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2 miliardi per la salute mentale 29 settembre 2020
[articolo uscito su sossanità.org] Le prime indicazioni del gruppo di lavoro, composta da più di 12 associazioni, che si è riunito con il coordinamento di Stefano Cecconi e Nerina Dirindin per individuare una linea per il buon uso dei finanziamenti europei, finalizzati soprattutto all’assistenza sanitaria sociale territoriale ▪ L’emergenza sanitaria da Covid-19, e le gravi conseguenze sociali ed economiche che ha provocato, hanno spinto i Governi dell’Unione Europea a riconsiderare le politiche di austerity, perseguite in questi anni con esiti catastrofici, e a mettere finalmente a disposizione ingenti risorse per il rilancio dei Paesi colpiti dall’epidemia. Si tratta di una fondamentale occasione per ripensare e rilanciare il nostro welfare socio sanitario. ▪ Le risorse sono sostanzialmente, ma non solo, quelle provenienti dal Recovery Fund (progetto Next Generation UE; per l’Italia: 209 miliardi di cui 90 come sovvenzioni) e quelle (ancora da decidere) del Meccanismo Europeo di Stabilità (MES). Tuttavia non è scontato che saranno spese bene: sarebbe imperdonabile fare errori o sprecarle. Perciò occorre inserire le risorse in Progetti con obiettivi chiari e verificabili, destinandole in modo significativo al welfare socio sanitario. ▪ La drammatica lezione della emergenza pandemica ci ha confermato che è indispensabile rendere più forte il Servizio Sanitario Nazionale, pubblico e universale e che priorità assoluta sono il potenziamento e la ristrutturazione dell’assistenza integrata sociosanitaria territoriale, avendo ben presente che la sua risorsa principale, come si è visto, è il Personale. È evidente che il modello che separa sanità da sociale, fondato prevalentemente sul “ricovero”, sia in ospedale che in altre strutture residenziali, come le Rsa, ha mostrato enormi limiti. È invece diritto e aspirazione di ogni persona vivere e curarsi nel proprio contesto di vita, con il sostegno dei servizi domiciliari e territoriali. Ciò è più efficace e sicuro, a maggior ragione quando la persona è più vulnerabile: anziana e non autosufficiente, con malattie croniche, con problemi di salute mentale, dipendenze, disabilità, detenuta, migrante, ecc. ▪ È necessario che si affermi in maniera compiuta un modello di “salute di comunità e nella comunità”. È necessaria una transizione da un sistema sanitario focalizzato sulla patologia a un sistema centrato sulla salute, che non eroghi solo prestazioni, ma operi per contrastare le malattie, in un’ottica di prevenzione e promozione della salute. È necessario un rinnovamento delle politiche sociali, a lungo relegate al margine delle politiche pubbliche, per accompagnare gli individui lungo l’intero percorso della vita, in particolare nei momenti di fragilità, in modo integrato con il sistema sanitario. Tutto ciò è indispensabile per aiutare le persone a stare bene, per costruire comunità locali resilienti, per garantire un’assistenza continua e globale, facilmente accessibile e flessibile, capace di prendersi cura delle persone nel contesto in cui vivono, assicurando continuità tra territorio e ospedale, promuovendo un utilizzo appropriato dell’ospedale, favorendo il protagonismo di individui, formazioni sociali e sindacali. ▪ In questo contesto, il potenziamento del territorio è parte di un disegno complessivo e unitario di rinnovamento del sistema sanitario e rappresenta un modo di concepire la sanità che riguarda tutti i livelli di assistenza, compresa l’assistenza ospedaliera. In tal senso il superamento degli storici divari nell’offerta ospedaliera (a danno delle popolazioni di alcuni territori, in particolare del Mezzogiorno) costituisce un obiettivo da perseguire in sinergia con quello del potenziamento del Distretto, in un’ottica di reciproco rafforzamento. ▪ Le risorse che si renderanno disponibili possono permettere, finalmente, di realizzare questo modello, la cui costruzione è stata ostacolata non solo dalla mancanza di finanziamenti ma anche dalle molte resistenze culturali e da precisi interessi. Un simile modello presuppone una forte propensione all’innovazione e al cambiamento. Le malattie croniche non trasmissibili, la sofferenza e la disabilità che comportano - protratte e variabili nel tempo, sfidano il modello dominante di assistenza sanitaria e richiedono modelli altamente innovativi capaci di coniugare interventi sanitari e interventi sociali; richiedono inoltre una grande flessibilità nella organizzazione dell’assistenza (come sostiene l’OMS). ▪ Ecco perché le risorse vanno