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	<title>forumsalutementale.it &#187; In apertura</title>
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		<title>Effetto &#8216;61</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 18:37:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
				<category><![CDATA[In apertura]]></category>

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		<description><![CDATA[di Mario Colucci [1]
Ho ripensato spesso al coraggio di Franco Basaglia. Ho ripensato a quel 1961, quando lasciò la tranquilla vita universitaria di Padova e arrivò a Gorizia. Ho immaginato lo shock non appena arrivato in manicomio, il trauma di fronte ai quei 600 malati che si aggiravano come spettri nei cameroni ospedalieri. Franca Basaglia ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/conoscere-e-sperimentare-per-evolvere/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/public/conoscere-e-sperimentare-per-evolvere1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8021" title="conoscere-e-sperimentare-per-evolvere" src="http://www.news-forumsalutementale.it/public/conoscere-e-sperimentare-per-evolvere1.jpg" alt="conoscere-e-sperimentare-per-evolvere" width="125" height="125" /></a><em>di Mario Colucci </em><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/paste/pasteword.htm?ver=3241-1141#_ftn1">[1]</a></p>
<p>Ho ripensato spesso al coraggio di Franco Basaglia. Ho ripensato a quel 1961, quando lasciò la tranquilla vita universitaria di Padova e arrivò a Gorizia. Ho immaginato lo shock non appena arrivato in manicomio, il trauma di fronte ai quei 600 malati che si aggiravano come spettri nei cameroni ospedalieri. Franca Basaglia mi raccontò che il primo impulso di Franco fu quello di mollare tutto, andare via, rinunciare. Dobbiamo immaginarcelo questo Basaglia che torna indietro pieno di dubbi. Ma poi ci ripensa, si ricorda di essere stato nominato direttore di quel manicomio e che, nel bene o nel male, la partita deve essere ancora tutta giocata. Lui ha le sue carte in mano, ha il suo potere di direttore.</p>
<p>Dunque il coraggio di Basaglia è il coraggio di restare e anche il coraggio di cambiare. Ma cambiare come? Come fare per cambiare? Che cosa ha in mano Basaglia? Quali sono i suoi strumenti? Non si può certo dire che all’epoca egli abbia una sufficiente esperienza politica, né che abbia già maturato una leadership sul campo. Però Basaglia ha dalla sua una grande esperienza clinica, benché formata su situazioni di malattia che erano più tipiche di una clinica universitaria che di una grande istituzione totale. Basaglia ha poi una solida cultura fenomenologica, figlia di quella passione per la filosofia che era stata forse la causa dei sospetti del suo professore universitario e della fine della sua carriera accademica.</p>
<p>La fenomenologia è una sorta di allenamento che quando viene esercitato con costanza dà la possibilità di resistere a quell’effetto negativo prodotto dalla lunga esposizione alla psichiatria manicomiale. Questo effetto è noto: dopo qualche anno di osservazione di malati considerati senza speranza di guarigione nel cuore dello psichiatra manicomiale scende il gelo. Il malato scompare, al suo posto resta una malattia, lucida e impenetrabile come una sfera d’acciaio, con le sue leggi, il suo decorso, il suo inevitabile destino. L’esposizione prolungata alla psichiatria manicomiale rende freddi, nei casi peggiori cinici. Ebbene la fenomenologia è come una corsa continua, che allena e mantiene riscaldati: ti chiede di non arrivare alla conclusione diagnostica e al verdetto prognostico, ti chiede di aspettare. Ti chiede di sospendere quello che stai vedendo con i tuoi occhi di scienziato e di provare a immaginare tutto quello che c’è dietro la malattia: la vita di quella persona che hai davanti, il momento in cui ha iniziato a stare male, a dubitare della propria ragione o in cui i suoi parenti hanno incominciato a trattarla diversamente, le spiegazioni che non servono più a nulla e poi le urla, le riappacificazioni, gli inganni, la fuga, la cattura, il ritrovarsi improvvisamente all’interno di quattro mura sporche fra gente che delira, senza più i propri abiti, i propri oggetti personali.</p>
<p>Ricordate le parole di Primo Levi in <em>Se questo è un uomo</em> quando descrive la vita del lager? «Si immagini ora un uomo, a cui, insieme con le persone amate, vengano tolti la sua casa, le sue abitudini, i suoi abiti, tutto infine, letteralmente tutto quanto possiede: sarà un uomo vuoto, ridotto a sofferenza e bisogno, dimentico di dignità e discernimento, poiché accade finalmente a chi ha perso tutto, di perdere se stesso».<a href="http://www.news-forumsalutementale.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/paste/pasteword.htm?ver=3241-1141#_ftn2">[2]</a> Basaglia sarà stato ossessionato da queste parole di Primo Levi quando immaginava il momento in cui una persona entrava nel manicomio di Gorizia. E al tempo stesso la fenomenologia gli dava quella carica necessaria per non perdersi nel pessimismo terapeutico dei suoi colleghi che lo avevano preceduto, tetri custodi di anime morte nei cameroni dell’ospedale. Se si poteva mettere tra parentesi la malattia, con tutti i pregiudizi di incomprensibilità, di inguaribilità, di pericolosità che l’avvolgevano, era perché quei cameroni potevano essere illuminati, aperti, areati, liberati. Si poteva mettere tra parentesi non solo la malattia e la psichiatria organicista, ma quello stesso grigio contenitore di 600 vite dimenticate che giaceva sul confine con la Jugoslavia.</p>
<p>Basaglia comincia a fantasticare: per andare oltre quel colore grigio bisogna sdoppiare lo sguardo. Da un lato dedicarsi nel modo più sollecito possibile ai bisogni dimenticati di quelle persone, restituire loro un’attenzione che non avevano mai avuto, ripartire da zero con un progetto di cura della loro vita prima ancora che della loro malattia. Dall’altro lato aprire lo sguardo a quello che sta succedendo fuori: Basaglia vuol fare di Gorizia e di quel manicomio di provincia una realtà aperta alla sperimentazione più avanzata, contrastare il peggio che sta osservando con il meglio che la scienza gli offre in quel momento. Ad esempio, la Comunità terapeutica, vista all’opera in Gran Bretagna da Maxwell Jones, può rappresentare un buon modello per scardinare le porte del manicomio e i ritmi pietrificati della sua vita quotidiana. Quel circolo di sedie sulle quali tutti si possono sedere per parlare è una novità assoluta per un ospedale dove tra medico e malato non ci si ferma neanche per salutarsi.</p>
<p>Ecco il primo gesto scoperto a Gorizia: ritrovare la voce delle persone, al di là delle voci che li perseguitano da anni. Parlare, far parlare: in quel luogo dove il direttore parlava solo con i suoi assistenti e gli assistenti solo con il caposala e il caposala solo con gli infermieri. E gli infermieri con nessuno, se non fra loro, mai con i malati, se non per impartire ordini, perché lo vietava il regolamento. Non bisognava ascoltare la parola degli internati, le loro confidenze, le loro storie tutte diverse e alla fine tutte uguali, futuri perduti e occasioni mancate. Non bisognava lasciarsi coinvolgere perché la disperazione di quelle vite lasciava graffi indelebili, da cui ci si difendeva con sguardi derisori e ciniche disattenzioni. O peggio con infantili sollecitudini. In quel preciso momento la voce degli uomini e delle donne che affollavano i padiglioni cessava di esistere.</p>
<p>Era giunto il momento di lasciarle parlare, quelle voci dimenticate. Basaglia comprende che se c’è ancora una risorsa terapeutica nel manicomio bisogna ritrovarla nella voce di chi protesta, di chi non si adatta, in quella parola che sfugge al discorso dell’istituzione, che si insinua tra le pieghe della gerarchia ospedaliera da un lato e della diagnosi psichiatrica dall’altro, e che ripropone intatta la fatica di vivere all’interno di un manicomio. Il gesto di Basaglia è semplice, diretto, è come se dicesse: “Ascolta ciò che ti stanno chiedendo queste persone, in questa istituzione desolata e senza futuro. Ascoltale senza sentirti in dovere di difenderla, questa istituzione, come il tuo ruolo professionale t’imporrebbe di fare. Ricorda i morsi di disgusto che hai provato all’arrivo, ricordati che volevi andare via…” Ecco un punto in comune, il bisogno di fuggire! Non ha importanza essere medici, infermieri o malati per condividere il gusto della libertà. </p>
<p>Tuttavia, il 1961 è anche l’anno in cui si produce misteriosamente uno strano effetto: diversi “incendi” si propagano nella psichiatria, come se nuove sostanze infiammabili si diffondessero per il mondo, fino a mescolarsi e a creare una miscela ad alto potenziale esplosivo. In Francia, uno studioso di storia e filosofia, quasi sconosciuto, uscito da qualche anno dall’<em>École Normale Supérieure</em>, ha preso l’abitudine di aggirarsi fra biblioteche e archivi di ospedali di mezza Europa, per completare un’insolita tesi di dottorato sulla storia della follia. La prosa fiammeggiante di Michel Foucault accende la psichiatria: parole di fuoco che restituiscono i bagliori sinistri della nascita del manicomio nell’Europa del xvii° secolo, con quella scoperta inquietante che i luoghi infernali dell’internamento sono nati ben prima della psichiatria. Essi sono destinati a ricordarle incessantemente il suo statuto d’eccezione rispetto alla scienza medica. In <em>Storia della follia</em><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/paste/pasteword.htm?ver=3241-1141#_ftn3">[3]</a><em> </em>Foucault non smette di ripeterlo: non è la psichiatria che ha creato i manicomi, ma è all’interno dei manicomi che è nata la psichiatria con i suoi poteri e le sue procedure di asservimento degli internati. Per Basaglia, la lettura di quelle parole incendiarie sarà la conferma della legittimità dell’azione messa in campo a Gorizia e della necessità di andare anche oltre, fino a distruggere l’ospedale psichiatrico, che non potrà mai essere un luogo di cura ma soltanto uno spazio di esclusione sociale.</p>
<p>Un altro incendio incomincia a propagarsi oltreoceano: un sociologo canadese, Erving Goffman, ha trascorso un anno nell’ospedale psichiatrico St. Elizabeth a Washington. Il risultato di questa esperienza è la pubblicazione nel 1961 di un libro <em>Asylums</em>, che fu tradotto qualche anno dopo da Franca Basaglia, con una prefazione sua e di Franco. Goffman racconta così la sua esperienza: «Lo scopo immediato del mio lavoro era tentare di apprendere qualcosa sul mondo sociale dell’internato e su come egli viva soggettivamente la propria situazione. Iniziai con il ruolo di assistente al corso di ginnastica, precisando, quando mi veniva richiesto, di essere uno studioso della vita di comunità; passavo il giorno con i pazienti, evitando di intrattenere rapporti socievoli con lo staff e di disporre di chiavi. Non dormivo nei reparti e la direzione dell’ospedale conosceva lo scopo della mia presenza».<a href="http://www.news-forumsalutementale.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/paste/pasteword.htm?ver=3241-1141#_ftn4">[4]</a> Immaginiamoci Goffman, vestito come un professore di educazione fisica, che gira per l’ospedale senza dare troppa confidenza a medici e infermieri e senza possedere chiavi: in qualche modo la sua preoccupazione non è solo quella di essere libero di osservare, ma anche di non apparire complice del personale sanitario. Il suo scopo è quello di partecipare alla vita di gruppo degli internati e giudicare dal loro punto di vista chi non vi appartiene, cioè i medici, gli infermieri, i sorveglianti e i familiari. Uno sguardo asimmetrico nel tentativo di compensare lo sbilanciamento dal lato opposto di tutta la letteratura professionale scritta in proposito dagli psichiatri. Scrive Goffman: «Diversamente da quanto succede in alcuni pazienti, io arrivai in ospedale animato da ben scarso rispetto per la psichiatria in quanto scienza, e per le altre entità ad essa collegate».<a href="http://www.news-forumsalutementale.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/paste/pasteword.htm?ver=3241-1141#_ftn5">[5]</a></p>
<p>Goffman è uno studioso capace di tenere insieme il metodo di ricerca con uno sguardo politicamente impegnato. Egli vuole indagare la natura del pregiudizio che avvolge la malattia mentale e al tempo stesso la funzione di esclusione sociale dell’istituzione che è deputata a curarla. Ne viene fuori tutta la distanza che esiste fra l’ideologia che presenta l’ospedale psichiatrico come un istituto di cura e la pratica che conosce la realtà quotidiana del manicomio come luogo di violenza che nega qualsiasi cura. Altra benzina sul fuoco dell’indignazione che monta a Gorizia, per Basaglia un segno ulteriore che la nave del manicomio incomincia a bruciare davvero, come il vascello di Hernán Cortés, ed è ormai destinata ad affondare. Non ci saranno altre navi per tornare indietro.</p>
<p>Un altro mare, il Mediterraneo, un’altra sponda, l’Algeria, un altro fuoco, quello appiccato da Frantz Fanon: la parabola dello psichiatra francese, originario della Martinica, illumina come una freccia incendiaria la notte di Gorizia. Sempre nel 1961, viene infatti pubblicato il suo testo fondamentale, <em>I dannati della terra</em>,<a href="http://www.news-forumsalutementale.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/paste/pasteword.htm?ver=3241-1141#_ftn6">[6]</a> nel quale descrive la miseria del manicomio di Blida e le conseguenze disastrose di un processo di disumanizzazione e spersonalizzazione, provocato non solo dall’alienazione della malattia e dall’internamento, ma soprattutto dalla discriminazione sociale, politica e razziale dei degenti (neri o arabi che fossero, comunque colonizzati).</p>
<p>Basaglia vi riconosce l’esperienza radicale di una scelta etica, di una presa di posizione a fianco degli oppressi, a costo anche della perdita del proprio ruolo professionale. A Fanon, infatti, testimone di questa spaventosa condizione dell’internato, non resta che il gesto estremo delle dimissioni, attraverso una celebre lettera inviata al ministro residente. Ma il bagliore del fuoco algerino continuerà a illuminare non soltanto la violenza del regime coloniale francese, ma di tutte quelle situazioni in cui il terapeutico diventa lo strumento che tacita la voce di chi potrebbe contestare e soffoca ogni rivendicazione sui temi della povertà e dello sfruttamento.</p>
