Cronaca e alcune considerazioni di Augusta Caforio sul convegno “Impazzire si può…al sud?”

IMG_1743Il 15 e 16 Marzo 2013 presso l’Auditorium del castello di Mesagne (BR) e poi il pomeriggio del 16 presso il centro Sperimentale Marco Cavallo di Latiano (BR) si è tenuto un interessante convegno Nazionale nato dal circuito “Impazzire si può?” che da alcuni anni si tiene a Trieste. Il titolo del convegno è stato “Impazzire si può…al sud?”. Esso è stato fortemente voluto, e se ne sono subito condivise le idee e le azioni programmatiche, dall’Associazione 180amici Puglia, associazione che si occupa di tutela della salute mentale e tra le tante cose anche di lotta allo stigma, costituita da cittadini utenti, cittadini familiari, cittadini interessati, cittadini volontari, cittadini operatori, da cittadini utenti-SEPE (Soci Esperti per Esperienza) e da SEPE volontari (SOVE Soci Volontari Esperti). Sia alcuni cittadini-volontari che alcuni cittadini utenti-SEPE, che “lavorano” per  il centro Marco Cavallo con l’Unità Operativa Mesagne-San Pancrazio per la co-gestione del centro, e tutto il centro, compresi operatori si sono adoperati perché questo convegno al sud venisse realizzato nella sua prima edizione. Il 13 dicembre scorso sono state invitate Novella e Gabriella dell’Art.32 di Trieste perché ci aiutassero, da esperte, nell’organizzazione, con indicazioni di metodo per mettere su un convegno di un certo spessoree che voglio ringraziare a nome di tutti noi.Poi, come Davide ha precisato in un filmato, che è stato reso pubblico per la prima volta al convegno “Impazzire si può…al sud?” dal titolo “Dalla pancia di Marco Cavallo”, -“Io ci metterei un bel paio di ali a questo cavallo”-, abbiamo proceduto da soli “volando” con il nostro personale stile nell’espletazione dei lavori perché fosse attuato il convegno. Come si conviene in occasioni di questo tipo anche noi abbiamo stilato un programma delle due giornate. Dovevano essere presenti, infatti, il venerdì 15, Fabrizio Gifuni attore che ha interpretato la figura di Franco Basaglia in “C’era una volta la città dei matti” e Franco Rotelli presidente della COPERSAMM (conferenza permanente per la salute mentale nel mondo), ma per altri impegni sono mancati. Anche gli ex assessori alle politiche della salute regione Puglia Tommaso Fiore, ed Ettore Attolini e Fulvio Longo dirigente dell’assessorato delle politiche della salute della regione Puglia non sono stati presenti. Come referente della regione è stata presente il primo giorno la dott.ssa Marisa De Palma assistente sociale che ricopre un ruolo di dirigente della regione Puglia. Ci vogliamo solo augurare che l’assenza di questi politici non sia stata dettata da indifferenza e mancata sensibilità verso questi temi, non vogliamo pensare proprio male considerato che Tommaso Fiore è venuto al centro Marco Cavallo in veste di assessore nel 2008.

Il programma diviso in due parti ha riguardato: la storia: dal manicomio alla legge 180.La rivoluzione Basagliana, il venerdì mattina; la storia: le buone pratiche della legge 180 ad oggi-esperienze a confronto con dibattito assembleare, il venerdì pomeriggio. Il giorno dopo si è data importanza al tema della recovery e del protagonismo.

I relatori più importanti nell’arco delle due giornate sono stati: Peppe Dell’Acqua, ex direttore del DSM di Trieste che è intervenuto subito dopo l’introduzione di Carlo Minervini sottolineando più volte l’importanza di una rivoluzione culturale. Questo è stato un concetto-matrice e pilastro importante che ha dato energia viva e condivisa durante il convegno. Ne sono stati prova gli applausi che sgorgavano dalla platea di uditori per nulla passivi. Quando Carlo Minervini ha introdotto poiché Rotelli non è più venuto ha fatto proiettare un filmato dove c’era appunto Rotelli. Dalle parole dell’intervista di Rotelli scaturiva la frase che “impazzire è una possibile variabile della vita di tutti”ragion per cui è necessario impegnarsi a tutelare la salute mentale. Rotelli dice inoltre che dobbiamo imparare che si può impazzire un po’ senza andare completamente alla deriva ed evitare che qualcuno impazzisca del tutto, solo se c’è una dimensione di civiltà nei nostri rapporti molto più sana abbattendo muri, ghetti, barriere che rendono la società povera. Vergognoso è stato apprendere dalla dott.ssa Marisa De Palma che i 2/3 dei proventi della regione Puglia destinati alla salute mentale vengono elargiti alle strutture, che nella stragrande maggioranzasono private e 1/3 al pubblico, nonostante il rapporto dell’utenza sia rispettivamente del 50% nelle strutture e del 50% nel pubblico. Ella stessa ha definito la Puglia una regione dalle grandi contraddizioni. Ciò sta a significare se abbiamo ben compreso che i servizi, i CSM sono poco considerati. Durante il dibattito assembleare non sono mancati gli interventi che riguardavano questa lacuna, perché “la gente che soffre può essere capace di stare nelle proprie case se ben seguita dai servizi” (M.G. Giannichedda) ragion per cui si è dato spazio anche alle disquisizioni riguardo all’abitare più autonomo. Questo argomento a volte dà tanta noia agli addetti ai lavori perché ne sentono parlare da tanto tempo e non si realizza gran che! Ma quando sarà ancora più possibileun servizio diverso considerate le parole di Maria Grazia Giannichedda, che riguardano la possibilità di essere curati diversamente poiché dimostrato fin dai tempi di Franco Basaglia?

