi chiamo Martina, ho 28 anni, lavoro come impiegata e studio psicologia. A 21 anni mi ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/testimonianza-almeno-linizio/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Buongiorno, sono capitata oggiAggiungi un appuntamento per oggi a questa pagina, al forum, sorpresa per l&#8217;ennesima volta di intravedere una possibilità per me, e forse per altri. Di raccontare, di raccontarmi. Di chinarmi, e forse poter aiutare qualcuno ad alzarsi.</p>
<p>Mi chiamo Martina, ho 28 anni, lavoro come impiegata e studio psicologia. A 21 anni mi è stata diagnosticata una psicosi, sono stata in cura presso il CSM di Pordenone. Non riuscivo ad uscire di casa, piangevo dal risveglio al momento di dormire, quasi non parlavo più. Ho tentato il suicidio. Eppure, dopo 7 anni, sono rinata. Il CSM me lo sono lasciata alle spalle l&#8217;anno successivo, farmaci inclusi; ho preso il coraggio con le mani e con i piedi, me ne sono andata da casa dei miei, e ho iniziato un percorso psicoterapeutico individuale, poi anche in gruppo. Ed ora lavoro, studio, mi immagino in un futuro prossimo a lavorare con le altre persone, per aiutarle a stare più in contatto con sè stesse, più comode con sè stesse. Perché questa, per me, è stato ed è il mio percorso di &#8216;guarigione&#8217;: imparare a sentirmi e a riconoscermi, a dare valore alla mia vita a prescindere da ciò che faccio, a riconoscere la mia respons-abilità, e permettermi di sognare di nuovo.</p>
<p>Mi piacerebbe contribuire raccontando di più della mia storia, questo è solo &#8211; almeno, l&#8217;inizio.</p>
<p>Grazie per l&#8217;attenzione,</p>
<p>Martina</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.news-forumsalutementale.it/testimonianza-almeno-linizio/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Le parole fragili</title>
		<link>http://www.news-forumsalutementale.it/le-parole-fragili/</link>
		<comments>http://www.news-forumsalutementale.it/le-parole-fragili/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 25 May 2011 20:32:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<category><![CDATA[Impazzire si può]]></category>
		<category><![CDATA[testimonianze]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.news-forumsalutementale.it/?p=7085</guid>
		<description><![CDATA[di Gloria Gaetano
La ricerca psichiatrica (e anche quella psicoanalitica) tende a incentrarsi sul racconto autobiografico, sull’ascolto del delirio, che ancora non si struttura in parola, ma tende una mano verso l’altro per tentare una forma di comunicazione.
Il racconto, la storia, come emerge a tratti nella farneticazione, è importante per la comprensione dell’individuo, nell’intersezione dei piani ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/le-parole-fragili/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Gloria Gaetano</p>
<p>La ricerca psichiatrica (e anche quella psicoanalitica) tende a incentrarsi sul racconto autobiografico, sull’ascolto del delirio, che ancora non si struttura in parola, ma tende una mano verso l’altro per tentare una forma di comunicazione.</p>
<p>Il racconto, la storia, come emerge a tratti nella farneticazione, è importante per la comprensione dell’individuo, nell’intersezione dei piani di realtà, nel collegamento con altri momenti del sé, e infine, nei casi più facili, aiuta nella comunicazione con l’altro, in modo che il soggetto possa ricostruire il percorso della propria storia e la connessione col con il proprio vissuto.</p>
<p>Cercavo delle parole per iniziare questo viaggio-excursus attraverso le tante storie che ci hanno affidato.</p>
<p>Cercavo tali parole anche in me, che vivo un’esperienza simile, e si vede dal mio volto che ne porta le tracce, quella cicatrice di dolore, che si riconosce, come un tatuaggio, sul volto di tutti coloro che vivono queste storie e che hanno dentro il dolore di aver visto una persona bella, allegra, vivace, socievole, trasformarsi in un individuo fragile, pieno di angoscia, con il pianto chiuso dentro di sé.</p>
<p>.</p>