<p>Se ne ricorderanno i goriziani undici anni dopo, quando tutta l’équipe medica si dimette, con una decisione e con una lettera che assomigliano al gesto di Fanon. Scrive Domenico Casagrande in un comunicato alla stampa nel 1972: «Oggi non si può accettare di continuare a mantenere la maggior parte dei degenti segregati in un’istituzione che, per il fatto stesso di non consentire aperture e sbocchi, li farebbe velocemente retrocedere al grado di istituzionalizzazione e di distruzione personale in cui li avevamo trovati. […] In questa situazione la nostra presenza nell’Ospedale Psichiatrico goriziano, oltre ad essere inutile, ci sembra dannosa per quei degenti – ed è la maggioranza – per i quali noi continuiamo a rappresentare, in qualità di psichiatri, la giustificazione al loro internamento<em>.</em> Se si tratta di persone per le quali non è stato possibile trovare una soluzione esterna, perché sole, perché povere, perché rifiutate, non per questo noi possiamo continuare a mantenerle rinchiuse nell’etichetta di ammalato mentale, con le conseguenze ed i significati che tale etichetta comporta».<a href="http://www.news-forumsalutementale.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/paste/pasteword.htm?ver=3241-1141#_ftn7">[7]</a></p>
<p>Ormai l’incendio che divampa a Gorizia è fuori controllo: è chiaro che non si può più andare avanti nella gestione di un manicomio, di cui l’équipe basagliana ha dimostrato l’inutilità e la violenza, né si può immaginare che una diversa organizzazione dell’ospedale, per quanto umana e illuminata, possa servire a modificare la condizione di esclusione degli internati. Infatti, viene loro negata una vita all’esterno perché l’amministrazione provinciale non autorizza l’apertura di centri esterni, bloccando di fatto la nascita di un’assistenza territoriale alternativa al manicomio. Per questo, alla fine, non sarà Gorizia a realizzare per prima il progetto di chiusura del manicomio, e neanche Parma, ma Trieste con la straordinaria esperienza iniziata nel 1971 dallo stesso Basaglia e dal suo gruppo nell’ospedale psichiatrico di San Giovanni.</p>
<p> </p>
<p>Che cos’è allora l’effetto ’61? In quell’anno ancora nulla si è realizzato, eppure qualcosa di fondamentale già prende forma: intorno a Basaglia, Foucault, Goffman, Fanon e tanti altri, inizia ad aggregarsi un pensiero critico in seno alla psichiatria. Era già avvenuto in altre stagioni, quella della fenomenologia, quella della psicoanalisi. Ma stavolta è diverso: innanzitutto i protagonisti – che all’inizio non sono in contatto fra loro, non si conoscono, alcuni non si conosceranno mai – colgono acutamente l’esigenza di rompere in modo più radicale con la tradizione della psichiatria.</p>
<p>Ne è un esempio la “messa tra parentesi della malattia”, che non è un rifiuto della diagnosi, ma, come dice Basaglia, «una faticosa astuzia che presuppone un profondo sapere della malattia e una consapevolezza altrettanto profonda delle sue costruzioni cliniche e istituzionali»;<a href="http://www.news-forumsalutementale.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/paste/pasteword.htm?ver=3241-1141#_ftn8">[8]</a> è il rifiuto dell’etichettamento che impedisce di «prendere coscienza di ciò che è questo individuo per me, qual è la realtà sociale in cui vive, qual è il suo rapporto con questa realtà».<a href="http://www.news-forumsalutementale.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/paste/pasteword.htm?ver=3241-1141#_ftn9">[9]</a>  Basaglia non esclude mai la dimensione clinica del disturbo psichico, semmai si interroga sulla sua organizzazione in dottrine e in istituzioni, quella che lui definisce “razionalizzazione della sofferenza”.<a href="http://www.news-forumsalutementale.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/paste/pasteword.htm?ver=3241-1141#_ftn10">[10]</a> In questo Basaglia vede all’opera un’ideologia medica, potente e pervasiva, che ha il preciso compito di nascondere questa sofferenza dietro la maschera della malattia per poterla gestire attraverso la macchina del manicomio.</p>
<p>A partire da Gorizia, Basaglia incomincia a riconoscere i meccanismi dell’istituzione, quei processi di razionalizzazione e organizzazione dei bisogni che ingabbiano il soggetto sofferente e che lo privano «della possibilità di possedere se stesso (la propria realtà, il proprio corpo, la propria malattia)».<a href="http://www.news-forumsalutementale.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/paste/pasteword.htm?ver=3241-1141#_ftn11">[11]</a> Non si tratta affatto di negare la malattia, ma di evitare che la sua etichetta riduca l’uomo alla sola immagine che la scienza e l’istituzione producono su di lui. Scrive Basaglia: «Non voglio con questo dire che la malattia non esiste, ma che noi produciamo una sintomatologia – il modo di esprimersi della malattia – a seconda del modo col quale pensiamo di gestirla, perché la malattia si costruisce e si esprime sempre a immagine delle misure che si adottano per affrontarla. Il medico diventa gestore dei sintomi e crea un’ideologia su cui poi il manicomio si edifica e si sostiene. Solo così egli può dominare e reprimere le contraddizioni che la malattia esprime».<a href="http://www.news-forumsalutementale.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/paste/pasteword.htm?ver=3241-1141#_ftn12">[12]</a> In altri termini, lo psichiatra non ha affatto il ruolo passivo di colui che osserva i sintomi, ma la sua azione è fortemente coinvolta nell’elaborazione di un’ideologia della malattia – malattia come deficit, malattia come pericolo – che fabbrica il manicomio e le sue procedure di esclusione e dunque organizza fatalmente il destino del malato.  </p>
<p>Basaglia, e successivamente Foucault,<a href="http://www.news-forumsalutementale.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/paste/pasteword.htm?ver=3241-1141#_ftn13">[13]</a>  comprendono che bisogna provare a emancipare l’esperienza della follia dalla sola spiegazione di ordine medico che viene attribuita ai comportamenti, alle sofferenze, ma anche ai sentimenti e ai pensieri delle persone che la attraversano. In altri termini, bisogna affrancarsi dal sapere tradizionale della psichiatria, bisogna smontare i suoi metodi di produzione di una verità scientifica <em>positiva</em>. Questo tipo di verità, presentata come assoluta, può avere un impatto tremendo sulla vita e sul destino delle persone. Non c’è dubbio che le ricerche della scienza siano formidabili e che possano aiutarci a capire il mondo e a viverlo meglio, ma qui stiamo parlando di altro, dell’implacabilità delle sue tecniche, di una quotidiana applicazione che funziona per protocolli e procedure sulla pelle dei soggetti, che non si cura delle loro differenze e che, in buona parte, si fonda su semplificazioni e su una sorta di esaltazione dei fatti di natura, presentati come originari e incontrovertibili.</p>
<p>Che cosa fa un esercizio critico se non sottrarsi a questa “evidenza che ha sempre ragione”? Che cos’è un esercizio critico se non la possibilità di mettere in questione la realtà degli oggetti studiati per interrogarsi sulle pratiche sociali all’interno delle quali questi oggetti circolano. In altri termini, non si tratta solo di capire sempre meglio come sono fatti questi oggetti – ad esempio l’oggetto malattia mentale – ma come vengono presentati, usati e diffusi sulla scena del mondo. Basti pensare al tema attuale e controverso della diagnosi.</p>
<p>Attenzione: il sapere critico che esplode nel 61 è figlio della sospensione, dell’epoché, della messa tra parentesi, ma non è un rifiuto del sapere, né tantomeno un assolutismo del fare. Bisogna distinguere il primato della pratica dall’assolutismo del fare: considerare prioritaria la dimensione pratica non significa renderla assoluta; in altri termini non ci si può rifiutare di costruire un modello teorico, pena la ricaduta in pratiche di spontaneismo assistenziale, fondate soltanto sull’intuizione e sul buon senso. Piuttosto si tratta di non rendere questo modello perenne e di misurarlo di continuo con la realtà.</p>
<p>Un sapere critico ha la caratteristica di essere un esercizio che disfa la teoria e la ricostruisce nel momento in cui si confronta con una pratica alternativa. È un esercizio di “de-completamento” del sapere, di sottrazione al sapere di un pezzo, perché il sapere non sia tutto pieno, perché sia sempre in perdita. Il sapere critico è un saperci fare con la perdita del sapere, è la capacità di trovare fuori del sapere qualcosa che possa permettergli di vivere ancora, senza sciogliersi nello scetticismo e, all’opposto, senza irrigidirsi in una verità assoluta che sia il discorso della scienza d’organo o che sia il pensiero unico dell’istituzione totale.</p>
<p>Ora, se è vero che a Gorizia e poi a Trieste la prima sospensione riguarda il sapere psichiatrico tradizionale, tuttavia non ci si può fermare qui. Bisogna svelare questa gestione della sofferenza mentale che schiaccia il malato in un ruolo passivo ed esalta al contrario il ruolo “padronale” del medico sul malato: posizione di forza fino allora giustificata con l’esigenza di ricercare una verità sulla malattia scientificamente accreditata. Come dice Agostino Pirella si tratta di rovesciare «il ruolo privilegiato del decifratore del senso» e di rinunciare a «portare alle ultime conseguenze la comprensione della follia».<a href="http://www.news-forumsalutementale.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/paste/pasteword.htm?ver=3241-1141#_ftn14">[14]</a> In altri termini, quando si accoppia uno sforzo teorico con un impegno pratico, il secondo può diventare così urgente da mettere in sospensione il primo.</p>
<p>La scoperta dolorosa che fa Basaglia e il suo gruppo è che un approfondimento culturale non basta a trasformare il panorama della psichiatria devastato dalla presenza dei manicomi, perché qualsiasi esercizio conoscitivo è stravolto dalla quotidianità della violenza istituzionale. In questa prospettiva, la ricerca di un senso ultimo della follia può diventare un lusso che suona gravemente offensivo per la dignità degli internati e che mette a rischio la loro stessa sopravvivenza. Occorre, invece, interrogarsi sul ruolo dello psichiatra, sul ruolo di colui che sa, che aguzza lo sguardo, che acquisisce una verità “sulla pelle del malato”, senza fare tutto quello che è in suo potere per tirarlo fuori da una condizione di degrado e di esclusione sociale.  Per questo, serve uno strappo che laceri il sapere, un gesto che sospenda la ricerca delle verità assolute di fronte all’urgenza della storia degli uomini. </p>
<p>Infine, la domanda è questa: ma si può davvero subordinare la passione conoscitiva a un impegno etico? Basaglia non ha una soluzione, ma di una cosa è certo: non si potrà dare altro sapere alla psichiatria se non attraverso un gesto forte di alleanza con la persona sofferente e con il suo sapere minore, fino ad allora squalificato perché ritenuto ingenuo, provvisorio, periferico, non sufficientemente elaborato e che tuttavia nella sua particolarità può resistere al discorso generale della psichiatria. Il sapere degli internati, che vede la luce a Gorizia e che si replicherà in tutte le esperienze successive di deistituzionalizzazione, è ciò che stacca un pezzo al sapere degli psichiatri, ciò che lo de-completa, ciò che lo rende instabile e gli toglie padronanza, ciò che lo mette in perdita e al tempo stesso lo costringe a confrontarsi con la pratica del fare diversamente.</p>
<p>L’effetto ’61, il fuoco che divampò a Gorizia, ma sotterraneamente anche a Parigi, a Washington, ad Algeri, e in tutti quei luoghi in cui le persone presero la parola all’interno di un’istituzione psichiatrica, forse non sarà l’inizio di una nuova scienza, ma certo sarà il momento in cui cominciò ad accendersi un’altra storia. E tante altre storie di vita.</p>
<p> </p>
<hr size="1" /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/paste/pasteword.htm?ver=3241-1141#_ftnref1">[1]</a> Intervento presentato in occasione del convegno “Cominciò nel ’61. Quando Franco Basaglia arrivò a Gorizia”, tenutosi a Gorizia il 17 e 18 novembre 2011.</p>
<p><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/paste/pasteword.htm?ver=3241-1141#_ftnref2">[2]</a> P. Levi, <em>Se questo è un uomo</em>, Einaudi, Torino 1958, p. 23.</p>
<p><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/paste/pasteword.htm?ver=3241-1141#_ftnref3">[3]</a> M. Foucault, <em>Storia della follia nell’età classica</em> (1961), Rizzoli, Milano.</p>
<p><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/paste/pasteword.htm?ver=3241-1141#_ftnref4">[4]</a> E. Goffman, <em>Asylums</em>, Einaudi, Torino 1961, p. 25.</p>
<p><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/paste/pasteword.htm?ver=3241-1141#_ftnref5">[5]</a> Ivi, p. 26.</p>
<p><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/paste/pasteword.htm?ver=3241-1141#_ftnref6">[6]</a> F. Fanon, <em>I dannati della terra</em> (1961), Einaudi, Torino.</p>
<p><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/paste/pasteword.htm?ver=3241-1141#_ftnref7">[7]</a> F. Basaglia, F. Basaglia Ongaro, “Crimini di pace”, cit., p. 29.</p>
<p><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/paste/pasteword.htm?ver=3241-1141#_ftnref8">[8]</a> F. Basaglia. G. Gallio, <em>La vocazione terapeutica. Per un’analisi critica della “via italiana” alla riforma psichiatrica (1950-1978)</em>, in A. Debernardi, R. Mezzina, B. Norcio (a cura di), <em>Salute mentale. Pragmatica e complessità</em>, 2 voll., Centro Studi e Ricerche Regionale per la Salute Mentale, Regione Friuli Venezia Giulia, Trieste 1992, vol. II, p. 561.</p>
<p><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/paste/pasteword.htm?ver=3241-1141#_ftnref9">[9]</a> F. Basaglia (a cura di), <em>L’istituzione negata. Rapporto da un ospedale psichiatrico</em>, Einaudi, Torino 1968, p. 32.</p>
<p><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/paste/pasteword.htm?ver=3241-1141#_ftnref10">[10]</a> Cfr. E. Venturini (a c. di), <em>Il giardino dei gelsi. Dieci anni di antipsichiatria italiana</em>, Einaudi, Torino 1979, p. 240.</p>
<p><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/paste/pasteword.htm?ver=3241-1141#_ftnref11">[11]</a> F. Basaglia, F. Basaglia Ongaro, <em>La malattia e il suo doppio</em>, in <em>La maggioranza deviante</em>, Einaudi, Torino 1971, p. 135. Questo scritto si trova con lo stesso titolo anche in <em>Scritti</em>, cit., vol. II, pp. 155-184.</p>
<p><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/paste/pasteword.htm?ver=3241-1141#_ftnref12">[12]</a> F. Basaglia, F. Ongaro Basaglia ». <em>Ideologia e pratica in tema di salute mentale</em> (1975), in <em>Scritti</em>, cit., vol. II, pp. 357-358.</p>
<p><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/paste/pasteword.htm?ver=3241-1141#_ftnref13">[13]</a> Cfr. M. Foucault, <em>Il potere psichiatrico. Corso al Collège de France, 1973-74</em> (2003), Feltrinelli, Milano 2004, p. 296.</p>
<p><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/paste/pasteword.htm?ver=3241-1141#_ftnref14">[14]</a> F. Basaglia, F. Ongaro Basaglia, A. Pirella, S. Taverna, <em>La nave che affonda</em>, Raffaello Cortina Editore, Milano 2008, p. 18.</p>
