Corte Cassazione: disturbi della personalità e capacità di intendere e volere
  • SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE (SEZIONI UNITE PENALI) – Sentenza 25 gennaio 2005 – 8 marzo 2005 n. 9163

Sicuramente la sentenza delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione è di notevole importanza perchè, risolvendo contrastanti oscillazioni giurisprudenziali sulla rilevanza integrale o parziale, ovvero sulla irrilevanza dei disturbi della personalità,ai fini della capacità di intendere e di volere dell’imputato di maggiore età in relazione a qualsiasi fatto-reato,afferma il principio di diritto :”ai fini del riconoscimento del vizio totale o parziale di mente,rientrano nel concetto di infermità anche i “gravi disturbi della personalità “,a condizione che il giudice ne accerti la gravità e l’intensità,tali da escludere o scemare grandemente la capacità di intendere o di volere,e il nesso eziologico con la specifica azione criminosa”. Comunque, però ,nonostante la chiarezza della massima,si imporrà una riflessione sui tre elementi presi congiuntamente in considerazione dalla Corte per poter parlare di incidenza dei disturbi:gravità,intensità,nesso eziologico.

Segnalo la lettura integrale della sentenza sui seguenti punti per la riflessione o per una presa d’atto:

  • le impressionanti diagnosi per le divergenti ed opposte conclusioni sullo stesso caso(è un esempio che conferma la regola!):patologia di tipo organico…malformazione artero-venosa cerebrale,crisi psicotica paranoidea,vissuti persecutori,ecc.
  • l’affermazione della crisi della psichiatria,della sua crisi di identità,della crisi del concetto di malattia mentale e delle ricadute sulla relazione tra sapere scientifico e sapere giuridico-giudiziario.
  • la storia dei paradigmi interpretativi anche con riferimento alla antipsichiatria ed alla psichiatria alternativa,come sviluppo del paradigma sociologico.
  • la sintesi delle massime della Cassazione con riferimento alle singole diagnosi:abnormità psichiche,nevrosi,insufficienza mentale,reazioni a corto circuito,ecc.
  • la distinzione tra infermità e malattia mentale.
  • l’ancoraggio assoluto della classificazione del disturbo per la ricaduta della valutazione peritale al DSM-IV.
  • il riferimento alle recenti legislazioni di altri Paesi per sostenere le cd.formule aperte.
  • uno sguardo de iure condendo.

Francesco MaistoLa sentenza

Allegati

Articoli Correlati:

Share

Lascia un commento

Devi essere registrato per commentare l'articolo