Dizionario della Nuova Psichiatria: Noi Matti [8]

8PSICOFARMACI.

Sotto questo nome vengono raggruppate tutte quelle sostanze ad azione psicotropa, che agiscono cioè sullo stato psichico e sul comportamento. L’era farmacologica comincia negli anni ‘50 grazie alla scoperta di alcuni farmaci che, con la loro azione sedativa, avviano per chi sa approfittarne la possibilità di un rapporto prima inesistente col malato. Ma se l’uso del farmaco si limita soltanto a garantire le tranquillità dei reparti, l’unico risultato è un nuovo totale annientamento dei ricoverati attraverso l’immissione massiccia dei farmaci come elemento gravemente istituzionalizzante (v.: “Istituzionalizzazione”). In definitiva si può dire che gli psicofarmaci hanno avuto e hanno tuttora un’azione terapeutica sia sui pazienti che sugli psichiatri, nel senso che costringono questi ultimi a mutare radicalmente il loro atteggiamento pessimistico nei confronti della malattia mentale, e ad assumerne un altro che implichi il riconoscimento del malato come persona ancora esistente, con esigenze personali che vanno oltre le regole dell’istituzione che lo segrega.

L’uso indiscriminato dei farmaci nelle istituzioni ha portato alcuni autori a parlare di una nuova forma di “contenzione” (v.) chimica, nel senso che i farmaci possono appunto essere usati con l’unica finalità, decisamente antiterapeutica, di mantenere la calma nei manicomi.

PSICOSI.

Sono sindromi cliniche che presentano una sintomatologia delirante da ricondurre a disturbi della coscienza o della personalità. Esse sono caratterizzate da un modificato rapporto con la realtà, quando questa realtà significhi non solo il mondo fisico che ci circonda ma anche il mondo psichico interiore del soggetto, il mondo nel quale e per il quale egli vive. Tale modificazione si rivela attraverso idee “sviate” (conseguenza dell’alterata assimilazione dei valori che legano l’Io al suo mondo) e idee “deliranti” (nelle quali il processo che assegna a tutti i fenomeni del mondo il loro significato e il loro grado di realtà viene sviato, sovvertito).

Una volta fatta la diagnosi, datale una veste clinica, applicata un’etichetta (schizofrenia, psicosi maniaco-depressiva, paranoia, eccetera), la definizione di “malato” diventa una realtà totalizzante che investe l’intera personalità dell’individuo. Ogni suo atto, gesto, pensiero rientrano in questa connotazione, come se il mondo in cui e di cui egli vive non continuasse a muoversi, a esistere e a interferire su di lui con la stessa forza ambigua e dissociante del suo pensiero dissociato.

PSICOTERAPIA.

Merita questo nome ogni metodo di trattamento di disturbi psichici o psicosomatici che si serva di mezzi psicologici e che abbia come base il rapporto tra medico e inalato. Alla psicoterapia appartengono quindi il colloquio in senso lato, la suggestione, l’ipnosi, il training autogeno, le terapie del comportamento, la rieducazione psicologica, eccetera. La “psicanalisi” (v.) fa parte della psicoterapia: e si può dire che ne è la componente più importante.

La società che determina i disagi, li traduce in bisogni e mette sul mercato i prodotti atti a soddisfarli, richiede sempre di più l’opera di psicoterapeuti. Tale opera è necessaria e insostituibile ma offre risultati modesti poiché le cause di disagio e di sofferenza rimangono immutate e tendono a intensificarsi. Dato l’aumento delle richieste, la psicoterapia è costretta a uscire dal rapporto duale medico-paziente e a interessarsi di dinamiche e cure familiari e di gruppo. Sembra che tali interventi diminuiscano gli attriti all’interno delle famiglie e dei gruppi e aumentino l’efficienza e la produttività dei soggetti che vi si sottopongono. Alcuni, dopo terapie di gruppo, si sposano; altri, dopo le terapie familiari, divorziano.

