Dizionario della Nuova Psichiatria: Noi Matti [6]

6P

PAZZIA.

Termine d’uso comune con il quale vien definito chi si vuole escludere dal consorzio sociale. (Esempi: cose da pazzi, ma tu sei pazzo, uscire pazzi). Tale termine, di comprensione universale, è invece bandito dal gergo scientifico ufficiale che preferisce sostituirlo con quello apparentemente meno stigmatizzante di malato di mente, termine che conserva la medesima funzione emarginante non riuscendo lo psichiatra a uscire dalla adialetticità della scienza cui fa riferimento.

PERICOLOSITÀ.

In nome della presunta o reale pericolosità del malato mentale esistono i manicomi, creati a difesa della cosiddetta società libera. Il concetto di pericolosità deriva direttamente da quello di incomprensibilità con cui la psichiatria dichiara la propria impotenza di fronte a malati mentali che non ha saputo curare, né comprendere. Ciò che dovrebbe essere una saggia e onesta accettazione dei propri limiti di fronte a un problema, si tramuta in pratica in una suddivisione manichea fra quello che si comprende e che diventa buono umano giustificabile, e quello che non si comprende e diventa pericoloso imprevedibile osceno.

L’istituzione psichiatrica, fondata su questo pregiudizio dell’imprevedibilità e della pericolosità della malattia mentale, proponendo al malato una realtà priva di alternative e di un futuro, dà al ricoverato le indicazioni verso l’atto pericoloso che si presume debba fare. Dove non esiste futuro, l’unico progetto possibile è l’annullamento, così nell’istituzione come nella realtà esterna dove l’uomo senza alternative, sano o malato di mente, riconosce la morte propria o altrui come l’unico atto possibile in una realtà in cui non trova posto. (v: “Incidente”).

PERIZIA PSICHIATRICA.

È la delega data dal giudice allo psichiatra perché decida se l’imputato può essere sottoposto a processo o essere senz’altro inviato in manicomio. Il verdetto dello psichiatra resta senza appello e costituisce una vera e propria deroga di fatto al principio del giudice naturale. La firma, come sempre, è dell’autorità giudiziaria, il contenuto è del tecnico. Ed è un contenuto particolarmente grave, se affermativo di malattia mentale, perché sostituisce alla reclusione in carcere la restrizione in un manicomio giudiziario a tempo indeterminato. Con l’assurdo che se il malato guarisce per avventura prima di un tempo minimo fissato dalla legge, non può uscire dal manicomio prima della scadenza del termine legale. Né può godere di amnistie o di condoni od ottenere la grazia, perché il manicomio non è reclusione, è “misura di sicurezza”.

La perizia non attribuisce soltanto ampi poteri allo psichiatra, ma gli fornisce notevoli vantaggi. Essa rende economicamente, dà prestigio se legata a casi giudiziari clamorosi, crea un legame di solidarietà con il giudice che difficilmente si potrà contraddire indagando penalmente sui metodi di gestione manicomiale del suo perito psichiatra di fiducia. E infine non impegna, perché l’imputato finirà in un manicomio giudiziario e non sarà motivo alcuno di fastidio per lo psichiatra che non lo vedrà più nel proprio manicomio. (Giangiulio Ambrosini).

PERSONALITÀ PSICOPATICHE.

Secondo la definizione dello psichiatra Schneider, si tratta di «persone che soffrono e fanno soffrire gli altri». È evidente che tale definizione si stacca da un concetto puramente diagnostico per esprimere un giudizio di valore in cui l’abnorme viene riferito a uno schema di valori medici, psicologici e sociali accettato come naturale e irriducibile, mai come qualcosa di legato al sistema sociale di cui l’individuo fa parte.

Dalla classificazione che alcuni continuano a fare degli psicopatici, ciò che risulta ancora una volta essenziale è la “stigmatizzazione” (v.) di chi devia dalla norma; stigmatizzazione ottenuta attraverso giudizi di valore che mettono a fuoco l ‘immoralità e la dissolutezza. Qualunque cosa faccia lo psicopatico è sempre “sbagliata”, perché il giudizio precede ogni sua azione come un marchio di fabbrica: se un atto è sbagliato, è sbagliato anche il suo contrario. L’errore iniziale è non avere accettato le regole del gioco: le motivazioni del rifiuto possono essere di natura diversa ma non hanno peso sul giudizio che se ne formula. Ed è esprimendo giudizi di questa natura che si arriva, in molti processi penali e civili, alla “perizia psichiatrica” (v.).

Articoli Correlati:

Share

Lascia un commento

Devi essere registrato per commentare l'articolo