Il dottor Roberto Mezzina la mattina del sabato ci ha parlato di recovery (ripresa, recupero). Tra le sue frasi che ci fanno piacere appuntate durante il convegno c’è questa: “Talvolta si può guarire da schizofrenia”; sono le parole, badate bene, degli addetti ai lavori, della scienza! E che dire degli interventi di Novella e Gabriella! Novella ha arricchito ulteriormente il convegnocon il suo entusiasmo e la sua carica testimoniando che impazzire si può ma anche guarire si può!Il convegno è stato bello anche perché hanno preso voce i protagonisti diretti della recovery. Senza esaltarsi troppo,alcune di queste persone si possono ben collocare in quel tipo di processo di recovery personale, che riguarda il saperci ben convivere con il disturbo e con la malattia pur non essendoci una completa recovery clinica che mi pare di aver capito sia quella terapeutico-farmacologica e diagnostica che riguarda i medici. Roberto Mezzina ha illustrato cosa è la recovery sotto vari aspetti e ci ha parlato di recovery perché essa è possibile no? Ma se non continua “la rivoluzione culturale” (Peppe Dell’Acqua) “se la mentalità manicomiale non cessa” (Giannichedda), “se non c’è formazione adeguata in tutti i contesti sociali” (Silvia Godelli – assessore alla cultura della regione Puglia intervenuta sabato mattina, e non è stato un caso che sia stata invitata, perché la salute mentale è anche un fatto culturale!) “potremmo essere rimangiati dal manicomio” (Giannichedda) Eh sì! La dott.ssa Giannichedda è convinta che piccole o grandi le strutture hanno bisogno di respiro, cioè di cambiamento culturale. Lei ha affermato che nelle facoltà di medicina non si studia Basaglia. Non sono mancati interventi tristi da parte di alcune persone sia utenti che familiari che riguardano casi di malasanità, di mancanza di ascolto, di abbandono.

La risposta è stata data già durante il convegno a Mesagne quando la dott.ssa Giannichedda ha parlato di fraternità. Una cosa è certa quando il convegno si è spostato a Latiano con il coordinamento nazionale utenti salute mentale tra il magma confuso della stanchezza delle due giornate e del voler mettere su uno statuto,alcune risposte mi sono sembrate interessanti: umanizzazione dei servizi, necessità esplicata dalla presidente di un’Associazione di Lecce e un elenco di diritti tra cui il diritto al sorriso elencati da un socio di Venezia di Art.32 di Trieste.

Gabriella e io verso la fine del pomeriggio del sabato parlando da sole ci siamo un po’ raccontate: che bello! Lei mi ha detto che i suoi servizi prima di un suo ricovero l’hanno tenuta 2 ore per informarla, che bello! Spero che ciò sia una prassi ancora più diffusa, perché in fondo al bisogno del paziente c’è anche quello della persona e del cittadino! Non ci devono essere piccole gocce d’acqua, non bastano per dissetare.La salute mentale è un diritto e in nome di questo diritto dobbiamo essere tutelati allo stesso modo. Concludo con alcune affermazioni di Maria Grazia Giannichedda:  “Non basta che un singolo servizio funzioni, occorre che ci siano dei sistemi locali che funzionino bene. Non è possibile che ci siano da una parte buone pratiche e dall’altra servizi che fanno schifo. Non si deve solo avere fortuna di incrociare il servizio che funziona bene. Occorre creare un sistema alternativo e antagonista e con ciò una cultura antagonista al manicomio!”.

Io dico: “Facciamo rete”! E se c’è qualcosa che non va “discutiamone insieme” come ha già detto Paola di Modena. Continuo e finisco affermando siamo anche noi quelli che devono far cambiare mentalità. Di ciò sono convinta da tanto tempo. Non è più il tempo dei miei 22 anni quando ero solo impaurita dall’atteggiamento dei medici. Adesso ne ho 47. Facciamo in modo che anche i giovanissimi che soffrono di qualche forma di disagio psichico entrino in dialogo con i servizi e contrattino con i medici. Sviluppiamo ancora più il nostro essere soggetti di diritto in ogni campo, anche questo.

Augusta

Alcune frasi del convegno:

-       Nessuno scambi per un banale centro diurno ciò che sta accadendo qua (Mezzina)

-       Chi aiuta deve affiancarsi all’altro, non deve essere padrone del processo di guarigione dell’altro (Mezzina)

-       Oggi non c’è una cultura dei servizi che crei legami sociali…ci sono vecchi paradigmi (Mezzina)

-       Laddove ci sono approcci umani lì è possibile la guarigione (Mezzina)

-       La risorsa principale per un processo di recovery è la persona stessa e la sua volontà (Mezzina)

-       La residenzialità pesante non fa salute (Rosa Stano)

-       Non c’è nessuna regione dove si discute di salute mentale di comunità (Peppe Dell’Acqua)

-       Gli psichiatri devono cambiare il paradigma (Novella)

Latiano, 18 Gennaio 2013

Grazie, Augusta

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