indirizzate verso progetti di innovazione del nostro welfare, piuttosto che incanalate nei settori “tradizionali” in cui sinora si sono concentrate. Occorre perciò investire in Progetti dedicati a una forte infrastrutturazione dei servizi territoriali, una loro solida organizzazione, ragionevolmente omogenea su tutto il territorio nazionale, una ben più robusta attenzione ai determinanti sociali della salute. ▪ Ciò implica un utilizzo delle risorse per Progetti strategici, superando distribuzioni “a pioggia” o a quota capitaria, per evitare dispersioni e duplicazioni e, soprattutto, per evitare il perpetuarsi dei divari preesistenti, a lungo denunciati ma poco contrastati. ▪ I singoli Progetti devono indicare anche percorsi di convergenza finalizzati al superamento delle disuguaglianze di salute tra la popolazione e tra territori (Nord e Sud in specie) e al loro interno, per una maggiore uniformità nel Paese nell’accesso a servizi e a prestazioni di qualità, come prevede la nostra Costituzione, e per raggiungere un’effettiva universalità nel godimento dei diritti sociali. ▪ Le risorse devono essere destinate non solo a spese in conto capitale, ma anche a spese correnti per progetti “start up” e per l’acquisto di beni. Non solo “muri e attrezzature tecnologiche”, peraltro importanti, ma formazione e ricerca, progetti personalizzati di presa in carico, assistenza domiciliare, coprogettazione intersettoriale e partecipazione democratica, senza i quali il progetto di infrastrutturazione sarebbe incompiuto. ▪ Perché questo cambio di paradigma metta solide radici c’è bisogno di un ripensamento profondo della formazione dei futuri e degli attuali professionisti della salute e del sociale, a partire dalle università, per superare la diffusa carenza di competenze su temi quali la sanità pubblica, i determinanti di salute, il lavoro in rete, l’integrazione fra settori, istituzioni e professionisti, il ruolo delle comunità.
OBBIETTIVO 180 salute mentale e diritti di cittadinanza in Italia a quarant’anni dalla Legge 180 6 agosto 2018
Venezia, 1 settembre 2018: Obbiettivo 180 In occasione di ISOLA EDIPO,  rassegna dedicata ad arte, cinema, letteratura, musica, cibo e attualità all'insegna della cooperazione, del rispetto dell'ambiente, della persona e della sostenibilità: OBBIETTIVO 180: salute mentale e diritti di cittadinanza in Italia a quarant'anni dalla Legge 180 In una stagione profondamente segnata dal ritorno di una cultura securitaria, antidemocratica e istituzionalizzante, nel quarantennale dalla Legge 180, abbiamo pensato fosse importante dare vita a un incontro nazionale rivolto a medici, infermieri, operatori, utenti, familiari e società civile. Pensiamo sia necessario aprire uno spazio di discussione e confronto tra tutte quelle reti e quelle esperienze che in Italia oggi lungo tutta la penisola promuovono una cultura inclusiva in cui i servizi alla persona siano parte integrante delle città, al fine di dare vita a un laboratorio itinerante condiviso e partecipato per il consolidamento dei diritti di cittadinanza attraverso la tutela e la completa applicazione della legge Basaglia.
La cittadinanza è terapeutica 8 ottobre 2017
Vorremmo che la Giornata per la Salute Mentale ponesse al centro l’attenzione più profonda per “le domande più autentiche di una persona che vive l’esperienza. Anche se spesso inespresse o negate, esse non sono diverse da quelle di ciascuno altro: una casa, degli amici, affetti esclusivi, un lavoro, il divertimento, il diritto di abitare una città, il denaro per vivere, la possibilità di professare un credo religioso, la libertà di parlare ed esprimersi. Le sue fatiche sono invece molto più grandi rispetto a quelle di chi non soffre: le idee possono essere bizzarre e non comprese. Le risposte affettive inadeguate, le reazioni inaspettate, la voce per chiedere e rivendicare i propri diritti molto debole oppure spropositata. Le sue parole possono risuonare come una minaccia, quando sono invece una dolorosa richiesta d’aiuto. Tante persone riescono a formulare così impulsivamente il loro bisogno di cura e di vicinanza da risultare aggressivi agli occhi degli altri”.
E’ morto il nostro caro amico Ernesto Muggia 27 luglio 2017
Fu tra i fondatori dell’UNASAM negli anni difficili che seguirono la legge 180. Il suo lavoro, insieme a quello di tutti i familiari che fu capace di aggregare, è stata la più forte resistenza ai tentativi di restaurazione che si ...
Prima della legge. Presentazione al Senato 20 marzo 2017
A suggerire l’incontro è stato il senatore Sergio Zavoli presidente della Biblioteca e per l'archivio storico.
