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		<title>Dagli Opg ai mini Opg?</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 21:21:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dalla stampa]]></category>
		<category><![CDATA[opg/carcere]]></category>

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		<description><![CDATA[di Roberto Loddo
E’ nei dettagli che il diavolo nasconde la sua coda. Il 25 gennaio, proprio alla vigilia della riunione del comitato nazionale “Stop Opg”, il Senato approva il Decreto Carceri, e con l’emendamento presentato da “Ignazio Marino e altri senatori” finalmente viene fissato un termine, marzo 2013, per applicare le leggi sulla chiusura degli ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/dagli-opg-ai-mini-opg/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/public/loddo1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-8196" title="loddo1" src="http://www.news-forumsalutementale.it/public/loddo1-300x161.jpg" alt="loddo1" width="300" height="161" /></a>di Roberto Loddo</p>
<p>E’ nei dettagli che il diavolo nasconde la sua coda. Il 25 gennaio, proprio alla vigilia della riunione del comitato nazionale “Stop Opg”, il Senato approva il Decreto Carceri, e con l’emendamento presentato da “Ignazio Marino e altri senatori” finalmente viene fissato un termine, marzo 2013, per applicare le leggi sulla chiusura degli attuali Ospedali Psichiatrici Giudiziari. Comunque lo si giudichi, l’emendamento approvato dal Senato, se diventerà legge, purtroppo non abolirà gli Opg. Li moltiplica. Ma il lavoro condotto dal Senatore Marino non è stato inutile. Alla commissione parlamentare per l’efficacia e l’efficienza del Servizio Sanitario Nazionale e ai senatori firmatari dell’emendamento va comunque il merito di aver acceso i riflettori su una vicenda che rischiava di essere sepolta come le persone internate. Grazie anche al monito del Presidente della Repubblica, alle sanzioni della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, e all’attenzione mediatica di importanti trasmissioni televisive d’inchiesta. Nessuno può più dire di non sapere. L’orrore, oggi è sotto gli occhi di tutti. E tutti sanno che gli Opg non sono né ospedali, né luoghi di cura. Sono luoghi di morte, privazione e sofferenza in cui le persone vengono imprigionate sulla base di una obsoleta concezione della malattia mentale.</p>
<p>Un’ottica di riduzione del danno parrebbe ispirare la logica politica dell’emendamento approvato, che forse, trasformerà gli Opg in qualcosa di meno orribile, con strutture meno fatiscenti, ma pur sempre luoghi di segregazione, reclusione e internamento. Il rischio è che ora al posto dei 6 Opg, nascano 20 mini Opg, privati. Magari uno in ogni regione e magari qualcuno anche in Sardegna. Non basta, infatti, cambiare il vestito agli Opg, è necessario agire su due livelli. A livello nazionale, perché il parlamento abolisca alla radice l’istituto giuridico dell’Opg e modifichi le modalità di internamento delle persone (articoli 88 e 89 del codice penale). E a livello territoriale, su quei dipartimenti di salute mentale incapaci di prendersi cura di questi cittadini e responsabili dell’invio delle persone negli Opg. Le risorse finanziarie utilizzate per segregare e torturare queste persone potrebbero essere utilizzate per offrire ad ognuno di loro un percorso di accoglienza, cura, assistenza e inclusione sociale nel proprio territorio. Proprio come rivendicato dalla campagna “Un volto, Un nome” lanciata dal comitato sardo “Stop Opg” che chiede alla Regione Sardegna, alle Asl e i Dipartimenti di Salute Mentale, di mobilitarsi per assistere e curare i nostri cittadini sardi internati. Per evitare che il loro ritorno avvenga attraverso la costruzione di “piccoli manicomi” mascherati da strutture terapeutiche.</p>
