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	<title>forumsalutementale.it &#187; In apertura</title>
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		<title>Un sogno che si sta avverando</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Jul 2010 18:48:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
				<category><![CDATA[In apertura]]></category>
		<category><![CDATA[Carta di Trieste]]></category>
		<category><![CDATA[comunicare]]></category>

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		<description><![CDATA[di Santo Della Volpe
Come tutte le “carte” deontologiche nel mondo giornalistico, anche la Carta di Trieste nasce da un incontro; anzi,in questo caso, da più incontri.
Il primo incontro è stato… una necessità:in una società dove il sapere immateriale, l’informazione per la conquista delle coscienze e dell’immaginario collettivo sono sempre di più terreno di scontro e ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/un-sogno-che-si-sta-avverando/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Santo Della Volpe</p>
<p>Come tutte le “carte” deontologiche nel mondo giornalistico, anche la Carta di Trieste nasce da un incontro; anzi,in questo caso, da più incontri.</p>
<p>Il primo incontro è stato… una necessità:in una società dove il sapere immateriale, l’informazione per la conquista delle coscienze e dell’immaginario collettivo sono sempre di più terreno di scontro e di battaglia (politica ed a sua volta mediatica), anche chi soffre per la propria salute mentale e gli operatori che di Basaglia si sentono eredi e non orfani, hanno deciso di non restare “oggetti” della cronaca e dell’informazione, ma soggetti vitali, presenti per reclamare diritti e rapporti con il mondo della comunicazione.<span id="more-4628"></span></p>
<p>Era nato così il primo incontro ,dopo anni di lavoro sotterraneo, a febbraio a Trieste, quando ,per iniziativa di Articolo21, abbiamo chiesto ad operatori del mondo della psichiatria e alle stesse persone con problemi di salute mentale. di studiare una Carta deontologica che facesse incontrare il diritto di cronaca con il dovere di informare correttamente.</p>
<p>Il terreno d’incontro era l’ex ospedale San Giovanni di Trieste, all’ombra di quel cavallo che Basaglia ed i suoi degenti usarono per sfondare il muro dell’indifferenza, della chiusura sociale e materiale, ma anche per entrare nell’informazione, allora 40 anni fa, costringendo l’Italia a capire cosa succedeva nelle mura chiuse della contenzione forzata. Le inchieste di Sergio Zavoli e TV7, dell’Espresso e del Corriere della Sera di Piero Ottone, aprirono un mondo, abbatterono delle porte , aprirono la strada alla legge 180. Ma poi , negli ospedali come nella nostra società, il meccanismo si inceppò,l’opera rimase incompiuta. Ed a Trieste, l’11 febbraio scorso,incontrando alcuni giornalisti, Filippo, Anna, Carla ed altri ex degenti dei centri di salute mentale, chiesero apertamente: perché usate ancora frasi fatte (“il raptus di follia”, “l’insano gesto”,ad esempio…) per etichettare persone o per evitare di capire situazioni e momenti della vita? Domanda impegnativa: dietro l’accusa, spesso giusta riconosciamolo, di superficialità c’era la richiesta di essere capiti, di non lasciare incompiuta quella “rivoluzione copernicana” basagliana che metteva la persona al centro , invece dell’istituzione ; e quindi se nel momento in cui sprofonda nella follia la persona resta comunque tale, è necessario che l’informazione capisca, scavi dietro un fatto, evitando la banalità e la superficialità. Tanto più oggi, quando una notizia può diventare etichetta a vita, un’ immagine resta appiccicata alla persona per sempre, riproposta ,in Tv ma a maggior ragione nel Web, migliaia di volte, anche quando quella persona è cambiata, inchiodandola invece ad un passato momento della vita, a quell’attimo di follia. Un marchio.</p>
<p>Ma anche una liberazione: perché è comodo dire “momento di follia” ed archiviare un fatto di cronaca,spedire tutto in memoria , nell’hard disk della compassione e comprensione del fattaccio (“che volete, è un folle….”) salvando capra e cavoli, società e individualità: ma lasciando a sé stessa quella persona protagonista del fatto, dimenticandola in fretta, tanto c’è chi ci pensa (Chi? Le ASL? La famiglia?Gli altri…non io,mai noi….);per di più marchiata.</p>
<p>Può oggi l’informazione accettare di essere complice di una qualsiasi forma di esclusione sociale ed individuale? Abbiamo risposto di no; perché l’informazione, qualunque, non può mai essere complice di una sofferenza. Ed allora proviamo a scrivere insieme una Carta che, sull’esempio di quella di Treviso,individui la persona che in quel momento ha un problema di salute mentale come un soggetto debole, quindi indifeso,intorno al quale stendere una cortina di attenzione e rispetto. Senza far venire mano (mai) il diritto di cronaca, ma facendo incontrare diritti individuali e diritti collettivi, il diritto di sapere con il diritto di difendere chi sta male,in quel momento specifico. Così è nata ,e si è sviluppata poi a marzo ,l’esigenza di incontrare anche i vertici nazionali della FNSI, il sindacato dei Giornalisti,perché fosse parte consapevole e promotrice di questa Carta (magari in vista dei prossimi contratti di lavoro dei giornalisti…)ed aprisse anche la strada verso quell’Ordine dei Giornalisti che dovrebbe essere custode e tutore di una simile iniziativa,facendone oggetto di deontologia professionale.</p>
<p>Pubblicheremo la Carta di Trieste su Articolo21, la divulgheremo e ne faremo punto di riferimento dopo la presentazione di Trieste; questo ultimo incontro (ma solo in ordine di tempo) che si intitola “Impazzire si può…” ma che non a caso, ha un altro titolo a conclusione delle giornate di lavori:”guarire si deve…”: per indicare una strada ,un percorso,nel quale l’informazione ha un ruolo decisivo.</p>
<p>Ma nel quale, a ben vedere, siamo tutti calati: perché la vita è un cammino sopra la linea della follia (diceva il poeta) e può capitare a chiunque,in un dato momento ed in particolari circostanze, di cadere sotto quella linea ,per un attimo più o meno breve. E tutti, allora, possono diventare soggetti deboli. E tutti in quel momento hanno bisogno di essere garantiti nei propri diritti individuali. Senza che un flash fotografico,una ripresa televisiva, uno stereotipato nomignolo, marchino per sempre chi è scivolato indietro,nel mare dei problemi e nel bisogno di comprensione. Dal quale si può e si deve uscire, senza infamia e senza che una mancanza di attenzione, una rozza definizione, ricacci indietro che faticosamente vuole risalire la china.</p>
<p>A volte basta poco: come diceva Alda Merini,” e pensare che sarebbe bastata una carezza per capovolgere il mondo”.</p>
<address></address>
<address>Santo Della Volpe è giornalista professionista dal 1977. Dopo una esperienza nei giornali ed alcuni anni di lavoro in radio e televisioni private, entra nel 1982 in RAI, nella sede di Torino, dove si occupa subito di cronaca giudiziaria, seguendo tutti i più importanti avvenimenti e processi di rilevanza nazionale, da quelli alle organizzazioni terroristiche, sino agli “scandali petroli” e “tangenti” degli anni ‘80 . Per alcuni servizi giornalistici, riceve nel corso degli anni numerosi premi e riconoscimenti. Inviato speciale presso il TG3 nazionale dall’ottobre del 1990, si distingue per alcuni importanti servizi in ambito internazionale, come la documentazione della prima Guerra del Golfo, dell’operazione Alba durante la guerra civile albanese e della guerra del Kosovo. In quegli anni segue anche tutte le vicende di mafia, dall’assassinio di Falcone e Borsellino sino al processo Andreotti, dalla lotta dei commercianti siciliani contro “il pizzo” all’arresto dei fratelli Brusca. Caporedattore della cronaca nazionale del TG3, ha recentemente ripreso il ruolo di inviato e corrispondente per reportage nel nostro paese e dall’estero, in particolare ancora in Kosovo e in Iraq.</address>
<address>Socio fondatore dell’Associazione “Articolo21” per la difesa della libertà di stampa, è vice-presidente di “Libera informazione”, nata all’interno di “Libera”, fondata da Don Luigi Ciotti, alla quale collabora sin dalla sua fondazione con seminari di studi, iniziative ed incontri in ogni parte d’Italia sui temi della lotta alle mafie. Collabora a Narcomafie; ha scritto numerose pubblicazioni sui temi della lotta alla criminalità organizzata in Italia ed all’estero.</address>
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		<title>Perchè si sappia!</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Jun 2010 18:37:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
				<category><![CDATA[In apertura]]></category>
		<category><![CDATA[L'Aquila]]></category>

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		<description><![CDATA[Riceviamo e pubblichiamo: Una amica dell&#8217;Aquila ha inviato questa.