<p>Mi vengono allora in mente le parole di Eugenio Borgna: «La parola può salvare una persona oppure perderla. Al di là dei contenuti, sono i modi con cui la parola è pronunciata (i gesti e il silenzio, lo sguardo e le espressioni del volto), a indicarne la connotazione ostile, amica, affettuosa, aggressiva, ansiosa. La parola è sempre fragile o arrischiata, è accattivante e seducente, è nemica o solidali. Ma l’altro potrebbe avere le antenne sensibilissime nel cogliere il senso nascosto, fluttuante e impalpabile, delle parole. E ogni parola può essere quella decisiva: la parola che crea fiducia o fa nascere un contatto emozionale, cioè quella che incrina la solitudine e libera gli aquiloni nel vento, ma la parola anche che accresce, con le sue risonanze, la solitudine e l’ansia, le inquietudini del cuore. La parola è dialogo, ma anche silenzio: nasce dal silenzio e finisce nel silenzio in una reciprocità incalcolabile e friabile. Le parole,</p>
<p>labili tracce dell’inconoscibile ed effimere immagini del reale, metafore di un mondo possibile, si moltiplicano alla ricerca di definizioni probabili del dialogo e del silenzio, dell’apertura agli altri e della solitudine, della contemplazione e dell’azione; e non sempre riescono in questo intento».</p>
<p>La centralità della persona</p>
<p>Se la persona che sta male, è, come dice Basaglia, al centro dell’attenzione dello psichiatra. Allora il racconto, l’ascolto è la via principale per avviare la comprensione e il percorso di guarigione di inserimento nel sociale .</p>
<p>Sono essenziali per capire e aiutare.</p>
<p>Le storie stanno anche ad indicare che una via è stata aperta per seguire un sano progetto di cura e inserimento, sono storie aperte, ma già delineate, tendenti alla costruzione del sé.</p>
<p>Stare meglio si può.</p>
<p>Comunicare, narrare, ascoltare, frequentare terreni di confine per sentire intrusioni, interruzioni, per sentirsi ogni volta vivi e diversi. È ciò che fanno i veri psichiatri nei Dsm e nei Csm, coloro che sanno cogliere i disorientamenti, i dolori non ben espressi, le ombre vanamente sfuggite al mondo, accostandosi per sentire il mormorio dell’angoscia che crea la barriera apparentemente insormontabile, per conoscere l’identità di chi narra, con il tono sommesso per quell’angoscia, che poi – è il caso di dirlo – è la stessa angoscia che dorme in noi e che riconosciamo nell’umanità dell’altro.</p>
<p>Rendere libere persone come noi, restituire la possibilità di vivere, questo è il compito di chi cura, di chi convive con persone che soffrono, dopo che si sono aperti i cancelli, abbattuti i muri con la legge 180. Questa è la seconda libertà che bisogna ridare. La possibilità di vivere degnamente. E di soffrire solo quel tanto che è dato a tutti. Questo già accade, ma nel silenzio e nel mare dell’indifferenza.</p>
<p>Narrare tutte queste storie è sempre un modo per esplorare dei mondi attraverso l’altro da sé, cioè un modo per raccontare il mondo.</p>
<p>Certo molto ci dicono della sofferenza, della depressione, dell’angoscia anche i libri di Virginia Woolf, i dipinti di Van Gogh, i concerti di Schubert, le poesie di Cristina Campo, di Sylvia Plath, le opere del Caravaggio. Ma qui mi fermo perché l’elenco sarebbe troppo lungo.</p>
<p>Sono opere belle, articolate, espressioni vere d’arte. Eppure erano persone sofferenti.</p>
<p>La centralità delle storie</p>
<p>OggiAggiungi un appuntamento per oggi la psichiatria fenomenologica, e anche la psicoanalisi, sia essa adleriana, lacaniana, junghiana, freudiana, mette al centro dell’indagine terapeutica il racconto autobiografico, per costruire un percorso terapeutico e per stabilire un rapporto di fiducia col paziente.</p>
<p>Anche la persona che è nello stadio più deragliato della comunicazione verbale, cerca di comunicare qualcosa e man mano di delineare un io narrante che dia un nome, un senso alla sua sofferenza, cerca quindi di aprirsi un varco attraverso gesti, mimiche, borbottii, silenzi verso il mondo da cui si sente escluso e abbandonato. Cerca aiuto, cerca l’altro.</p>
<p>Si può porre la persona di fronte alla propria storia, ripetendo il linguaggio della sua percezione del mondo, surreale, a volte enigmatica, a volte pulsionale e primordiale, corporea, che usi i suoi stessi stilemi, i simboli della sua psiche, cercando di fargli dire in qualche modo quello che ha dentro, nell’oscurità del mare profondo, di dentro.</p>
