Continuano le visite di StopOpg: Emilia Romagna

stopopgStopOpg ha visitato le Rems in Emilia Romagna: tappa a Casale dei Mezzani (Parma) e alla Casa degli Svizzeri (Bologna)

Il 14 gennaio 2016 una delegazione del comitato nazionale stopOpg ha visitato le Residenze per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza REMS (le strutture previste dalla legge 9/2012 per la chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari OPG) dell’Emilia Romagna a Casale dei Mezzani e a Bologna. Le tappe in Emilia seguono le visite alle Rems in Friuli Venezia Giulia, Campania e Lazio (vedi Report 30novembre, 3 e 4. Dicembre 2015).

Di seguito proponiamo un bilancio, sintetico e generale, su quanto visto, su quanto emerso dalla discussione con gli operatori e dall’incontro con le persone internate nelle due Rems visitate in Emilia Romagna. Ma prima di tutto vogliamo ringraziare per la buona accoglienza ricevuta, sia a Casale deiMezzani che a Bologna.

In entrambi i casi si è svolta, oltre alla visita alla struttura, una riunione in cui è stato possibile uno scambio di informazioni e di opinioni.

Le persone internate nelle Rems

Nelle due Rems visitate sono internate complessivamente 23 persone (10 uomini a Casale dei Mezzani, 3 donne e 10 uomini a Bologna). Numeri ben al di sotto dei 40 posti programmati dalla Regione Emilia Romagna nell’unica Rems definitiva prevista a Reggio Emilia. Ciò conferma che il progetto per la costruzione della Rems definitiva a Reggio Emilia può e deve essere riconvertito.

A Casale dei Mezzani

Sono presenti 10 ospiti, sulla capienza prevista di 20 posti. Dall’aprile 2015 (data di apertura delle strutture) ad oggi sono stati accolti 16 pazienti (10 ex Opg). In questo periodo vi sono state 6 dimissioni.

I progetti terapeutico riabilitativi individuali (d’ora in poi PTRI) a cura dei servizi di salute mentale del territorio (e finalizzati alle dimissioni come prevede la legge) risultano presentati, nella gran parte dei casi sono rispettati i termini previsti dalla L. 81/14 per la definizione di tali piani, ovvero i 45 giorni.

A Bologna

Sono ospitati 13 internati (di cui tre donne) su una capienza effettiva di 14 posti. Dall’aprile 2015 (data di apertura) ad oggi sono transitate 19 persone (15 uomini e 4 donne) di cui 3 dalla libertà, 2 dal carcere e 14 dagli OPG (13 da Reggio Emilia e una donna da Castiglione delle Stiviere). Degli attuali 13 ospiti 3, di quelli che vengono dalla libertà, hanno una misura “provvisoria”. Questo sembrerebbe un dato in controtendenza rispetto alla situazione nazionale, che segnala un rapporto più strutturato tra Regione, Ausl/Dsm e Mgistratura.

Sono state effettuate 6 dimissioni sui 19 ingressi del periodo (4 in libertà vigilata e due in licenza finale di esperimento). L’obiettivo dichiarato è di definire i PTRI “esterni” (cioè quelli a cura dei DSM di riferimento del paziente e finalizzati alla dimissione) entro 60 giorni. Va però segnalato che ad oggi dei 13 ospiti presenti ben il 50% non ha un progetto di dimissioni. Mentre i PTRI “interni” alla Rems sono stati tutti presentati (salvo un caso). Anche se a Bologna risultano accolti 3 persone della Toscana, la regione Emilia Romagna si propone di accogliere solo cittadini emiliano romagnoli, secondo il principio di “territorialità”,“ sulla base si quanto stabilito dalla L. 81/14.

Nelle due Rems, diversamente dalla situazione in altre regioni, provengono dalla libertà e non dagli Opg solo 3 persone sulle 23 oggi presenti. Anche quelle con misura di sicurezza provvisoria sono in misura minore rispetto a quella di altre Rems visitate in altre parti d’Italia. Tuttavia anche qui gli operatori segnalano che la Magistratura di cognizione ancora fatica ad applicare la legge 81/2014 laddove prevede la misura detentiva in Rems come extrema ratio.