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		<title>Il dialogo di Marco Cavallo e il Drago con gli internati nell&#8217;OPG di Montelupo Fiorentino</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Jul 2011 16:48:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Impazzire 2011: i servizi]]></category>
		<category><![CDATA[Impazzire si può]]></category>
		<category><![CDATA[opg/carcere]]></category>

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		<description><![CDATA[Un drago che mangia il cuore e brucia l&#8217;anima. Un cavallo azzurro di nome Marco, simbolo della libertà che ha sfondato le mura dei manicomi. Nasce da un incontro tra Marco Cavallo e il Drago &#8211; costruito dagli internati dell&#8217;Ospedale psichiatrico giudiziario di Montelupo Fiorentino &#8211; il dialogo che è stato letto da Ida Di ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/il-dialogo-di-marco-cavallo-e-il-drago-con-gli-internati-nellopg-di-montelupo-fiorentino/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un drago che mangia il cuore e brucia l&#8217;anima. Un cavallo azzurro di nome Marco, simbolo della libertà che ha sfondato le mura dei manicomi. Nasce da un incontro tra Marco Cavallo e il Drago &#8211; costruito dagli internati dell&#8217;Ospedale psichiatrico giudiziario di Montelupo Fiorentino &#8211; il dialogo che è stato letto da Ida Di Benedetto e l&#8217;assemblea triestina di “Impazzire si può 2011”. Scritto da Peppe Dell&#8217;Acqua, Angela Pianca e Luciano Comida (recentemente scomparso) racconta delle condizioni disumane in cui vivono gli internati degli Opg in Italia. Marco Cavallo si rivolge agli internati dell&#8217;Ospedale psichiatrico giudiziario di Montelupo Fiorentino.</p>
<p>Dice Ida Di Benedetto: “Quando ho letto il testo ho capito che bastano dieci minuti per decretare la vita di un essere umano. Invece bisognerebbe dare attenzione alla persona capire perché ha compiuto quegli atti. Io credo nel recupero, lì non si recupera niente, si butta tutto la persona e la malattia. La rivoluzione di Basaglia serve a questo, il simbolo della libertà di Marco Cavallo è molto poetica, ma da questo bisogna anche fare delle denunce fortissime”.<br />
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		<title>Marco Cavallo va!</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Jul 2011 20:57:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
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		<description><![CDATA[È arrivato venerdì sera, primo luglio, a L&#8217;Aquila. È stato accolto dai ragazzi del 3 32 a Collemaggio. Erano pronte le bandiere. La murgia, tamburi, i cappelli di Potenza pronti per il corteo. Una pioggia interminabile ha impedito la festa in piazza ma non l&#8217;incontro con Niki Vendola nel tendone dell&#8217;assemblea cittadina. Basaglia e Marco ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/marco-cavallo-va/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/public/2011-06-22-at-16-21-43.JPG"><img class="alignleft size-medium wp-image-7379" title="2011-06-22 at 16-21-43" src="http://www.news-forumsalutementale.it/public/2011-06-22-at-16-21-43-200x300.jpg" alt="2011-06-22 at 16-21-43" width="200" height="300" /></a>È arrivato venerdì sera, <strong>primo luglio</strong>, a <strong>L&#8217;Aquila</strong>. È stato accolto dai ragazzi del 3 32 a Collemaggio. Erano pronte le bandiere. La murgia, tamburi, i cappelli di Potenza pronti per il corteo. Una pioggia interminabile ha impedito la festa in piazza ma non l&#8217;incontro con Niki Vendola nel tendone dell&#8217;assemblea cittadina. Basaglia e Marco Cavallo nelle parole di Vendola hanno emozionato il tendone stracolmo. Gli aquilani hanno ricordato l&#8217;arrivo del cavallo a Collemaggio nel 1984. Quella volta attraversò il manicomio, si fermò in tutti i reparti e portò fuori tante persone. Vendola ha chiesto al cavallo di sostenere la seconda rivoluzione: le persone finalmente, consapevoli, partecipi e protagoniste.</p>
<p><strong>Sabato 9 luglio</strong> è stato a <strong>Viareggio</strong>, alla “Presa della Pastiglia” con tutti gli amici del forum Versilia e con Giuliano Scabia, Giovanna Del Giudice e Vito D’Anza.</p>
<p><strong>Domenica 10 </strong>è volato a <strong>Roma</strong> per stare con Fabrizio Gifuni a Linea 35, festival visionario nell’ex-Lavanderia, padiglione 31 a <strong>Santa Maria della Pietà</strong>. Con partenza da Piazza Millesimo, Marco Cavallo ha attraversato le strade di Monte Mario per raggiungere il Festival Visionario &#8220;Linea 35&#8243; al S.Maria della Pietà. Per la prima volta la macchina teatrale realizzata nel Manicomio di Trieste nel 1973 è entrato nell’Ex Manicomio di Roma. Ancora una volta, nella pancia azzurra di Marco Cavallo, le idee, i desideri, i bisogni che ancora hanno la forza e la voglia di riemergere</p>
<p><strong>Martedì 12</strong>, straordinario, è stato al <strong>Teatro Valle</strong> occupato dai lavoratori dello spettacolo, con Giuliano Scabia e Fabrizio Gifuni, per portare tutta la sua forza e la sua esperienza</p>
<p><strong>Venerdì 15</strong> sarà a <strong>Livorno</strong> con speciali amici teatranti alla festa dell&#8217;unità e nella piazza della Repubblica.</p>
<p>Non stanco il <strong>18 luglio</strong> sarà a <strong>San Cipriano d’Aversa</strong>, in terra di gomorra, invitato da “Nuove cucine organizzate” e il <strong>19</strong> con le cooperative sociali in corteo a <strong>Caserta</strong>.<br />
In agosto vorrebbe riposare sul carso ventoso che tanto ama.</p>
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		<title>“La favola del serpente” di Pirkko Peltonen</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Jul 2011 20:39:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
				<category><![CDATA[In apertura]]></category>
		<category><![CDATA[Impazzire 2011: i servizi]]></category>
		<category><![CDATA[Impazzire si può]]></category>
		<category><![CDATA[testimonianze]]></category>

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		<description><![CDATA[“La favola del serpente” nasce nell’agosto 1968. E’ un prodotto “sessantottino” in tutto e per tutto.
Prodotto dalla Radiotelevisione finlandese (Yleisradio) – io sono d’origine finlandese &#8211; , testimonia dei fermenti culturali, liberatori, in quegli anni fortemente sentiti in tutto il mondo, dalle università californiane alla Germania, alla Francia, all’Italia, e anche alla Finlandia.
Erano gli anni ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/%e2%80%9cla-favola-del-serpente%e2%80%9d-di-pirkko-peltonen/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“La favola del serpente” nasce nell’agosto 1968. E’ un prodotto “sessantottino” in tutto e per tutto.</p>
<p>Prodotto dalla Radiotelevisione finlandese (Yleisradio) – io sono d’origine finlandese &#8211; , testimonia dei fermenti culturali, liberatori, in quegli anni fortemente sentiti in tutto il mondo, dalle università californiane alla Germania, alla Francia, all’Italia, e anche alla Finlandia.</p>
<p>Erano gli anni della “immaginazione al potere”.</p>
<p>Il ’68 parigino era limpido nelle menti di tutti, così anche in me e in mio marito Carlo Rognoni quando per la prima volta approdammo a Gorizia e incontrammo Franco e Franca.</p>
<p>Era per un sopralluogo: avevo appena firmato il contratto con la televisione del mio Paese. Fu un “sopralluogo” che ci cambiò la vita. Se ho avuto dei “maestri” nella mia vita, questi sono stati Franco Basaglia e Franca Basaglia Ongaro.</p>
<p>Ero appena arrivata in Italia, ma già impregnata dalla “rivoluzione culturale” che si stava facendo strada anche in Finlandia. La lettura del libro di Franco, “Istituzione negata”, mi ha stregato: vi vedevo le basi concrete per un vero cambiamento della società. E’ a un capitolo di questo libro che rimanda il titolo del mio documentario “La favola del serpente”. Successivamente ho anche tradotto il libro nella mia lingua, il finlandese, appunto.</p>
<p>Il documentario fu girato, come da accordi tra televisioni europee, da una troupe della RAI di Venezia, e montato a Milano, nella sede RAI di Corso Sempione.<br />
 <br />
La stessa fattura del documentario rimanda a quegli anni: è in bianco e nero; con grande spazio dato all’aspetto didascalico; e con un tentativo di ripetere l’esperienza francese del “cinéma-vérité”.</p>
<p>Quello che, forse, colpisce ancora oggi è lo sguardo puro – seppure con qualche forzatura di tipo didattico! – che allora avevo posto sulla vivace e variegata comunità dell’Ospedale di Gorizia. Non poteva essere diversamente: visitando i reparti, passeggiando lungo i viali dell’Ospedale, guidata da Franco Basaglia, il suo pensiero puro mi aveva contagiato.</p>
<p>E’ quella purezza che voglio conservare dagli anni della ”immaginazione al potere”.</p>
<p>Per farvi capire come eravamo in quegli anni, bisogna sapere che la scena finale del ballo e dei palloncini che volano via, fu girato da mio marito durante quel sopralluogo “fatale” in cui incontrammo Franco e Franca. Aveva portato con sé la sua ingombrante camera di 16 millimetri: apparecchio eccezionale che richiede, appunto, immaginazione; molto di più delle videocamera digitali di oggi!</p>
<p>Orvieto 22 giugno 2011</p>
<p>Pirkko Peltonen</p>
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		<title>Impazzire si può &#8211; Il programma al 17 giugno</title>
		<link>http://www.news-forumsalutementale.it/impazzire-si-puo-il-programma-al-12-giugno/</link>
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		<pubDate>Sun, 12 Jun 2011 18:33:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
				<category><![CDATA[In apertura]]></category>
		<category><![CDATA[Impazzire si può]]></category>

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		<description><![CDATA[  
Stiamo impazzendo per accogliervi al meglio!
 
Impazzire si può &#8211; Viaggio nelle possibilità delle guarigioni
Secondo Incontro nazionale di associazioni e persone con l’esperienza del disagio mentale
Trieste, Parco Culturale di San Giovanni, 22 – 24 giugno 2011
Il convegno è organizzato dalle associazioni  “Club Zyp”, Polisportiva “Fuoric’entro”, “Franco Basaglia”, “Luna e l’altra”, “L’Accademia della Follia”, Gruppo di protagonismo ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/impazzire-si-puo-il-programma-al-12-giugno/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong><strong></strong> </p>
<div id="attachment_7181" class="wp-caption alignleft" style="width: 510px"><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/public/prova-gabbia.JPG"><img class="size-large wp-image-7181" title="prova gabbia" src="http://www.news-forumsalutementale.it/public/prova-gabbia-500x333.jpg" alt="Stiamo impazzendo per accogliervi al meglio!" width="500" height="333" /></a><p class="wp-caption-text">Stiamo impazzendo per accogliervi al meglio!</p></div>
<p> </p>
<p><strong>Impazzire si può &#8211; Viaggio nelle possibilità delle guarigioni</strong></p>
<p>Secondo Incontro nazionale di associazioni e persone con l’esperienza del disagio mentale</p>
<p><strong>Trieste, Parco Culturale di San Giovanni, 22 – 24 giugno 2011</strong></p>
<p>Il convegno è organizzato dalle associazioni  “<strong>Club Zyp</strong>”, Polisportiva “<strong>Fuoric’entro</strong>”, “<strong>Franco Basaglia</strong>”, “<strong>Luna e l’altra</strong>”, “<strong>L’Accademia della Follia</strong>”, Gruppo di protagonismo “<strong>Articolo 32”, Ass. NADIRpro</strong>, in collaborazione col <strong>Dipartimento di Salute Mentale di Trieste </strong>e con il<strong> Patrocini </strong>della<strong> Regione Friuli Venezia Giulia, </strong>della<strong> Provincia</strong><strong> di Trieste </strong>e del<strong> Comune di Trieste</strong></p>
<p>Le giornate vedono come presenza dominante l’assemblea.</p>
<p>L’intenzione è di ribaltare il consueto rapporto che si stabilisce nei convegni: i professionisti, i politici parlano e gli altri ascoltano. Qui intendiamo capovolgere questo rapporto. Vorremmo che gli ospiti che ci figuriamo come rappresentanti di ambiti vasti della nostra società ascoltassero l’assemblea, ne facessero parte, aiutassero a costruire il senso dell’incontro.</p>
<p>E per questo che si chiede a tutti i partecipanti di contribuire e di testimoniare. E agli ospiti <em>esperti</em> di esserci, di ascoltare, di interagire tutte le volte che lo riterranno. E, alla fine di ogni assemblea, di aiutarci a tracciare una sintesi e disegnare una rotta.</p>
<p>Il nostro confronto si vuole richiamare idealmente all’ “<strong><em>assemblea goriziana</em></strong>” dei primi anni di lavoro di Basaglia nel manicomio di Gorizia che si apriva. Le assemblee  hanno dato il primo forte impulso a quella rivoluzione copernicana che ha cambiato per sempre il mondo della salute mentale restituendo parola, dignità e diritti alle persone che vivono l’esperienza del disturbo mentale.</p>
<p style="TEXT-ALIGN: center"><strong>Bozza di programma del 17 giugno </strong></p>
<p><strong>Mercoledì 22 giugno</strong></p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Ore 10.30</span> – Direzione DSM</p>
<p>Apertura della segreteria e accoglienza<strong> </strong></p>
<p><strong><em>Condividere le immagini dei luoghi che ci troviamo ad attraversare</em></strong></p>
<p>Le associazioni e le persone triestine accompagnano gli ospiti interessati a visitare i servizi territoriali di salute mentale. Le visite partono dalla Direzione del DSM (Parco Culturale di San Giovanni, via Weiss, 5) ma, con dispiacere, dobbiamo comunicare che il numero massimo per le visite è già stato raggiunto quindi non possiamo più accettare nuove prenotazioni</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Ore 10.30</span> – Spazi intorno Padiglione “M”</p>
<p><strong><em>Raduno nazionale delle radio per la salute mentale</em></strong></p>
<p>Coordinato da Radio Fragola (Trieste) e presenti Psicoradio (Bologna), Radio Fuori Onda (Roma), Radio Ondattiva (Bari), Rete 180 (Mantova), Radio DNA (Senigallia), Web Radio Stellapolare (Monza),  Radio Liberamente (Modena), Collegamenti (Pisa), Radio Seconda Ombra (Udine), Il Mondo di Isabel (Perugia), Radio Stella 180 (L’Aquila), Interferenze (Bolzano), Como Cheria (Sassari), Radio Icaro (Cesena). Una folta comunità di redattori e speakers pronta a esser coinvolta dalle 11.00 alle 12.00 nella <strong>diretta</strong> del programma radio <strong>&#8220;La Terra è Blu &#8211; in onda solo matti&#8221;</strong> &#8211; Radio Popolare Milano, condotta da Trieste da <strong>Massimo Cirri</strong>.<span id="_marker"> </span></p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Ore 13.00</span> pausa pranzo (box lunch offerto dall&#8217;organizzazione)</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Ore 14.30</span>  Teatrino Franca e Franco Basaglia<strong><em> </em></strong>- <strong><em>Assemblea nr. 1</em></strong></p>