“Ieri mi ha telefonato l&#8217;impiegata di una società di recupero crediti, per conto di Sky. Mi dice che risulto morosa dal mese di settembre del 2009. Mi chiede come mai. Le dico che dal 4 aprile dello scorso anno ho lasciato la mia casa e non vi ho ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/perche-si-sappia/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Riceviamo e pubblichiamo: Una amica dell&#8217;Aquila ha inviato questa.</p>
<p>“Ieri mi ha telefonato l&#8217;impiegata di una società di recupero crediti, per conto di Sky. Mi dice che risulto morosa dal mese di settembre del 2009. Mi chiede come mai. Le dico che dal 4 aprile dello scorso anno ho lasciato la mia casa e non vi ho più fatto ritorno. Causa terremoto. Il decoder sky giace schiacciato sotto il peso di una parete crollata. Ammutolisce. Quindi si scusa e mi dice che farà presente quanto le ho detto a chi di dovere. Poi, premurosa, mi chiede se ora, dopo un anno, è tutto a posto. Mi dice di amare la mia città, ha avuto la fortuna di visitarla un paio di anni fa. Ne è rimasta affascinata. Ricorda in particolare una scalinata in selci che scendeva dal Duomo verso la basilica di Collemaggio. E mi sale il groppo alla gola. Le dico che abitavo proprio lì. Lei ammutolisce di nuovo. Poi mi invita a raccontarle cosa è la mia città oggi. Ed io lo faccio. Le racconto del centro militarizzato. Le racconto che non posso andare a casa mia quando voglio. Le racconto che, però, i ladri ci vanno indisturbati. Le racconto dei palazzi lasciati lì a morire. Le racconto dei soldi che non ci sono, per ricostruire. E che non ci sono neanche per aiutare noi a sopravvivere. Le racconto che, dal primo luglio, torneremo a pagare le tasse ed i contributi, anche se non lavoriamo. Le racconto che pagheremo l&#8217;i.c.i. ed i mutui sulle case distrutte. E ripartiranno regolarmente i pagamenti dei prestiti. Anche per chi non ha più nulla. Che, a luglio, un terremotato con uno stipendio lordo di 2.000 euro vedrà in busta paga 734 euro di retribuzione netta. Che non solo torneremo a pagare le tasse, ma restituiremo subito tutte quelle non pagate dal 6 aprile. Che lo stato non versa ai cittadini senza casa che si gestiscono da soli, ben ventisettemila, neanche quel piccolo contributo di 200 euro mensili che dovrebbe aiutarli a pagare un affitto. Che i prezzi degli affitti sono triplicati. Senza nessun controllo.Che io pago ,in un paesino di cinquecento anime, quanto Bertolaso pagava per un&#8217;appartamento in via Giulia, a Roma. La sento respirare pesantemente. Le parlo dei nuovi quartieri costruiti a prezzi di residenze di lusso. Le racconto la vita delle persone che abitano lì. Come in alveari senz&#8217;anima. Senza neanche un giornalaio. O un bar. Le racconto degli anziani che sono stati sradicati dalla loro terra. Lontani chilometri e chilometri. Le racconto dei professionisti che sono andati via. Delle iscrizioni alle scuole superiori in netto calo. Le racconto di una città che muore. E lei mi risponde, con la voce che le trema. &#8221; Non è possibile che non si sappia niente di tutto questo. Non potete restare così. Chiamate i giornalisti televisivi. Dovete dirglielo. Chiamate la stampa. Devono scriverlo.&#8221;</p>
<p>Loro non scrivono noi facciamo girare&#8230;</p>
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		<title>Impazzire si può! Il primo convegno che avrà un programma definitivo &#8230; solo a fine convegno!</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Jun 2010 11:40:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
				<category><![CDATA[In apertura]]></category>
		<category><![CDATA[Impazzire si può]]></category>

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		<description><![CDATA[(immagine dedicataci da Kuno Khon, pittore inediale)
Si sono moltiplicate le presenze attive e partecipi delle persone che hanno avuto esperienza diretta del disturbo mentale e dei servizi. Il loro contributo é apparso sempre consapevole e fondamentale per una conoscenza delle dinamiche di funzionamento dei sistemi di cura e della loro capacità di promuovere percorsi individuali ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/impazzire-si-puo-terza-bozza-di-programma/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4396" class="wp-caption alignleft" style="width: 340px"><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/public/logo.JPG"><img class="size-full wp-image-4396 " title="logo" src="http://www.news-forumsalutementale.it/public/logo.JPG" alt="logo" width="330" height="329" /></a><p class="wp-caption-text">(immagine dedicataci da Kuno Khon, pittore inediale)</p></div>
<p>Si sono moltiplicate le presenze attive e partecipi delle persone che hanno avuto esperienza diretta del disturbo mentale e dei servizi. Il loro contributo é apparso sempre consapevole e fondamentale per una conoscenza delle dinamiche di funzionamento dei sistemi di cura e della loro capacità di promuovere percorsi individuali di ripresa e di emancipazione, o inversamente della loro rigidità e incapacità di mettere al centro le persone, le famiglie e i soggetti della comunità coinvolti ed interessati alla questione della salute mentale.<span id="more-4371"></span> Queste persone si sono rappresentate anche come soggetti collettivi, che si aggregano a partire da esperienze nate nei Centri Diurni o nei Centri di Salute Mentale, nelle cooperative sociali, da gruppi di auto-mutuo aiuto, da associazioni culturali, artistiche, sportive e di promozione della salute mentale. Questa voce non può restare confinata in un ambito “allo scopo dedicato” ma deve attraversare tutte le questioni critiche presenti nel campo, a partire da un impulso costruttivo al miglioramento della qualità dei servizi, fino alla possibilità di rappresentanza formale negli ambiti aziendali, presso gli enti locali, nelle situazioni pubbliche, nelle politiche per la salute e la cittadinanza. Deve essere possibile reperire forme di sostegno economico per la crescita di iniziative in questo senso, ma soprattutto attuare un riconoscimento di potere e valore. La questione della guarigione, ovvero delle possibilità individuali “di farcela”, deve poter seguire i percorsi per la “normalità” e guidare la crescita delle persone</p>
<h2>Il programma</h2>
<h2>Lunedì 21 giugno</h2>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Mattino</span></strong><strong></strong></p>
<p>ore 10.00 –  Direzione del Dipartimento Salute Mentale</p>
<p><strong><em>Arrivo, benvenuto, accoglienza</em></strong></p>
<p>Iscrizione, primi contatti, orientamento</p>
<p>Ore 11.30 – 13.00 Teatrino di San Giovanni</p>
<p><strong><em>Introduzione e presentazione del convegno</em></strong></p>
<p>Aprono i lavori Maria Grazia Bertelloni (Presidente Rete Regionale Toscana Utenti s.m.) e Silva Bon (Presidente Ass. Luna e l’Altra). Interverranno Roberto Dipiazza (Sindaco di Trieste), Maria Teresa Bassa Poropat (Presidente della Provincia), Franco Rotelli (Presidente Ass. Conferenza Permanente per la Salute Mentale nel Mondo), Grazia Sinossi (Presidente Ass. AFaSoP Trieste), Girolamo Digilio (Vice Presidente UNASaM), Gigi Bettoli (Legacoop nazionale)</p>
<p><strong><em><span style="text-decoration: underline;">Box lunch</span></em></strong><strong> </strong>– distribuito presso Padiglione “M”</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Pomeriggio</span></strong><strong></strong></p>
<p>Ore  15.00 &#8211; 16.30 Teatrino di San Giovanni</p>
<p>Saluti del Direttore Generale dell’ASS1 “triestina”, Fabio Samani</p>
<p><strong><em>Chi siamo?</em></strong></p>
<p>I gruppi, le associazioni e le persone si presentano e si tracciano insieme le prime linee di lavoro delle 4 giornate</p>
<p>Ore  16.30 &#8211; 18.30 Teatrino di San Giovanni</p>
<p><strong><em>1. Condividere saperi ed esperienze per fare salute mentale nella comunità </em></strong></p>
<p>L’intenzione è di ascoltare e mettere alla prova i professionali che hanno attraversato le storie recenti del cambiamento, di ritrovare fondamenti etici, culturali e politici e di offrire un disegno di sistemi di servizi di salute mentale coerente e a quei principi conseguente.</p>
<p><strong>Primo tema<em> </em></strong></p>
<p><strong><em>Che cos’è psichiatria</em></strong></p>
<p><strong>Introduce Franco Rotelli, discute Federico Scarpa</strong></p>
<p>Condividere l’esperienza della deistituzionalizzazione. Passaggi e s/nodi del cambiamento</p>
