Cosa (non) serve alla salute mentale

di Carla Toffoletti

“Purtroppo non posso essere con voi. In questo momento il mio posto è esattamente dove Basaglia aveva sognato che una persona come me dovesse essere: inserita nella società!Questo comporta delle responsabilità a cui non posso sottrarmi, perché una persona che vive il disagio mentale, che continua ad assumere farmaci, è capace di “assumersi” delle responsabilità ”. Inizia con la lettura di questa testimonianza di Madia Marangi, la tavola rotonda in Senato, Sala degli Atti Parlamentari, su cosa (non) serve alla salute mentale., promossa da Aresam, Cgil, Fp Cgil, Fondazione Franca e Franco Basaglia, ForumSalute Mentale, Legambiente, Sos Sanità ed Unasam. Presenti il senatore Ignazio Marino, presidente della Commissione d’Inchiesta sui servizi e tanti operatori, psichiatri e famigliari dei servizi di salute mentale. Il senso dell’incontro, che prende spunto dalla riedizione del libro di Beppe Dell’Acqua “Fuori come va? Famiglie e persone con schizofrenia. Manuale per un uso ottimistico delle cure e dei servizi”, è tutto contenuto nella lettera di Madia Marangi, che dopo un percorso di anni rivendica le possibilità che la Legge 180 le ha dato in termini di possibilità di guarigione e di reinserimento nella società.

Attualmente in parlamento ci sono 6 disegni di legge per una revisione della legge Basagliana, tra cui quella del vice presidente della commissione Affari sociali della Camera, Carlo Ciccioli, che solo ieri, nell’ambito del convegno delle associazioni familiari e dei volontari che si occupano della salute mentale, al Cinema Capranica di Roma, presente il ministro Fazio,ha ribadito: “La riforma della legge 180 è parte integrante del programma elettorale con cui il Pdl si è presentato alle elezioni politiche 2008 ed è tema su cui chi segue in Commissione Affari sociali la parte sanitaria del programma di governo, si è personalmente impegnato”. Per l’onorevole Ciccioli bisogna andare oltre la Legge 180 , che rimane, ma costruendo dei percorsi per legge. In pratica il relatore chiede l’obbligo per il medico di andare a casa, l’obbligo di informare i famigliari della cura, e, punto nodale, il trattamento sanitario obbligatorio (Tso) prolungato e continuativo, in luoghi non ospedalieri (ma in comunità terapeutiche con il limite di 15 posti letto per evitare le speculazioni, mentre la fase acuta deve restare negli ospedali pubblici).

A rispondergli il senatore Ignazio Marino che sta portando in giro per l’Italia la Commissione d’inchiesta sul Servizio Sanitario Nazionale, per verificare il funzionamento dei servizi di salute mentale. Marino ribadisce che non c’è necessità di riscrivere la Legge 180, ma solo di applicarla bene : “Mi sono reso contro dai primi sopralluoghi svolti che c’è una diversità di cure e di offerta terapeutica nel nostro paese. Si va da situazioni drammatiche, quasi criminali, come quella trovata nelle strutture psichiatriche di Chieti, dove le scarpe si appiccicavano al suolo per la presenza di urina umana e dove c’era una totale spersonalizzazione dei pazienti in strutture accreditate private, a situazioni di eccellenza come quelle che abbiamo visto nel Dipartimento di salute mentale di Trieste. L’obiettivo che ci poniamo è quello di avere una fotografia scientifica, molto accurata, della situazione nel nostro paese, in modo da arrivare a conclusioni che possano essere di supporto all’attività legislativa del Parlamento. La mia convinzione, che è personale perché le conclusioni della Commissione d’inchiesta sono ancora lontane, è che sia pericoloso immaginare una nuova Legge sulla salute mentale. Quello che è invece opportuno e urgente è applicare bene la Legge che esiste dal 1978.