Si evidenzia, come importante un lavoro di informazione, in particolare per le persone che provengono dalla libertà.

Solo con alcune delle persone internate è stato possibile parlare (anche per il poco tempo a disposizione), tuttavia sono state fatte alcune video-interviste. A Bologna non è stata permessa la ripresa nell’unica stanza delle donne visionata.

Unico mandato ma differenze tra le Rems

Anche qui si confermano differenze tra le Rems: in relazione alle soluzioni architettonico/strutturali (es. presenza o meno di recinzioni, blindature, telecamere, dimensioni della stanze, ecc) all’ubicazione (es. lontane o vicine ai centri abitati) all’organizzazione degli spazi e del lavoro, al rapporto con la magistratura, al rapporto con i servizi territoriali di salute mentale .

La Rems di Casale di Mezzani è sita nel Comune a pochi km da Parma, è un edificio liberty ristrutturato appositamente per l’attuale destinazione d’uso. La struttura è suddivisa su due piani con uno spazio verde all’esterno, al piano terra vengono svolte le attività mentre al primo piano sono site le camere per gli ospiti. La struttura si presenta anche esternamente più come un luogo di cura che come un ambiente detentivo e le cancellate presenti all’esterno non sono particolarmente impattanti. Per le finestre, al posto delle sbarre, sono stati utilizzati vetri antisfondamento e una sorta di doppia finestra. Le finestre non possono essere aperte dall’interno. Tuttavia è attivo un sistema di videosorveglianza sia perimetrale che nella zona giorno ed è presente una guardia giurata (non armata) che svolge anche compiti di portineria. Tali accorgimenti sono stati “convenute” con la Prefettura e con le forze dell’ordine con le quali si attesta esserci un buon rapporto. E’ prevista una sala di ”de-escalation” mai usata (anzi utilizzata per lo shiatsu). Gli operatori ci tengono ad affermare: che qui non si applica il regolamento penitenziario: non agisce un mandato custodialistico (pur essendo chiaro che la struttura è per misure detentive) e si costruisce la sicurezza attraverso la cura, nell’ottica di un percorso di emancipazione dalla stessa misura di sicurezza.

Più visibili i segni del mandato custodiale nel caso di Bologna, denominata Casa degli Svizzeri. Da sottolineare che è stata scelta una bella struttura di recente costruzione. Qui si accede attraverso un ingresso vigilato da un addetto alla sicurezza (armato), c’è un bellissimo giardino, rovinato però da una impressionante recinzione carceraria munita di filo spinato. Tale recinzione è stata installata – su pressione di Prefettura e Carabinieri – dopo un episodio verificatosi in data 25 aprile 2015 e consistente nella “fuga” di una persona (in realtà conclusasi dopo qualche ora con il “ritrovamento” del paziente). Non vi sono però sbarre alle finestre, le porta principale verso il giardino è aperta, pur se dotata di sistema di allarme. Resta chiuso il cancello verso l’esterno.

La struttura è disposta su 4 piani. La zona giorno e la sala fumatori vengono chiuse alle ore 24, mentre durante il giorno sono accessibili, le camere da letto sono sempre aperte. Il giardino è fruibile dagli ospiti solo se accompagnati da personale della struttura. La videosorveglianza è solo esterna. A Bologna la visita della Rems da parte del gruppo di stop Opg è stata incompleta.

Sia a Bologna che a Casale dei Mezzani le camere da letto sono doppie o triple, ma sussistono anche due camere singole.

Rems e Magistratura.

Differenze significative tra le Rems sono emerse poi in relazione al rapporto con la magistratura: più facile (funzionale a far prevalere la funzione sanitaria su quella custodiale) quando è consuetudine un rapporto ordinario tra Dsm e magistratura.

Anche qui è emerso come fondamentale la negoziazione tra Regione, Ausl/Dsm e magistratura: sia sull’applicazione del regolamento penitenziario (assente o più o meno rigida), che rispetto alla capacità di orientare/condizionare (ovviamente in ragione delle competenze sanitarie) le decisioni della magistratura, anche circa le misure di sicurezza da adottare. In particolare l’esperienza di questi mesi ha segnalato come necessaria una cabina di regia regionale che interloquisca con la l magistratura, sia in fase di cognizione per prevenire internamenti che con quella di sorveglianza.