<p><strong>Secondo tema<em> </em></strong></p>
<p><strong><em>Che cos’è guarigione</em></strong></p>
<p><strong>Introduce Roberto Mezzina, discute Silvana Hvalic</strong></p>
<p>Trovare parole comuni sulla questione centrale del convegn</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Sera</span></strong></p>
<p>Dalle 21.00 &#8211; Circolo EtnoBlog (riva Traiana 1/3)</p>
<p><strong>Festa della Musica Europea</strong></p>
<p>Organizzata in collaborazione con <strong>Radio Fragola, Polisportiva Fuoric’entro</strong></p>
<h2>Martedì 22 giugno</h2>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Mattino</span></strong><strong> </strong></p>
<p>Ore 9.00 -  12.30 Teatrino di San Giovanni</p>
<p><strong><em>1. Condividere saperi ed esperienze per fare salute mentale nella comunità </em></strong></p>
<p>L’intenzione è di ascoltare e mettere alla prova i professionali che hanno attraversato le storie recenti del cambiamento e di offrire un disegno di sistemi di servizi di salute mentale coerente e conseguente<strong><em> </em></strong></p>
<p><strong>Terzo tema<em> </em></strong></p>
<p><strong><em>Leggi, diritti e diritti negati</em></strong></p>
<p><strong>Introduce Giovanna Del Giudice, discute Luigi Balzano</strong></p>
<p>Conoscenze e strategie per rendere spendibile il diritto riconosciuto</p>
<p><strong>Quarto tema<em> </em></strong></p>
<p><strong><em>Genere e psichiatria</em></strong></p>
<p><strong>Introduce Assunta Signorelli, discute Gabriella Feriani</strong></p>
<p>Essere donna e vivere l’esperienza del disturbo mentale</p>
<p><strong>Quinto tema<em> </em></strong></p>
<p><strong><em>Lavorare, abitare, vivere la città</em></strong></p>
<p><strong>Introduce Pina Ridente, discute Pino Poropat</strong></p>
<p>Percorsi di cura e risorse per realizzarli</p>
<p><strong>Sesto tema<em> </em></strong></p>
<p><strong><em>Organizzazione del DSM: le “buone pratiche” </em></strong></p>
<p><strong>Introduce Peppe Dell’Acqua, discute Roberto Morsucci</strong></p>
<p>Servizi orientati alla guarigione. Organizzazione, programmi, procedure dei DSM. Le buone pratiche possibili</p>
<p><strong><em><span style="text-decoration: underline;">Box lunch</span></em></strong><strong> </strong>– distribuito presso Padiglione “M”</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Pomeriggio</span></strong></p>
<p>Ore 15.00 – 18.00 Direzione DSM, Meeting Point</p>
<p><strong><em>Condividere le immagini dei luoghi che ci troviamo ad attraversare</em></strong></p>
<p>Le associazioni e le persone triestine accompagnano gli ospiti in visita ai servizi della salute mentale</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Sera</span></strong></p>
<p>Dalle 20.30 &#8211; Stabilimento Balneare “Ausonia” (Riva Traiana 1)</p>
<p><strong><em>Una serata in riva al mare</em></strong></p>
<p><strong>Radio Fragola</strong> organizza una serata, a ingresso libero, con possibilità di grigliata, schermi per il mondiale e la  musica con un Concerto live di <strong>Gappa</strong> e DJ set delle <strong>Radio della salute mentale </strong>insieme ai rappers<strong> </strong> <strong>Zona Rossa Krew</strong></p>
<h2>Mercoledì 23 giugno</h2>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Mattino</span></strong><strong> </strong></p>
<p>Ore 9.00 -12.30 Teatrino di San Giovanni</p>
<p><strong><em>2. Condividere saperi ed esperienze per fare salute mentale nella comunità </em></strong></p>
<p>L’intenzione è quella di mettere in gioco conoscenze che nascono da quanto le persone vivono e hanno vissuto nell’attraversare l’esperienza della “malattia”, dei sistemi di salute mentale, delle cure e dalla scoperta della guarigione possibile, della sua dimensione etica, politica e sociale.</p>
<p><strong>Primo tema </strong></p>
<p><strong><em>Narrazione, consapevolezza, protagonismo </em></strong></p>
<p><strong>Conducono Alice Banfi, Massimo Cirri, Federico Scarpa</strong></p>
<p>Esperienze di partecipazione nei<em> </em>percorsi di cura, di ripresa e di guarigione</p>
<p><strong>Fabrizio Gifuni</strong> leggerà “<em>De-generazione</em>”, contributo al convegno inviato da <strong>Raskolnikov / Nicola Pasa, Ass. Mondo di Holden</strong></p>
<p><strong>In contemporanea</strong></p>
<p>Ore 9.00 – 12.30  Spazio Villas:</p>
<p><strong><em>Raduno nazionale delle Radio per la salute mentale</em></strong></p>
<p>Aderiscono: Radio Fragola (Trieste), Rete 180 (Mantova), Radio Fuori Onda (Roma), Radio Shock (Piacenza), Radio DNA (Senigallia), Radio Liberamente (Modena), Psicoradio (Bologna), la redazione di Collegamenti (Pisa) e una nuova Radio, appena in partenza, di Perugia e altre che arriveranno via etere<br />
Si tenterà di registrare una trasmissione insieme che verrà trasmessa da tutte le emittenti</p>
<p><strong><em><span style="text-decoration: underline;">Box lunch</span></em></strong><strong> </strong>– distribuito presso Padiglione “M”</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Pomeriggio</span></strong></p>
<p>Ore 15.00 – 18.00 – Teatrino di San Giovanni</p>
<p><em><strong>La Carta</strong></em><em><strong> di Trieste. Proposta per un codice etico per giornalisti e operatori dell’informazione che trattano notizie concernenti cittadini con disturbo mentale e questioni legate alla salute mentale in genere</strong></em></p>
<p>Le persone che hanno vissuto, vivono l’esperienza interrogano i giornalisti e finalmente dicono come diversamente vorrebbero si parlasse di salute mentale.</p>
<p>Lettura e discussione della  prima bozza della Carta di Trieste, codice deontologico per i giornalisti come la Carta di Treviso per i minori e i soggetti deboli e la Carta di Roma per i richiedenti asilo, rifugiati, vittime della tratta e migranti.</p>
<p>Intervengono: Roberto Natale (Segretario della Federazione Nazionale della Stampa Italiana), Santo Della Volpe, Fabrizio Ravelli, Pier Aldo Rovatti, Peppe Giulietti, Massimo Cirri, Maurizio Cattaruzza, Kenka Lekovich, Iva Testa, Carla Toffoletti, Laura Berti, Gabriella Ziani.</p>
<p>Porterà il suo contributo Fabrizio Gifuni parlando dell’impatto comunicativo che il film “C’era una volta la città dei matti” ha prodotto. E’ previsto un intervento telefonico di Dacia Maraini di commento e a sostegno della carta.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Sera</span></strong></p>
<p>Dalle 18.00 – Parco di San Giovanni, nei pressi della Chiesa</p>
<p><strong><em>La tradizionale festa della vigilia: I falò di San Giovanni/Sveto Ivanski Kresovi. </em></strong></p>
<p>Organizzata dalla <strong>Ass. “Franco Basaglia”</strong> e dalla <strong>Coop. il Posto delle Fragole</strong> accoglie gli ospiti del convegno con musica, cibo etnico, grigliate e mercatini.</p>
<p>Dalle 20.30 spazio musica con <strong>Gaspare Palmieri</strong><strong>, detto Gappa</strong>, il gruppo dei <strong>Giovani Barcolani</strong> e il concerto della <strong>Grande Orchestra del Club Zyp </strong>e, in anteprima nazionale i<strong> Zona Rossa Krew, </strong>gruppo rap de L’Aquila, presentano <strong>“La città dei Matti”</strong>.</p>
<p>Poco prima delle 24.00 la <strong>Banda Birimbao</strong> accenderà il tradizionale “Falò di San Giovanni”.</p>
<h2>Giovedì 24 giugno</h2>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Mattino:</span></strong></p>
<p>Ore 9.00 – 12.30 Teatrino di San Giovanni</p>
<p><strong><em>2. Condividere saperi ed esperienze per fare salute mentale nella comunità </em></strong></p>
<p>L’intenzione è quella di mettere in gioco conoscenze e esperienze che nascono da quanto le persone vivono e hanno vissuto nell’attraversamento dell’esperienza della “malattia”, dei sistemi di salute mentale, della guarigione, della scoperta della dimensione etica, politica e sociale</p>
<p><strong>Secondo tema<em> </em></strong></p>
<p><strong><em>Responsabilità, diritti, cittadinanza </em></strong></p>
<p><strong>Coordinano Maria Grazia Bertelloni, Silva Bon, Franco Rotelli</strong></p>
<p>Esperienze di partecipazione nei<em> </em>percorsi di cura, di ripresa e di guarigione</p>
<p><strong>Claudio Misculin , Ass. Accademia della Follia</strong>, legge “<em>Il sogno che conduce alla follia</em>”, contributo inviato da un <strong>ex psicotico anonimo</strong></p>
<p><strong><em><span style="text-decoration: underline;">Box lunch</span></em></strong><strong> </strong>– distribuito presso Padiglione “M”</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">Pomeriggio</span></strong></p>
<p>Ore 14.30 &#8211; 17.30  Teatrino di San Giovanni</p>