<p><strong><em>Ognuno è la sua storia. Narrarsi è riappropriarsi, riprendersi, rivedere il proprio futuro. Ci racconti la tua storia?</em></strong></p>
<p>Spazio aperto alle esperienze individuali e collettive, riguardanti narrazione, racconto scrittura. Parteciperanno narratori, scrittori, speakers e cantastorie.</p>
<p>Sarà presente <strong>Lella Costa</strong>, <strong>Massimo Cirri</strong><strong>, Pino Roveredo, Pier Aldo Rovatti</strong> e altri che stiamo contattando. Nel corso dell’assemblea Carlo Gnetti parla del suo libro “<strong><em>Il bambino dalle braccia larghe</em></strong>”, narrando il suo affettuoso rapporto con il fratello Paolo. </p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Ore 17.00</span> – Spazio Villas</p>
<p><strong><em>Incontro parallelo tra le Radio della Salute mentale</em></strong><strong> </strong></p>
<p>Ogni radio racconta la propria esperienza, soprattutto rispetto all&#8217;ultimo anno. Alle spalle dei relatori curiose foto delle esperienze.  Seguirà la proiezione di <strong>TurniNotTurni</strong>: corto realizzato dal Centro Salute mentale n.11, Bari a cui ha collaborato Webradio Ondattiva di Rutigliano (Ba). L&#8217;appuntamento è aperto al pubblico.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Dalle 19.00</span></p>
<p>Inaugurazione della sede di via Genova 13, <strong><em>Una casa tutta per noi</em></strong>, organizzata in collaborazione con l’ass. culturale di donne <strong>Luna e L’altra. </strong>Aperitivo musicale offerto dall’Ass. <strong>Brez Meja</strong> con esibizione di Alessandra Franco e Anna Garano </p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Dalle 20.00</span> – Bagno Ausonia, riva Traiana</p>
<p><strong><em>Una serata in riva al mare </em></strong><strong>Radio Fragola</strong> organizza una serata con DJ set delle <strong>Radio della salute mentale e </strong>quattro particolari cantautori: <strong>Gappa</strong> &amp; <strong>Cristian Grassilli</strong> in concerto per la presentazione del <strong>Nuovo progetto PSICANTRIA</strong> (Psicopatologia cantata) e,  in apertura: <strong>Manto e Cecco Signa </strong>Presente pure <strong>l&#8217;Inglobante Universale Escuchame</strong> (Trieste), ditta leader nella produzione di matrici simboliche, con l&#8217;ermetica piccola performance &#8220;Sogni e Microrganismi&#8221;. Durante la serata le cucine dello Stabilimento rimarranno aperte, con la loro ricca proposta culinaria.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Giovedì 23 giugno</strong></p>
<p><strong> </strong><span style="text-decoration: underline;">Ore 9.00</span> Teatrino Franca e Franco Basaglia<strong><em> </em></strong>- <strong><em>Assemblea nr. 2</em></strong></p>
<p><strong><em>È economicamente vantaggioso per la società favorire l’inserimento lavorativo delle persone con l’esperienza del disagio mentale. Perché allora si continuano a mettere in atto scelte di assistenzialismo e di non inclusione sociale?</em></strong></p>
<p>Si discuterà di lavoro, di crisi del welfare, di formazione, di cooperazione sociale e della fatica di vedere garantito per le persone che vivono l’esperienza questo fondamentale diritto.</p>
<p>Stiamo cercando di garantirci la presenza di esponenti della Confindustria nazionale e locale mentre hanno già aderito <strong>Vera Lamonica</strong>,  Segretaria nazionale CGIL, Responsabile Welfare, <strong>Manlio Talamo</strong>, Responsabile formazione CISL Campania,  <strong>Sergio D’Angelo</strong> (Presidente Consorzio GESCO), <strong>Gian Luigi Bettoli</strong> (Presidenza Legacoopsociali nazionale), <strong>Franco Rotelli</strong><strong> (</strong>presidente dell’associazione ConfBasaglia)</p>
<p>Nel corso dell’assemblea Gian Luigi Bettoli parla del suo libro “<strong><em>Imprese Pubbliche &amp; Autogestite &#8211; La Cooperazione Sociale nel Friuli Venezia Giulia. Riflessioni. Testimonianze. Normativa</em></strong>” </p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Ore 13.00</span> pausa pranzo (box lunch offerto dall&#8217;organizzazione) </p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Ore 14.30</span> Teatrino Franca e Franco Basaglia<strong><em> </em></strong>- <strong><em>Assemblea nr. 3</em></strong></p>
<p><strong><em>Chi vive l&#8217;esperienza del disturbo mentale, anche la più difficile da dire, resta una persona, un individuo, un cittadino. Perché deve essere ancora tollerato il linguaggio  stigmatizzante e perfino offensivo di tanti giornali e altri mezzi di comunicazione?</em></strong></p>
<p>Si presenterà la <strong>Carta</strong><strong> di Trieste</strong>, codice etico per gli operatori dell’informazione,  approvata  dal Sindacato Nazionale Giornalisti e già presentata e discussa dall’Ordine Nazionale degli stessi. Saranno presenti <strong>Roberto Natale</strong> e <strong>Iva Testa</strong> del Sindacato Nazionale e un rappresentante dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti. Stiamo cercando di garantire la presenza di altri operatori dell’informazione locali e nazionali.</p>
<p>Nel corso dell’assemblea Francesco Zarzana racconta della scoperta de “<strong><em>Il cimitero dei pazzi</em></strong>” che gli è toccato di fare nel suo viaggio in Francia</p>
<p>Sempre durante l’assemblea la proiezione di un documento storico e prezioso: <strong><em>“La favola del serpente”</em></strong>, il mitico e finora introvabile reportage di Pirkko Peltonen girato a Gorizia nel 1968. Le immagini delle prime assemblee goriziane. </p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Dalle 18.30</span> – Parco di San Giovanni, nei pressi della chiesa</p>
<p><strong><em>La tradizionale festa della vigilia: I fuochi di San Giovanni/Sveto Ivanski Kresovi</em></strong><strong><em>. </em></strong><strong></strong></p>
<p>Organizzata dalla Ass. “<strong>Franco Basaglia</strong>” in collaborazione con le cooperative sociali,  accoglie gli ospiti del convegno con musica, stand enogastronomici dei prodotti tipici locali. Spazio musicale con giovani autori, esibizione del gruppo musicale <strong>Arià dell&#8217;Associazione Arià</strong> e il concerto della <strong>Grande Orchestra del Club Zyp. </strong>Alle 23.00 la <strong>Banda Berimbau</strong> accompagnerà in corteo l’accensione dei tradizionali “Fuochi di San Giovanni”.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Venerdì 24 giugno</strong></p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Ore 9.00</span> Teatrino Franca e Franco Basaglia<strong><em> </em></strong>- <strong><em>Assemblea nr. 4</em></strong></p>
<p><strong><em>Dal disturbo mentale è possibile uscire. Le persone che vivono l’esperienza sono protagonisti e testimoni di questa possibilità. Occorre che i servizi non solo esistano ma che siano anche capaci di accogliere le diverse esigenze delle singole persone. Ma, se le leggi sono le stesse, perché i servizi sono così diversi da Regione a Regione?</em></strong></p>
<p>Si discuterà di servizi e di percorsi di guarigione. Le persone che vivono l’esperienza, ne abbiamo avuto certezza in ragione degli scambi e dei confronti avvenuti lo scorso anno, denunciano differenze non più tollerabili tra le diverse Regioni e, nell’ambito delle diverse Regioni, tra i diversi dipartimenti.</p>
<p>Saranno presenti i senatori <strong>Michele Saccomanno e Donatella Poretti</strong> della Commissione parlamentare d’inchiesta sull’efficacia e l’efficienza del SSN, <strong>Gisella Trincas, </strong>Presidente UNASaM e <strong>Stefano Cecconi</strong>, Responsabile Politiche della Salute CGIL nazionale e stiamo attendendo l’adesione della DIAPSGRA. <strong>Ida di Benedetto</strong> e l’assemblea leggono il dialogo di “<strong>Marco Cavallo</strong> e il <strong>Drago</strong> con gli internati di Montelupo Fiorentino” (anche in memoria di Luciano Comida). E si presenta il libro di <strong><em>Marco Cavallo</em></strong> </p>
<p><em>La versione finale e definitiva del programma sarà disponibile, come tradizione degli incontri del Forum, solo dopo la conclusione del convegno. L’assemblea di un forum, e di uno come il nostro in particolare, non può avere un programma definitivo a costo di limitare la partecipazione di quanti saranno presenti nella “piazza” che si organizzerà dal 22 al 24giugno: l’unico programma definitivo possibile è quello del giorno dopo </em> </p>
<p>e.mail: <a href="mailto:forumsegreteria@yahoo.it">forumsegreteria@yahoo.it</a>  telefono: dalle 10.00 alle 13.00, lun – ven, 040 3997353<strong> </strong></p>
<p><strong>Hanno aderito, ad oggi</strong>:</p>
<p>Comunità di Sant&#8217;Egidio Roma, Forumsalutementale Versilia, Fondazione Franca e Franco Basaglia, U.N.A.Sa.M., DIAPSIGRA,  Le Parole Ritrovate Trento, ConfBasaglia,  Rete regionale Toscana utenti salute mentale, Ass. Jenny è Tornata Salerno, Rete Spazi Siena, Ass. 180Amici L’Aquila, Ass. 180Amici Puglia, Ass. Liberamente Fano, Ass. Il Filo d’Arianna Valle del Serchio (LU), Ass. Il Gabbiano Martina Franca, Ass. Como Cheria Sassari, Ass. Rosaspina Pistoia, Ass. Sentichiparla Pistoia, Ass. Mafalda Pistoia, Gruppo Donne San Marcello Pistoiese, Ass. Orizzonti Palermo, Ass. Il Nostro spazio Bolzano, Ass. Porte Aperte Ravenna, Ass. ARUM Udine, LegaCoopSoc Nazionale, Coop. Confini TS, Coop. Lister TS, Coop. San Pantaleone TS, Coop. La Collina TS, Coop. La Piazzetta TS, Coop. Lavoratori Uniti Franco Basaglia TS, Coop. Posto delle Fragole TS, Coop. Duemilauno Agenzia Sociale TS, Coop. “L.Ri” TS, Coop. Itaca Pordenone, Coop. Crisalide Cosenza, Coop. Noncello Pordenone</p>
<p><strong>Eventi collaterali</strong><strong> (che possono essere più estesi e organizzati in corso del convegno):</strong></p>
<p>Campo “Soncini” (via Soncini 40)</p>
<p>L’Ass. <strong>Polisportiva Fuoric’entro</strong>, dopo l’entusiasmante i<strong>ncontro di calcio</strong> <strong>Ass Fuoric’entro Trieste Vs Ass. </strong><strong>Como Cheria</strong><strong> Sassari dello scorso anno, intende proporre un torneo calcistico tra quanti vorranno di sfidare la Fuoric’entro e la Como Cheria. Si attendono adesioni! </strong></p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Dal 10 al 25 giugno 2011</span> &#8211; Spazio Villas, via de Pastrovich 5</p>
<p><strong>Mostra fotografica: Obiettivo: un mondo di persone. 24 fotografi in azione. </strong>Il mondo dell’arte fotografica contro l’esclusione sociale e per l’accesso ai servizi sociosanitari dei gruppi vulnerabili. Evento organizzato da <strong>NADIRpro</strong></p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Dal mercoledì 22 a venerdì 24</span> – Parco di San Giovanni</p>
<p>Il laboratorio multimediale <strong>HeadMadeLab</strong> “un pensiero digitale”, autore della sigla del convegno, riprenderà  momenti significativi all’interno degli incontri e realizzerà <strong>brevi interviste</strong> tra i presenti</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Dal 23 giugno</span> &#8211; Spazio Rosa</p>
<p><strong>“Panopticon” </strong>di<strong> Kant machine </strong>presenta la nuova installazione “Panopticon”, costruzione simbolica di uno spazio panottico per una riflessione sul tema della libertà e del rapporto tra individuo e istituzione. Un&#8217;installazione che fa uso di immagini, testi, suoni, voce e spazio in cui lo spettatore non è contemplatore passivo, ma partecipa emotivamente con modalità esperienziali </p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Per tutto il convegno</span></p>
<p><strong>Spazio espositivo</strong> di libri, manufatti, prodotti autogestito dagli espositori (Si prega, ai fini organizzativi, di prendere preventivo contatto con la Segreteria Organizzativa).</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Per tutto il convegno</span> – Piazzale Canestrini 1, orario 16.00 – 19.00</p>
<p><strong>Museo Multimediale</strong> <strong>“</strong><strong>Oltre il Giardino</strong><strong>” </strong>Tavoli interattivi per visitare documenti, foto e video storici. Aperto tutti i pomeriggi grazie al contributo della <strong>Coop. La Collina.</strong></p>
<p> <a href="http://www.news-forumsalutementale.it/public/bozza-impazzire_17_06.pdf">bozza impazzire_17_06</a></p>
<p> <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/public/scheda-iscrizione1.doc">scheda iscrizione</a></span></p>
<p><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/public/soluzioni_alberghiere1.pdf">soluzioni_alberghiere</a></p>
<p><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/public/24-fotografi-in-azione_stampa1.pdf">24 fotografi in azione_stampa</a></p>
<p><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/public/panocticom.pdf">panoticom</a>
<div class="wam_wrap">
<h4 class="wam">Allegati</h4>
<ul class="wam_ul">
<li><a href='http://www.news-forumsalutementale.it/public/scheda-iscrizione1.doc' class="wam_icon_link" style='padding-left:20px; line-height:16px; background-image:url("http://www.news-forumsalutementale.it/wp-content/plugins/attachment-manager/icons/page_white_word.png");'>scheda iscrizione</a>
</p>
</li>
<li><a href='http://www.news-forumsalutementale.it/public/soluzioni_alberghiere1.pdf' class="wam_icon_link" style='padding-left:20px; line-height:16px; background-image:url("http://www.news-forumsalutementale.it/wp-content/plugins/attachment-manager/icons/page_white_acrobat.png");'>soluzioni_alberghiere</a>
</p>
</li>
<li><a href='http://www.news-forumsalutementale.it/public/24-fotografi-in-azione_stampa1.pdf' class="wam_icon_link" style='padding-left:20px; line-height:16px; background-image:url("http://www.news-forumsalutementale.it/wp-content/plugins/attachment-manager/icons/page_white_acrobat.png");'>24 fotografi in azione_stampa</a>
</p>
</li>
<li><a href='http://www.news-forumsalutementale.it/public/panocticom.pdf' class="wam_icon_link" style='padding-left:20px; line-height:16px; background-image:url("http://www.news-forumsalutementale.it/wp-content/plugins/attachment-manager/icons/page_white_acrobat.png");'>panoticom</a>
</p>
</li>
<li><a href='http://www.news-forumsalutementale.it/public/bozza-impazzire_17_06.pdf' class="wam_icon_link" style='padding-left:20px; line-height:16px; background-image:url("http://www.news-forumsalutementale.it/wp-content/plugins/attachment-manager/icons/page_white_acrobat.png");'>bozza impazzire_17_06</a>
</p>
</li>
</ul>
</div>
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		<title>Il Forum salute mentale scommette sui libri</title>
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		<pubDate>Sun, 29 May 2011 18:50:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
				<category><![CDATA[In apertura]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Una collana editoriale per conoscere, discutere e ritrovare le radici della nostra storia.