Si avvicinano i tempi delle grandi terapie di massa. La più moderna di queste è il gioco del calcio o, meglio, il tifo calcistico. Esso fa soffrire e godere le masse per avvenimenti che non le riguardano, fa dimenticare avvenimenti che invece le riguardano molto, permette di localizzare il nemico all’esterno (l’arbitro) e di identificarsi con un singolo (Pautasso, sei tutti noi) o con un gruppo (daje Lupi!). Per la psicanalisi il goal potrebbe simboleggiare la scena originaria dell’amplesso dei genitori ed essere vissuto o con orgasmo (identificazione con il supposto aggressore) o con sofferenza (identificazione con la supposta vittima). Tale psicoterapia di massa fa in modo che, dopo la catarsi domenicale, tutti corrano a casa e aprano il televisore per rivedere la partita e rivivere ancora la scena originaria (al rallentatore).

Il futuro della psicoterapia è di estrema importanza per la nostra vita. Col passare del tempo, infatti, da un lato le malattie mentali saranno assolutamente proibite, dall’altro diventeremo tutti “matti” (v.) senza accorgercene. Il futuro compito della psicoterapia sarà quello di sostituire il lavoro umano con la “ergoterapia” (v.), il tempo libero con la ludoterapia e l’amore con una sana attività erotica senza inibizioni. (Michele Risso).

PSICOFARMACI.

Sotto questo nome vengono raggruppate tutte quelle sostanze ad azione psicotropa, che agiscono cioè sullo stato psichico e sul comportamento. L’era farmacologica comincia negli anni ‘50 grazie alla scoperta di alcuni farmaci che, con la loro azione sedativa, avviano per chi sa approfittarne la possibilità di un rapporto prima inesistente col malato. Ma se l’uso del farmaco si limita soltanto a garantire le tranquillità dei reparti, l’unico risultato è un nuovo totale annientamento dei ricoverati attraverso l’immissione massiccia dei farmaci come elemento gravemente istituzionalizzante (v.: “Istituzionalizzazione”). In definitiva si può dire che gli psicofarmaci hanno avuto e hanno tuttora un’azione terapeutica sia sui pazienti che sugli psichiatri, nel senso che costringono questi ultimi a mutare radicalmente il loro atteggiamento pessimistico nei confronti della malattia mentale, e ad assumerne un altro che implichi il riconoscimento del malato come persona ancora esistente, con esigenze personali che vanno oltre le regole dell’istituzione che lo segrega.

L’uso indiscriminato dei farmaci nelle istituzioni ha portato alcuni autori a parlare di una nuova forma di “contenzione” (v.) chimica, nel senso che i farmaci possono appunto essere usati con l’unica finalità, decisamente antiterapeutica, di mantenere la calma nei manicomi.

PSICOSI.

Sono sindromi cliniche che presentano una sintomatologia delirante da ricondurre a disturbi della coscienza o della personalità. Esse sono caratterizzate da un modificato rapporto con la realtà, quando questa realtà significhi non solo il mondo fisico che ci circonda ma anche il mondo psichico interiore del soggetto, il mondo nel quale e per il quale egli vive. Tale modificazione si rivela attraverso idee “sviate” (conseguenza dell’alterata assimilazione dei valori che legano l’Io al suo mondo) e idee “deliranti” (nelle quali il processo che assegna a tutti i fenomeni del mondo il loro significato e il loro grado di realtà viene sviato, sovvertito).

Una volta fatta la diagnosi, datale una veste clinica, applicata un’etichetta (schizofrenia, psicosi maniaco-depressiva, paranoia, eccetera), la definizione di “malato” diventa una realtà totalizzante che investe l’intera personalità dell’individuo. Ogni suo atto, gesto, pensiero rientrano in questa connotazione, come se il mondo in cui e di cui egli vive non continuasse a muoversi, a esistere e a interferire su di lui con la stessa forza ambigua e dissociante del suo pensiero dissociato.

