Dopo Trieste, ancora Trieste

no_restraint_insta-def-2di Giovanni Rossi.

Quando due anni fa, dicembre 2019, con Alessandra Oretti, che dirige il SPDC della Azienda Sanitaria Universitaria Giuliano Isontina, abbiamo cominciato a progettare il convegno a Trieste non immaginavamo certamente che lo scenario si sarebbe modificato nelle forme che ora ci appaiono.

Sì, forse laggiù in Cina c’era una nuova infezione, ma si sa i cinesi….. Poi ha preso un nome : Coronavirus.

Una coppia di cinesi è stata ricoverata allo Spallanzani di Roma. Poi il caso zero a Codogno. Il virus tra noi. Cosa fare? Le mascherine che non c’erano. Il distanziamento sociale poi fisico, un metro.

Il lockdown, i ricoveri e i morti. Le conferenze stampa giornaliere. L’informazione e il dibattito televisivo monopolizzato dalla paura, perché l’assertività del linguaggio pubblicitario non tollera il probabilismo del metodo scientifico.

Poi la performance del vaccino pronto in un anno. La sua primazia nella difesa della salute e per la ripresa della economia. La vaccinazione come primo degli obiettivi affidati al nuovo Presidente del Consiglio dei Ministri, Mario Draghi.

La condizione di restraint sperimentata da tutti gli italiani ci ha fatto pensare, un anno fa, nel nostro incontro annuale, tenutosi virtualmente a Caltagirone, che ci fosse una sensibilità nuova e diffusa al tema.

In realtà si sono ampliati gli spazi di intervento del Garante Nazionale dei diritti delle persone private della libertà, che è stato costretto a denunciare la situazione di “detenzione” in cui si erano venute a trovare le persone accolte nelle residenze per anziani e disabili, costrette all’isolamento dai propri affetti, dalle famiglie e dagli amici. Ora è stato quantomeno ottenuto che in collaborazione con l’Istituto Superiore della Sanità sia attivo il monitoraggio delle strutture, di cui non esiste nemmeno una anagrafe nazionale.

Nel tessuto sociale l’immunizzazione si è accompagnata al diffondersi della intolleranza. O da una parte o dall’altra.

Il dialogo, come chi continua a provarci sa, è sempre più impossibile. La fede nella scienza, questo ossimoro, sembra accomunare gli uni e gli altri. Ciascuno naturalmente con i suoi documenti scientifici di riferimento, ribaditi come unici dai meccanismi della comunicazione pubblicitaria personalizzata, che sulle pagine dei social, seleziona nel flusso, ciò che l’algoritmo, individua come sintonico con il nostro profilo social.

pascoloE’ miracoloso che il 15 e 16 novembre 2021 siamo riusciti, grazie in primo luogo all’impegno straordinario di Alessandra Oretti e del Dipartimento di Salute Mentale di Asugi, ad organizzare l’incontro “Verso servizi liberi da contenzione. A sessant’anni da: mi no firmo”.

A riprendere il filo, come fu per Franco Basaglia, della relazione che intercorre tra dignità e diritti umani, necessità di conoscenze nuove per la cura, salute del singolo e salute della comunità.

E’ stato possibile, in primo luogo, come sottolineato da Franco Rotelli, perchè i Servizi di Trieste, come quelli di Gorizia, continuano ad essere in campo, ad accogliere domande e a dare risposte, grazie ad una solida formazione ed organizzazione e all’integrazione con la rete sociale e cooperativa.

Certo le contingenze generano più di una preoccupazione, ma ciò non deve impedire di vedere il dato di fatto di una continuità nel prendersi cura. Come ha mostrato il bel documento visivo raccolto all’interno del SPDC.

257845402_10227271662639494_3627010218315297059_nCome si sa, la presenza del coronavirus ha modificato l’organizzazione degli ospedali. Reparti covid e reparti non covid.

Anche gli SPDC hanno subito tali ulteriori criteri di selezione/isolamento. In alcune aree un SPDC si è sacrificato accogliendo i pazienti covid, anche per gli altri. In altre circostanze all’interno del singolo SPDC si sono separate una zona covid da una non covid.

Quasi da nessuna parte è stato mantenuto il percorso covid per le persone con problemi di salute mentale all’interno di un unico percorso basato sulla gravità della sintomatologia della malattia.

Nonostante ciò, al convegno di Trieste, siamo riusciti a portare le esperienze aperte, di coprogettazione, degli SPDC no restraint.

Esperienze di coinvolgimento di utenti e familiari, come pure di lavoro integrato tra ospedale e territorio. Quest’ultimo inteso nella accezione ampia dei servizi sociali, sanitari, ma anche per la sicurezza dei cittadini.

Il tema della trasparenza e verificabilità dei nostri atti è stato altresì ripreso da Mauro Palma che nel suo ruolo di Garante Nazionale ha da un lato l’autorità di visitare i luoghi, come gli SPDC, in cui la libertà della persona può essere ridotta, ma anche di raccomandare “rimedi” come possono essere l’adeguata dotazione di personale o l’integrazione con il territorio.

sindacoAbbiamo ripreso con il Sindaco di Legnano, Lorenzo Radice il tema della città che nel suo insieme sa accogliere dando grande spazio alla funzione educativa. Mentre Franco Rotelli, citando l’esperienza delle microaree, ha sottolineato che tale approccio promuove e produce salute, soprattutto attraverso risorse già presenti nel tessuto della città.

Noi sappiamo bene cosa significhino ripresa o resilienza, appartengono al campo della salute mentale di comunità. Oggi queste parole definiscono il Programma Europeo e indicano la direzione verso cui orientare le ingenti risorse economiche messe a disposizione.

Per questa ragione ci hanno fatto piacere le parole che ci ha rivolto il Ministro della Salute Roberto Speranza, poi riprese dalla professoressa Dirindin nel suo intervento.

Sappiamo quanto sia importante la cultura no restraint, tuttavia ci vogliono anche gli operatori. Perché la cultura non può vivere se non nel lavoro pratico. Dunque abbiamo auspicato che vi sia una grande leva di nuovi operatori per la salute mentale, alla cui formazione noi naturalmente ci candidiamo.

258044885_10227271667039604_5846031857372833135_nLa direzione verso cui muoversi c’è.

E’ contenuta nelle raccomandazioni per il superamento della contenzione meccanica nei servizi della salute mentale del Ministero della Salute. I tempi sono indicati: tre anni.

I modelli di riferimento li abbiamo, a partire dal quello triestino, che è presente nella guida OMS per i servizi di salute mentale di comunità orientati dalla centralità della persona e dei suoi diritti. Ed abbiamo anche indicato alle Regioni quattro obiettivi minimi, immediatamente realizzabili, utili ad individuare senza ritardi chi si stia davvero impegnando.

Penso che l’incontro di Trieste verrà ricordato come prova della resilienza e della capacità di ripresa che il movimento per il no restraint ha in Italia.

Per questo sono discretamente ottimista.

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