Con l’imminente uscita nelle librerie del libro di Giuliano Scabia Marco Cavallo Da un ospedale psichiatrico la vera storia che ha cambiato il modo di essere del teatro e della cura (Edizioni alphabeta Verlag), intraprende il suo cammino la collana editoriale 180 archivio ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/il-forum-salute-mentale-scommette-sui-libri/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/public/libri_da_leggere1.jpg"><img class="alignleft size-large wp-image-7112" title="libri_da_leggere" src="http://www.news-forumsalutementale.it/public/libri_da_leggere1-500x375.jpg" alt="libri_da_leggere" width="500" height="375" /></a>Una collana editoriale per conoscere, discutere e ritrovare le radici della nostra storia.</p>
<p>Con l’imminente uscita nelle librerie del libro di Giuliano Scabia <em>Marco Cavallo Da un ospedale psichiatrico la vera storia che ha cambiato il modo di essere del teatro e della cura</em> (Edizioni alphabeta Verlag)<em>,</em> intraprende il suo cammino la collana editoriale <em>180 archivio critico della salute mentale.</em></p>
<p>Diretta da Peppe Dell’Acqua, Nico Pitrelli e Pier Aldo Rovatti, la collana nasce dal comune interesse intorno alla questione della salute mentale da parte del Dipartimento di Salute Mentale di Trieste, del Laboratorio di Filosofia Contemporanea dell’Università di Trieste, della Conferenza Permanente per la Salute Mentale nel Mondo Franco Basaglia, del Master in Comunicazione della Scienza della SISSA di Trieste, del WHO Collaborating Centre for Research and Training in Mental Health di Trieste e del Forum Salute Mentale.</p>
<p>Entrare nel mercato editoriale e proporsi come punto di convergenza fra le tante proposte del mondo della salute mentale, così variegato e spesso ricco di antagonismi e conflitti, rappresenta una scommessa non facile da accettare. Aldo Mazza, direttore della Società cooperativa meranese Alpha &amp; Beta da cui sono nate le Edizioni alphabeta Verlag, ha accettato la sfida e ha disposto con professionalità la nascita della nuova collana che si articola intorno a 4 grandi aree tematiche: <em>Narrazioni</em>, <em>Riproposte</em>, <em>Attualità</em>, <em>Traduzioni</em>.</p>
<p>Nel corso dei numerosi incontri mirati a definire le caratteristiche, le aree di interesse e le finalità del progetto editoriale, ci siamo convinti che dovevamo provarci. Proporre libri e letture, dibattiti e riflessioni. Proporre libri nell’era dei social net work.</p>
<p>Pensiamo che la Collana 180 possa interpretare un bisogno di conoscenza che, ancor più nell’era del web, potrà radicarsi e prendere corpo solo se i lettori se ne approprieranno, facendone rivivere i contenuti attraverso i loro personali contributi e una diffusione militante.</p>
<p> </p>
<p>Dall’avvio dei primi cambiamenti nelle grandi istituzioni manicomiali è trascorso più di mezzo secolo. Un tempo ormai storico che oggi pretende un attento lavoro di rivisitazione, sistematizzazione, riproposizione critica di temi, materiali e documenti che raccontino di quei cambiamenti e di quanto hanno prodotto e producono nell’attualità delle pratiche e della ricerca intorno alla questione psichiatrica e della salute mentale.</p>
<p>Dopo anni di disattenzione, luoghi comuni e polemiche, tanto aspre quanto superficiali, sembra si possa riaccendere un interesse reale e autentico. Il trentennale della legge 180 ha ridato voce alla questione e alcuni eventi culturali di grande impatto comunicativo hanno incuriosito un numero impensabile di persone, fra cui tantissimi giovani. Basterebbe pensare al film di Giulio Manfredonia <em>Si può fare</em> con Claudio Bisio (8 milioni di spettatori nelle sale) e allo sceneggiato televisivo di Marco Turco <em>C’era una volta la città dei matti</em> con Fabrizio Gifuni e Vittoria Puccini (7 milioni di telespettatori in ognuna delle due serate di programmazione). Senza parlare del successo teatrale e cinematografico de <em>La pecora nera</em> di Ascanio Celestini e della popolarità del lavoro poetico e di testimonianza di Alda Merini.</p>
<p>Oggi il lavoro di Basaglia, e più in generale della deistituzionalizzazione, viene inserito, ancora con molte esitazioni, nei programmi di insegnamento delle facoltà di psicologia, scienze dell’educazione, filosofia, sociologia, scienze sociali, antropologia e infermieristica, diventando oggetto di tesi e approfondimenti. Cresce inoltre il numero di studenti, giornalisti e ricercatori interessati a informazioni, libri e documenti intorno a quella che forse è stata la più decisa e perdurante riforma avvenuta in Italia nel secondo dopoguerra. Tuttavia, la mancanza di testi e ricerche sistematiche che diano conto di quegli anni è quanto mai evidente. A rimanere delusi sono soprattutto i giovani.</p>
<p>A Trieste, come in altri luoghi di buone pratiche, siamo ancora impreparati. Più o meno di proposito, continuiamo a rispondere con l’adagio basagliano: «vieni e vedi».</p>
<p>Eppure molto in questi anni è stato scritto e pubblicato. In più territori abbiamo provato ad affrontare la questione. Con tagli diversi (scientifico, divulgativo, filosofico, giornalistico, letterario) e obiettivi talvolta discordanti, sono state avviate iniziative editoriali e pubblicazioni puntiformi dovendo alla fine ammettere di aver spesso fallito.</p>
<p>Le ragioni sono diverse: da un lato la vastità dei processi di cambiamento e i numerosi ordini di discorso che attraversa; dall’altro il fatto che il carico e l’impegno quotidiano richiesto da tali processi ha distolto molti operatori dal lavoro di ricerca e dalla produzione letteraria. Il clima di tensione e di conflitto che ha accompagnato la legge 180, ha fornito un alibi alle consapevoli disattenzioni delle riviste scientifiche e della psichiatria accademica di fronte a quei fenomeni che si presentano come antagonisti e critici dei saperi e degli interessi sostenuti proprio da quelle stesse psichiatrie. Continuano a essere imperdonabili le lentezze del Ministero della Salute e di tutti i governi che si sono succeduti, i quali hanno investito poco o nulla nella ricerca e nella valutazione dei tumultuosi cambiamenti di quegli anni e ancor meno nella diffusione delle esperienze innovative, delle buone pratiche, delle sensate organizzazioni.</p>
<p> </p>
<p>Da quegli inizi, la mancanza di continuità volta allo studio, all’analisi, alla definizione e alla ricerca intorno a questo cambiamento che altri definiscono «epocale», appare sempre più profonda. Non solo per chi vuole sapere, ma prima ancora per quanti, impegnati oggi in questo lavoro, vedono disperdersi il valore di quanto producono e crescere il rischio di stallo, autoreferenzialità e isolamento. Per chi lavora nell’ambito della salute mentale è diventato molto difficile rispondere alle domande sempre più precise che giungono dalle famiglie, dalle associazioni, dagli stessi cittadini che vogliono rendersi più partecipi ed esperti, e dal mondo della formazione e della cooperazione sociale.</p>
<p>Raccogliere queste domande vuol dire mettere in campo le sinergie, le risorse e le intelligenze di amministratori, operatori, associazioni, intellettuali, cooperatori sociali, familiari e tanti cittadini.</p>
<p> </p>
<p>La collana editoriale 180 vuole riconoscere le tante cose che in questi anni sono avvenute. Muove i suoi primi passi da Trieste per percorrere la vasta rete delle buone pratiche, incontrare la storia del cambiamento delle singole persone e raccontare le straordinarie imprese sociali che si sono sviluppate intorno alla questione psichiatrica.</p>
<p>La sezione <em>Narrazioni</em> presenta storie di persone, di esperienze collettive, di guarigione, ma anche racconti e romanzi che si costruiscono intorno al disagio e alla malattia.</p>
<p>Le <em>Riproposte </em>mettono a disposizione dei lettori i testi che hanno avuto un ruolo importante nei processi di cambiamento e che oggi riteniamo debbano essere conosciuti e studiati. Testi introvabili e ricercati proprio dai più giovani che di quegli anni (Sessanta–Settanta) rischiano di vedere cancellata ogni memoria.</p>
<p>In <em>Attualità</em> si intende rispondere al bisogno di conoscenza intorno a quanto è veramente possibile fare oggi; una domanda che percorre trasversalmente tutto il campo e gli attori presenti sulla scena della salute mentale.</p>
<p>Infine, <em>Traduzioni</em> è la parte della collana che intende far conoscere a un pubblico più vasto quelle ricerche e quei saggi di attualità che, poiché scritti in lingua straniera, sono noti solo a pochissimi addetti ai lavori. I testi di quest’area tematica potranno così diventare un utile strumento per arricchire le conoscenze e il dibattito disciplinare, sociale e politico nella più vasta area di quanti, a titoli diversissimi, sono coinvolti e attivi intorno alla questione della psichiatria e della salute mentale.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p align="right"><em>Peppe Dell’Acqua, Nico Pitrelli, Pier Aldo Rovatti</em></p>
<p align="right"> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>I direttori della Collana 180</strong></p>
<p>Peppe Dell’Acqua, psichiatra, Direttore del Dipartimento di Salute Mentale di Trieste e tra i promotori del Forum di Salute Mentale.</p>
<p>Nico Pitrelli, fisico, condirettore del Master in Comunicazione della Scienza della Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati (SISSA) di Trieste e coordinatore del gruppo di ricerca Innovazioni nella Comunicazione della Scienza (ICS).</p>
<p>Pier Aldo Rovatti, filosofo, coordinatore del Laboratorio di filosofia contemporanea e dell’Osservatorio sulle pratiche filosofiche di Trieste, Direttore della rivista di filosofia <em>aut aut</em>.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p><strong>Contatti</strong></p>
<p>Peppe dell’Acqua</p>
<p>e-mail: <a href="mailto:forumsegreteria@yahoo.it">forumsegreteria@yahoo.it</a></p>
<p>sito: <a href="http://www.forumsalutementale.it">www.forumsalutementale.it</a></p>
<p> </p>
<p>Aldo Mazza</p>
<p>Edizioni alphabeta Verlag</p>
<p>Piazza della Rena 2I-39032 Merano (BZ)</p>
<p>tel.: +39 0473 210650</p>
<p>fax: +39 0473 211595</p>
<p>e-mail: <a href="mailto:mazza@alphabeta.it">mazza@alphabeta.it</a></p>
<p>sito: www.alphabeta.it/verlag/edizioni_ab.html</p>
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		<title>StopOpg, Aversa: dopo il sit-in davanti all&#8217;Opg</title>
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		<pubDate>Tue, 17 May 2011 17:37:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
				<category><![CDATA[In apertura]]></category>
		<category><![CDATA[opg/carcere]]></category>

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		<description><![CDATA[Il comitato incontra la direzione: l&#8217;unica soluzione è la chiusura delle strutture.
Roma, 17 Maggio 2011
La manifestazione promossa oggi dal comitato StopOpg davanti all&#8217;ospedale giudiziario di Aversa ha ribadito l&#8217;urgenza di accelerare la chiusura di queste strutture, che, per loro natura, sono luoghi di sofferenza e persino morte. Durante la mattinata una delegazione del comitato promotore ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/stopopg-aversa-dopo-il-sit-in-davanti-allopg/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/public/image0031.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-7054" title="image003" src="http://www.news-forumsalutementale.it/public/image0031-300x74.jpg" alt="image003" width="300" height="74" /></a>Il comitato incontra la direzione: l&#8217;unica soluzione è la chiusura delle strutture.</p>
<p>Roma, 17 Maggio 2011</p>
<p>La manifestazione promossa oggi dal comitato StopOpg davanti all&#8217;ospedale giudiziario di Aversa ha ribadito l&#8217;urgenza di accelerare la chiusura di queste strutture, che, per loro natura, sono luoghi di sofferenza e persino morte. Durante la mattinata una delegazione del comitato promotore ha incontrato la direzione dell&#8217;Opg. L&#8217;incontro ha evidenziato come, nonostante gli sforzi che pure si sono compiuti grazie al lavoro di tanti operatori, per offrire assistenza e inserimento sociale alternativi all&#8217;opg e per migliorarne le condizioni di vita interne, la vera soluzione sia la loro chiusura definitiva. Perché, come i manicomi, sono una risposta sbagliata e incivile ad un bisogno di cure. In particolare l&#8217;incontro ha evidenziato i ritardi con cui le regioni da cui provengono i cittadini internati (ad Aversa circa 1/3 sono campani, i restanti 2/3 residenti in altre regioni) stanno organizzando la presa in carico. E ciò chiama in causa direttamente i Dipartimenti di Salute Mentale e il bisogno di un loro potenziamento. Altrettanto importante è fermare l&#8217;ingresso o il rientro in Opg che viene disposto dalla magistratura. Ciò è possibile attivando misure alternative di assistenza, così come indicano chiaramente le sentenze della Corte Costituzionale. Il comitato StopOpg ribadisce, quindi, la richiesta di un piano straordinario di interventi da parte di Governo e Regioni, compresa la nomina di commissari ad acta per la chiusura degli Opg, rafforzando e diffondendo le buone pratiche di assistenza alternativa all&#8217;internamento.per informazioni: info@stopopg.it, 328 4530536</p>
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		<title>33 anni dopo: dialogo di Marco Cavallo con il Drago di Montelupo</title>
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		<pubDate>Fri, 13 May 2011 18:55:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
				<category><![CDATA[In apertura]]></category>

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		<description><![CDATA[Marco Cavallo a Montelupo Fiorentino dialogò col Drago e con tutti gli internati. Era il 2003 e si promisero che, insieme, tutti avrebbero lottato perché il manicomio criminale diventasse un orribile e triste ricordo. Benchè insieme abbiano continuato a lottare, il manicomio resta lì, terribile più che mai.