PSICOTERAPIA.

Merita questo nome ogni metodo di trattamento di disturbi psichici o psicosomatici che si serva di mezzi psicologici e che abbia come base il rapporto tra medico e inalato. Alla psicoterapia appartengono quindi il colloquio in senso lato, la suggestione, l’ipnosi, il training autogeno, le terapie del comportamento, la rieducazione psicologica, eccetera. La “psicanalisi” (v.) fa parte della psicoterapia: e si può dire che ne è la componente più importante.

La società che determina i disagi, li traduce in bisogni e mette sul mercato i prodotti atti a soddisfarli, richiede sempre di più l’opera di psicoterapeuti. Tale opera è necessaria e insostituibile ma offre risultati modesti poiché le cause di disagio e di sofferenza rimangono immutate e tendono a intensificarsi. Dato l’aumento delle richieste, la psicoterapia è costretta a uscire dal rapporto duale medico-paziente e a interessarsi di dinamiche e cure familiari e di gruppo. Sembra che tali interventi diminuiscano gli attriti all’interno delle famiglie e dei gruppi e aumentino l’efficienza e la produttività dei soggetti che vi si sottopongono. Alcuni, dopo terapie di gruppo, si sposano; altri, dopo le terapie familiari, divorziano.

Si avvicinano i tempi delle grandi terapie di massa. La più moderna di queste è il gioco del calcio o, meglio, il tifo calcistico. Esso fa soffrire e godere le masse per avvenimenti che non le riguardano, fa dimenticare avvenimenti che invece le riguardano molto, permette di localizzare il nemico all’esterno (l’arbitro) e di identificarsi con un singolo (Pautasso, sei tutti noi) o con un gruppo (daje Lupi!). Per la psicanalisi il goal potrebbe simboleggiare la scena originaria dell’amplesso dei genitori ed essere vissuto o con orgasmo (identificazione con il supposto aggressore) o con sofferenza (identificazione con la supposta vittima). Tale psicoterapia di massa fa in modo che, dopo la catarsi domenicale, tutti corrano a casa e aprano il televisore per rivedere la partita e rivivere ancora la scena originaria (al rallentatore).

Il futuro della psicoterapia è di estrema importanza per la nostra vita. Col passare del tempo, infatti, da un lato le malattie mentali saranno assolutamente proibite, dall’altro diventeremo tutti “matti” (v.) senza accorgercene. Il futuro compito della psicoterapia sarà quello di sostituire il lavoro umano con la “ergoterapia” (v.), il tempo libero con la ludoterapia e l’amore con una sana attività erotica senza inibizioni. (Michele Risso).

PSICOFARMACI.

Sotto questo nome vengono raggruppate tutte quelle sostanze ad azione psicotropa, che agiscono cioè sullo stato psichico e sul comportamento. L’era farmacologica comincia negli anni ‘50 grazie alla scoperta di alcuni farmaci che, con la loro azione sedativa, avviano per chi sa approfittarne la possibilità di un rapporto prima inesistente col malato. Ma se l’uso del farmaco si limita soltanto a garantire le tranquillità dei reparti, l’unico risultato è un nuovo totale annientamento dei ricoverati attraverso l’immissione massiccia dei farmaci come elemento gravemente istituzionalizzante (v.: “Istituzionalizzazione”). In definitiva si può dire che gli psicofarmaci hanno avuto e hanno tuttora un’azione terapeutica sia sui pazienti che sugli psichiatri, nel senso che costringono questi ultimi a mutare radicalmente il loro atteggiamento pessimistico nei confronti della malattia mentale, e ad assumerne un altro che implichi il riconoscimento del malato come persona ancora esistente, con esigenze personali che vanno oltre le regole dell’istituzione che lo segrega.

L’uso indiscriminato dei farmaci nelle istituzioni ha portato alcuni autori a parlare di una nuova forma di “contenzione” (v.) chimica, nel senso che i farmaci possono appunto essere usati con l’unica finalità, decisamente antiterapeutica, di mantenere la calma nei manicomi.