<p><strong><em>Organizzare reti, indicare le “Buone Pratiche”, impegnarsi per il riconoscimento concreto dei diritti</em></strong></p>
<p>L’intenzione è quella di cominciare a rendere presente nei nostri incontri la necessità di servizi di salute mentale orientati alla guarigione, sottoscrivere un documento che affermi diritti e possibilità, far diventare reti di partecipazione le esperienze e le presenze al convegno.</p>
<p><strong></strong> </p>
<p><strong>Eventi collaterali (che possono essere più estesi e organizzati in corso del convegno):</strong></p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Lunedì 21, Ore 18.00</span> – Campo “Soncini” (via Soncini 40)</p>
<p><strong>Incontro di calcio</strong> <strong>Ass Fuoric’entro Trieste Vs Ass. Como Cheria Sassari</strong></p>
<p>Un segno della persistenza del legame tra le associazioni triestine e sarde, nel segno della resistenza a chi vuole riportare indietro ogni cosa</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Mercoledì 23, Ore 18.00</span> – Spazio Rosa</p>
<p>Nico Pitrelli presenta il libro <strong><em>“</em></strong><strong>A distanza d’offesa”</strong> a cura di Antonio Esposito e Luigia Melillo (Ad Est dell’Equatore Ed., 2010). Un libro che, partendo dalla questione migranti, indaga le modalità che abbiamo di confrontarci con l&#8217;Altro. Discorsi di razzismo che non necessitano della razza ma rendono straniero chiunque viva fuori dai fortini sociali della normalità</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Dal lunedì 21 a mercoledì 23</span> &#8211; Spazio Rosa</p>
<p><strong>Mostra di Pittura di</strong> <strong>Giordano Floreancig: <em>Gli Ultimi &#8230; Normali</em></strong></p>
<p>Evento organizzato da <strong>NADIRpro</strong>. Mercoledì 23 performance dell&#8217;autore che brucerà delle tele sul falò di San Giovanni</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Dal lunedì 21 a mercoledì 23</span> – Parco di San Giovanni</p>
<p>Il laboratorio multimediale <strong>HeadMadeLab</strong> &#8220;un pensiero digitale&#8221;, autore della sigla del convegno, riprenderà  momenti significativi all’interno degli incontri e realizzerà <strong>brevi interviste</strong> tra i presenti che verranno raccolte, montate e presentate nella giornata conclusiva</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Per tutto il convegno</span> – Teatrino</p>
<p>All’interno delle sessioni congressuali,<strong> L’Accademia della Follia</strong> leggerà alcuni tra i contributi al convegno pervenuti</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Per tutto il convegno</span> &#8211; Spazio Rosa</p>
<p><strong>Spazio espositivo</strong> di libri, manufatti, prodotti autogestito dagli espositori (Si prega, ai fini organizzativi, di prendere preventivo contatto con la Segreteria Organizzativa).</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Per tutto il convegno</span> – Piazzale Canestrini 1, orario 16.00 – 19.00</p>
<p><strong>Museo Multimediale</strong> <strong>“Oltre il Giardino”</strong></p>
<p>Tavoli interattivi per visitare documenti, foto e video storici. Aperto tutti i pomeriggi.</p>
<p align="center"><strong> </strong></p>
<p align="center"><strong>Segreteria Organizzativa presso Direzione Dipartimento di Salute Mentale</strong></p>
<p align="center"><strong>Via Weiss, 5 – Trieste</strong>, <strong>tel. 040 3997353 &#8211; 7439, fax: 040 3997363</strong></p>
<p align="center"><strong>mail: </strong><a href="http://it.mc238.mail.yahoo.com/mc/compose?to=forumsegreteria@yahoo.it" target="_blank"><strong>forumsegreteria@yahoo.it</strong></a></p>
<p align="center"><a href="http://www.forumsalutementale.it/" target="_blank"><strong>www.forumsalutementale.it</strong></a><strong></strong></p>
<p> </p>
<p>Il convegno è organizzato dalle associazioni  <strong>“Club Zyp”, Polisportiva “Fuoric’entro”, “Franco Basaglia”, “Luna e l’altra”, “L’Accademia della Follia”, “Articolo 32”, Ass. NADIRpro</strong>, in collaborazione col <strong>Dipartimento di Salute Mentale di Trieste</strong>.</p>
<p>Hanno aderito, assieme al Patrocinio della <strong>Provincia di Trieste</strong><strong> </strong>e del<strong> </strong><strong>Comune di Trieste</strong><strong>:</strong></p>
<p><strong>Fondazione Franca e Franco Basaglia, Le parole ritrovate, Ass. Tutti Per Volta Roma, Ass. Il Nostro Spazio-Ein Platz für uns di Bolzano, Ass. Mondo di Holden La Spezia, Ass. Il Filo d’Arianna Valle del Serchio (LU), Ass. Il Gabbiano Martina Franca, Ass. AsSOSalute Verona, Ass. Matilde Viareggio, Ass. Como Cheria Sassari, Ass. Psiche2000 Dolo (VE), Ass. Rosaspina Pistoia, Ass. Sentichiparla Pistoia, Ass. Mafalda Pistoia, Gruppo Donne San Marcello Pistoiese,</strong></p>
<p><strong>LegaCoopSoc Nazionale</strong>, <strong>Coop. Confini TS, Coop. </strong><strong>Lister TS, Coop. San Pantaleone TS, Coop. </strong><strong>La Collina TS</strong><strong>, Coop. La Piazzetta TS, Coop. Lavoratori Uniti Franco Basaglia TS, Coop. Posto delle Fragole TS, Coop. Duemilauno Agenzia Sociale TS, Coop. </strong><strong>“L.Ri” TS, Coop. Demos TS, Descò TS, Coop. La.Co.Sa. Mantova, Coop. </strong><strong>L&#8217;Adelfia Alessano (LE), Coop. ACTL Terni, Coop. La Mimosa Grassano (MT), AMA-Linea di Sconfine Gorizia, Coop. Cecilia Roma</strong></p>
<p><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/public/3_programma.pdf">programma_stampabile</a></p>
<p><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/public/soluzioni_alberghiere2.doc">soluzioni_alberghiere</a></p>
<p><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/public/Albo-BB-Trieste.xls">Albo B&amp;B Trieste</a></p>
<p><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/public/Pianta-parco-San-Giovanni.pdf">Pianta parco San Giovanni</a>
<div class="wam_wrap">
<h4 class="wam">Allegati</h4>
<ul class="wam_ul">
<li><a href='http://www.news-forumsalutementale.it/public/soluzioni_alberghiere2.doc' class="wam_icon_link" style='padding-left:20px; line-height:16px; background-image:url("http://www.news-forumsalutementale.it/wp-content/plugins/attachment-manager/icons/page_white_word.png");'>soluzioni_alberghiere</a>
</p>
</li>
<li><a href='http://www.news-forumsalutementale.it/public/Albo-BB-Trieste.xls' class="wam_icon_link" style='padding-left:20px; line-height:16px; background-image:url("http://www.news-forumsalutementale.it/wp-content/plugins/attachment-manager/icons/page_white_excel.png");'>Albo B&#038;B Trieste</a>
</p>
</li>
<li><a href='http://www.news-forumsalutementale.it/public/Pianta-parco-San-Giovanni.pdf' class="wam_icon_link" style='padding-left:20px; line-height:16px; background-image:url("http://www.news-forumsalutementale.it/wp-content/plugins/attachment-manager/icons/page_white_acrobat.png");'>Pianta parco San Giovanni</a>
</p>
</li>
<li><a href='http://www.news-forumsalutementale.it/public/3_programma.pdf' class="wam_icon_link" style='padding-left:20px; line-height:16px; background-image:url("http://www.news-forumsalutementale.it/wp-content/plugins/attachment-manager/icons/page_white_acrobat.png");'>programma_stampabile</a>
</p>
</li>
</ul>
</div>
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		</item>
		<item>
		<title>L’omicidio di prossimità e la legge Basaglia</title>
		<link>http://www.news-forumsalutementale.it/l%e2%80%99omicidio-di-prossimita-e-la-legge-basaglia/</link>
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		<pubDate>Mon, 24 May 2010 15:20:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
				<category><![CDATA[In apertura]]></category>
		<category><![CDATA[180]]></category>
		<category><![CDATA[pericolosità]]></category>

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		<description><![CDATA[di Giovanni Rossi
Il 25 aprile 2010 a Volta Mantovana un uomo ha ucciso tre persone : la ex moglie, una vicina di casa, il figlio di un conoscente con il quale aveva avuto rapporti di affari. Da questo episodio, come da altri, sono venuti attacchi alla legge 180. le considerazioni che seguono cercano di capire ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/l%e2%80%99omicidio-di-prossimita-e-la-legge-basaglia/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Giovanni Rossi</p>
<p>Il 25 aprile 2010 a Volta Mantovana un uomo ha ucciso tre persone : la ex moglie, una vicina di casa, il figlio di un conoscente con il quale aveva avuto rapporti di affari. Da questo episodio, come da altri, sono venuti attacchi alla legge 180. le considerazioni che seguono cercano di capire perché.<span id="more-4066"></span></p>