<p>Lo Stato deve occuparsi dei cittadini per ciò che fanno o per ciò che sono? Michel Foucault avrebbe dovuto porre questa domanda ai nostri attuali legislatori. In questi anni abbiamo assistito a una vera e propria trasformazione dello Stato di diritto, risvegliandoci in un sistema della giustizia che non giudica più i fatti ma le persone, la loro storia familiare e le loro condizioni di vita. Una giustizia che sacrifica le persone in nome della paura, del pregiudizio e dell’ignoranza. Complice anche un codice penale che è un residuo del regime fascista e che permette una scandalosa connessione tra sofferenza mentale e pericolosità sociale. Gli internati appartengono tutti a una categoria sociale: sono poveri. Sono persone a cui è stato tolto il diritto all’espiazione della pena in nome della prevenzione della loro pericolosità. Il fondamento giuridico di questa famigerata “misura di sicurezza” si basa sulla privazione della libertà a tempo indeterminato, perché non si è in grado di “intendere e di volere”. Una sanzione che assomiglia a una tortura “eterna”, immaginata per prevenire comportamenti che la persona dovrebbe attuare in un determinato futuro. Non mi interessa ciò che hai fatto, mi interessa ciò che potresti fare. Una mostruosità giuridica, perché la pericolosità sociale non ha nessuna valenza scientifica ed è un’ipotesi indimostrabile. E se fosse la nostra società ad essere socialmente pericolosa e priva di senso?</p>
<p>(da Il Manifesto Sardo)</p>
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		<title>Lettera aperta di Cesare Bondioli sul Decreto di chiusura degli OPG</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 08:24:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
				<category><![CDATA[OPG - Carcere]]></category>
		<category><![CDATA[opg/carcere]]></category>

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		<description><![CDATA[di Cesare Bondioli (Responsabile Nazionale Carceri e OPG di Psichiatria Democratica)
Cari compagni ed amici,
le polemiche suscitate dall’approvazione dell’Art 3 –ter del c.d. “Decreto svuota carceri”, mi riportano alla mente quanto successo nel 1978 con l’approvazione della 180, specie per la sua parte che introduceva il TSO.
E’ noto che lo stesso Franco Basaglia avrebbe voluto che nella ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/lettera-aperta-di-cesare-bondioli-sul-decreto-di-chiusura-degli-opg/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/public/pd.JPG"><img class="alignleft size-full wp-image-8193" title="pd" src="http://www.news-forumsalutementale.it/public/pd.JPG" alt="pd" width="71" height="71" /></a>di Cesare Bondioli (Responsabile Nazionale Carceri e OPG di Psichiatria Democratica)</p>
<p>Cari compagni ed amici,</p>
<p>le polemiche suscitate dall’approvazione dell’Art 3 –ter del c.d. “Decreto svuota carceri”, mi riportano alla mente quanto successo nel 1978 con l’approvazione della 180, specie per la sua parte che introduceva il TSO.</p>
<p>E’ noto che lo stesso Franco Basaglia avrebbe voluto che nella legge non fossero previsti dispositivi “coercitivi” ma con grande senso di responsabilità e visione politica, finì per accettare il TSO come male minore. Anche allora parti consistenti del movimento si opponevano al tso ma nessuno si spinse fino al punto di disconoscere la 180 per una visione “pura e dura” dei risultati della lotta di deistituzionalizzazione dei manicomi di cui la 180 fu comunque l’esito e l’inizio di una sua generalizzazione. Nessuno si sognò di dichiararsi apertamente contrario alla 180 , insieme alle destre, anzi tutti rivendicarono la Legge come un successo del lavoro svolto dal movimento anti-istituzionale dentro i manicomi e nel territorio; tutti poi si sono impegnati nel lavoro quotidiano per una applicazione avanzata della legge proprio nei suoi aspetti più critici e criticabili: da qui la battaglia, non ancora vinta, per SPDC aperti e senza contenzioni o per forme di ricovero alternative (v. servizi di salute mentale h 24 con posti letto).</p>
<p>Proprio la diversità delle esperienze ha arricchito il confronto e ha fatto sì che la 180, e la chiusura dei manicomi, si affermasse in tutto il Paese, diventando un riferimento non solo nazionale ma europeo.</p>
<p>Oggi, a mio avviso, con l’approvazione al senato dell’art. 3-ter, ci troviamo in una situazione analoga a quella del ’78.</p>
<p>Dobbiamo riconoscere i nostri limiti come i nostri successi.</p>