<p>E chi, tra di loro, ha volontà di fuggire avverte che c’è una realtà parallela in cui evadere, quella che noi non sappiamo, che i poeti chiamano altrove, ma che è una dimensione diversa che pure essi sentono come reale, in cui però non saranno più sotto accusa, processati, catalogati, ingabbiati in definizioni, dove entreranno a far parte dello stessa galassia, insieme a tutti gli altri, magari silenziosamente, con tanti diritti e senza dover chiedere quello che non sanno dire. E che gli altri non potranno soddisfare.</p>
<p>Allora a noi tocca capire quella storia con tutto il suo senso d’impresentabile necessità.</p>
<p>È per questo che abbiamo tentato di ripristinare un ponte di tante storie ascoltate, consegnate a noi con molta stima e fiducia, pezzi di vita, nuove possibilità per percorsi, progetti e cure. Che ci sono, e che vanno sempre resi realizzabili.</p>
<p>Perché non si dica mai che qualcuno rimanga indietro. E questo vale ancora di più se siamo convinti di quell’utopia che guarda ad ogni persona che non riesce a competere, che resta indietro, e ancor più gli emarginati, gli “sfortunati”, i dimenticati, coloro che vivono nei ghetti sociali e culturali, va garantito un “progetto di vita” di inclusione e di libera manifestazione della propria personalità e individualità.</p>
<p>La narrazione di sé</p>
<p>Narrare storie è una forma universale di comunicazione. Riuscire a farsele narrare è già una via verso la guarigione, verso il ricompattamento e l’accettazione del proprio vissuto.</p>
<p>Il Narrare è l’attività più comunicativa, chiarificatrice dell’ordine simbolico di una individualità e di un gruppo, anche superando i paletti del racconto orale, della grafica, del mito-fiaba-leggenda, divenendo narrazioni transculturali, pertanto mediatrici della presentazione del proprio vissuto, che può avvenire attraverso vari canali.</p>
<p>Raccontarsi significa farsi conoscere agli altri, o far conoscere esperienze collettive, anche di altri. Attraverso l’uso della scrittura si cerca di dare una forma, una rappresentazione al proprio vissuto, che tende ad attirare chi ascolta o legge. E quindi ha un alto potere comunicativo, anche se rielaborato, di conoscenza, di esperienza dell’altro che ci è di fronte, di tutto il mondo che lo circonda, della sua vita emotiva, detta e non detta. Strumento di conoscenza quindi, e, forse, nei modi della vera partecipazione (en-patia e ascolto), un metodo vero e proprio di aiuto per chi esprime, anche con gesti e in forma delirante, la propria storia, la propria emotività.</p>
<p>Le nostre vite sono legate a quelle di familiari, amici, persone, gruppi di lavoro e di prossimità abitativa, di luoghi di intrattenimento, scuole, università, ambiti di lavoro. E anche si intrecciano alla vita di coloro che sono ormai scomparsi, ma le cui storie si raccolgono nella sabbia dei ricordi, costituendo il canovaccio di una più grande storia, che si allarga a macchia d’olio.</p>
<p>La narrazione è liberatoria, per alcuni tipi di disturbi, dalla fatica di vivere nel buio da cui si vorrebbe uscire, ed è anche, a livello, più letterario, fonte di conoscenza di tipi, caratteri, panoramiche storiche, luoghi, viaggi, culture e abitudini che si vanno disvelando.</p>
<p>Ritrovare le storie e disporsi a un ascolto partecipe, è ritrovare anche il senso delle nostre vite, individuali e di tutti. Il lungo monologo della nostra storia che intessiamo e re-intessiamo ogni giorno è il modo per ritrovare noi stessi, aspetti non sempre chiari dell’esistere, e di far ritrovare ad altri identità disperse, frantumate, riuscendo spesso ad essere anche veicolo di cambiamento, di restituzione alla propria identità che sembrerebbe indicibile.</p>
<p>C’è un archivio nella nostra mente che serve, proprio, non tanto a raccontare la realtà, ma a documentare infinite varianti, che se noi raccordiamo, sono pur sempre simili, al di là dello specifico individuale, e riescono a fare un ritratto psichico della persona, anche cambiando i termini della storia. È in questo processo di relazione tra il narratore-comunicatore, anche se restio, e l’ascoltatore attento, disponibile, en-patico, che cominciano ad emergere anche nuove aperture, nuove possibilità di vita. Magari una sola… ma è quanto basta per uscire dallo specchio oscuro che rifletteva sempre immagini indefinite.</p>
