Da leggere: Il bambino con le braccia larghe

bambino_con_le_braccia1_160660di Carlo Gnetti

 Ediesse editore, 2010, Pagine: 208, E. 10.00

Prefazione di: Gianfranco Palma

Postfazione di: Franca Merlo

“Il bambino con le braccia larghe” è un libro appena uscito per i tipi dell’Ediesse. Scritto da Carlo Gnetti, giornalista che lavora nella redazione del settimanale della Cgil Rassegna Sindacale e che si è sempre occupato di questioni legate alla Sanità, nazionale e internazionale, ricostruisce la vicenda del fratello Paolo, morto ad aprile 2009 all’età di 59 anni. A partire dalla pubertà Paolo è stato affetto da schizofrenia. La sua storia riassume in modo esemplare l’itinerario percorso dal trattamento della malattia mentale, dalla psichiatria ma anche dagli psicofarmaci e dagli effetti della legge 180, a partire dalla sua prima applicazione ai tempi di Basaglia fino a oggi, passando per tutte le esperienze intermedie (padiglioni aperti, chiusura del manicomio, comunità terapeutica, casa famiglia, fino alla Residenza sanitaria assistita). Lo scritto affronta tutto ciò nel modo più “obiettivo” possibile, senza prendere posizione a favore o contro la legge 180, ma narrandone gli effetti reali sulle persone interessate, i familiari e l’ambiente circostante.

Il racconto, corredato da foto tratte dall’album di famiglia e da immagini realizzate nei luoghi dove Paolo è vissuto, è preceduto da una prefazione dello psichiatra Gianfranco Palma, direttore del Dipartimento Salute mentale della Asl Roma E, e seguito da un appendice in cui l’Arte terapista Franca Merlo racconta – con l’aiuto di disegni riprodotti nel volume – l’esperienza vissuta con Paolo, della quale aveva fatto un caso di studio presentato all’Università di Roma nel 1995.

Carlo Gnetti scrive senza risparmiarsi. Narra perché non può spiegare un mondo a molti di noi ignoto, di sofferenza e dolore. Prima di viverlo sulla sua pelle neppure lui poteva sapere che «nascere folle, aprire le zolle potesse scatenar tempesta», come ci ha testimoniato in forma lirica la poetessa Alda Merini.

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