<p>vedi anche: <a href="http://www.rete180.it">www.rete180.it</a></p>
<p><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/public/lomicidio_di_prossimità_e_la_legge_Basaglia.pdf">l&#8217;omicidio_di_prossimità_e_la_legge_Basaglia</a>
<div class="wam_wrap">
<h4 class="wam">Allegati</h4>
<ul class="wam_ul">
<li><a href='http://www.news-forumsalutementale.it/public/lomicidio_di_prossimità_e_la_legge_Basaglia.pdf' class="wam_icon_link" style='padding-left:20px; line-height:16px; background-image:url("http://www.news-forumsalutementale.it/wp-content/plugins/attachment-manager/icons/page_white_acrobat.png");'>l&#8217;omicidio_di_prossimità_e_la_legge_Basaglia</a>
</p>
</li>
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		<title>Siamo tutti americani: la globalizzazione delle malattie mentali</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Apr 2010 19:22:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Nico Pitrelli
“Pazzi come noi” è il titolo provocatorio di un libro uscito a gennaio del 2010 riguardante gli effetti dell’esportazione delle idee americane sulla malattia mentale. All’epoca della pubblicazione il volume suscitò un ampio dibattito negli Stati Uniti. La polemica tenne banco su riviste come il New York Times Magazine e blog specializzati. A ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/siamo-tutti-americani-la-globalizzazione-delle-malattie-mentali/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Nico Pitrelli</p>
<p>“Pazzi come noi” è il titolo provocatorio di un libro uscito a gennaio del 2010 riguardante gli effetti dell’esportazione delle idee americane sulla malattia mentale. All’epoca della pubblicazione il volume suscitò un ampio dibattito negli Stati Uniti. La polemica tenne banco su riviste come il New York Times Magazine e blog specializzati. A distanza di qualche mese anche la stampa italiana dà grande rilievo al tema con un articolo pubblicato qualche giorno fa su La Repubblica (L’inconscio globale, Mercoledì 28 Aprile 2010, p. 56) a firma dello psicanalista Massimo Ammaniti.</p>
<p>Di cosa si tratta? <span id="more-3595"></span>La discussione prende spunto, come già accennato, da un libro intitolato Crazy Like Us. The Globalization of the American Psiche edito da Free Press USD. In poco più di trecento pagine il giornalista Ethan Watters descrive il processo attraverso il quale, lentamente ma inesorabilmente, il mondo ha adottato il modo di pensare americano sulla malattia mentale.</p>
<p>Primo obiettivo di Watters è farci capire come sta avvenendo la colonizzazione del discorso sulla malattia mentale. Attraverso una serie di studi di caso, come l’aumento dell’anoressia a Hong Kong, la schizofrenia in Madagascar e i disturbi depressivi in Giappone, Watters dimostra che contribuiscono diversi fattori: le case farmaceutiche in primis, ma anche il grande ascendente culturale ancora esercitato dagli Stati Uniti. Per molti l’America rimane l’emblema del progresso scientifico e tecnologico. Il mito scientista viene indebitamente esteso alla medicina e alla psichiatria.</p>
<p>La chiave di tutto per comprendere l’approccio d’oltreoceano è il Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (DSM), lo strumento diagnostico per disturbi mentali più usato al mondo, di cui si attende, con grande impegno di risorse da parte dell’Associazione degli Psichiatri Americani, la pubblicazione della quinta edizione entro il 2013.</p>
<p>Il giornalista americano ci fa vedere come e quanto velocemente il vocabolario della sofferenza e del disturbo mentale proposto dal DSM abbia sostituito i linguaggi delle realtà locali, i contesti specifici in cui emergono i disturbi e soprattutto l’attenzione alle storie di vita.</p>
<p>La psichiatria americana, è questa la tesi più generale di Watters, non cerca solo di esportare i concetti sulle malattie, ma le malattie stesse. Nella sua strategia colonizzatrice essa crea alleanze con le multinazionali del farmaco e con un sistema dei media disponibile a promuovere le ossessioni di normalità e onnipotenza che accompagnano la nostra quotidianità</p>
<p>Il libro ci mette in guardia dalla medicalizzazione della psichiatria incarnata dal DSM senza però dire cosa fare. Probabilmente è una scelta giusta perché per avvicinarsi a quest’interrogativo ci vorrebbe un altro libro.</p>
<p>Di sicuro la lettura di Crazy Like Us conferma un fatto forse banale per chi si occupa di salute ma che vale la pena ribadire: tradurre la malattia mentale in diagnosi è un atto di estrema importanza.</p>
<p>Ancora una volta, l’inesausto tentativo di ridurre la malattia mentale a un’anomalia del cervello è il filo rosso sotteso alla “globalizzazione della psiche americana”. Watters ci dimostra quanto la narrazione riduzionista si stia diffondendo e si stia sostituendo alla comprensione locale e specifica dei disturbi. Con un unico risultato sicuro: la riproduzione, in tutte le latitudini, dello stigma nei confronti delle persone affette da disagio psichico.</p>
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		<title>Milano: il Tavolo per la Prevenzione e Sicurezza</title>
		<link>http://www.news-forumsalutementale.it/milano-il-tavolo-per-la-prevenzione-e-sicurezza/</link>
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		<pubDate>Thu, 22 Apr 2010 17:51:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[In apertura]]></category>
		<category><![CDATA[pericolosità]]></category>

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		<description><![CDATA[Ci risiamo. A distanza di un anno, ricompare il Tavolo per la Prevenzione e Sicurezza nell’area della Salute Mentale. Questo mentre l’ASL Città di Milano, nella sua relazione annuale, sottolinea come problema maggiore la carenza di organici dei CPS e l’insufficienza degli interventi a livello territoriale.
E mentre la Regione Lombardia, dal canto suo, ribadisce che ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/milano-il-tavolo-per-la-prevenzione-e-sicurezza/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ci risiamo. A distanza di un anno, ricompare il Tavolo per la Prevenzione e Sicurezza nell’area della Salute Mentale. Questo mentre l’ASL Città di Milano, nella sua relazione annuale, sottolinea come problema maggiore la carenza di organici dei CPS e l’insufficienza degli interventi a livello territoriale.</p>
<p>E mentre la Regione Lombardia, dal canto suo, ribadisce che “compito delle Aziende Ospedaliere Cittadine … saranno solo le funzioni sanitarie che sono loro proprie, ovvero funzioni di prevenzione, cura e riabilitazione dei disturbi psichiatrici, in un’ottica di tutela delle persone sofferenti e delle loro famiglie, e con un approccio orientato alla diagnosi e all’intervento precoce e all’integrazione dei diversi soggetti, istituzionali e non, impegnati sul territorio sui temi della salute mentale”.</p>
<p>E’ dunque solo il Comune di Milano a privilegiare nuovamente l’approccio teso alla prevenzione della “pericolosità sociale”, istituendo un tavolo i cui protagonisti saranno, tra gli altri, la Polizia di Stato (Questura), l’Arma dei Carabinieri, la Polizia Locale.</p>
<p>L’anno scorso un vasto movimento di forze (Consiglieri comunali di entrambi gli schieramenti, rappresentanze degli utenti, associazioni, tra cui il Forum per la Salute Mentale) riuscirono a disinnescare il Tavolo: riproponiamo lo stesso obiettivo, a partire da questo Convegno, rilanciando invece su maggiori investimenti e maggiori risorse a tutela dei servizi per la salute mentale.</p>
<p>Si sta organizzando per il <strong>7 maggio</strong>, un venerdì. più che una giornata di studio , una giornata di contrasto in casa del Comune di Milano</p>
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		<title>Dai manicomi a Big Pharma: i soldi delle farmaceutiche controllano la psichiatria</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Apr 2010 16:06:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[In apertura]]></category>

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		<description><![CDATA[“È da qui lo scandalo”. Non usa mezzi termini lo storico Andrew Scull a proposito dell’impatto delle multinazionali del farmaco sulla psichiatria soprattutto a partire dagli anni Novanta del secolo scorso. Lo dice, lo studioso americano, in un articolo pubblicato su The Lancet la settimana scorsa .