<p>È l’inizio</p>
<p>La centralità dell’ascolto</p>
<p>Il vero ascolto presuppone un rapporto, un contatto profondo.</p>
<p>Significa entrare nei panni dell’altro, osservare temporaneamente la realtà con i suoi occhi.</p>
<p>Il vero ascolto produce naturalmente empatia, perché nasce dalla con-vibrazione e dalla risonanza.</p>
<p>Ascoltare in modo profondo e totale significa dare senso alle parole dell’altro, impegnarsi a sentire il suo fantasticare, immaginare o narrare la sua vita. Significa accogliere ciò che dice, dando valore alle sue parole: non indulgere nel dubbio, nella valutazione, nel giudizio. Ascoltare significa fare silenzio interiore, mettere a tacere il giudizio, la critica, la competizione. Significa entrare in uno spazio dove il torto e la ragione non esistono più. È la premessa indispensabile per la soluzione creativa dei conflitti.</p>
<p>Saper ascoltare non significa stare in silenzio ed annuire semplicemente, ma mostrare con tutti noi stessi, ovvero con il nostro atteggiamento, di aver capito ciò che l’altro cerca di dirci: con gli occhi, con il nostro interessamento, con il corpo. O anche utilizzare messaggi di apertura, i cosiddetti “apri-porta”, brevi messaggi verbali che esortano l’altro all’esposizione del problema, mostrano la nostra volontà di partecipazione al suo problema facendolo sentire accettato e compreso.</p>
<p>L’ascolto attivo è “il modo più sicuro per essere certi che impressione = espressione”, e comporta principalmente la capacità di riassumere e riformulare ciò che l’interlocutore ha appena detto (tecnica della riformulazione), attraverso domande chiarificatorie, e di dimostrare accettazione, comprensione, ed empatia verso l’altro.</p>
<p>Con il termine accettazione si intende la “capacità di accettare i sentimenti dell’altro, espressi dalle sue dichiarazioni, senza sentire il bisogno di valutarli né di agire su di essi con modalità investigative”. L’accettazione incondizionata comporta calore umano, accoglienza, senza incorrere nell’errore di interpretare, valutare o giudicare il pensiero dell’altro e tutto questo possiamo trasmetterlo attraverso un attento ascolto attivo, quindi, come precedentemente detto, con la nostra postura, il nostro tono di voce, e con la riformulazione della problematica esposta.</p>
<p>Con l’accettazione, quindi, offriamo all’altro la possibilità di esprimersi; in un secondo momento subentra la comprensione empatica.</p>
<p>Il termine empatia deriva dalla parola greca empateia che significa “sperimentare attivamente il modo in cui un’altra persona vive un’esperienza”, ovvero il sentirsi dentro l’altro, e diviene un’esperienza profonda quando viene ad annullarsi la “distinzione tra la persona stessa e l’altro da sé.</p>
<p>L’ascolto ha qualcosa di particolare e di nascosto, un’esperienza da vivere in quel momento irripetibile di vita: «Per un tempo. Attraverso una scansione singolare. In virtù della vibrazione di un accento. La segretezza sta forse piuttosto,nell’arte difficile e personale con cui riusciamo a maneggiare questo battito effimero, questa oscillazione precaria del presente, che non è ripetibile,di cui non si dà serie. E che non si può insegnare, se insegnamento è solo trasmissione del sapere. Perciò il sapere dell’ascolto è un non-sapere,come forse direbbe Bataille, eppure resta un sapere in tutta la sua paradossalità. Cerchiamo tutti un occhio che ascolti».</p>
<p>Rovatti ha una profonda attenzione, verso le marginalità dell’esistenza, le metafore oscure,attraverso le quali si adombrano zone non ancora incontaminate dell’inautenticità,sempre al fine di combattere l’alienazione, non in senso marxiano, ma foucaultiano.</p>
<p>Anche da questo deriva la sua attenzione anche alla follia e alla possibilità di curare attraverso la filosofia,passando attraverso le metafore scure del delirio, della parola non raziocinante, non strutturata, attraverso l’attenzione, appunto, e l’ascolto.</p>
<p>In una storia di vita vengono narrate anche le particolarità del protagonista.</p>