di Peppe Dell&#8217;Acqua
Era il gennaio 2003 quando gli ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/33-anni-dopo-dialogo-di-marco-cavallo-con-il-drago-di-montelupo/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/public/005.jpg"><img class="alignleft size-large wp-image-6999" title="005" src="http://www.news-forumsalutementale.it/public/005-500x335.jpg" alt="005" width="500" height="335" /></a>Marco Cavallo a Montelupo Fiorentino dialogò col Drago e con tutti gli internati. Era il 2003 e si promisero che, insieme, tutti avrebbero lottato perché il manicomio criminale diventasse un orribile e triste ricordo. Benchè insieme abbiano continuato a lottare, il manicomio resta lì, terribile più che mai.</p>
<p>di Peppe Dell&#8217;Acqua</p>
<p>Era il gennaio 2003 quando gli amici internati di Montelupo Fiorentino mi fecero sapere che stavano costruendo un drago e che avrebbero voluto incontrare Marco Cavallo per sapere delle porte aperte, della chiusura dei manicomi e della libertà. Avevano chiamato Giuliano Scabia per costruire insieme il drago. Di Gorilla Quadrumàni e cavalli azzurri Giuliano se ne interdeva eccome.</p>
<p>Così decidemmo, Marco Cavallo ed io, di scrivere subito ai nostri sfortunati amici e di andare a fargli visita.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>Trieste, febbraio 2003</p>
<p> </p>
<p>Cari amici di Montelupo,</p>
<p>siamo venuti a sapere che qualcosa sta accadendo dalle vostre parti.</p>
<p>Sarà un drago? O forse tornerà il Gorilla Quadrumàno?</p>
<p>Ci hanno detto che fate riunioni animate ed affettuose.</p>
<p>Che in tanti aspettano la primavera, quando le nuvole sono più leggere ed il cielo è più azzurro.</p>
<p>Aspettano di uscire, abbiamo saputo, e di spingere fuori un drago.</p>
<p>Ma è vero? Un drago che mangia il cuore?</p>
<p>E che brucia l’anima?</p>
<p> </p>
<p>Paolo, che vive a Montelupo ed è un triestino, ci ha scritto.</p>
<p>Ha nostalgia dei giorni ventosi e del cielo azzurrissimo pulito dalla bora.</p>
<p>E del tram de Opicina.</p>
<p>Non riesce a dimenticare le osterie de San Giacomo e vorrebbe tanto mangiare capuzzi e cragno, luganighe e jota.</p>
<p> </p>
<p>Di tutto questo ho parlato a Marco Cavallo.</p>
<p>E gli ho detto che vorreste che venisse da voi.</p>
<p>Ha nitrito di gioia!</p>
<p>Ha cominciato a scalpitare.</p>
<p>E a preoccuparsi: “Come sopporterò i lungo viaggio?</p>
<p>Cosa sarò capace di fare a Montelupo?</p>
<p>Cosa potrò dire a questi nuovi amici?”.</p>
<p> </p>
<p>Sapete, Marco Cavallo ha ormai 30 anni.</p>
<p>E trent’anni, per un animale sono proprio tanti.</p>
<p>Per un cavallo poi!</p>
<p> </p>
<p>Trent’anni fa,</p>
<p>era una limpida domenica di marzo,</p>
<p>sfondò i muri del manicomio di San Giovanni.</p>
<p>Quel giorno ha fatto la storia.</p>
<p> </p>
<p>Uscì nella città in testa a un enorme corteo di matti.</p>
<p>Lottò per il loro diritto alla libertà, alla casa e al lavoro.</p>
<p>Per costruire le nuove cooperative.</p>
<p>Nacquero amori e nuove amicizie.</p>
<p>Spesso veniva invitato alle feste di nozze.</p>
<p>E poi, di corsa a Venezia, a Berlino, a Parigi, a Roma, a Barcellona, &#8230;.</p>
<p> </p>
<p>Da un po’ di tempo, si sentiva stanco, in pensione, dimenticato.</p>
<p>Di questi tempi si fa fatica a parlare di libertà e di diritti.</p>
<p>E i matti li vogliono rinchiudere di nuovo.</p>
<p> </p>
<p>A maggio, più cavallo e più azzurro che mai, arriverà a Montelupo.</p>
<p>Un abbraccio</p>
<p>Peppe Dell&#8217;Acqua</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>Montelupo Fiorentino, 16 e 17 maggio 2003</p>
<p> </p>
<p>Marco Cavallo Era una limpida domenica di marzo, spazzata dalla bora quando tentai di uscire dal manicomio. Ormai non potevo più starci, rinchiuso là, ero diventato troppo grande. La mia pancia era stata riempita dai desideri di tutti i matti di San Giovanni. Dall’orologio dorato di Tinta al porto con le navi della giovinezza di Ondina, dalle tante Marie al fiasco de vin, dalla casa in affitto alle scarpe nuove, al volo, al viaggio, alla corsa, all’amico, dalla partita de balòn alla libertà: ero troppo appesantito da quel carico di bisogni e desideri che mi portavo dentro. Provai ad uscire dalle porte del reparto, erano strette, provai allora quella del giardino, poi la veranda; pensai di saltare la ringhiera. Cercai di piegarmi, di mettermi di taglio, mi abbassai pancia a terra, mi ferii. Ma niente. Restavo chiuso dentro. Eppure tutti erano lì a guardarmi: era quello il mio momento. Cominciai a correre nervoso per il lungo corridoio del vecchio reparto “P” trasformato in laboratorio, avanti e indietro, avanti e indietro, proprio come avevano fatto per anni i ricoverati. Giuliano cercò di calmarmi, dicendo che bisognava aspettare, che forse non era quello il momento, che bisognava avere pazienza. I malati cominciarono a pensare di avere solo sognato, secoli di grigio tornarono nelle loro teste, urla disumane assordarono le loro orecchie. Dino Tinta piangeva. Allora io, fremendo e nitrendo, a testa bassa, iniziai una corsa furibonda, come impazzito, verso la porta principale e, senza più esitazione, oramai a gran carriera, aggredii quel pezzo di azzurro e di verde oltre la porta. Saltarono gli infissi, si infransero i vetri, caddero calcinacci e mattoni. Io arrestai la mia corsa nel prato, tra gli alberi, ferito e ansimante, confuso col blu del cielo. Gli applausi, gli evviva, i pianti, la gioia, guarirono in un baleno le mie ferite. Il muro, il primo muro era saltato.</p>
<p>E subito la libertà: i muri del manicomio frantumati, la fila infinita di matti che dietro a me escono dalla breccia e si perdono per le vie della città, con Boris che ci accompagna suonando la fisarmonica.</p>
<p>Quante ne ho viste da allora…</p>
<p> </p>
<p>Ci aveva resi così felici, la legge 180. E invece…</p>
<p>Non è stato mica tutto facile.</p>
<p>Quante ne abbiamo passate…</p>
<p>Io, fin da quando sono nato, mi ricordo del caso Savarin. Lo sentivo nominare nelle assemblee a San Giovanni, nelle riunioni dei dottori; il suo nome era scritto perfino sui giornali. E io mi chiedevo…ma chi sarà mai, ‘sto Savarin. Così mi sono informato. Era uno che aveva…che aveva fatto…va beh, è uno che aveva fatto quello che aveva fatto. Uno che poi, dopo aver fatto quello che aveva fatto, era finito in manicomio criminale, nell’ospedale psichiatrico giudiziario, l’Opg.</p>
<p>E già in quegli anni…parlo del ‘73, del ‘74…cercavamo di far qualcosa per tirarli fuori di là. Insieme a Savarin, sparsi nei vari manicomi criminali c’erano più di trentatre triestini, allora, oltre a una baraonda di italiani. Ma allora…cosa si poteva fare? Andarli a trovare, portargli un pacchetto di sigarette, e poco altro.</p>
<p>Eh sì, quante ne abbiamo passate.</p>
<p>Cosa ho visto, io. Che postacci brutti. E quanta gente rinchiusa che fremeva di vita per uscire fuori.</p>
<p>E adesso che li ho visti praticamente tutti…Perché di manicomi giudiziari non c’è mica solo Montelupo, eh!</p>
<p>Aversa e Napoli,</p>
<p>Barcellona Pozzo di Gotto a Messina,</p>
<p>Castiglione delle Stiviere a Mantova…l’unico in cui ci stanno anche le signore…poche ma belle. E xe sempre un piazèr vederle…</p>
<p>Poi Reggio Emilia e Montelupo Fiorentino…</p>
<p>Li ho contati tutti? Sì sì, giusto, non mi sono mangiato la memoria: in Italia sono questi sei, i manicomi giudiziari. E più di mille persone ci stanno chiuse dentro. Poche ? Tante ? Mah…</p>
<p>E allora io penso che, e voi pensate che, e tutti pensano che. E tutti dicono che. E anche le buone signore che propongono le controriforme dicono che: “Ma che cavolo ci fanno ancora in piedi i manicomi criminali? Bisogna chiuderli tutti quanti. E subito”.</p>
<p> </p>
<p>Ma…ma voi…voi siete qui ! (rivolgendosi a un gruppo di ragazzi internati )</p>
<p>E che ci fate ?</p>
<p>Tu per esempio…perché diavolo stai qua ?</p>
<p> </p>
<p>Sandro Il dolore di quello che ricordo è tanto grande che non riesco a dirlo neanche a te, Marco Cavallo, neanche a te che pure sei amico mio.</p>
<p>Marco Cavallo E tu ? Tu ce la fai a raccontarmelo?</p>
<p>Charlie Ah, sapessi che fesso che sono stato, io! Ho combinato ‘na fesseria che se potessi tornare indietro non la rifaccio più manco morto.</p>
<p>Marco Cavallo E tu laggiù? Tu che te ne stai in disparte?</p>
<p>Pasquale È tante luntane, chell’ ch’ aggio fatte cha nu m’arricorde cchiù.</p>
<p>Marco Cavallo E tu ? Tu che ti mangiucchi le unghie tutto il tempo ?</p>
<p>Claudia Io ho fatto una cazzata tale che ancora mi ci mangio le mani.</p>
<p>Marco Cavallo E allora…Io penso che…</p>
<p>Francesca E a me ? A me non me lo domandi?</p>
<p>Marco Cavallo Scusami, sai. Ma mi stavo infervorando.</p>
<p>Francesca Io pensavo di essere un mito quando facevo quello che facevo. Un vero mito. E invece…e invece eccomi qua.</p>
<p>Pilade E io? Io ci ho messo più di un anno per riattaccare le mani che…le mie mani alle mie braccia. Perché non le riconoscevo più, queste mani. Non volevo che mi appartenessero più, dopo quello che avevano fatto.</p>
<p>Marco Cavallo E tu che alzi la mano?</p>
<p>Dario Io pensavo di essere un impunito. Prima cantavo sui vaporetti per Ischia. E mi andava tutto bene. Poi ho cominciato a fare assegni a vuoto e pensavo che si poteva fare tutto. E comprare una televisione e costruire un palazzo e fare Zagarolo Due e comprare tutta l’Italia. Ma poi ho visto che qui in Italia solo pochi…anzi, solo pochissimi…anzi, forse solo uno…solo uno può fare tutto quello che gli pare.</p>
<p>E invece io sono qua dentro.</p>
<p> </p>
<p>Marco Cavallo Caro Drago, care amiche e cari amici di Montelupo Fiorentino, ho accettato questo vostro invito perché so che voi qui state facendo quello che noi abbiamo fatto a Trieste.</p>
<p>Io penso e tutti i miei amici pensano e anche esimi dottori ed illustri scienziati lo pensano e anche i ricercatori e gli studiosi lo pensano e anche i giudici e i giuristi lo pensano e anche i poeti e i teatranti e gli scrittori e gli artisti lo pensano e anche voi lo pensate: il manicomio criminale va soppresso, buttato giù, sfondato, disfatto, dismesso, distrutto, aperto, cioè chiuso. Insomma chiuso.</p>
<p> </p>
<p>Drago Ma come si fa ?</p>
<p> </p>
<p>Marco Cavallo Voi lo sapete molto bene…quello che i manicomi giudiziari sono.</p>
<p>Luoghi orrendi, sono. Istituzioni che vorrebbero curare la malattia e contenere la pericolosità e la malvagità degli uomini. Ma che invece, come tutte le istituzioni totali, tutte ma proprio tutte, la malattia la riproducono e la violenza e la malvagità la moltiplicano.</p>
<p>Perché invece di essere posti di cura, sono fabbriche di malattia.</p>
<p>Perché in manicomio matto sei e matto resti. In carcere criminale sei e criminale resti.</p>
<p>I manicomi giudiziari riproducono il peggio del peggio del manicomio e il peggio del peggio della galera.</p>
<p>A Trieste, proprio perchè abbiamo rotto i muri, abbiamo scoperto che dietro quei muri c’erano tanti uomini e donne. E che si può ascoltarli. E abbiamo scoperto che perfino le medicine, fuori dal recinto, possono essere buone. E che le parole e gli sguardi e le mani permettono di avvicinare le persone. Per sentire il loro male. Per sperare di guarire, di stare bene. O almeno di stare meglio.</p>
<p>Invece, dietro le mura, tante storie tristi o disperate si confondono. E le persone, le loro storie le perdono.</p>
<p>Ma come si può pensare di vivere senza la propria storia? Io la mia ve la sto raccontando, se no cosa potreste capire, di me.</p>
<p>Insomma, non c’è verso. Bisogna aprirli, cioè chiuderli. Punto e basta.</p>
<p> </p>
<p>Dario Ma come, Marco Cavallo?! Cosa diranno fuori? Che si chiude il manicomio giudiziario e poi…E poi ci lasciano liberi tutti?</p>
<p>Charlie E che quelli che hanno commesso reati orrendi li mandiamo fuori &#8211; diranno.</p>
<p>Sandro Ma cosa diranno? E chi protegge la società? &#8211; diranno.</p>
<p>Francesca E chi tutelerà i nostri figli da questi pericolosi matti che ne hanno combinate tante? &#8211; diranno.</p>
<p>Marco Cavallo Capisco queste preoccupazioni ma voglio dire una cosa che ho imparato in questi anni. Da Basaglia in persona. Altro che mostri, gente impaurita e strade deserte! È dietro le mura che nascono i mostri.</p>
<p>Francesca E cosa diranno? Che questi pericolosi matti che ne hanno combinate tante staranno fuori come quei bravi cittadini che hanno sempre osservato la legge? Come quelli che non hanno mai combinato niente di male? Questo diranno…</p>
<p>Ma ci pensi?</p>
<p> </p>
<p>Marco Cavallo Piano, piano.</p>
<p>Mica è facile affrontare questo problema.</p>
<p>È spinoso e contraddittorio, direbbe un serio professore, contraddittorio! Qua la faccenda si fa davvero bigolosa, come diciamo a Trieste.</p>
<p>Io sono vecchio. Mi permettete di fare un po’…ma poco poco…di storia?</p>
<p>Tanti anni fa, quando sono nati i manicomi criminali, la psichiatria dei tribunali dava tutta la colpa e la responsabilità dei crimini alla follia.</p>
<p>Come se la persona non esistesse nemmeno, come se al posto della persona avesse agito solo la sua malattia, la sua follia. Come se al posto di Francesca, di Charlie, di Pilade oppure di Pasquale avesse agito la follia.</p>
<p>Ma io vi chiedo: il pittore Van Gogh, quando dipingeva, era lui che dipingeva o al suo posto dipingeva la follia? Vogliamo togliere il nome di Van Gogh dai cataloghi delle mostre di Amsterdam e di Firenze per metterci cosa al suo posto? La follia?</p>
<p>E gli scrittori Proust e Saba e Pavese e Philip Dick e Dino Campana quanti altri ancora non ve li sto a elencare…, ma sono tanti e tanti…quando scrivevano, erano loro a scrivere oppure la loro depressione o la loro schizofrenia?</p>
<p>E Antonin Artoud, quando scriveva e recitava, era lui che recitava oppure era la sua follia ?</p>
<p>E Schumann, quando componeva, era lui tutto intero, oppure la sua musica era frutto della sua mania, della sua depressione? E più frutto della sua mania o più frutto della sua depressione? E allora cancelliamo il suo nome dagli spartiti? Per metterci cosa, al suo posto? Psicosi maniaco depressiva? Disturbo bipolare? Depressione endogena?</p>
<p>E uno che si mette a picconare e a togliersi i sassolini dalle scarpe… è lui che lo fa oppure…oppure che?</p>