 Dopo Gorizia e dopo il reportage di Sergio Zavoli nessuno poteva più dire di non sapere.
 Lo scandalo dei manicomi era oggetto di inchieste rigorose delle maggiori testate giornalistiche.
Il decennio che precedette la legge di riforma sanitaria fu ricchissimo di ricerche, esperienze, dibattiti e conflitti che a volte sembrarono impedire qualsiasi possibilità di cambiamento. Ciò che accadde sembra ora oggetto della smemoratezza che domina i nostri giorni. Come se la legge 180 con tutta la sua radicalità e con la profonda intenzione trasformativa fosse capitata per caso.
27-28 gennaio 2017: si conclude a Trieste la storia degli OPG 22 dicembre 2016
Trieste, 27 e 28 gennaio 2017, incontro nazionale sulla fine del manicomio criminale in Italia, ultima istituzione totale psichiatrica. All’evento partecipano operatori, amministratori, politici, giuristi, magistrati, associazioni e cittadini interessati alle tematiche. Il confronto è libero. Dal convegno può nascere una rinnovata attenzione sulla “questione psichiatrica” e un discorso comune sullo stato dei servizi e la salute mentale in Italia.
Allarme “Rems come Ospedali Psichiatrici Giudiziari” 19 settembre 2016
Martedì 20 settembre 2016, ore 12.00, sala Nassirya del Senato (Palazzo Madama) conferenza stampa: “Rafforzare i programmi di tutela della salute in carcere. Completare la chiusura degli OPG, non stravolgere la funzione delle Rems” Intervengono la sen. Nerina Dirindin e rappresentanti di Stop OPG ...
Lecco capitale della 180 13 maggio 2016
Caro Marco Cavallo, siamo appena tornati dalla riunione. Le dritte finali per il tuo arrivo qui. C'è fermento: chi si appunta l'ultimo cavillo da risolvere, chi vuole l'ennesima rassicurazione che più o meno tutto sia stato controllato, chi scherza in un'atmosfera che passa dall'ansia all'emozione dell'attesa. Nel pieno dei preparativi tra permessi, orari, luoghi e variazioni... Sì, perchè c'è sempre qualche immancabile sorpresa dell'ultimo minuto: Maria si dovrà realmente arrampicare su una finestra per posizionare una delle installazioni? I “sacri ciotoli” di uno dei palazzi storici dove accoglierti sono davvero tanto sacri da non poter essere calpestati? E il tempo? che fa? i capricci? Beh, le rivoluzioni non si fermano di certo per il tempo! In tutta questa baraonda l'entusiasmo ci fa vivere gli intoppi con ironia, la tensione cala e qualcuno, ritornando con il pensiero dalle prime timide riunioni all'oggi, si chiede se non siamo un pò “matti” anche noi in questa avventura. Per ora non c'è altro da aggiungere, se non che aspettiamo questo momento tanto importante per noi e per Lecco felici e carichi, commossi! A presto!, I cittadini e le cittadine del Forum Salute Mentale Lecco.
Incontro StopOpg 31 marzo a Roma 20 marzo 2016
Un anno è passato dalla data - il 31 marzo 2015 - fissata dalla legge per la chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, e ancora 90 persone sono rinchiuse nei quattro Opg “superstiti”. A Montelupo Fiorentino ci sono 40 internati, a Reggio Emilia 6 internati, ad Aversa 18 internati, a Barcellona Pozzo di Gotto 26 internati. Secondigliano a Napoli è stato chiuso a dicembre 2015. Mentre quello di Castiglione delle Stiviere ha solo cambiato targa, “trasformandosi” da Opg in Rems con oltre 220 internati. Altre 230 persone sono oggi ristrette nelle Rems: le Residenze regionali per l’esecuzione della misura di sicurezza che hanno sostituito la funzione dell’Opg (cioè il ricovero con misura detentiva).
27 Gennaio. Memorie… “non li avremmo rivisti mai più.” 27 gennaio 2016
(Ex ospedale psichiatrico di Aversa, foto di Antonio Fortarezza) Agosto 1945. Giovanni Sai,  Direttore dell'Opedale Psichiatrico di Trieste e  annessi Istituti, nell’agosto 1945 riprendeva il tradizionale invio alla Provincia di Trieste descrivendo l’ultimo periodo bellico. Nel complesso dei dolorosi eventi che avevano colpito la popolazione manicomiale,  il  Direttore rievocava quello che era stato l’episodio più drammatico: "A fine dicembre del 1944 si presentarono due ufficiali delle S.S. germaniche chiedendo le distinte  di tutti gli ebrei ricoverati negli ospedali di San Giovanni,
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