<p>In tutti questi anni il movimento psichiatrico progressista (ed anche alcune forze politiche), nelle sue varie espressioni, ha sempre tenuto vivo il dibattito sia sugli opg e le condizioni materiali in cui versavano strutture e internati sia sul sistema giuridico (e psichiatrico) che lo sosteneva (inimputabilità, misura di sicurezza): questo impegno non è stato tuttavia sufficiente, da solo, a modificare la situazione.</p>
<p>Sono altrettanto convinto che senza questa ostinata attenzione al problema opg, la Commissione Marino non avrebbe portato la sua indagine sugli opg e non ci sarebbe stato l’impatto mediatico ed emotivo che ne è seguito né, conseguentemente, nemmeno il decreto.</p>
<p>Nel breve periodo (ricordo che tra l’inizio del movimento a Gorizia e la 180 sono passati 17 anni!) non credo che si potesse ottenere di più considerato anche il clima politico odierno ben diverso da quello della seconda metà degli anni ’70.</p>
<p>Di conseguenza, oggi, dobbiamo ritenere il DL anche un nostro successo senza per questo accontentarci del risultato, ma non è realistico pensare di ottenere sostanziali modifiche nel passaggio dal Senato alla camera mentre è concreto il rischio, se il decreto dovesse tornare al senato per un altro voto, che, data l’urgenza dell’approvazione del DL nel suo complesso (svuota carceri !!), l’art. 3-ter possa venire espunto.</p>
<p>Quindi credo che dobbiamo accogliere il Dl come un passo importante per l’obbiettivo del definitivo abbandono di una istituzione che trova la sua ragion d’essere nell’attuale sistema giuridico.</p>
<p>Di più ritengo che il DL, specie per la sottolineatura reiterata che fa della natura “sanitaria” delle strutture istituite, potrà funzionare da rinforzo nella applicazione, ancora insufficiente, delle già esistenti sentenze della Corte che, in tema di applicazione della misura di sicurezza, hanno ripetutamente sottolineato il diritto alla salute del soggetto cui la misura andrà applicata.</p>
<p>Il DL va accolto e difeso nella sua applicazione (sono già iniziati ad Aversa conflitti tra Comune e USL per la sistemazione degli attuali internati fuori dall’opg) a tutti i livelli: prevenendo gli invii nelle “strutture sanitarie” e favorendo la dimissione degli attuali internati mediante la formulazione per ciascuno di un progetto terapeutico-riabilitativo che si concluda per chi è in proroga con la dimissione e per glia altri con al richiesta di revoca anticipata della misura di sicurezza perché questa, ad oggi, è l’unica condizione che consente la dimissione dell’internato (con l’accesso alla licenza finale di esperimento).</p>
<p>Abbiamo quindi davanti una lotta di medio-lungo periodo in cui consolidare la credibilità e praticabilità delle nostre proposte, anche a legislazione invariata, come abbiamo fatto negli anni precedenti la 180 (ci siamo dimenticati che abbiamo cominciato a lavorare nei manicomi con la Legge 1904 e abbiamo aspettato il 1968 per avere l’art.4 per i ricoverati, ma questo non ci ha impedito di dare sempre una applicazione delle norme avanzata e in favore del paziente?).</p>
<p>Ancora una volta non credo che ci siano scorciatoie, che dovremo stare nella contraddizione ma con una prospettiva chiara, aprendo subito un confronto con la Magistratura e le forze politiche disponibili per modificare il Codice Penale in quelle norme che sono al fondamento dell’utilizzo dell’opg, oggi, e delle future strutture “sanitarie” domani se non verranno cambiate.</p>
<p>Ancora una volta occorre sporcarsi le mani, non cantare scioccamente vittoria ma nemmeno buttare il bambino con l’acqua sporca, ma soprattutto non dividerci perché questo decreto registrerà una forte opposizione nella sua applicazione che verrà rinforzata dalle nostre eventuali divisioni.</p>
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		<title>Finalmente via gli Opg, ma il difficile viene ora</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 11:13:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dalla stampa]]></category>
		<category><![CDATA[opg/carcere]]></category>

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		<description><![CDATA[di Maria Antonietta Farina Coscioni