<p>E santa Teresa D’Avila? E santa Caterina da Siena?</p>
<p> </p>
<p>Voi lo sapete meglio di me. In manicomio, in manicomio giudiziario, ti dicono che tu non sei più tu!</p>
<p>Primo Levi…lo conoscete, voi?…è uno che è stato in campo di sterminio nazista ad Auschwitz, ha scritto: “Si immagini ora un uomo a cui, insieme con le persone amate, vengano tolti la sua casa, le sue abitudini, i suoi abiti, tutto infine, letteralmente tutto quanto possiede: sarà un uomo vuoto, ridotto a sofferenza e bisogno, dimentico di dignità e discernimento, poiché accade facilmente a chi ha perso tutto, di perdere anche se stesso”.</p>
<p>Beh, Primo Levi scriveva dei campi di sterminio, ma è come se parlasse anche dei manicomi. Tu non sei più tu, Pasquale. Né tu, Francesca. Né tu, Dario. E nemmeno tu, Pilade. E neanche tu, Charlie. Voi non siete più voi.</p>
<p>Perché qua non ti hanno solo tolto tutto, ma proprio tutto tutto tutto, ma anche quell’azione per quanto tragica per cui tu sei finito qua dentro. Anche quel gesto te l’hanno portato via, nemmeno quell’azione ti appartiene più. Qua dentro, qua in questo manicomio, non c’è più la tua vita. Non la trovi più.</p>
<p>E anche se, come stiamo facendo oggi, si aprono le porte per un giorno, tu continui a non esistere.</p>
<p> </p>
<p>Pasquale Ma io, quante (quando) agge (ho) fatte (fatto) chelle agge fatte (quello che ho fatto)…</p>
<p>Marco Cavallo Cos’hai fatto, Pasquale?</p>
<p>Pasquale È meglio che nun tt’o ddico. Ma quanne agge fatte…chelle agge fatte…l’agge fatte io o è state a’ malatia mia?</p>
<p>Francesca E io allora, quando ho fatto quello che ho fatto…</p>
<p>Marco Cavallo Cos’hai fatto, Francesca?</p>
<p>Francesca Meglio che non te lo dico. Ma ero io o era la mia malattia a farlo?</p>
<p>Marco Cavallo E che malattia avevi?</p>
<p>Francesca Mal di fegato!</p>
<p>Charlie Marco Cavallo! Marco Cavallo!</p>
<p>Marco Cavallo Dimmi, Charlie.</p>
<p>Charlie Posso rispondere io?</p>
<p>Marco Cavallo Certo che sì.</p>
<p>Charlie Beh, secondo me un uomo, se è un uomo, è responsabile di quello che fa…</p>
<p>Claudia Anche se è una donna?</p>
<p>Marco Cavallo Beh, sì. Diciamo una persona.</p>
<p> </p>
<p>Drago di Montelupo Allora, ogni persona è responsabile di quello che fa, anche se ha mal di fegato. Anche se la pungono fitte tremende che le fanno vedere nero!</p>
<p> </p>
<p>Marco Cavallo Sono d’accordo con te, Drago di Montelupo.</p>
<p>La malattia non siete voi. Anzi: non siamo…perché mi ammalo anche io…non siamo noi. La malattia, nessuna malattia, può possedere tutta la persona. Nessuna persona diventa solo la propria malattia.</p>
<p>Io non ho studiato, ma andando in giro e frequentando personalmente tutti quei dottori di Trieste, qualcosa ho sentito anch’io.</p>
<p>Ludvig Wittgenstein, un filosofo, uno che non conosco di persona, ha scritto: “Negare la responsabilità significa non richiamare l’uomo alla sua responsabilità”</p>
<p>Quanto è vero…</p>
<p>Siamo uomini, no ?!</p>
<p>Francesca e Claudia E donne !</p>
<p>Drago Persone!</p>
<p> </p>
<p>Marco Cavallo Giusto. Siamo tutti persone.</p>
<p>E oggi, con tutto quello che sappiamo e con tutto quello che abbiamo sperimentato, non si può più pensare che la malattia, nessuna malattia, può sostituire una persona. Nessuna malattia può rubarti la vita. Nessuna malattia può togliere il significato delle tue parole. E per di più nessuna malattia è sempre la stessa malattia.</p>
<p>Io per esempio…Io ieri sera, con l’idea di questo viaggio lungo e scomodo da Trieste fin qua…Ero depresso, ero nervoso. Quasi quasi prendevo a calci l’autista che mi spingeva sul camion. Io ieri sera mica ci volevo venire, a Montelupo Fiorentino.</p>
<p>E invece adesso sono contento di essere qua con voi.</p>
<p>Come sarò domani?</p>
<p>Insomma non si può dire: depresso e nervoso ieri sera, depresso e nervoso per sempre.</p>
<p>Così come non si può dire: malato per un momento, malato per sempre.</p>
<p>E nemmeno si può dire: matto per un momento, matto per sempre.</p>
<p>Insomma chiunque di noi, anche se malato, è una persona. E se è una persona vuol dire che ha una responsabilità per tutto quello che fa: un capolavoro artistico, una spaghettata, una malagrazia, un gesto gentile. Ma anche un crimine, ancorché efferato e di allarme sociale.</p>
<p>Un altro che gò sentì, neanche questo ho conosciuto di persona, Michel Foucault, filosofo, psicologo e storico francese…mi pare che gà scritto tanti ma tanti libri. Beh…in uno di questi libri sta scritto: “Lo stato deve occuparsi dei cittadini per quello che fanno e non per quello che sono”.</p>
<p>Così ogni imputato anche se schizofrenico, psicopatico, maniaco, matto, pazzo ha, come tutti, il diritto di essere giudicato da un tribunale e, in caso di condanna, di espiare la pena.</p>
<p> </p>
<p>Drago Tutte le persone e sempre?</p>
<p> </p>
<p>Marco Cavallo Io mi sono sempre domandato: ma cosa può voler dire quando i periti scrivono che “il soggetto era incapace di intendere e di volere”?</p>
<p>Vuol dire demente? Uno che materialmente non ha cervello? Ma tu un cervello ce l’hai! Tu mi vedi, tu mi ascolti, tu mi capisci.</p>
<p>E volere? Cosa può voler vuol dire che tu non volevi? Che qualcuno voleva al posto tuo? Che dentro la tua testa avevi il cervello di un altro? Tu forse non volevi, quando hai fatto quella cosa che hai fatto e che non mi vuoi dire. Mah…chi lo sa.</p>
<p>Forse in quei momenti non sei stato capace di trattenerti. Forse quella cosa che hai fatto ti sembrava la soluzione più facile.</p>
<p> </p>
<p>Drago Ma come Marco Cavallo? E la malattia? E il delirio? Le allucinazioni? Non c’entrano niente?</p>
<p> </p>
<p>Marco Cavallo Bella domanda, Drago di Montelupo, davvero una bella domanda.</p>
<p>È difficile rispondere. È doloroso.</p>
<p>Certo non tutti, non sempre, capiscono e vogliono capire. Il delirio non è come l’acqua calda. E l’allucinazione…</p>
<p>Mi sono spiegato?</p>
<p> </p>
<p>Tutti No!</p>
<p> </p>
<p>Marco Cavallo Scusate, avete ragione. Mi sono espresso male. Mi sono proprio incavallato. Adesso ci riprovo.</p>
<p>A tutti noi capita che qualche volta siamo sopraffatti dalla rabbia, dal dolore, dalla necessità e non riusciamo a tenere a freno quelle spine che ci trafiggono, quel demone che soffia fuoco e sputa ghiaccio dentro di noi, quelle sirene che ci suggestionano e ci invitano.</p>
<p>Altre volte invece…beh, altre volte ce la facciamo, a essere padroni.</p>
<p>Ma mai e poi mai succede che, quando alziamo le mani contro qualcuno, pensiamo che questo sia bello, che questo gesto, questo pugno o questo schiaffo sia un bene.</p>
<p>Cazzo se lo sappiamo, che gli faremo del male e che vogliamo fargli del male! E allora quel giudizio di incapacità di intendere e di volere può forse, e sottolineo forse, racchiudere quel momento, quel gesto, quell’azione. Ma mai e poi mai può crocifiggere una persona intera, una volta per tutte.</p>
<p>Insomma! Se per alcuni imputati si considerano tutte quelle circostanze che… e mille testimoni che… e trecento prove a discarico che… e seimila elementi probatori che&#8230; Se alcuni imputati possono difendersi per anni e anni, per esempio tre anni e ottantun giorni, con cento o duecento avvocati pagati mille euro all’ora… e ricusare i giudici, per esempio otto volte, e poi ricorrere in Corte d’ Appello e in Corte di Cassazione e in Corte di Parlamento e in Corte di Porta a Porta e non una, né due, né tre, né quattro, ma cento, mille volte…</p>
<p>Voi invece siete stati giudicati una volta per tutte in soli dieci minuti.</p>
<p>Come si può dire con sicurezza assoluta che uno di voi ha commesso un reato apparentemente incongruo dunque:</p>
<p>è stato sospettato di essere affetto da un disturbo mentale</p>
<p>il giudice ha disposto la perizia psichiatrica</p>
<p>i periti hanno fatto la perizia psichiatrica</p>
<p>stata riscontrata l’incapacità di intendere e di volere</p>
<p>siete stati riconosciuti non imputabili</p>
<p>siete stati prosciolti</p>
<p>siete stati riconosciuti socialmente pericolosi</p>
<p>siete finiti in manicomio criminale.</p>
<p>Come si fa a dire una cosa del genere ?</p>
<p>Come si fa a togliervi la vostra vita e le vostre azioni?</p>
<p> </p>
<p>Drago di Montelupo Allora tu, Marco Cavallo, dici che il matto è, di norma, capace di intendere e di volere e che ha diritto a stare in giudizio in tribunale?</p>
<p> </p>
<p>Marco Cavallo Beh, finalmente sono riuscito a spiegarmi.</p>
<p>Certo che sì. E ha diritto di stare in giudizio con tutta la sua responsabilità individuale. Ma anche con la possibilità di poter illuminare, di conoscere e di far conoscere ciò che gli è accaduto intorno: il contesto, la storia, le violenze, gli abbandoni, la sofferenza, i bisogni. Ricercare il significato e le ragioni dei suoi comportamenti. Anche quando sono così estremi e all’apparenza oscuri. Sapessi io… Quante volte m’hanno fatto incazzare questi dottori dei manicomi che…</p>
<p>Sapessi io…Cos’ho visto io in giro per l’Italia e per l’Europa! Li avrei presi a zoccolate in testa, quei dottori, li avrei bastonati e…</p>
<p>E avrei commesso un reato? Sì, certo.</p>
<p>E se fossi stato giudicato colpevole, sarei stato condannato.</p>
<p> </p>
<p>Drago di Montelupo Ma allora, Marco Cavallo, ci stai dicendo che tutti, anche se sono malati, devono espiare la pena? E che, anche se stanno male, devono andare in galera? Ma come possono andarci se sono malati? E se non vanno in prigione, dove vanno?</p>
<p> </p>
<p>Marco Cavallo Tu lo sai bene, perché lo hai chiesto tante volte a quelli che stanno chiusi dentro i manicomi giudiziari. E tutti ti hanno risposto che è meglio la galera che il manicomio.</p>
<p>Ti è sempre sembrato strano ma…vedi…è proprio così.</p>
<p>Intanto, in carcere bene o male hai dei diritti, sai perché ci sei entrato, sai quanto tempo ci resterai, hai diritto a visite e a telefonate.</p>
<p>In manicomio giudiziario no: non hai più diritti, non sai perché ci sei entrato, né quanto tempo ci resterai. Sei alla mercè della psichiatria, dell’onnipotenza dello psichiatra e della sua immensa bontà e infinita misericordia.</p>
<p>Il tuo tempo è sospeso all’infinito.</p>
<p>Invece tutte le persone vogliono che gli venga riconosciuto il diritto al loro tempo, alla loro vita. Il diritto di essere persone.</p>
<p> </p>
<p>Drago di Montelupo Parole sante, Marco Cavallo, parole sante. Ma…ma in concreto come si può fare?</p>
<p>Marco Cavallo Adesso vi racconto cosa facciamo noi, a Trieste.</p>
<p>Scusatemi se parlo sempre di Trieste. Non è perché da noi tutto funziona bene. Ma Trieste è la città che conosco di più perché ci vivo.</p>
<p>Intanto diciamo che ogni cittadino detenuto ha diritto alla cura, alla continuità terapeutica: se era curato prima di entrare in prigione, deve continuare ad esserlo anche dopo. E da quegli stessi centri di salute mentale che lo curavano prima.</p>
<p>Quando funzionano ventiquattro ore su ventiquattro, i centri possono essere un luogo di cura per quelle persone che stanno male e sono in attesa del processo. Intanto gli operatori possono concordare col magistrato dei progetti per permettere a chi sta male con la testa di andare a vivere ed essere curati altrove: agli arresti domiciliari, nel centro stesso, in strutture residenziali oppure anche a casa propria.</p>
<p>Niente di più e niente di meno delle misure alternative alla detenzione che valgono per tutti. Per tutti i cittadini, anche per quelli malati e anche per quelli matti. E così anche le visite, il lavoro, i corsi di formazione, i laboratori artistici, le cure psichiatriche… Insomma, tutti quei modi per rendere non del tutto inutile e disumana la detenzione. Per mantenere la persona vicino a casa propria, vicino a quelli che la curano, vicino alla sua famiglia, ai suoi amici. Per non farla schizzar via come una biglia imbizzarrita che si perde nel nulla.</p>
<p>Per garantire alle persone tutti i diritti. Tutti. Anche quello di essere condannati, se colpevoli, di scontare la propria pena, di avere il diritto di pagare il proprio debito.</p>
<p>Certo, è molto difficile trovare idee, pratiche e soluzioni. È molto più semplice chiudere la gente in cella e buttar via le chiavi, ma dobbiamo provare. Provare a ragionare senza contrapporre cura e punizione, cura e sorveglianza.</p>
<p>E allora proviamo a farlo. E la fatica della discussione che stiamo facendo anche oggi non sarà stata inutile. E tu, Drago di Montelupo, non mi avrai invitato per niente.</p>
<p> </p>
<p>Con quello che sappiamo adesso…</p>
<p>La malattia mentale non è una malattia del cervello. E il malato mentale non è per ciò stesso pericoloso e, anche se pazzo, è soprattutto un cittadino. Non un oggetto da rinchiudere, legare, torturare con l’elettroshock e intossicare con farmaci in dosi da cavallo. Appunto…</p>
<p>Adesso ci sono medicine umane, terapie buone e il lavoro. Adesso si possono ascoltare le persone e le loro storie. Adesso dalla malattia mentale si può guarire e i gesti più oscuri e misteriosi possiamo raccontarli, illuminarli e comprenderli.</p>
<p>Oggi non possiamo più negarlo: tutto ciò che è umano ci appartiene.</p>
<p>E così possiamo riuscire a liberarci della necessità…ma chi l’ha detto poi, che è una necessità ?…del manicomio giudiziario. E se ce la facciamo a liberarci del manicomio giudiziario, chi ci dice che un domani non potremmo liberarci anche della necessità del carcere?</p>
<p> </p>
<p>Io c’ero, in quel lontano mattino di marzo del 1973. Io c’ero quando contro i muri del manicomio di Trieste ululava il vento di bora e dentro si sentivano i lamenti e le urla dei ricoverati.</p>
<p>Cazzo, se c’ero! Io c’ero quando i manicomi erano ancora in piedi. E oggi non ci sono più.</p>
<p>E tra qualche anno mi piacerebbe tanto poter dire: pensate, io c’ero quel giorno a Montelupo Fiorentino, quando i manicomi giudiziari erano ancora in piedi.</p>
<p>E sembrerà una favola perché i manicomi giudiziari non esisteranno più e anche il significato di quelle parole si sarà perduto e quella frase suonerà strana, ridicola e senza senso. e tutti rideranno di me.</p>
<p> </p>
<p>(dialogo scritto da Peppe Dell’Acqua, Angela Pianca, Luciano Comida)</p>
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		<title>La salute della mente e la salute mentale</title>