<p>In tal senso il racconto fa a volte del narratore anche un “tipo” della frammentazione esistenziale. Attraverso la narrazione il soggetto tende a evidenziare le varie identità attraverso cui è passato, cioè la soggettività frammentata post-moderna.</p>
<p>Ognuno vuole essere ascoltato, narrato, guardato mentre vive o perché vive. È come alla fine, scoprire come si è, guardare negli occhi dell’altro come si è diventati nel percorso di vita, attraverso la sofferenza, attraverso, le infinite incertezze di identità.</p>
<p>Perciò è così importante nella cura essere ascoltati e sentire sé stesso che racconta la propria storia, che sente scorrere la propria vita.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.news-forumsalutementale.it/le-parole-fragili/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>17</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Una storia fantastica: l&#8217;immortalità</title>
		<link>http://www.news-forumsalutementale.it/una-storia-fantastica-limmortalita/</link>
		<comments>http://www.news-forumsalutementale.it/una-storia-fantastica-limmortalita/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 24 May 2011 20:07:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<category><![CDATA[testimonianze]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.news-forumsalutementale.it/?p=7081</guid>
		<description><![CDATA[Nella sua cameretta, protetta da voci perturbanti e tranquilla tra i suoi tappetini manifesti piumini Roberta legge con grande curiosità la rivista Focus. La avverto interessatissima.
Poi entra nella cucina- veranda dove io le sto preparando una bella insalata alla greca e mi parla di un certo Kurzweil, vorrebbe le comprassi il libro di questo scienziato, ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/una-storia-fantastica-limmortalita/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nella sua cameretta, protetta da voci perturbanti e tranquilla tra i suoi tappetini manifesti piumini Roberta legge con grande curiosità la rivista Focus. La avverto interessatissima.</p>
<p>Poi entra nella cucina- veranda dove io le sto preparando una bella insalata alla greca e mi parla di un certo Kurzweil, vorrebbe le comprassi il libro di questo scienziato, ‘I transumani’. Le chiedo se è stato tradotto. Scopro che sui cataloghi che ho a disposizione su Internet non c’è.</p>
<p>Allora lei mi spiega la teoria di Kurtzweil, che è poi quella di di unprofessore di Oxford, Brostrom.</p>
<p>Secondo questa teoria, il transumanismo’, l’umanità potrebbe sfruttare al massimo le sue capacità usando e integrandole con la tecnologia, al fine di far durare molto di più la vita, le capacità intellettive e emozionali.</p>
<p>Sto per dirle tutto quanto di ragionevole e di etico può essere connesso con una simile teoria.</p>
<p>Ma lei continua, si ferma su una frase che l’ha colpita. E legge: ‘ Lo scienziato ha già detto che farà il possibile per far rivivere il padre defunto,clonando il DNA e recuperando le sue memorie. Poi basterà trasferire la mente-memoria-emozione a un supporto non biologico, e la nostra ‘anima’ si sposterebbe dal nostro corpo a un pc..</p>
<p>‘Vedi mamma, mi dice, è come spostare una foto dalla macchina digitale sul dekstop di un pc.</p>
<p>Io farò così con te,con la tua mente, ti farò vivere per sempre.’</p>
<p>Ma l’idea mi commuove, mi sgomenta. Non è il momento adesso di intervenire in maniera eccessivamente moralisica e concreta… Poi mi dice che sta mettendo i soldi nel salvadanaio. Ha circa 2000e alla Posta, e sta continuando a conservare,per la mia immortalità.</p>
<p>E io non ho il coraggio di dirle che non temo di morire,che a un certo punto ci si sente stanchi delle sofferenze dei problemi continui e si desidera tornare alla terra all’aria,al mare. Ma so che per lei non potrei godere di quella quiete che è concessa a tutti.</p>
<p>Infatti pochi giorni prima avevo scritto questi versi:</p>
<p> </p>