La decisione non può, evidentemente, che rallegrare: entro, e non oltre, il 31 marzo del prossimo anno tutti gli Ospedali psichiatrici giudiziari in Italia saranno chiusi. I detenuti, 1500 persone circa, saranno trasferiti in centri, finalmente, adeguati alla cura delle patologie che li affliggono. Avrà così finalmente fine quello che il ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/finalmente-via-gli-opg-ma-il-difficile-viene-ora/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Maria Antonietta Farina Coscioni</p>
<p>La decisione non può, evidentemente, che rallegrare: entro, e non oltre, il 31 marzo del prossimo anno tutti gli Ospedali psichiatrici giudiziari in Italia saranno chiusi. I detenuti, 1500 persone circa, saranno trasferiti in centri, finalmente, adeguati alla cura delle patologie che li affliggono. Avrà così finalmente fine quello che il presidente della repubblica Napolitano ha definito «l’estremo orrore dei residui Opg, inconcepibile in qualsiasi paese appena civile».</p>
<p>Gli Opg sono un luogo di indicibile sofferenza. Nel corso delle mie visite ispettive sono venuta a conoscenza di una quantità di storie penose e atroci: un uomo di 58 anni, rinchiuso da otto nell’Opg di Aversa, che con un lenzuolo si impicca; aveva saputo che la sua pena era stata prorogata ancora una volta e che, nonostante da tempo fosse stato giudicato non più “socialmente pericoloso”, sarebbe rimasto rinchiuso lo stesso; un altro caso, quello di M., 30 anni: nel 2004 è arrestato per aver guidato contromano con il motorino. Finito in un Opg, di proroga in proroga sono passati sei anni.</p>
<p>La questione, insomma, non può essere risolta con un mero tratto di penna, non è sufficiente stabilire che quello che è stato non deve più essere, e pensare che il problema si risolva da sé. È vero: per troppo tempo gli Opg sono stati un territorio dimenticato in cui ogni dignità è annullata. Il parlamento ha fatto un importante passo verso la chiusura; ma ora?</p>
<p>Esperti e personale sanitario che ho consultato per la realizzazione del mio Matti in Libertà. L’inganno della legge Basaglia, unanimi mi hanno detto che per circa il 40 per cento degli internati la pericolosità sociale non c’è, potrebbero uscire. Il problema è che i magistrati di sorveglianza non sanno dove mandarli; per questo prorogano all’infinito la loro permanenza. Manca, insomma, quella rete di assistenza e sostegno indispensabile perché il malato non si trovi abbandonato a se stesso. Si pensa, si ipotizzano strutture territoriali a carico del Sistema sanitario nazionale. Con quali risorse, energie, mezzi? Il rischio che pavento, è quello di una replica di quanto avvenne alla fine degli anni ’70, quando si varò frettolosamente quella che poi è diventata per tutti la “legge Basaglia”, unicamente per evitare il referendum radicale con il quale si intendevano abrogare alcune parti della vecchia legge manicomiale del 1904.</p>
<p>Una “riforma” che lo stesso Basaglia criticò duramente: «Attenzione alle facili euforie. Non si deve credere di aver trovato la panacea a tutti i problemi del malato di mente&#8230;Negli ospedali ci sarà sempre il pericolo dei reparti speciali, del perpetuarsi d’una visione segregante ed emarginante&#8230;»; aveva ben presente che – lo diceva nel 1978 – era necessario lottare per superare i «tanti aspetti farraginosi, ambigui, contraddittori di questa legge perché siano portati alla ribalta e corretti». E ci metteva in guarda dal fatto che un episodio drammatico, un comportamento di estrema violenza di un malato, enfatizzato (e magari strumentalizzato) dalla stampa, poteva farci riprecipitare indietro, azzerare tutto il buono che si è riusciti a fare finora.</p>