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		<pubDate>Sat, 07 May 2011 15:08:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Paolo Svegli, Ass. Porte Aperte, Ravenna. La salute mentale riguarda tutti quelli che hanno una mente, come la salute fisica riguarda tutti quelli che hanno un corpo. In questi giorni sono stato a Trieste come relatore al 6° corso nazionale di formazione di famigliari di persone con problemi di salute mentale. Arrivare a Trieste ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/la-salute-della-mente-e-la-salute-mentale/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/public/5042726.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6933" title="5042726" src="http://www.news-forumsalutementale.it/public/5042726-300x225.jpg" alt="5042726" width="300" height="225" /></a>di Paolo Svegli, Ass. Porte Aperte, Ravenna. La salute mentale riguarda tutti quelli che hanno una mente, come la salute fisica riguarda tutti quelli che hanno un corpo. In questi giorni sono stato a Trieste come relatore al 6° corso nazionale di formazione di famigliari di persone con problemi di salute mentale. Arrivare a Trieste è sempre magico, senti l’energia di questo posto che è stato uno dei manicomi più grandi d’Italia (1200 persone) ed è diventato il punto da cui è partito una nuova cultura della salute mentale. Una cultura basata sulla centralità della persona e non della malattia. Quindi un nuovo modo di curare le persone e non le malattie. L’obiettivo diventa guarire e non più isolare, ingabbiare (l’oggetto qui sopra veniva utilizzato fino agli anni settanta, non nel 1600! – si chiama letto di contenzione, ma non ha il materasso, la base è una rete di ferro!!).</p>
<p>Credo che chiunque di noi “sani” sottoposto a questi “”trattamenti di cura”&#8221; avrebbe dato segni di malattia mentale!</p>
<p>Ma questo è il mondo dove SI PUO’ FARE, dove ragioniamo sulle nostre possibilità e non sulle nostre limitazione, su ciò che ciascuno di noi (famigliare, persona con l’esperienza di problemi di salute mentale, o semplice cittadino) può fare perchè il modello di salute mentale verso cui si tende sia quello della GUARIGIONE e della CURA e NON quello della contenzione e dell’isolamento.</p>
<p>Da coach mi viene sempre la solita domanda? Qual’è l’obiettivo? Una volta era quello di isolare i “matti”, quelli diversi, una volta si facevano i “ghetti”, gli “stanzoni con le porte di ferro” dove chiudere le persone in modo che non “dessero fastidio”…</p>
<p>Ma oggi qual’è l’obiettivo? Dipende sempre dalle nostre CONVINZIONI… se siamo convinti che le persone con problemi di salute mentale siano “rotte”, “non più funzionanti” allora l’unica soluzione è contenerli da qualche parte, legandoli (fisicamente – in Italia le fasce per legare le persone ai letti si usano ancora oggi in certi “ospedali”) o chimicamente (ci sono medicinali che ti stordiscono al punto da rendere difficile anche la deambulazione).</p>
<p>Se invece pensiamo che la persona PUO’ SEMPRE evolvere, e che lo farà nel momento nel quale riceve stimoli appropriati, allora ci occuperemo della persona e non della sua malattia.</p>
<p>Allora penseremo a tante soluzioni che coinvolgano il meglio delle persone, penseremo ai loro sogni, a poter avere amici, parlare con altri, esprimersi in mille modi (ieri sera qui c’è stato un concerto veramente bellissimo!), poter pensare ad un futuro, ad una casa, ad un lavoro…</p>
<p>Utopia? Non so se sia realizzabile sempre, in ogni caso. Quello che so è che l’unico modo per non realizzare qualcosa è pensare che sia IMPOSSIBILE, mentre pensare che è POSSIBILE e cominciare ad agire per realizzarlo porta risultati. Credo che chi pensa che è impossibile vive in un mondo più limitato e più triste, e SE VUOLE, potrebbe fare un giro qui, o in uno dei tanti centri di salute mentale dove si crede più nella persona che nella chimica (anche vicino a noi ci sono belle realtà), per vedere che qualche risultato c’è.</p>
<p>E finchè ci sono risultati, piccoli o grandi che siano, allora continua ad essere importante crederci e AGIRE, ciascuno con il suo ruolo: specialisti, famigliari, cittadini, persone che vivono direttamente il problema di salute mentale…</p>
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		<title>VI Corso Nazionale per Familiari attivi nelle Associazioni</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Apr 2011 20:37:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
				<category><![CDATA[In apertura]]></category>
		<category><![CDATA[Unasam]]></category>

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		<description><![CDATA[Le organizzazioni della cura &#8211; Le Associazioni dei familiari nei processi di trasformazione dell’assistenza psichiatrica.
A Trieste, dal 4 al 6 maggio, l’U.N.A.Sa.M. organizza in collaborazione con il DSM di Trieste  il VI corso nazionale per familiari attivi nelle associazioni.
Questi percorsi di formazione sono cominciati nel 2000 ed hanno portato a incontrare a Trieste un numero ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/vi-corso-nazionale-per-familiari-attivi-nelle-associazioni/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/public/roomsbysee2.jpg"><img class="alignleft size-large wp-image-6849" title="roomsbysee2" src="http://www.news-forumsalutementale.it/public/roomsbysee2-500x360.jpg" alt="roomsbysee2" width="500" height="360" /></a>Le organizzazioni della cura</em></strong><em> &#8211; Le Associazioni dei familiari nei processi di trasformazione dell’assistenza psichiatrica.</em></p>
<p>A Trieste, <strong>dal 4 al 6 maggio</strong>, <strong>l’U.N.A.Sa.M.</strong> organizza in collaborazione con il <strong>DSM di Trieste</strong>  il VI corso nazionale per familiari attivi nelle associazioni.</p>
<p>Questi percorsi di formazione sono cominciati nel 2000 ed hanno portato a incontrare a Trieste un numero cospicuo di familiari, di operatori e di associazioni attivi sulle questioni della partecipazione di famiglie e cittadini alla trasformazione dell’assistenza psichiatrica.<span id="more-6847"></span></p>
<p>L’intento è quello di offrire ai familiari conoscenze ed esperienze intorno alle pratiche di salute mentale che possono essere di aiuto nell’impegno che, nelle singole realtà locali, le associazioni devono avere nel sostenere politiche sanitarie e di salute mentale, valutare, attivare risorse, promuovere protagonismo<span><strong><em> </em></strong></span></p>
<p><span><strong><span><strong><em><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/public/programma_familiari_2011.pdf">Programma_stampabile</a></em></strong></span></strong></span></p>
<p><span><strong><span><strong><em></em></strong></span><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/informazioni-logistiche/">Le soluzioni alberghiere</a></strong></span></p>
<p><strong><em></em></strong> </p>
<h3><em>Le famiglie e le associazioni</em></h3>
<p>I servizi che veramente lavorano nella comunità  hanno bisogno di <em>riconoscere i familiari</em> per trovare con loro obiettivi comuni e valorizzare nuove risorse.</p>
<p>Bisogna prima di tutto riconoscere che essi sono soggetti che interagiscono col servizio e con la persona con disturbo mentale sullo stesso piano. Questo è il senso del <em>dialogo a tre voci</em> che deve essere avviato, sostenuto e valorizzato. I familiari sono portatori di domande e bisogni propri. E’ dando credito a queste domande e cercando faticosamente riposte a questi bisogni che può avviarsi un confronto reale che alimenti consapevolezza e responsabilità di tutti gli attori presenti sulla scena. In questa cornice sono possibili alleanze e percorsi comuni al riparo dal rischio di manipolazioni, ricatti, inutili conflitti.</p>
<p>Le associazioni sono nate ed agiscono per affermare e garantire prima di tutto il diritto alla cura, a volte sono partite da punti di vista diversi, ma sono saldamente unite dallo sforzo di contribuire a migliorare la qualità delle cure riducendo il disagio e tutte sottolineano gli stessi problemi:</p>
<p>Il<strong> </strong><em>carico assistenziale</em><strong> </strong>della persona con disagio mentale in rapporto alle insufficienze dei servizi di salute mentale.</p>
<p>La<strong> </strong><em>colpevolizzazione</em> che<strong> </strong>le famiglie vivono in quanto vengono ritenute responsabili del disturbo mentale. Questo modo di vedere,talvolta, viene alimentato  anche dagli stessi operatori dei servizi.</p>
<p>Il problema della <em> lontananza dei servizi</em> e della loro <em>discontinuità nei programmi</em> di lungo periodo. I familiari la  giudicano un ostacolo insormontabile ai percorsi della guarigione.</p>
<p>I <em>diritti</em> e le <em>libertà</em> della persona affetta da disturbo mentale, che, quando trascurato, determina l&#8217;abbandono e contribuisce all’emarginazione.</p>
<p>Le associazioni richiedono leggi rispettose della dignità delle persone e la disponibilità di risorse e percorsi adeguati per garantire una vita sociale, una casa, la formazione, il lavoro.</p>
<p>Su questi obiettivi tutte le associazioni sono concordi.</p>
<p>Le differenze si riscontrano sulla <em>concezione della persona con disturbo mentale</em>.</p>
<p>Per alcune associazioni, una persona &#8220;irresponsabile ed incapace&#8221;, che necessita di tutela, di maggiori automatismi nei trattamenti obbligatori, di tempi di ricovero più lunghi, di riconoscimento per legge di uno statuto di handicap.</p>
<p>Per altre associazioni invece, una persona che deve avere diritto ad una crescita personale, alla sua autonomia, ad una collocazione nella società  attraverso percorsi di normalità. Queste associazioni chiedono anche una maggiore disponibilità del servizio a farsi carico o a condividere le situazioni di crisi, un minore ricorso ai ricoveri obbligatori e l’abbandono di tutte quelle situazioni di costrizione che aumentano la drammaticità dei trattamenti e ne riducono l’efficacia.</p>
<p>Ancora oggi molte associazioni sono costrette ad affrontare problemi e mancanze talvolta abissali. Problemi che sono nati sempre e comunque dallo scollamento tra le aspettative di emancipazione e la miseria spesso colpevole delle risposte.</p>
<p>Anche quando si colloca in modo ostinato in uno scenario conflittuale e di rivendicazione fuori dai servizi o addirittura in lotta con questi, quando rischia di rimanere estraneo alle dinamiche politiche e sociali della comunità l&#8217;associazionismo deve essere visto come una spinta alla realizzazione dei servizi territoriali, delle opportunità di cura e più in generale delle politiche relative alla salute mentale.</p>
<p>Per questo i familiari sempre più spesso si trovano ad essere  interlocutori privilegiati e sono diventati i protagonisti e sopportano un carico di responsabilità completamente nuovo.</p>
<p>La nascita e lo sviluppo di forme di aggregazione tra familiari, di forme di auto‑aiuto, di Associazioni, è stato segno più evidente del cambiamento.</p>
<p>Tuttavia, a fronte dell’affermazione e della diffusione dell’Associazionismo<strong> </strong>tra familiari e persone con esperienza, resta ancora evidente un insufficiente grado di coordinamento<strong> </strong>tra le differenti realtà del paese, un livello disomogeneo &#8211; ed a volte scadente &#8211; di conoscenze sia intorno alle questioni del disturbo mentale, delle opportunità terapeutico‑riabilitative, dei diritti riconosciuti alle persone affette da disturbo mentale che delle stesse regole delle Associazioni, delle leggi e delle norme in materia, del reale significato della cooperazione sociale, delle possibili razionali strutturazioni dei Servizi di Salute Mentale.</p>
<p> Il rischio di essere interlocutori deboli, quando non ricattabili o peggio muti, di fronte alle amministrazioni locali e regionali, ai direttori delle aziende sanitarie, ai coordinatori dei dipartimenti di salute mentale e in genere ai tecnici che operano nei servizi, è sempre presente. </p>
<p>Il Dipartimento di Salute Mentale di Trieste, che da tanti anni promuove percorsi di partecipazione e formazione specifica per i familiari, organizza assieme all&#8217;U.N.A.Sa.M. (Unione Nazionale delle Associazioni per la Salute Mentale) e con la partecipazione di altre Associazioni, queste giornate di incontro per affrontare, assieme a familiari attivi nelle Associazioni provenienti da differenti realtà del nostro Paese, proprio queste questioni. Pensiamo infatti che come si formano manager, medici ed operatori altrettante opportunità di formazione  debbano avere sia gli utenti dei servizi che i loro familiari, visto che oggi con sempre maggiore evidenzia  si presentano all&#8217;orizzonte le persone che vivono l&#8217;esperienza, le loro associazioni e una nuova concreta capacità di essere protagonisti e responsabili in prima persona.</p>
<p>In linea generale gli incontri vogliono proporsi i seguenti obiettivi:</p>
<ul>
<li>acquisire consapevolezza sulla natura del disturbo mentale, sul carico che questo comporta all’interno della famiglia, sulle risorse per farvi fronte, sul ruolo della famiglia e delle Associazioni.</li>
<li>scambiare reciproca conoscenza ed esperienze tra le differenti Associazioni con le finalità di rendere visibile e rafforzare la rete;</li>
<li>sviluppare conoscenze sulle questioni relative agli assetti legislativi e normativi e per apprendere e migliorare abilità, per orientarsi in questo campo;</li>
<li>rafforzare reti e conoscenze tra le associazioni e le persone che operano nelle diverse realtà regionali.</li>
</ul>
<p> Gli Incontri saranno centrati sulla esposizione di temi e successiva discussione aperta a tutti i partecipanti, nonché sulla visita a tutte le strutture ed attività del Dipartimento di Salute Mentale di Trieste.</p>
<p><span><span id="_marker"> </span></span>
<div class="wam_wrap">
<h4 class="wam">Allegati</h4>
<ul class="wam_ul">
<li><a href='http://www.news-forumsalutementale.it/public/programma_familiari_2011.pdf' class="wam_icon_link" style='padding-left:20px; line-height:16px; background-image:url("http://www.news-forumsalutementale.it/wp-content/plugins/attachment-manager/icons/page_white_acrobat.png");'>programma_stampabile</a>
</p>
</li>
</ul>
</div>
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