Scull ripercorre in due pagine dense di informazioni le ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/dai-manicomi-a-big-pharma-i-soldi-delle-farmaceutiche-controllano-la-psichiatria/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-3459" href="http://www.news-forumsalutementale.it/dai-manicomi-a-big-pharma-i-soldi-delle-farmaceutiche-controllano-la-psichiatria/pag_004_d/"><img class="alignleft size-full wp-image-3459" title="pag_004_d" src="http://www.news-forumsalutementale.it/public/pag_004_d.jpg" alt="pag_004_d" width="411" height="300" /></a>“È da qui lo scandalo”. Non usa mezzi termini lo storico Andrew Scull a proposito dell’impatto delle multinazionali del farmaco sulla psichiatria soprattutto a partire dagli anni Novanta del secolo scorso. Lo dice, lo studioso americano, in un articolo pubblicato su The Lancet la settimana scorsa .</p>
<p>Scull ripercorre in due pagine dense di informazioni le principali tappe dell’intreccio fra malattia mentale, scienza psichiatrica e istituzioni, dalla nascita degli ospedali psichiatrici fino ai giorni nostri.</p>
<p>La ricostruzione si chiude con il dito puntato contro l’attuale dominio delle case farmaceutiche, definito, per l’appunto, scandaloso. <span id="more-3458"></span>L’analisi è basata sull’esperienza americana, ma non è difficile trovare analogie con quanto è accaduto in Europa.</p>
<p>Punto di svolta del processo che ha fatto comprendere a Big Pharma le enormi possibilità di profitto legate ai disturbi mentali sono stati il successo del Prozac e l’affermazione della neurobiologia. Eventi che hanno anche modificato drasticamente la comprensione pubblica e le pratiche professionali attorno alla salute mentale.</p>
<p>Scull considera il “decennio del cervello”, proclamato a partire dagli anni ’90 del Novecento da parte dell’Istituto Nazionale di Salute Mentale americano, un esempio di “riduzionismo biologico semplicistico che ha dettato le regole della psichiatria in maniera sempre più crescente. I pazienti e le loro famiglie hanno imparato ad attribuire la malattia mentale a una biochimica del cervello difettosa, a carenza della dopamina o a scarsità della serotonina. […] Nel frattempo, la professione psichiatrica è stata sedotta e il suo silenzio è stato comprato con una grande quantità di soldi per finanziare la ricerca.”</p>
<p>Si tratta di un importante atto di accusa per almeno due motivi. Il primo è che la rivista che ospita la dura requisitoria di Scull è la più autorevole e più diffusa a livello mondiale in neurologia, oncologia e malattie infettive. I suoi papers sono il punto di riferimento per gli operatori della salute impegnati nella cura di molte patologie, incluse quelle del sistema nervoso. I suoi articoli e le sue concise rassegne, come quelle dello studioso americano, hanno ripercussioni nella pratica clinica, suscitano dibattito nella classe medica, tra i commentatori e nell’opinione pubblica.</p>
<p>Il secondo motivo è che l’analisi è stata fornita da uno dei massimi storici della psichiatria in circolazione. David Scull è da quarant’anni impegnato in questo campo. La sua ricerca attraversa due secoli di rapporti tra istituzioni, medicina e malattia mentale.</p>
<p>La conclusione del suo percorso professionale è amara. Scull ci fa comprendere come la conoscenza psichiatrica è, a suo dire, quasi del tutto controllata dai soldi delle farmaceutiche.</p>
<p>I modi di condizionamento sono diversi e la presenza di Big Pharma è pervasiva. Le aziende del farmaco si introducono nelle conferenze degli psichiatri, nelle riviste specializzate, regolano le carriere universitarie, reclutano ghostwriters disposti a scrivere articoli su prestigiose riviste internazionali a patto di non rivelare dati sconvenienti. Ogni tanto qualcuno si ribella. Ogni tanto bisogna pagare i danni, come quando, secondo una pratica più diffusa negli Stati Uniti che in Europa, partono azioni collettive da parte di cittadini in grado di svelare pubblicamente omissioni e risultati poco graditi. Ma si tratta di armi spuntate secondo Scull, poiché i guadagni sono immensamente superiori ai costi legati a questi inconvenienti.</p>
<p>“Per uno storico della psichiatria”, conclude lo studioso americano nel suo articolo, “vivere in questi tempi rivoluzionari è davvero notevole”.</p>
<p>di Nico Pitrelli</p>
<p>(A. Scull, A Psychiatric Revolution, The Lancet, Volume 375, Issue 9722, Pages 1246 &#8211; 1247, 10 April 2010, disponibile all’indirizzo web http://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140673610605326/fulltext?rss=yes)</p>
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		<title>Impressioni Trieste 2010</title>
		<link>http://www.news-forumsalutementale.it/impressioni-trieste-2010/</link>
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		<pubDate>Tue, 02 Mar 2010 11:09:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[In apertura]]></category>

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		<description><![CDATA[Grazie, grazie, grazie. Apprezzamento e riconoscimento per il lavoro eccezionale vanno agli organizzatori e a tutti quelli che hanno reso possibile l’incontro internazionale, che cos’è salute mentale, dal 9 al 13 febbraio a Trieste.
Nel parco del San Giovanni, innevato, tirava una bora sana, una calorosa accoglienza si respirava, quasi fossimo in un mondo virtuale. Invece ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/impressioni-trieste-2010/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie, grazie, grazie. Apprezzamento e riconoscimento per il lavoro eccezionale vanno agli organizzatori e a tutti quelli che hanno reso possibile l’incontro internazionale, che cos’è salute mentale, dal 9 al 13 febbraio a Trieste.</p>
<p>Nel parco del San Giovanni, innevato, tirava una bora sana, una calorosa accoglienza si respirava, quasi fossimo in un mondo virtuale. Invece era reale. Io penso che ognuno di noi percepisse che era un incontro da” chi suona la campana”. <span id="more-3038"></span>Una campana i cui rintocchi roboanti avevano il sapore del siamo qui e ora, in migliaia. Tra l’ entusiasmo e il senso di ritrovamento.<!--more--></p>
<p>Da lì si è ri-partiti, da lì una nuova rinascita culturale e civile è stata tracciata . Almeno questo è l’auspicio. Rinascita che avrà effetti contaminanti in diverse parti del mondo, come i primi impegni dimostrano. Energici dalla persuasione delle ragioni e convinzioni di riedificare una nuova stagione di impegno sulle politiche della salute mentale. Proprio come le grandi occasioni in cui c’è un bisogno estremo di rivolgersi alle coscienze.</p>
<p>Fermenti di passioni, di emozioni pervadevano ogni seminario, ogni persona. Un incontro fecondo da cui propagava aria di speranza. E che, finalmente trova luogo, parola, approvazione. Se ne ri-parla con tono fermo e deciso, senza ondeggiamenti. Agli utenti in primis, alle famiglie, e agli operatori, fa bene sentire parlare di orizzonti di speranza. Siamo tutti coinvolti, nessun si senta estraneo a questo sogno.</p>
<p>Certo l’anima della sogno va ricostruita. I germi a Trieste sono stati rigettati, la presenza e la partecipazione così composita di persone, gli argomenti, i temi, i contenuti affrontati, hanno impresso un profondo segno di vitalità e di vigore. E’ sensazione condivisibile?</p>
<p>Nelle Palazzine, nel teatro e nel Dipartimento di salute mentale del parco San Giovanni, hanno avuto luogo i lavori seminariali. Spazi riconsegnati alla vita culturale della città, contornati da bellissimi campi di rose e a un’estetica elegante e sobria.</p>
<p>Palazzine, un tempo spazi in cui si consumavano nefandezze umane, orrori e sofferenze, nel silenzio e nell’indifferenza dei soloni, sempre pronti a spinte regressive e punitive.</p>
<p>In questa aurea e in uno dei seminari, sotto il cielo di Trieste, meglio sotto il cielo del parco della cultura di San Giovanni dell’ ex ospedale psichiatrico, mi sono lasciato per un istante guidare dalla fantasia, un’ immagine metaforica mi è balzata alla mente. Ho visto rondini svolazzare: Il mio sguardo si è imbattuto su di esse, un risveglio simbolico, quasi un presagio di quello che sarebbe stata l’atmosfera dei giorni successivi: rondini che cospargevano sul terreno messaggi di incitamento a riprendere e proseguire lo spirito, la passione, il pensiero umano e culturale di Basaglia. L’uomo della liberazione e del riconoscimento dei diritti sociali dei matti, dei deboli, degli ultimi.</p>
<p>Rondini, messaggeri di orizzonti di vita.</p>
<p>Ancora una volta a Trieste e da Trieste ho ricaricato la mia sacca. Ne avvertivo un bisogno. Ma anche la voglia di dire che il patrimonio, il potenziale di cui disponiamo, da nord a sud, bene evidente, deve avere un effetto e un ‘azione contaminatrice. Non possiamo e non dobbiamo tentennare, esitare. Ognuno è chiamato a rispondere delle proprie responsabilità, delle proprie azioni. La profondissima crisi politica, culturale, morale ed economica del nostro paese, deve indurci a azione corali, ad andare fuori, farsi vedere e ricostruire con pazienza lo spirito civile delle lotte per i diritti sociali. Si, la realtà ora è altra cosa e ne siamo consapevoli. Ma possiamo continuare a “subire” questa realtà che non ci piace?</p>