<p>La notte come un filo si dipana e da un estremo all’altro noi restiamo disgiunte eppure avvinte al filo, inesorabile richiamo. Chiamami da lontano, da lontano ti chiamo mio fuoco, incendio, sogno e la tua voce crépita, m’avvolge. Consunta sto, rappresa fremendo per la tenerezza che mi sale e ancora torna a ravvivar la brace della vita, per te.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>E io che pensavo di dover restare sulle rive del mio lago d’indaco, sospesa come Demetra a chiamare la figlia Proserpina, perché torni dalle acque,dal buio degli inferi. No, ora non mi toccherà la sorte di chi si aggira sulle sponde dell’Acheronte, non più. Lei ha pensato a me. A tutto, ha risolto il problema in maniera, se volete fantascientifica, ma ha pensato che non sarebbe stata più sola perché temeva che nessuno più avrebbe più voluto stare con lei,né fratello, né padre. Nessuno con amore, almeno.</p>
<p> </p>
<p>Roberta era finalmente felice perché aveva risolto il suo problema, di fanciulla mai cresciuta, con scarsa vita relazionale,e capiva che non mi sarebbe toccato in sorte di vagare nello spazio dei templi acherontei ad attendere lei.</p>
<p>No mi averebbe tenuto sempre con sé, con la mia voce,i miei pensieri, i miei ricordi, dietro la lastra luccicante del suo portatile. Evanescente ma viva ,che le parlavo, le davo suggerimenti, le dicevo di prepararsi il cibo, di non spendere tanto, di vedere un buon film, di quelli che le piacciono tanto. E sarebbe stato un gioco come in un network.</p>
<p>Ma sarei rimasta, ombra , pensiero, gioia, sentimento ricordo, presente sempre lì, come lei voleva.</p>
<p> </p>
<p>Tempo fa mi erano venuti in mente pensieri tristi,terribili,rileggendo i versi dei sepolcri e il canto quinto dell’Eneide. Sì avrei avuto poca gioia nell’urna,sarei rimasta tra le madri infelici dell’Ade, del mio lago. Sognavo racconti di Poe; quando mi sedevo al tavolo del mio locale sull’Averno,dove si incontrano vulcanologi, archeologi,scrittori e forse anche ‘camorristi’, e,in uno di quei pomeriggi, mentre il tramonto spennellava il lago, di viola, di blu, di rosso,togliendo il grigio-verde del giorno , ho riscritto i versi dell’Eneide. Sì, mi sono vista là nell’oscura notte, tra il fango delle sponde a vagare e attendere , chiedendo di lei, non aspettando neppure che mi traghettassero. Rimandavo il passaggio, chiamavo, urlavo il suo nome, il nome della mia fanciulla con i piedini teneri che sembravano delle brioscine.</p>
<p>Ma nessuno rispondeva la mio grido disperato angosciato Ora, invece la vedevo tranquilla e immaginavo la scena di lei sola al pc che aspettava me, parlava con me.</p>
<p>Sì certo non mi piaceva immaginarmi intrappolata tra vetri. A un tratto sorrisi.’Meglio questo,che vagare in attesa del passaggio, meglio accanto a lei.</p>
<p>E Roberta mi avrebbe sentito ridere lì, intrappolata, tra i cristalli liquidi su uno schermo enorme,come saranno in futuro i i ‘computronium’, munita di cuffie e ipod, mescolata tra luci di pianeti,astri,parte dell’intero universo di luminose galassie in una silenzioso e lucentre cristallo che sprizzava luminarie pirotecniche. Là forse avrebbe potuto vedere il mio volto sorridente.</p>
<p>Per sempre, mamma, capisci, per sempre . E io le sorriderò per sempre.</p>
<p>La mia risata che si dilatava e riempiva l’universo, calndo come un’aquila su tutti quelli che non sapevano o non avevano capito, per ignoranza indifferenza. Una risata eterna. Avevamo beffato l’universo.</p>
<p>L’amore può anche questo.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.news-forumsalutementale.it/una-storia-fantastica-limmortalita/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Accetta la differenza, non l&#8217;indifferenza</title>
		<link>http://www.news-forumsalutementale.it/accetta-la-differenza-non-lindifferenza/</link>
		<comments>http://www.news-forumsalutementale.it/accetta-la-differenza-non-lindifferenza/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 22 Apr 2011 19:36:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<category><![CDATA[testimonianze]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.news-forumsalutementale.it/?p=6773</guid>
		<description><![CDATA[Ciao Forum, 
io sono Giovanna e ho la sindrome di Asperger. Fino a pochi anni fa, quello che io ho non aveva nome. Ho passato l&#8217;infanzia e l&#8217;adolesenza con enormi diffcoltà, con una serie di disturbi che nessuno riusciva a classificare, poi ho trovato la risposta: una forma di autismo che si chiama &#8216;Sindrome di Asperger&#8217;.