PSICOSI.

Sono sindromi cliniche che presentano una sintomatologia delirante da ricondurre a disturbi della coscienza o della personalità. Esse sono caratterizzate da un modificato rapporto con la realtà, quando questa realtà significhi non solo il mondo fisico che ci circonda ma anche il mondo psichico interiore del soggetto, il mondo nel quale e per il quale egli vive. Tale modificazione si rivela attraverso idee “sviate” (conseguenza dell’alterata assimilazione dei valori che legano l’Io al suo mondo) e idee “deliranti” (nelle quali il processo che assegna a tutti i fenomeni del mondo il loro significato e il loro grado di realtà viene sviato, sovvertito).

Una volta fatta la diagnosi, datale una veste clinica, applicata un’etichetta (schizofrenia, psicosi maniaco-depressiva, paranoia, eccetera), la definizione di “malato” diventa una realtà totalizzante che investe l’intera personalità dell’individuo. Ogni suo atto, gesto, pensiero rientrano in questa connotazione, come se il mondo in cui e di cui egli vive non continuasse a muoversi, a esistere e a interferire su di lui con la stessa forza ambigua e dissociante del suo pensiero dissociato.

PSICOTERAPIA.

Merita questo nome ogni metodo di trattamento di disturbi psichici o psicosomatici che si serva di mezzi psicologici e che abbia come base il rapporto tra medico e inalato. Alla psicoterapia appartengono quindi il colloquio in senso lato, la suggestione, l’ipnosi, il training autogeno, le terapie del comportamento, la rieducazione psicologica, eccetera. La “psicanalisi” (v.) fa parte della psicoterapia: e si può dire che ne è la componente più importante.

La società che determina i disagi, li traduce in bisogni e mette sul mercato i prodotti atti a soddisfarli, richiede sempre di più l’opera di psicoterapeuti. Tale opera è necessaria e insostituibile ma offre risultati modesti poiché le cause di disagio e di sofferenza rimangono immutate e tendono a intensificarsi. Dato l’aumento delle richieste, la psicoterapia è costretta a uscire dal rapporto duale medico-paziente e a interessarsi di dinamiche e cure familiari e di gruppo. Sembra che tali interventi diminuiscano gli attriti all’interno delle famiglie e dei gruppi e aumentino l’efficienza e la produttività dei soggetti che vi si sottopongono. Alcuni, dopo terapie di gruppo, si sposano; altri, dopo le terapie familiari, divorziano.

Si avvicinano i tempi delle grandi terapie di massa. La più moderna di queste è il gioco del calcio o, meglio, il tifo calcistico. Esso fa soffrire e godere le masse per avvenimenti che non le riguardano, fa dimenticare avvenimenti che invece le riguardano molto, permette di localizzare il nemico all’esterno (l’arbitro) e di identificarsi con un singolo (Pautasso, sei tutti noi) o con un gruppo (daje Lupi!). Per la psicanalisi il goal potrebbe simboleggiare la scena originaria dell’amplesso dei genitori ed essere vissuto o con orgasmo (identificazione con il supposto aggressore) o con sofferenza (identificazione con la supposta vittima). Tale psicoterapia di massa fa in modo che, dopo la catarsi domenicale, tutti corrano a casa e aprano il televisore per rivedere la partita e rivivere ancora la scena originaria (al rallentatore).

Il futuro della psicoterapia è di estrema importanza per la nostra vita. Col passare del tempo, infatti, da un lato le malattie mentali saranno assolutamente proibite, dall’altro diventeremo tutti “matti” (v.) senza accorgercene. Il futuro compito della psicoterapia sarà quello di sostituire il lavoro umano con la “ergoterapia” (v.), il tempo libero con la ludoterapia e l’amore con una sana attività erotica senza inibizioni. (Michele Risso).

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