<p>Occorre, insomma, trovare dei contravveleni alle mille speculazioni che non si mancherà di porre in essere. Psichiatria Democratica, che da sempre si batte per il superamento di queste istituzioni, attraverso i suoi dirigenti, Luigi Attenasio, Cesare Bondioli ed Emilio Lupo ci mette in guardia dai facili entusiasmi. Non ci si nasconde che la nuova fase è l’inizio di un percorso non privo di difficoltà e ostacoli; forti dell’esperienza maturata elencano punti che ritengono indispensabili: 1) Individuare nella Conferenza stato-regioni il fulcro ed il punto di raccordo dove incardinare i programmi operativi degli attuali sei Opg da chiudere. 2) Assicurare risorse economiche certe, stabilizzando in bilancio anche i fondi erogati dal ministro della salute e quelli provenienti dal ministero di giustizia, vincolando parte delle attuali risorse della Cassa ammende. 3) Assicurare il ruolo centrale dei D.s.m. territoriali, nel definire e attuare i progetti individualizzati di dimissione per ciascuna persona internata, coinvolgendo famiglie, istituzioni, enti locali.</p>
<p>Non solo. Elenco alcuni “nodi” che attendono di essere sciolti.</p>
<p>a) Occorre metter mano a una riforma degli articoli del codice penale e di procedura penale che si riferiscono ai concetti di pericolosità sociale del “folle reo, di incapacità e di non imputabilità”, che determinano il percorso di invio agli Opg, e quindi, d’ora in poi, l’invio alle nuove “residenze psichiatriche”. Residenze non meglio qualificate, il cui numero dovrà stabilito dalle regioni (sulla base di quali criteri?).</p>
<p>b) È fin troppo facile prevedere la moltiplicazione di queste residenze, ciascuna delle quali doveva essere inizialmente dotata di 20 posti letto: numero poi scomparso, in sede di definitiva approvazione del decreto in aula. L’allestimento di “nuove residenze psichiatriche”, che si potranno supporre più appropriate sotto il profilo logistico, e più assistite sotto il profilo sanitario, legittimerà le varie istanze sanitarie e giudiziarie ad abbassare la soglia di accesso ai nuovi surrogati degli Opg. E mentre è facile prevedere un notevole aumento del numero degli internamenti, nulla garantisce che l’abnorme sistema di proroghe delle misure di sicurezza, attualmente utilizzato, venga a cessare.</p>
<p>c) La proliferazione di residenze ad alta sorveglianza, dichiaratamente sanitarie, riconsegna agli psichiatri la responsabilità della custodia, ricostruendo in concreto il nesso cura-custodia, e quindi responsabilità penale del curante-custode.</p>
<p>d) Si continua a non stabilire garanzia alcuna per l’internato, a differenza del regime carcerario, in cui quanto meno una serie di garanzie per i detenuti – in primis la certezza di fine pena – esistono in misura molto articolata. In altre parole, si rifondano nel 2012 misure specifiche per i “folli rei”: da un lato si ribadisce un nesso inaccettabile, riproponendo uno stigma di carattere generale; dall’altro ci si collega a sistemi di sorveglianza e gestione esclusiva da parte degli psichiatri, ricostituendo in queste strutture tutte le caratteristiche dei manicomi.</p>
<p>Il ministro della giustizia Severino ha assicurato che i malati socialmente pericolosi non saranno lasciati liberi, mentre quelli non particolarmente pericolosi saranno sorvegliati discretamente da agenti penitenziari e da infermieri. Bisogna però uscire dal vago, definire percorsi, risorse, mezzi. Troppe volte abbiamo visto ambiziose riforme naufragare per la mancata attuazione delle necessarie strutture.</p>
<p>(da Europaquotidiano.it)</p>
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		<title>La Terra è Blu &#8211; mercoledì 1 febbraio 2012</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 11:04:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
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		<category><![CDATA[radio]]></category>

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		<description><![CDATA[In questa puntata:

un mercoledì nei luoghi della salute mentale: il racconto di Roberto Guzzi della Cooperativa sociale Il Germoglio di Cassina de Pecchi (Milano),
Nello de Martino, psichiatria del Servizio di Salute Mentale di Pontecagnano (Salerno) in partenza per i festeggiamenti per il compleanno di Zocca, gli ascoltatori indicano le loro musiche terapeutiche,
Silvia Bongiovanni presenta il ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/la-terra-e-blu-mercoledi-1-febbraio-2012/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/public/radio-180x180461.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8185" title="radio-180x18046" src="http://www.news-forumsalutementale.it/public/radio-180x180461.jpg" alt="radio-180x18046" width="180" height="180" /></a>In questa puntata:</p>