Dagli ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/accetta-la-differenza-non-lindifferenza/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/public/spettacolo-giorno-della-memoria-piacenza_large-200x200.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6774" title="spettacolo-giorno-della-memoria-piacenza_large-200x200" src="http://www.news-forumsalutementale.it/public/spettacolo-giorno-della-memoria-piacenza_large-200x200.jpg" alt="spettacolo-giorno-della-memoria-piacenza_large-200x200" width="200" height="200" /></a>Ciao Forum, </p>
<p>io sono Giovanna e ho la sindrome di Asperger. Fino a pochi anni fa, quello che io ho non aveva nome. Ho passato l&#8217;infanzia e l&#8217;adolesenza con enormi diffcoltà, con una serie di disturbi che nessuno riusciva a classificare, poi ho trovato la risposta: una forma di autismo che si chiama &#8216;Sindrome di Asperger&#8217;.</p>
<p>Dagli anni 90 in poi, nel pianeta autismo è sopravvenuta una vera e propria rivoluzione, e una parte importante di questa rivoluzione l&#8217;hanno avuta proprio le persone come me, autistiche ma ad &#8216;alto funzionamento&#8217;, quelle che possono cioè parlare e dire cosa succede dentro di loro. E il mondo ha cominciato a capire che autismo non è semplicemente una malattia, ha cominciato a parlare di &#8216;neurodiversità&#8217; e delle potenziali capacità della mente autistica proprio per il poter apportare un punto di vista &#8216;neurodifferente&#8217; alla società.</p>
<p>Ma, mentre tutto questo succede in psicologia e psichiatria, la nostra vita pratica continua a non cambiare. Noi continuiamo a sentirci esclusi. Anche chi, come me, ha la forma ritenuta più &#8216;leggera&#8217; ha enormi problemi a trovare e soprattutto conservare un lavoro e avere una vita sociale che permetta un minimo di scambio.</p>
<p>Volete sapere perchè&#8230; Avete idea di cosa sia un &#8216;overload&#8217; sensoriale in un mondo perennemente romoroso e sovraccarico do stimoli? Avete idea di cosa sia capire solo un linguaggio letterale? Non capire se la persona che parla è felice o arrabbiata con te perchè non sai assolutamente capire l&#8217;espressione del suo viso? Questo è quello che noi dobbiamo quotidianamente gestire, per far finta di essere &#8216;normali&#8217;.</p>
<p>E tutto questo noi non lo possiamo cambiare perchè questo fa parte della nostra diversità, ne segue che L&#8217;UNICO MODO PER NOI PER INTEGRARCI E&#8217; CHE IL MONDO ACCETTI LA NOSTRA DIFFERENZA.</p>
<p>Io sono stata fortunata, ho trovato lavoro in un acooperativa sociale (la Collina) dove ho trovato chi mi ascolta e chi mi ha aiutato e continua a dare ascolto alle mie esigenze. Nel frattempo ricevo mail disperate da parte dei partecipanti al gruppo Asperger. it di genitori che non trovano il modo di inserire i figli al lavoro.</p>
<p>E allora&#8230;forum, perchè non mi aiuti&#8230;dacci voce, dai voce alla popolazione autistica, troppo a lungo confinata in una fittizia irrecuperabilità, perchè non ci aiuti a dire che noi vogliamo partecipare ma che possiamo farlo solo se la società accetta di cambiare.</p>
<p>Perchè l&#8217;autismo non si può cambiare, l&#8217;unico modo è cambiare il mondo. </p>
<p>Giovanna Milanesi</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.news-forumsalutementale.it/accetta-la-differenza-non-lindifferenza/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>10</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Una storia come tante</title>
		<link>http://www.news-forumsalutementale.it/una-storia-come-tanta/</link>
		<comments>http://www.news-forumsalutementale.it/una-storia-come-tanta/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 08 Feb 2011 20:06:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storie]]></category>