In ogni caso il comportamento dei magistrati appare dissimile tra Bologna e Casale de Mezzani

In entrambe le Rems sono concesse attività esterne alla struttura anche con un permesso cumulativo per quelle attività una volta che è stato presentato il PTRI da parte dei responsabili della Rems.

A Casale di Mezzani finora sono stati accolti ed autorizzati dalla Magistratura tutti i progetti finora presentati, compreso le numerose attività all’esterno, nonostante ciò si ritiene di dover proseguire in un lavoro di sensibilizzazione.

A Bologna il rapporto con la Magistratura di Sorveglianza viene definito buono, pur in presenza di un certo formalismo della stessa. Anche qui vi è la necessità di richiedere autorizzazioni per le attività. Tuttavia si conferma che dall’apertura sono state ottenute ben 108 uscite con permessi ad horas e 50 x visite all’esterno, ottenendo anche autorizzazioni collettive; alcuni pazienti hanno autorizzazioni permanenti per delle attività all’esterno.

Altro problema segnalato è quello della mancata sincronia tra i tempi della giustizia e i tempi “terapeutici”, sia per la definizione dei PTRI che per il riesame della pericolosità. Serve più flessibilità da parte della magistratura.

REMS e attività terapeutiche e riabilitative. Rems e quotidianità per gli ospiti.

A Casale di Mezzani la riunione si è svolta in presenza delle Cooperative sociali, delle Associazioni di volontariato e di promozione sociale provenenti, che svolgono varie attività: teatro (Coop Giolli e Fondazione LENS), escursionismo e tutela ambiente (Legambiente e coop. Ispa), Shiatsu. Tale apertura verso l’esterno va considerata positivamente e favorisce un raccordo con il territorio anche per favorire le dimissioni e il reinserimento. Vengono svolte anche attività all’esterno per le quali vengono richieste licenze ad horas . Sul punto il Direttore del DSM di Parma ha auspicato che in futuro possa essere data un’autorizzazione alla struttura per svolgere le attività sulla scorta di quanto avviene per le comunità terapeutiche (ex art. 116 DPR 309/90 nei casi di aa.dd e affidamento in prova per alcoldipendenti e tossicodipendenti (artt. 89 e 94 DPR 309/90). La partecipazione alle attività è libera e volontaria, non obbligatoria. Le visite dei familiari avvengono fino a due volte a settimana, non vige il regolamento penitenziario e le telefonate sono “libere”.

A Bologna tutte le attività vengono gestite direttamente dalla struttura, sono previste attività esterne in collaborazione con soggetti terzi del privato sociale.

In entrambe le Rems gli operatori non portano il camice.

Né a Bologna né a Casale di Mezzani si pratica la contenzione. Nelle situazioni acute si ricorre al TSO. Per alcuni episodi di tensione tra pazienti e/o con gli operatori sono state chiamati polizia o carabinieri, che però sono intervenuti senza l’uso della forza.

Fondamentale risulta lo svolgimento di attività all’esterno e il rapporto con la comunità/territorio, per superare i limiti evidenti di una struttura altrimenti chiusa.

Rems e Servizi di Salute Mentale

Il rapporto con i servizi di salute mentale del territorio viene definito da tutti presente ma da consolidare (tenendo presente che le due strutture hanno un bacino extra Ausl di appartenenza). A Casale di Mezzani viene riferito che vi è un raccordo con il territorio e si sono attivati interventi simili a quelli delle ordinarie strutture di salute mentale e vi è un inserimento della Rems nella rete dei servizi. I programmi sono individualizzati e si è fatto un lavoro di informazione sia agli ospiti che ai residenti nel territorio sulla natura della struttura.

A Bologna il rapporto con gli altri servizi del territorio viene definito buono, più agevole con il Dsm dell’Ausl bolognese. Anche qui segnalano, come a Parma, maggiori e notevoli problemi per i pazienti fuori regione. Alcuni Servizi del territorio faticano a prendersi in carico ospiti provenienti dalle REMS (e dagli OPG), per lo stigma della “pericolosità sociale” e perché, in alcuni casi, i pazienti non hanno avuto pregressi rapporti con i Servizi territoriali.

