Collana 180. Archivio critico della salute mentale – (tra parentesi) La vera storia di un’impensabile liberazione

traparentesi«La follia è una condizione umana. In noi la follia esiste ed è presente come lo è la ragione. Il problema è che la società, per dirsi civile, dovrebbe accettare tanto la ragione quanto la follia.»

Franco Basaglia

Più di cinquanta repliche, cinquemila spettatori, lo spettacolo teatrale Tra parentesi, prodotto dal Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, per la regia di Erika Rossi, è stato – e continua a essere – un inatteso successo di pubblico. Peppe Dell’Acqua racconta gli anni memorabili trascorsi con Basaglia quando la malattia mentale fu messa tra parentesi e i malati, da internati senza più un nome, tornarono a essere cittadini, persone, individui. Lo fa con delicatezza e non senza emozione, dipanando il filo dei ricordi e inanellando curiosi aneddoti, incalzato da un partner d’eccezione, Massimo Cirri.

Prende così forma un dialogo narrativo che ricostruisce la vicenda umana e professionale di Franco Basaglia, dall’esperienza goriziana fino all’apertura del manicomio di Trieste con il corteo di Marco Cavallo per le vie cittadine.

Ora la conversazione teatrale diventa un libro. Nelle pagine intense di (tra parentesi). La vera storia di un’impensabile liberazione (2019, Edizioni Alpha Beta Verlag, Euro 12,00; pp. 152) quella rivoluzione impensabile prende di nuovo vita.

Gorizia 1961. Franco Basaglia entra nel manicomio di Gorizia: sarà il nuovo Direttore. Quello che vede lo disorienta e lo sconcerta: muri, reparti, porte chiuse. Massimo Cirri e Peppe Dell’Acqua raccontano un po’ di questa Storia e dei suoi mille intrecci. Lo fanno con semplicità, a volte con commozione, a volte con ironia, attraverso le tante storie incredibili di uomini e donne che hanno vissuto l’internamento, storie che hanno vissuto in prima persona.

Questi due matti decidono di mettere in campo la loro storia, la loro esperienza, tentando di colmare il vuoto di memoria che si è creato intorno al cambiamento più radicale mai realizzato nel nostro paese. La scommessa di Massimo e Peppe nasce dalla consapevolezza che 40 anni fa, con l’approvazione della legge 180, si è aperta la possibilità di riconoscere e incontrare l’altro.

Peppe Dell’Acqua: «Quando nella primavera 2018 il direttore del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, Franco Però, chiese a Massimo Cirri, a Erika Rossi e a me di raccontare in teatro Franco Basaglia pensavo scherzasse. Per più di un mese ho tenuto lontano anche il solo pensiero di una simile avventura. Erika e Massimo, invece, erano entusiasti. E così, dopo ripetute insistenze, abbiamo cominciato a riflettere su che cosa raccontare e soprattutto come raccontarlo. Bisognava raccontare la vera storia. Mi rendevo conto che narrare delle origini, della malattia tra parentesi e della frattura insanabile che Basaglia ha provocato nel corpo della psichiatria, portava con sé il rischio di non essere compresi. La certezza di un vergognoso fallimento, pensavamo, per farci coraggio. Invece il nostro narrare ha fatto sì che le persone, sera dopo sera, potessero finalmente appropriarsi di una storia che appartiene a tutti e che ha cambiato il destino di milioni di donne e di uomini in tutto il mondo.»

Massimo Cirri: «Peppe Dell’Acqua è un narratore naturale. Raccontare, annodare significati, perdersi nell’infinità dei dettagli, intrecciare il prima con l’adesso gli piace e gli viene bene. Credo sia un misto tra DNA e allenamento. Credo c’entri il lavoro che ha fatto e continua a fare: ascoltare le persone, districare sofferenze, incrostazioni. Cercare il senso della questione quando se ne sta nascosto in una piega della vita o in un cantuccio del manicomio. E così con Erika Rossi abbiamo provato a dare una forma al racconto naturale di Peppe Dell’Acqua. Quello che sgorga, fluisce, scorre veloce, fa rivoli e cascatelle deliziose. Abbiamo provato a imbottigliare Peppe Dell’Acqua. Il risultato è qui.»

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