Ma per Ignazio Marino c’è un secondo punto di grande preoccupazione, che riguarda le risorse destinate ai servizi di salute mentale e non solo:”Una manovra finanziaria che diminuisce di 10 miliardi di euro nei prossimi 24 mesi, i trasferimenti di denaro alle Regioni , è un grave danno per tutti quei servizi territoriali che si fondano proprio sul tipo di assistenza che vorremmo vedere in tutto il paese. E’ chiaro che queste pratiche di buona cura non potranno più esistere a meno che le Regioni non decidano di tassare ulteriormente i propri cittadini per fornire quei servizi che altrimenti verrebbero a mancare. Il rischio reale è di distruggere la rete del pubblico creando i presupposti per affidarsi al privato accreditato”. Di diverso parere l’onorevole Carlo Ciccioli : “Il taglio è generalizzato e non si capisce perché deve essere fatto sulla psichiatria. Taglieremo su tutto. Oggi lo Stato dà alle regioni 113 miliardi di euro. Nella legge chiediamo che il 2% in più venga assegnato alla psichiatria, a cui oggi spetta il 4,5%. Insomma si taglia su tutti gli altri settori per dare alla psichiatria”.

Marino sottolinea poi come la Legge c’è e come le pratiche applicative della 180 possano funzionare molto bene e possono essere applicate in tutta Italia, ed entra poi nel merito del libro di Beppe Dell’Acqua : “Una riflessione sincera su esperienze e rapporto con le famiglie. Non può esserci alleanza con il malato se non c’è alleanza con le famiglie, e non ci può essere successo e guarigione se non si crea un’alleanza tra famiglie, persone e struttura che si occupa della salute mentale”.

La parola a Girolamo Di Giglio, che rappresenta i familiari della più grande associazione, l’Unasam: Le cose che non servono non solo non servono, ma fanno anche molto male alla salute mentale e sottraggono risorse alle buone pratiche, che esistono, anche se a macchia di leopardo, in tutte le Regioni. Quello che serve sono buoni servizi. Questi ultimi dieci anni sono anni di involuzione. Bisogna rimettere in moto un processo di rinnovamento culturale, etico e politico. Il libro di Beppe Dell’Acqua è la prova concreta che vede nell’alleanza degli operatori con i famigliari, uno strumento fondamentale di lavoro. Serve però un grosso impegno della politica perché questo sia possibile. La salute mentale non è un problema settoriale che riguarda pochi, ma attiene al benessere psichico di tutta la società e deve essere parte integrante di un progetto globale di sviluppo. Per questo chiediamo ai politici di contrastare la pericolosa proposta di riforma della Legge 180”.

Che ci siano problemi nella gestione dei servizi di salute mentale non lo nega nessuno:norme regionali di programmazione assenti o non attuate, risorse finanziarie insufficienti, integrazione socio sanitaria non compiuta, formazione degli operatori scarsa,assenza di strutture e di percorsi per il reinserimento sociale, tutte cose che rischiano di scaricare sulla famiglia il problema della salute mentale. Ma dal dibattito una cosa esce con forza: una nuova legge nazionale oggi non serve alla salute mentale . Quello che serve ce lo suggerisce il libro di Beppe Dell’Acqua, frutto di un lavoro di anni sul campo, fatto con i famigliari di pazienti che hanno attraversato il disturbo mentale. Nel ’64 Basaglia scriveva: “La distruzione del manicomio è un fatto necessario e urgente Ciò che è giusto deve diventare possibile e ciò che è possibile lo deve essere per tutti”. E’ stata fatta una riforma importante, quello che Basaglia non è riuscito ad ultimare è l’organizzazione dei servizi.

Mi piace concludere con le parole di Madia Marangi: “ Non basta stabilire una percentuale del bilancio della sanità che ogni regione deve destinare alla salute mentale, se poi a livello nazionale non si stabilisce che tali fondi devono essere utilizzati anche per sostenere le cooperative sociali di tipo B, le associazioni , la promozione dei gruppi di auto mutuo aiuto: tutti quegli strumenti attraverso i quali le persone come me possono ricostruire la propria identità e riappropriarsi della propria vita ri-diventando cittadini a tutti gli effetti. La mia cartella clinica, conservata nel Centro di Salute Mentale di Martina Franca, dimostra ampiamente che io rientro nella categoria dei ‘folli’ ma, se tutto ciò che ho detto è per qualcuno sinonimo di follia, significa che la strada da percorrere per il riconoscimento del nostro diritto di parola e di cittadinanza è ancora lunga”.

(da televideo rai: http://www.televideo.rai.it/televideo/pub/articolo.jsp?id=5633 )

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