<ul>
<li>un mercoledì nei luoghi della salute mentale: il racconto di Roberto Guzzi della Cooperativa sociale Il Germoglio di Cassina de Pecchi (Milano),</li>
<li>Nello de Martino, psichiatria del Servizio di Salute Mentale di Pontecagnano (Salerno) in partenza per i festeggiamenti per il compleanno di Zocca, gli ascoltatori indicano le loro musiche terapeutiche,</li>
<li>Silvia Bongiovanni presenta il webdocumentario www.ilsonnodellaragione.it &#8211; un sito aperto sulla storia della follia</li>
</ul>
<p><a href="http://www.radiopopolare.it/fileadmin/notiziario/terra_01_02_2012.mp3">http://www.radiopopolare.it/fileadmin/notiziario/terra_01_02_2012.mp3</a></p>
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		<title>Salerno: inclusione o esclusione?</title>
		<link>http://www.news-forumsalutementale.it/salerno-inclusione-o-esclusione/</link>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 19:37:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
				<category><![CDATA[OPG - Carcere]]></category>
		<category><![CDATA[opg/carcere]]></category>

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		<description><![CDATA[Leggiamo in questi giorni diversi articoli di giornali locali salernitani sul tema “detenuti psichiatrici” (o simili) e sulla programmazione dell’apertura a Mariconda di una struttura residenziale per malati mentali autori di reato che a molti appare confortata oggi anche dalla conclusione dei lavori della Commissione d’inchiesta sul Servizio sanitario nazionale del Senato italiano, presieduta dal ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/salerno-inclusione-o-esclusione/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/public/articolo.jpg"><img class="alignleft size-large wp-image-8179" title="articolo" src="http://www.news-forumsalutementale.it/public/articolo-500x386.jpg" alt="articolo" width="500" height="386" /></a>Leggiamo in questi giorni diversi articoli di giornali locali salernitani sul tema “detenuti psichiatrici” (o simili) e sulla programmazione dell’apertura a Mariconda di una struttura residenziale per malati mentali autori di reato che a molti appare confortata oggi anche dalla conclusione dei lavori della Commissione d’inchiesta sul Servizio sanitario nazionale del Senato italiano, presieduta dal sen. Ignazio Marino Marino, e dall’approvazione in Senato di un emendamento, da aggiungere al cosiddetto “Decreto svuota carceri”, in cui si indicano “disposizioni per il definitivo superamento degli Opg”.</p>
<p>Leggiamo ancora sui quotidiani locali dichiarazioni politiche pro e contro la struttura di Mariconda che risultano , a nostro parere , scollegate dalla complessità che la questione imporrebbe.</p>
<p>Sui “matti” si è fatto e si fa ancora troppa speculazione ideologica ed economica. Da una parte ne vengono ignorati i bisogni dall’altra sono oggetti di sfruttamento.</p>
<p>La Commissione Marino ha certamente inteso riparare ad un torto che da anni si perpetua ai danni del grado di civiltà della nostra nazione, La Commissione stessa ritiene peraltro che: “… le modificazioni dianzi auspicate debbano costituire soltanto il primo passo – da muovere quanto prima, anche con il ricorso a strumenti legislativi di urgenza – verso la successiva abolizione dell’istituto della non imputabilita`.</p>
<p>Il cammino, quindi, per un reale rimedio a quello che possiamo considerare un residuo fascista (legge Rocco) &#8211; e quindi il cammino per il superamento degli OPG &#8211; è ancora lungo e appena iniziato .</p>
<p>I finanziamenti che si prevedono per i processi di superamento degli opg dovrebbero supportare percorsi di cura e presa in carico centrarti sulla persona, ragionevolmente mirati alla sua restituzione al sociale, e non utilizzati per la creazione di fittizie od inappropriate residenze che riprodurrebbero l’antica logica della custodia e della separazione, ovunque vengano allocate. Infatti gli obblighi istituzionali di un DSM sanciti dal DPCM 1.4.2008 e dalla DGRC n. 858 del 8 maggio 2009, indicano la obbligatorietà invece della presa in carico degli internati negli OPG da parte dei Dipartimenti attraverso progetti terapeutici riabilitativi , dopo che le sentenze della Corte Costituzionale, del 2003 e 2004, hanno spalancato anche la possibilità di trattamenti alternativi all’OPG in ogni fase.</p>