		<category><![CDATA[testimonianze]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.news-forumsalutementale.it/?p=6343</guid>
		<description><![CDATA[Personalità borderline&#8221;,questa fu la diagnosi per giustificare il mio carattere capriccioso&#8230;
Arrivai al pronto soccorso in un pomeriggio afoso.Un pomeriggio di estrema consapevolezza.Gli infermieri dell&#8217;ambulanza non avevano acceso nemmeno la sirena,erano scettici,e anche io sono scettico,non credo affatto nell&#8217;esistenza delle sirene,anzi,non credo nemmeno nella mia di esistenza. Infatti cerco sempre nuove prove che mi inchiodino,ma riesco ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/una-storia-come-tanta/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Personalità borderline&#8221;,questa fu la diagnosi per giustificare il mio carattere capriccioso&#8230;</p>
<p>Arrivai al pronto soccorso in un pomeriggio afoso.Un pomeriggio di estrema consapevolezza.Gli infermieri dell&#8217;ambulanza non avevano acceso nemmeno la sirena,erano scettici,e anche io sono scettico,non credo affatto nell&#8217;esistenza delle sirene,anzi,non credo nemmeno nella mia di esistenza. Infatti cerco sempre nuove prove che mi inchiodino,ma riesco sempre a trovare un alibi credibile.La pubblica accusa(un pubblico ministero severo,moralista e bacchettone) mi intercetta mentre parlo coi miei pensieri più profondi,nella speranza di trovare un qualche indizio della mia colpevolezza,ma io mi sono attrezzato per non farmi scoprire,mi scrivo &#8220;pizzini&#8221; ermetici. Emilio,il neurone maschio che abita in un quartiere della mia personalità li chiama &#8220;poesie&#8221;(i pizzini). Il quartiere è situato vicino alla tangenziale sinaptica che porta al dolore esistenziale,che brutta parola! E che brutta strada,sempre intasata dai ricordi e dai lavori in corso(sono i sensi di colpa che scavano,scavano,non capisco proprio cosa vogliano trovare).Susanna,la neurona femmina del quartiere,non riesce a rimanere incinta,lei è fertile,ma lui(Emilio) è impotente.E poi hanno due caratteri così diversi.Lui è il classico neurone di periferia,cresciuto sulla strada,in mezzo a neuroni instabili e aggressivi.Emilio dice sempre la stessa frase:&#8221;ne ho viste di cose io che voi&#8230;&#8221;.Ancooooooraaaa?Ma la smetti di masturbarti quell&#8217;atomo di idrogeno che hai nella testa?Non credi che sia giunto il momento di diventare adulto e cominciare a pensare seriamente&#8230;ad un figlio?Lei,Susanna,è una neurona delusa dall&#8217;indole infantile di Emilio,e vorrebbe incontrare un neurone vero,ma incontra sempre e solo Emilio.,e lui incontra sempre e solo Susanna. In verità io non ho mai sofferto,perchè la sofferenza è un indizio,anche se controverso di una ipotetica colpevolezza,e la pubblica accusa non aspetta altro.I magistrati sono tutti uguali,mah&#8230;lo sento ripetere spesso,e mi sto convincendo che sia vero.&#8221;sei arrivato fino all&#8217;osso con la lama&#8221; disse con voce tenera la dottoressa del pronto soccorso mentre mi ricuciva il polso; e dimmi,perchè lo hai fatto?Stranamente quella voce mi scaldò il cuore,e io risposi:&#8221;solo per sentire una voce&#8221;&#8230;</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>&#8220;Pizzino&#8221;</p>
<p> </p>
<p>Quietami l&#8217;Anima</p>
<p>azzurra luce</p>
<p>dei giorni risorti</p>
<p> </p>
<p>scava l&#8217;aratro</p>
<p>le vergini terre</p>
<p>di domani</p>
<p>che mai</p>
<p>potrò</p>
<p>calpestare</p>
<p> </p>
<p>le umili preghiere mie</p>
<p>s&#8217;avventurano</p>
<p>verso future</p>
<p>memorie</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>dispiacerebbe al cielo</p>
<p>donare una goccia</p>
<p>di eternità</p>
<p>a un suo figlio</p>
<p>capriccioso?</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.news-forumsalutementale.it/una-storia-come-tanta/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
	
