Storie
Giuliano non poteva mancare 21 aprile 2016
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Immagini dal fronte. Per Carla Cerati 27 febbraio 2016
di Peppe Dell’Acqua e Silvia D’Autilia A pochi giorni dalla morte di Carla Cerati, vogliamo ricordare così il suo peculiare contributo alla liberazione di un’umanità dimenticata. Nella stagione della denuncia politica dell’opprimente persistenza delle istituzioni, Carla Cerati e Gianni Berengo Gardin si trovano a testimoniare la tragedia del manicomio, la condizione in cui versano gli internati, la scomparsa degli uomini e delle donne. Nasce Morire di classe, la raccolta di fotografie che Einaudi pubblica nel 1969, legando la fotografia al filo rosso della contestazione sociale che in quegli anni si sta consumando nel nostro paese.
“Un messaggio chiamato Cavallo” di Umberto Eco 25 febbraio 2016
Domenica 25 Febbraio del 1973, alle ore 12.45, Marco Cavallo uscì da San Giovanni rompendo le mura del manicomio di Trieste. Quale congiuntura migliore per ricordare insieme a Giuliano Scabia Umberto Eco! Scrive Giuliano: "Mentre il grande Umberto ci sorvola ridendo, rileggo  l'articolo ...
Caro Federico, 29 ottobre 2015
di Carla Prosdocimo Sento il bisogno di dire alcune cose  legate al primo incontro con te, all’apertura di un dialogo che percepisco come assolutamente impossibile chiudere. La tua immagine pubblica ti ha preceduto, perché ti ho conosciuto, prima che di persona, tramite un tuo breve scritto, che mi è piaciuto, e perché spesso ho sentito parlare di te – da tanti che compongono il nostro comune ambito d’azione - quale persona intelligentemente impegnata ed attiva, a vari livelli teorici e pratici, sul fronte dell’emancipazione dallo stigma e per la tutela dei diritti,  nella ricerca di una salute possibile e condivisibile: un nuovo prezioso punto di riferimento collettivo che sono stata molto curiosa di poter incontrare. Ci siamo poi frequentati e confrontati non moltissimo, ma quel tanto che a me è bastato per identificarti come un naturale alleato esistenziale, e mi autorizzo a pensare, non credo a torto, che sia stato così anche per te.
Moira, la sua anoressia, le sue fasce 11 agosto 2015
di Daniela Mallardi. ‘Ho capito quanto sia pieno di insidie, il termine aiutare. C'é così tanta falsa coscienza, se non addirittura esibizione, nel volere a tutti i costi aiutare gli altri, che se per caso mi capitasse, di fare del bene a qualcuno, mi sentirei più pulito se potessi dire: "Non l'ho fatto apposta". Forse solo così tra la parola aiutare e la parola vivere, non ci sarebbe più nessuna differenza’ (G. Gaber,  SOGNO IN DUE TEMPI,  1994) La provincia in cui sono nata ha gli ulivi, e piove poco. Nevica quasi mai. Al comune ci sono le foto della nevicata del 1990, che coprì tutto, una neve che Courmayeur avrebbe riso, ma che lì sulle coste adriatiche aveva il sapore della novità, tanto da farcene una galleria. Mi vedo appena arrivata a Roma, davanti ad un polpo metropolitano di luci e di tangenziale, mi vedo sbarcata nel reparto tentacolare di Psichiatria con una laurea in Psicologia ancora sporca di inchiostro e di velleità. Vedo Moira qui con la curiosità del suo arrivo, della sua incidenza come un fiocco di quella neve del 1990.
Per Marco ci vuole l’anestesista 3 agosto 2015
di Peppe Dell'Acqua. Nell’estate del 2012 Marco[1], diciassettenne, chiede aiuto a sua madre. È molto inquieto e disorientato.  Riesce finalmente a dirle che “fuma”. I genitori di Marco sono nati nel milanese e lì hanno sempre vissuto. Di Marco si racconta una tranquilla fanciullezza. Non ha avuto problemi a socializzare e il suo rendimento scolastico è stato sempre adeguato.
Mauro aveva paura 1 agosto 2015
di Anna Poma. Può accadere di perdere la testa, o forse il cuore, i confini, il senso della propria integrità, può accadere che non torni l’unico conto che davvero conta, quello che ci fa stare nel mondo senza sentircene oltraggiati, violati o in attesa che qualcosa venga a farlo. Può accadere ...
Pazzi dal dolore 31 luglio 2015
V. mi scrive: “Le invio la mia testimonianza. Considerato il lavoro che fa, e i suoi libri, sarà l'ennesima storia che sentirà, quindi non pretendo nessuna replica, ma nero su carta dovevo pur metterlo.” Leggo il pezzo, l’ennesima storia di banalità di questa psichiatria, in cui s’imbatte una ragazza che non è stata costretta a curarsi, ma è lei che lo ha chiesto, che ha chiesto il ricovero, sapendo di star male, eppure è bastato solo l’ingresso in questo SPDC romano, le è bastato essere chiusa dentro, messa in ammollo di psicofarmaci, impossibilitata perfino a leggere, le è bastato sentire le minacce di contenzione a una sua compagna di ricovero se non avesse preso la terapia, per capire che questa non è cura ma è mero controllo. Le rispondo che questa sua testimonianza è bella e importante. Le chiedo di pubblicarla sul sito del forum salute mentale.
Un anno dopo. Memorie dal cesso di un Spdc 29 luglio 2015
di Francesco (vedi articolo precedente) Ho trent’anni e vivo nella bella città di Verona. Diciotto mesi fa sono stato ricoverato in psichiatria, perché mangiavo e dormivo poco e facevo discorsi strani (aiutare gli altri, volersi bene, cambiare il mondo con la pace e l'empatia..); strani per chi non mi conosce, chi mi conosce sa che sono pensieri che faccio da sempre. Cercavo affetto e cercavo empatia, li ho cercati nelle persone che ritenevo più vicine (mia madre, mia zia, i miei amici di vecchia data) e che pensavo mi avrebbero meglio compreso. La risposta è stata un TSO, trentacinque giorni di ricovero forzato presso il SPDC dell’Ospedale civile maggiore, l'umiliazione punitiva della contenzione (sono stato legato al letto) e dosi equine di psicofarmaci.
Grand Hotel TSO 26 luglio 2015
E chi se l’aspettava che sarei stato catalogato anch’io come borderline, e mi avrebbero affibbiato sulla fronte madida l’infame marchio di TSO. … le tappe che mi avevano condotto a essere uno dei più inutilmente colti e giovani villeggianti presso il Grand Hotel TSO erano state rapide e tempestate ...
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