Anche in Emilia Romagna esistono dunque difficoltà per la formulazione/attuazione dei PTRI da parte dei servizi territoriali e finalizzati ad alternative alla misura detentiva. In primis rispetto al rispetto dei termini di legge dei 45 giorni dopo l’ammissione nella Rems, anche se il ritardo qui è notevolmente ridotto rispetto al ritardo constato in altre regioni. In questo senso è da segnalare come una rispostapositiva la Circolare Regionale 18 del 29.12.2015 sui PTRI e sul raccordo tra DSM e REMS.

Le prime riflessioni.

Dai colloqui con gli operatori, sia a Bologna che a Casale dei Mezzani, emerge con chiarezza che il ruolo delle Rems – e quindi della misura di sicurezza detentiva – deve divenire residuale rispetto ai progetti di cura e riabilitazione da svolgersi nel circuito del servizi di salute mentale territoriali. E che i pazienti “dimissibili” – con un adeguato PTRI ovviamente – sono la grande maggioranza. Viene definito che le e gli internati per più del 90% sono assolutamente assimilabili agli utenti ‘normali’ dei Centri di salute mentale, sembrano quindi non avere bisogno di risposte speciali.

Questa fase, definibile come sperimentale, ha già permesso di correggere l’impostazione (dichiarando esplicitamente ad esempio le Rems come residuali) e sta indicando alcune necessari interventi:

  • serve organizzare, come si è detto, un forte livello di coordinamento regionale per organizzare il rapporto tra Ausl/Dsm con la magistratura, sia in fase di cognizione per l’applicazione delle 81/14 (evitare detenzioni) che con la magistratura di sorveglianza per le dimissioni, e per favorire il lavoro sanitario riabilitativo degli operatori nelle Rems (il rapporto si è iniziato a costruire ma deve essere consolidato).

  • prima dell’apertura Rems definitive – che in Emilia Romagna appare una soluzione non necessaria . occorre una puntuale lettura dei processi che si sono avviate con le Rems transitorie, evitando di sprecare risorse, invece preziose per i Dipartimenti di salute mentale.

  • bisogna attivare il monitoraggio previsto dalla legge 81, da parte del Ministero della Salute sui PTRI formulati dai servizi di salute mentale territoriali: verificare se sono presentati e se corrispondono al mandato legislativo di trovare soluzioni alternative al ricovero in Rems. Questo può “sollecitare” i servizi alla presa in carico dei pazienti.

Resta per noi indispensabile la nomina del Commissario per le regioni inadempienti (l?emilia Romagna non è tra queste) come persona con compiti di coordinamento e di intervento puntuale su Regioni, Asl, magistratura, per fare applicare la legge 81 nella sua interezza e non solo per la chiusura degli Opg.

Agli incontri hanno partecipato per stopOPG in entrambe le Rems: Stefano Cecconi, Elia De Caro,Antonio Fortarezza e Alessio Maione. A Casale dei Mezzani anche Rosalba Calandra Checco (Fp Cgil Parma). A Bologna anche Giovanna Del Giudice e Marco Baldo (Fp Cgil Bologna)

Per la Regione Emilia Romagna erano presenti in entrambe le visite le dirigenti Mila Ferri e AnnaCilento, che ringraziamo per averci accompagnato.

Abbiamo incontrato:

A Casale dei Mezzani il Sindaco di Mezzani Romeo Azzali el’assessorealle Politiche Sociali, il Direttoregenerale Ausl Parma Elena Saccenti, il Direttore DSM Ausl Parma Piero Pellegrini, Giuseppina Paulillo responsabile Rems, diversi Operatori della struttura e rappresentanti della società civile e delle cooperative che operano all’interno della struttura.

A Bologna il Direttore sanitario AUSL Angelo Fioritti, il Responsabile della REMS Claudio Bartoletti, lacoordinatrice della Rems Velia Zulli e il Direttore del DSM Ivonne Donegani.

Questo Report non pretende di essere esaustivo ed è inevitabilmente parziale e di parte: sollecitiamo tutti coloro che hanno partecipato agli incontri nelle due Rems ad inviarci riflessioni, testimonianze, suggerimenti, proposte.

p. il Comitato nazionale stopOPG Stefano Cecconi, Giovanna Del Giudice, Elia De Caro

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