<p>Ho partecipato a diversi seminari, strapieni, in cui si leggeva nelle facce delle persone entusiasmo, frenesia, il cui gusto era voglia di riscatto, fieri di esserci. Di poter raccontare in libertà esperienze assai dolorose e che costano fatica, tanta fatica.Di consegnare e condividere con i presenti intimi dolori, laceranti esperienze. Vite profondamente segnate e pur tuttavia cariche di insegnamenti e di ripresa della propria esistenza. E’ proprio sul narrare che desidero soffermarmi per descrivere le mie impressioni relative al workshop: l’insano gesto, incontro tra operatori dell’informazione e cittadini utenti dei servizi di salute mentale.</p>
<p>Dalle testimonianze è emerso un bisogno vigoroso di narrare storie. Storie, sofferenze ed esperienze alle quali va dato spazio, conoscenza e condivisione. Perché troppo a lungo sono rimaste dentro le mura di casa. O dei manicomi. Sono l’esperienze che vanno veicolate perché aiutano a far capire, se volgiamo che gli altri comprendano. Farle veicolare a una larga opinione pubblica. Che l’opinione pubblica ne parli, ne sia investita perché ancora sa molto poco, è indifferente, piegata alla paura nei confronti dei matti, paura che genera insicurezza e l’insicurezza contribuisce al clima di caccia alle streghe: matti, rom, stranieri. Si collettivizza l’idea secondo la quale la persona con disturbi mentale in quanto pericolosa e non come persona bisognosa di cure. Questa è la grande battaglia culturale che occorre sostenere. Su larga scala.</p>
<p>Se le parole, le facce, gli sguardi delle persone che hanno attraversato il disturbo mentale e dei familiari, avessero attenzione da parte di operatori dell’informazione, correttamente e ben informati, potrebbero contribuire a trafiggere il muro dell’omertà e della paura che ancora persiste nell’immaginario comune. I mass media si occupano poco e male di salute mentale. Chissà che il seminario di Trieste non abbia gettato germi che possano rigettare basi nuove per educare a una cultura aperta a relazioni e a legami sociali.</p>
<p>Dobbiamo farlo. Occorre farlo oggi, con determinazione, poiché si restringono sempre più gli spazi di libertà e i diritti degli ultimi, delle persone con disturbo mentale.</p>
<p>La storia di ciascuno diventi memoria, onore, giustizia e sprazzi di felicità. Nulla vada disperso. Mi viene da dire che è un modo c’è ed è quello che ciascuno ricominci da se, che si attivi nell‘assumersi la propria responsabilità, che ridiventi protagonista unitamente ad altri per un disegno condiviso di società più umana, rispettosa e civile</p>
<p>La narrazione che parli e si rapporti anche ad altri. A una società che comprenda che scivolare dentro la sfera della follia, non è una cosa dalla quale non si possa più uscire. E’ una battaglia culturale cruciale. Forse in futuro è possibile portare avanti questa battaglia poiché l’intento della “carta per un giornalismo della speranza” è anche dare voce agli attori, ai protagonisti della salute mentale. Ma se vogliamo che l’azione di informazione sia efficacia, ampia e colpisca, l’opinione pubblica, in realtà, diventa l’obiettivo precipuo, perché è questo il terreno su cui bisogna lavorare; sensibilizzare a una cultura della conoscenza del disturbo mentale. La costruzione di un’opinione pubblica che sa, che è informata, rompe il pregiudizio, l’isolamento, la paura nei confronti dei folli. Indubbio che atteggiamenti consapevoli da parte dell’opinione pubblica nei riguardi delle persone che vivono l’esperienza della salute mentale, contribuiscono ad abbassare la soglia di isolamento sociale, ciò significa ricadute con effetti positivi sulle persone.</p>
<p>L’incontro con i giornalisti è stato un’ occasione per dire loro che per fare del buon giornalismo sulla salute mentale è indispensabile che gli operatori dell’informazione conoscano da vicino le facce delle persone, le loro storie di sofferenza, che stiano accanto a loro, che dedichino del tempo per conoscerle e scoprire che ci sono anche storie meravigliose, cariche di significati e di insegnamenti di vita. Insegnamenti che oggigiorno suonano come pietre.</p>
<p>Da parte mia ci sto provando a narrare la storia della mia famiglia, del mio percorso personale di oltre 35 anni di impegno per la salute mentale. Al termine del seminario alcuni giornalisti della carta stampata di Repubblica, de L’Unità e dalla Rai si sono resi disponibili a valutare ed eventualmente a pubblicare la mia storia. La cosa avrà senso e significato, se ci sarà continuità nel pubblicare le narrazioni di tanti, di molti. Se le storie, le nostre storie, diventeranno le storie degli altri. Forse questa potrebbe essere un&#8217;altra strada per ridare valore, riscatto, futuro, in primis agli utenti e alle loro famiglie.</p>
<p>Credo che sia fondamentale arrivare a costituire, quanto prima, un coordinamento di un gruppo di lavoro di utenti, familiari, associazioni e operatori dei servizi di salute mentale in grado di raccogliere materiale da far pervenire ai mass media.</p>
<p>Mi rendo disponibile da subito a far parte del gruppo di lavoro</p>
<p>Alcune osservazioni:</p>
<p>1. La politica è stata assente.</p>
<p>Sarebbe stato opportuno che in un incontro di quella importanza e rilevanza, ci fosse stata la presenza di rappresentanti politici locali, regionali e nazionali. In altre parole è mancato a mio avviso un confronto, un dialogo tra politica-amministratori e mondo della salute mentale. Almeno questa è stata la mia l’impressione, tra l’altro, condivisa con alcuni operatori, i quali hanno ritenuto pertinente la mia osservazione.</p>
<p>Mi sono chiesto: perché la politica fosse assente? Possiamo farne almeno? E’ stata una scelta? Sono stati invitati e non sono venuti? Forse limiti organizzativi e di risorse? Mi rende conto che il rapporto tra mondo politico e salute mentale non è e non è mai stato sicuramente tra i più facili. Tuttavia, questo non deve esimerci da incalzare chi ha responsabilità politiche e amministrative. Ritengo sia fondamentale avere rapporti dialettici/conflittuali, con gli amministratori, qualora se ne ravvisi la necessità.</p>
<p>2. Assente anche un certo mondo intellettuale di casa nostra….</p>
<p>Penso a uomini e donne, ad esempio: A.Albanese, M.Serra, D.Fo, U.Galimberti, S.Natoli,Ottavio Piccoli, Clara Sereni e molte altre, giusto per fare alcuni nomi. Persone intellettualmente ed eticamente ogni giorno impegnati ciascuno con il proprio sapere con il loro mestiere, ad arginare la deriva di una società confusa, smarrita, melmosa culturalmente, in cui nessuno è colpevole di niente, nessuno ha responsabilità di niente, poiché il privato ha divorato la cosa pubblica, e questo ha spinto prepotentemente a comportamenti onnivori. La sanità purtroppo ha tristi primati e spolpata per bene in diverse regioni.</p>
<p>Abbiamo bisogno o no di queste intelligenze? Possono o no costituire massa critica nella ricerca di un nuovo rinascimento del nostro paese, di cui tanto c’è bisogno? Io penso che occorra mettere insieme un fronte ampio di soggetti, di alleanze, perché nel panorama politico attuale, la questione della salute mentale è solo un segmento. Potrebbe trovare più forza e attenzione nell’ambito di una piattaforma di politiche sociali più ampia.</p>
<p>3. Altra osservazione:</p>
<p>amministratori di aziende ospedaliere e di Asl hanno messo in luce cose buone che hanno realizzato. Bene tutto ciò, ma non basta. Occorre, invece, porre con vigore l’attenzione su quello che manca, su quello che non si è realizzato, dove e perché. Ad esempio: se e che tipo di coinvolgimento c’è nel rapporto tra operatore e utente, se ci sono servizi aperti soddisfacenti per l’utenza, le famiglie e gli operatori, chi e in che modo valuta la qualità dei servizi, quali sono gli indicatori. E soprattutto se ci sono verifiche costanti nel tempo circa la qualità di vita delle persone con disturbi mentali, se si ricorre alla contenzione, se c’è cura tra di cura e chi viene curato. Se la cura avviene nel contesto territoriale in cui le persone vivono, se c’è inclusione sociale e quanta, se e quanto pervasiva è l’ esclusione sociale.</p>
<p>di Andrea Meluso, Ass. di Volontariato Tartavela, Milano</p>
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		<title>L’ottusa nostalgia dei vecchi manicomi</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Jan 2010 17:30:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Pier Aldo Rovatti risponde a Sacks