<p>La questione OPG va quindi affrontata nella globalità della questione Salute Mentale. Non è pensabile che in un territorio in cui ormai i Lea per la Salute Mentale sono in larga misura disattesi , dove i bisogni più elementari delle persone con disturbo mentale non trovano risposta , si possa ancora una volta proporre la creazione di strutture inutili se non dannose con aggravio ingiustificato della spesa sottratta a soluzioni più efficaci, più efficienti e, quindi, certamente più appropriate</p>
<p>Il Comitato Promotore Forum Salute Mentale Salerno</p>
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		<title>Sulla  chiusura degli Ospedali psichiatrici giudiziari italiani</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 19:21:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
				<category><![CDATA[OPG - Carcere]]></category>
		<category><![CDATA[opg/carcere]]></category>

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		<description><![CDATA[di Luigi Benevelli
L’ emendamento che ha raccolto il lavoro e le proposte della Commissione Marino,  approvato mercoledì 25 gennaio scorso dal Senato, fissa i  termini per la chiusura degli attuali 6 ospedali psichiatrici giudiziari (opg) italiani attualmente in funzione (Aversa,  Barcellona Pozzo di Gotto, Castiglione delle Stiviere, Montelupo Fiorentino, Napoli, Reggio Emilia):

Il 1° febbraio 2013 ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/sulla-chiusura-degli-ospedali-psichiatrici-giudiziari-italiani/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/public/stop_opg6.JPG"><img class="alignleft size-medium wp-image-8174" title="stop_opg" src="http://www.news-forumsalutementale.it/public/stop_opg6-300x74.jpg" alt="stop_opg" width="300" height="74" /></a>di Luigi Benevelli</p>
<p>L’ emendamento che ha raccolto il lavoro e le proposte della Commissione Marino,  approvato mercoledì 25 gennaio scorso dal Senato, fissa i  termini per la chiusura degli attuali 6 ospedali psichiatrici giudiziari (opg) italiani attualmente in funzione (Aversa,  Barcellona Pozzo di Gotto, Castiglione delle Stiviere, Montelupo Fiorentino, Napoli, Reggio Emilia):</p>
<ul>
<li>Il 1° febbraio 2013 è la  data del completamento del processo di chiusura degli opg.</li>
<li>Entro il 31 marzo 2013 ciascuna Regione dovrà accogliere i propri pazienti già internati negli opg in strutture residenziali con moduli fino a 20 posti letto.</li>
<li>Entro il 31 marzo 2012 il Ministero della salute fissa “ulteriori requisiti strutturali, tecnologici e organizzativi, anche con riguardo ai profili di sicurezza” di tali moduli.</li>
<li>Le nuove strutture appartengono ai servizi sanitari delle Regioni, la loro gestione è esclusivamente sanitaria all’interno; è possibile  la sorveglianza esterna ( “attività perimetrale di sicurezza e vigilanza) quando lo richiedano le condizioni delle persone internate.</li>
<li>Dal 31.03.2013 tutte le misure di sicurezza dovranno essere eseguite nelle nuove strutture. Tutte le persone dimissibili devono essere dimesse  “senza indugio” ai loro servizi di salute mentale di riferimento.</li>
<li>È prevista la deroga ai vincoli di bilancio delle regioni per “assunzione di personale qualificato”.</li>
<li>Sono messe a disposizione somme per l’attivazione delle strutture: 120 milioni € nel 2012 e 60 nel 2013; per le attività: 38 milioni di € nel 2012 e 55 ogni anno a partire dal 2013.</li>
</ul>
<p>Il monitoraggio dell’intero percorso è affidato a un organismo del Ministero della Salute, il <em>Comitato permanente per la verifica dell’erogazione dei livelli essenziali di assistenza</em><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/paste/pasteword.htm?ver=3241-1141#_ftn1"><em><strong>[1]</strong></em></a><em>.</em></p>
