Da Trieste a Latiano: un grido d’allarme

trentparker[photograph by Trent Parker / Magnum]

Di Silva Bon

Sono davvero molto preoccupata e anche molto arrabbiata.

Io sono una persona con esperienza di sofferenza mentale che teme vivamente e fortemente per la propria salute, così come lo sono i familiari e tante altre persone bisognose di cure. Pertanto desidero esprimere chiara la denuncia dell’attacco che si sta portando contro le istituzioni pubbliche psichiatriche che hanno i loro centri ispiratori nella medicina sul/del territorio e nella medicina di Comunità.

Sto seguendo da angolature diverse l’involuzione che importanti istituzioni, esponenti della psichiatria improntata agli ideali e alle buone pratiche insegnate da Franco Basaglia, stanno avendo sul campo, così a Trieste come in Puglia, a Latiano, e nel resto dell’Italia.

A Trieste due Csm su quattro si vedono costretti a chiudere il servizio, precedentemente fissato sulle 24 ore, per ridursi a prestazioni ambulatoriali quotidiane di 12 ore; il numero di operatori è stato ulteriormente ridotto; i peer supporter allontanati da alcuni Centri, usando la pandemia per indebolire ulteriormente le pratiche e le culture della salute mentale.

A Latiano l’Associazione 180 Amici Puglia del Centro Sperimentale Marco Cavallo subisce da tempo un attacco da parte del Dipartimento locale e delle politiche regionali, che ne riduce fortemente la possibilità di operare.

Si tratta di due diverse, eppur parallele situazioni, createsi in luoghi geograficamente distanti, ma che sono stati negli anni precedenti molto vicini e collaboranti, con visite, partecipazioni, interventi a Convegni nazionali e internazionali, che hanno visto presenze di operatori e di persone con esperienza, molto affluenti e produttive. Io stessa, qualche tempo fa sono stata ospite al Centro Marco Cavallo, e la conoscenza reciproca è diventata amicizia.

È un fatto gravissimo che a Trieste si stia cercando di smantellare il sistema di organizzazione che è stato un fiore all’occhiello della psichiatria democratica italiana, e punto di riferimento e di esempio per molte delegazioni straniere che da tutto il mondo venivano costantemente a visitare i Servizi del Dsm triestino; a confrontarsi con le buone pratiche del fare, del poter e voler fare; infine a conoscere teorie innovative e metodi attuativi.

Le autorità sanitarie dirigenziali locali si trincerano dietro all’eccezionalità della pandemia del coronavirus. Mi sembra invece che ci sia una precisa volontà politica di minare le istituzioni – eccellenze della Salute Mentale. Anche il fatto che a Trieste da più di un anno la carica di direttore sia coperta da un professore facente funzioni mi preoccupa moltissimo. E forse stanno aspettando un nuovo concorso pubblico da cui far uscire un vincitore, una persona lontana anni luce dalla esperienza triestina!

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Un Commento a “Da Trieste a Latiano: un grido d’allarme”

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