Dove ci portate? Wohin bringt ihr uns? Kam nas peljete?

COPERTINA_dove ci portate2Dove ci portate? Wohin bringt ihr uns? Kam nas peljete? - La deportazione dei pazienti psichiatrici dalla Val Canale e le opzioni italo-tedesche. 1939-1940

(Storia Kappa Vu, Udine 2019, pp. 135, euro 12), a cura di Paolo Ferrari e Kirsten Maria Düsberg

Di Silva Bon

Senza poter scegliere: questo il destino ineluttabile dei pazienti psichiatrici della Val Canale deportati in Germania.

Veniamo agli antefatti. Fra estate e autunno del 1939 si concludono le trattative tra i governi italiano e tedesco e si avvia la pratica delle opzioni e del trasferimento nel Reich di quanti in Alto Adige / Sud Tirolo, Trentino e in Val Canale hanno operato quella scelta.

La maggioranza delle famiglie della Val Canale opta per il Reich. Il loro trasferimento si lega alla cosiddetta K-Aktion, volta a creare in Carinzia zone di consolidamento del carattere nazionale: alcuni degli optanti sostituiscono, nelle fattorie confiscate, le famiglie non solo di ebrei, ma anche di sloveni, carinziani ritenuti ostili al nazismo, e pertanto cacciate e deportate.

Il trasferimento di popolazione coinvolge – con automatismo obbligato – anche i familiari degli optanti che in quel momento stanno nelle carceri e negli ospedali psichiatrici.

La ricerca curata dallo storico Paolo Ferrari e dalla sociologa Kirsten Maria Düsberg documenta e illumina questa vicenda complessa, legata alle opzioni e al destino dei degenti nelle strutture psichiatriche.

In particolare Kirsten Maria Düsberg si pone sulle tracce delle persone deportate dall’Ospedale psichiatrico di Udine: sono otto persone, uomini e donne di varie fasce d’età, alcuni maturi, altri adolescenti, a cui, attraverso l’analisi delle cartelle cliniche e di ulteriori documentazioni anche fotografiche, viene restituita identità e dignità; viene ricostruito spessore umano; viene tratteggiata una narrazione biografica che parla di storie dentro la Grande Storia.

Infatti, spiega Paolo Ferrari, riprendendo il lavoro dello storico germanista Enzo Collotti, dopo la sconfitta della Polonia viene avviato nel Reich uno sviluppo organico istituzionale di politica di selezione nazionale e razziale destinata ad alterare permanentemente l’equilibrio delle nazionalità a vantaggio del popolo tedesco, nel quadro della Grande Germania e della gerarchia di popoli nel progetto nazista di Nuovo ordine europeo.

Tutto ciò porta a incidenze politiche, nazionali e sociali devastanti nell’Europa nazista dal 1939 al 1945, con l’obiettivo, tra l’altro, di creare nuove sedi di colonizzazione germanica, mediante spostamenti e insediamenti di elementi germanici trasferiti in altri luoghi, insieme a un elevatissimo grado di discrezionalità nel trattamento delle popolazioni considerate pericolose.

La psichiatria dell’epoca, d’impronta organicista ed eugenetica, ha un ruolo di rilievo nell’attuazione dei processi di discriminazione e di selezione: aderendo in gran parte al fascismo e al nazionalsocialismo, essa aveva anticipato e si era messa al servizio delle strategie rivolte al conseguimento della purezza razziale.

La Germania diviene il laboratorio delle tecniche di stigmatizzazione, selezione e sperimentazione dei primi omicidi di massa, dell’annientamento delle vite definite non degne di essere vissute previsto dalla Aktion T4, che hanno preceduto e preparato lo sterminio di massa della popolazione ebraica europea.

L’antropologo ed etnologo Gian Paolo Gri si pone il problema della purezza e contaminazione sui confini, problema imposto dalla realtà complessa prima in Alto Adige e poi anche in Val Canale dove, accanto ai percorsi singolari biografici, sono molti altri i temi implicati: quello del confine, delle minoranze e delle minoranze nelle minoranze; della diversità e dell’identità; della trasformazione della diversità in diseguaglianza e discriminazione; i confini più sottili e ambigui che dividono sani e savi da malati e matti, normalità da follia e devianza…

Del resto, denuncia lo storico Karl Stuhlpfarrer, il trattamento umano ed equo delle persone anziane, malate, in particolare dei malati di mente non costituisce un elemento essenziale/significativo per le ideologie dei due regimi fascisti, fondati sui principi della forza virile dei giovani maschi, della violenza eroica e della selezione secondo i principi del social-darwinismo.

E il filosofo Michel Foucault nel Corso al Collège de France (1974-75). Gli anormali, afferma che il fatto che la psichiatria tedesca abbia operato in modo spontaneo all’interno del nazismo, non deve risultare sorprendente. Il nuovo razzismo, il neo-razzismo, quello che è specifico del XX secolo come difesa interna di una società contro i suoi anormali, è nato nella psichiatria. Il nazismo non ha fatto nient’altro che innestare il nuovo razzismo sul razzismo etnico, che era endemico nel XIX secolo.

La tremenda domanda Dove ci portate?, gridata dai ricoverati nell’Ospedale psichiatrico provinciale di Udine, il 24 maggio 1940, trasferiti in Germania, apre ad un’indagine di storia locale, interconnessa con la storia europea. Il libro di Paolo Ferrari e Kirsten Maria Düsberg è una ricerca che raccoglie ulteriori contributi, importanti voci plurime, frutto di una sinergia forte che rompe silenzi e colpevoli rimozioni.

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