Con Giuliano Scabia, Marco Cavallo incontra il Signor Mezzogiorno con Alfonso Gatto.

schermata-2021-07-10-alle-20-11-51PER LA RINASCITA.

di Davide Speranza

Un cavallo, di quelli che compaiono nelle storie epiche di Omero, solo che questo è azzurro e non vuole conquistare i troiani, ma cantare la libertà di essere uniti, non è pieno di guerrieri assetati di sangue ma di desideri e speranze. La spiaggia di Santa Teresa farà da culla, il mare da testimone, il pubblico cittadino da protagonista. È “La Rinascita, il Signor Mezzogiorno incontra Marco Cavallo”, lo spettacolo-performance organizzato per la Festa dei teatri di Salerno-Culture per la socialità, ospitato come evento speciale al Campania Teatro Festival diretto da Ruggero Cappuccio (questa domenica ore 17.30). La poesia di Alfonso Gatto si unisce idealmente alla scultura in cartapesta chiamata “Marco Cavallo” realizzata nel 1973 dagli ospiti dell’istituto manicomiale di Trieste allora diretto da Franco Basaglia. Il teatro, la forza dell’immaginazione spronano all’uguaglianza, alla parità umana, mondi altri. «Il Signor Mezzogiorno è un testo scritto da Alfonso Gatto quando parlava della Questione meridionale – spiega Marco Dell’Acqua, che firma la regia, con Teatri di Popolo a realizzarne scene, luci e costumi – Parliamo di unità intesa come sacrificio delle parti. Per crearla è necessario perdere qualcosa. Così come per i punti di sutura applicati per evitare le contaminazioni batteriche, i lembi della ferita devono perdere un po’ della loro carne. Metaforicamente parliamo di fare questa Italia unita, dove Sud e Nord devono cedere qualcosa, mettere da parte i rancori e superare l’ottusità. Lo spettacolo sarà un omaggio alla complessità, contro ogni forma di semplificazione». La performance (dedicata a Giuliano Scabia) vuole parlare di resistenza attiva e non di lamento. Marco Cavallo partirà da Piazza Cavour fino alla Sala Pasolini, accompagnato dagli Utungo Tabasamu. «Il Signor mezzogiorno illuminerà scene di vita quotidiana – continua il regista – per arrivare a incontrare Marco Cavallo che ha galoppato da Trieste fino a Salerno». La scultura del cavallo è diventata famosa in tutto il mondo. È il simbolo di una ostinazione a ricominciare, quella con cui i ricoverati nell’istituto psichiatrico rivendicarono i propri diritti. Marco Cavallo venne costruito per essere riempito di sogni e rompere i muri. Il cavallo reale portava la biancheria nel manicomio triestino; ormai vecchio, doveva essere abbattuto. Ma gli internati decisero di curarlo e tenerlo con loro. Inviarono una lettera alle istituzioni e ottennero “ascolto”. Da lì nacque l’idea di raffigurare un enorme cavallo in cartapesta e legno, nella cui pancia furono inseriti i bigliettini dei desideri da portare nel mondo. «Oggi rappresenta la necessità di riconoscere l’ostacolo e creare uno sguardo che vada al di là di esso – racconta Marco Dell’Acqua, il cui evento è sostenuto dal Dsm Asl Salerno diretto da Giulio Corrivetti, con Antonio Zarrillo, Germano Fiore e Agostino Vietri – Marco Cavallo parla a un’Italia che fatica a mettersi d’accordo sul Ddl Zan, che non si inginocchia agli Europei, divisa. Dobbiamo ricordare che siamo umani e che tra le caratteristiche più belle c’è la nostra complessità. Siamo tutti un po’ squilibrarti e un po’ matti. La fragilità è la bellezza da proteggere, il cristallo». In scena sarà una squadra di passionali interpreti “mattacchioni”, tutti attivi nel laboratorio / scuola di teatro del Centro Diurno di via Bastioni. Su tutti aleggia lo spirito poetico di Alfonso Gatto.
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Per sapere di più su Marco Cavallo e su quanto succedeva negli anni della rivoluzione basagliana a Trieste
MARCO CAVALLO, di Giuliano Scabia, Collana 180 di Edizioni alphabeta Verlag >>> https://bit.ly/MarcoCavallo
NON HO L’ARMA CHE UCCIDE IL LEONE, di Peppe Dell’Acqua, Collana 180 di Edizioni alphabeta Verlag >>> https://bit.ly/nonholarma

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