Ecco, di nuovo, levarsi una canzone da organetto &#8211; come la chiamerebbe Nietzsche &#8211; che ormai conosciamo bene. Come erano belli e come si stava bene nei vecchi manicomi! Questa canzone viene suonata ancora oggi, e non per caso. I folli sono in mezzo a noi, qualcuno magari aggredisce il ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/l%e2%80%99ottusa-nostalgia-dei-vecchi-manicomi/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Pier Aldo Rovatti risponde a Sacks</p>
<p>Ecco, di nuovo, levarsi una canzone da organetto &#8211; come la chiamerebbe Nietzsche &#8211; che ormai conosciamo bene. Come erano belli e come si stava bene nei vecchi manicomi! Questa canzone viene suonata ancora oggi, e non per caso. I folli sono in mezzo a noi, qualcuno magari aggredisce il premier, qualcun altro si getta contro il Papa. Non è forse arrivato il momento di por mano alla legge Basaglia e cambiarla?<span id="more-2735"></span></p>
<p>Sappiamo bene, qui a Trieste, quanto sia ottusa e indecente questa canzonetta. Un grande incontro internazionale (”Per una rete mondiale di salute comunitaria”) è annunciato per febbraio a San Giovanni, nel parco dell’ex manicomio. Si vorrebbe possibilmente andare avanti, non indietro.</p>
<p>E passi che la canzonetta venga messa in bocca alla ministra Carfagna. Ora, infatti, si scomoda un nome grosso, Oliver Sacks: un suo ”elogio della follia” viene tradotto (Sacks è americano) sulla Rivista dei libri di gennaio, e anticipato con grande rilievo sulla stampa nazionale. Sacks è persona intelligente, ma qui inanella un sacco di sciocchezze dando un colpo al cerchio e un colpo alla botte. Dice, per chi non lo sapesse, che il nome antico dei manicomi era quello di ”asili”, luoghi di protezione e solidarietà. Dice che nell&#8217;Ottocento della brava gente ha messo in piedi con la stessa ispirazione i moderni manicomi. Dice che Erving Goffman (nel suo famoso Asylums) ha parlato di ”istituzioni totali”, ma che questo andava bene per gli anni Cinquanta. Dice che la de-istituzionalizzazione della malattia mentale ha avuto in seguito effetti assai negativi, anche perché le promesse della nuova farmacologia sono risultate impotenti di fronte alla depressione. Dice, infine, che i pochi manicomi sopravvissuti negli Usa sono mezzo vuoti e che solo l’uno per cento degli americani bisognosi di ”asilo” riceve sollievo a caro prezzo (100.000 dollari l&#8217;anno) presso cliniche psichiatriche specializzate, mentre il restante novantanove per cento, cioè milioni di suoi concittadini, non trova alcuna protezione né sollievo in una solidarietà organizzata.</p>
<p>In sostanza, dice che bisognerebbe rimettere in piedi dei buoni manicomi. Cita a sproposito Foucault, ma non fa neanche un cenno a Basaglia, agli esiti del suo movimento e al ruolo mondiale che esso ha avuto e mantiene. Non ne sa nulla? È molto poco credibile. Semplicemente, decide di fare silenzio.</p>
<p>È inquietante, ma si potrebbe osservare: sono fatti di Oliver Sacks. È assai più allarmante che la sua reticenza venga colta al volo, usata e sbandierata all’opinione pubblica italiana senza uno straccio di commento critico. Se le cose stanno così in America, e ce lo racconta uno che se ne intende, figuriamoci in Italia! Mi chiedo se dobbiamo inserire questa fallace analisi della follia nella scricchiolante telenovela dell’amore di cui siamo attoniti spettatori.Mentre attendiamo la comparsa in pubblico del volto del premier devastato da un cosiddetto folle in libera uscita, la macchina politica dell’odio ha ripreso a funzionare a pieno regime. Il fantasma della follia è tornato a circolare, a invadere le prime pagine e a ossessionare i cittadini. Quale migliore occasione per cementare il vecchio luogo comune del folle, sul quale è possibile scaricare tutto, azzerando un lavoro di decenni? Il rinculo è impressionante e l’incultura che lo accompagna può rivelarsi non poco disastrosa. Le leggerezze di Sacks vengono strumentalizzate per dirci: vedete, ve lo avevamo detto, sono pericolosi, bisogna provvedere e subito. Con azzeramento culturale intendo il colpo di spugna che si vorrebbe dare a tutta la cultura della follia che con grande fatica e altrettanto merito è stata costruita in Italia, a partire da Basaglia, vincendo pesanti sordità e ostacoli materiali di ogni genere. Ci sono i folli, punto. Come se fossero una categoria eterna e insondabile. Basta con questo cercare di comprenderli, socializzarli, valorizzarli, farli perfino diventare dei protagonisti. Bisogna, piuttosto, arginare, rinchiudere, eliminare il ”disturbo” sociale costruendo luoghi adatti e somministrando le cure giuste. Toglieteceli dalle strade e dalla vista. Già, ma quanti sono, chi sono? Così ridotta, così barbaramente e stupidamente ridotta, la parola ”folle” si può applicare a qualunque situazione, forse a qualunque individuo. Non è forse folle chi picchia un extracomunitario, già recluso in un centro di detenzione, perché vorrebbe dormire su un materasso asciutto? (O dobbiamo pensare che sia lui il folle?) Non è forse folle quella dipendente delle nostre Ferrovie che maltratta un disabile sull’eurostar Bari-Roma? (O dobbiamo pensare che è lui un folle, romeno e senza braccia, che sale sul treno privo di biglietto, con i denari per pagarlo ma non per pagare la multa?) Ciascuno, d’ora in poi, sorvegli bene i propri gesti, anche se si crede il più sano dei sani di mente: basta infatti poco per precipitare dall’altra parte, nel calderone di coloro che vengono stigmatizzati come ”folli”.</p>
<p>(da Il Piccolo, 08.01.10)</p>
<p><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/ode-al-manicomio/la-repubblica/">articolo de La Repubblica</a></p>
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		<title>Ode al manicomio</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Jan 2010 11:39:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Punti di vista]]></category>

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		<description><![CDATA[Oh manicomio, io ti bramo, ti voglio, ti esigo.
Sono uno psicopatico, psicolabile, un alienato, un deficiente, un cretino, un matto, un malato, un matto, un pazzo, un folle, ho bisogno di igiene mentale e solo tu puoi igienizzarmi, contenermi tra le tue calde e soffici mura di gomma.
Oh manicomio del futuro, io lo so. Tu ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/ode-al-manicomio/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oh manicomio, io ti bramo, ti voglio, ti esigo.</p>
<p>Sono uno psicopatico, psicolabile, un alienato, un deficiente, un cretino, un matto, un malato, un matto, un pazzo, un folle, ho bisogno di igiene mentale e solo tu puoi igienizzarmi, contenermi tra le tue calde e soffici mura di gomma.</p>
<p>Oh manicomio del futuro, io lo so. Tu non sarai più quello di una volta, tu non sarai cattivo, tu sarai umano, sociale, produttivo, creativo.</p>
<p>Dentro di te finalmente noi matti potremo essere noi stessi e la società potrà essere se stessa, senza interferenze.</p>
<p>Dentro te edificheremo il nostro mondo anarchico sotto la supervisione divertita dei custodi delle norme.</p>
<p>I nostri pensieri rimbalzeranno contro le tue mura di gomma, i nostri disagi esploderanno luminescenti nelle nostre incomprese coscienze.</p>
<p>Oh manicomio del futuro, finalmente le famiglie saranno assistite dallo stato, ci sarà giustizia e pace sociale.</p>
<p>E&#8217; vero, non ci capiamo, non vogliamo capirci, comprenderci, accettarci. Non vogliamo arricchirci, confrontarci, aiutarci.</p>
<p>Ma sono uno psicolabile, un alienato cosa mai potrò offrire al potere? Cosa mai potrò offrire a chi vive per cose che a me paiono futili, a chi non è abbastanza folle da pensare che questo mondo sia da riformare? Cosa mai potrò offrire se non una dura verità difficile da digerire?</p>
<p>E allora ecco che arrivi tu in mio soccorso, caro manicomio.</p>
<p>Ho bisogno di te, ho bisogno di contenzione psichica, ho bisogno di droghe e protezione perchè qua, da questa parte della barricata, sono solo, isolato nei miei psicotici deliri.</p>
<p>Oh manicomio, pensa tu per me, ti prego.</p>
<p>Oh manicomio, decidi tu per me.</p>
<p>Oh manicomio, respira per me.</p>
<p>Oh manicomio, salvami.</p>
<p>Oh manicomio, chiedo redenzione, la repressione di una pacifica ribellione.</p>
<p>Oh manicomio, vengo in pace e chiedo pace.</p>
<p>Oh manicomio, ti prego, ascoltami, sei sicuro che non ci sia un&#8217;altra via?</p>
<p>Fede</p>
<p>(liberamente in risposta all&#8217;articolo &#8220;Il dottor Hester la signora Anna e l&#8217; elogio della follia&#8221; apparso su La Repubblica il 31.12.2009)</p>
<p><a rel="attachment wp-att-2631" href="http://www.news-forumsalutementale.it/ode-al-manicomio/la-repubblica/">articolo de La Repubblica</a>
<div class="wam_wrap">
<h4 class="wam">Allegati</h4>
<ul class="wam_ul">
<li><a href='http://www.news-forumsalutementale.it/public/La-Repubblica.doc' class="wam_icon_link" style='padding-left:20px; line-height:16px; background-image:url("http://www.news-forumsalutementale.it/wp-content/plugins/attachment-manager/icons/page_white_word.png");'>articolo de La Repubblica</a>
</p>
</li>
</ul>
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