<p>Le novità apportate dal Senato esprimono la volontà del Parlamento di chiudere gli ultimi ospedali psichiatrici rimasti aperti dopo la “riforma Basaglia” del 1978, stabilendo una data per la chiusura, indicando una alternativa e mettendo a disposizione risorse finanziarie. Dagli inizi del 2013 ogni Regione dovrà gestirsi, con i propri servizi di salute mentale e in proprie strutture residenziali  i propri cittadini pazienti psichiatrici autori di reato. Tuttavia il passaggio non è affatto tranquillo e rassicurante, per molte ragioni: fra tutte in particolare perché si chiudono sì i sei opg “nazionali”, ma a Codice Penale invariato in tema di imputabilità e di “misura di sicurezza”, è  possibile e probabile che al posto dei sei precedenti si aprano tanti, venti piccoli opg, uno per Regione. Nei prossimi giorni il provvedimento andrà in discussione alla Camera e se sarà approvato senza modifiche diventerà legge dello Stato.</p>
<p>Intanto va dato atto che il Senato ha compiuto un grande passo, che però, abbiamo visto, non è risolutivo. Ci sarà bisogno di ulteriore grande attenzione e passione da parte di tutti perché questo nodo di dolore e  violenza portato alla luce dall’indagine della Commissione Marino sia definitivamente sciolto.</p>
<p><strong>Considerazioni e proposte</strong></p>
<p>É  mia opinione che si debba partire dalla presa d’atto della situazione così come si è determinata dal punto di vista legislativo dopo l’accelerazione impressa da Ignazio Marino che ha colto l’opportunità di salire sul “treno” del Decreto Legge cosiddetto “svuota carceri”. Credo si debba dare atto del lavoro compiuto al Senato nel passaggio dalla Commissione all’Aula che ha introdotto importanti miglioramenti del testo iniziale che hanno consentito di assegnare un ruolo importante al Ministero della Salute e alle Regioni.</p>
<p>Ho già detto che tutto questo ovviamente non ci garantisce rispetto al fatto che non possano essere allestite in ciascuna Regione, strutture con moduli di 20 letti (il limite è fissato nel Dpr sugli standard del 1997) che potrebbero diventare, se non nascere già come mini-opg, in ragione delle norme che regolano l’accesso e la permanenza delle persone che vi sono accolte.  Questo perché in tutti questi anni il Parlamento non ha provveduto a modificare il Codice Penale, ricordando che nessun Governo avrebbe mai potuto farlo con un Decreto Legge.  Il destino di un paziente psichiatrico italiano che abbia compiuto un reato è molto duro perché è condannato non per il reato che ha compiuto (tanto è vero che non viene processato), ma perché è persona socialmente pericolosa.  Quindi non per quello che ha fatto, ma per quello che è, con una visione cupa del disturbo mentale secondo cui non ci sarebbe speranza di guarigione. Il Codice Penale in vigore consente che nostre concittadine e nostri concittadini che abbiano compiuto anche piccoli reati  restino internati in opg  per decenni, perché ritenuti pericolosi e quindi non dimissibili. Civiltà  (giuridica) vorrebbe che ciascuno fosse giudicato e condannato per le sue responsabilità, che pagasse il suo debito e, nel caso soffrisse di disturbi mentali fosse curato sì negli ambiti penitenziari, ma solo fino al termine della pena.</p>
<p>Quanto alla “produzione” legislativa disponibile in materia, la proposta di legge del sen. Vinci Grossi di riforma del Codice Penale presentata nel 1983 è stata ripresa da Franco Corleone e da ultimo dalla sen. Poretti, ma nessuna di esse è  mai arrivata all’onore dell’ordine del giorno delle Commissioni parlamentari e men che meno delle Assemblee.  Né le Commissioni bicamerali che per più di venti anni hanno lavorato per la revisione del Codice Penale, senza mai concludere, hanno ripreso quelle formulazioni. Solo la Commissione Grosso<a href="http://www.news-forumsalutementale.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/paste/pasteword.htm?ver=3241-1141#_ftn2"><strong></strong><strong>[2]</strong></a><strong> </strong>aveva proposto la cancellazione della pericolosità sociale e auspicato la scomparsa degli OPG, “strutture totalmente dissonanti dai condivisi principi di trattamento della malattia mentale”<em>.</em></p>
<p>Sul versante del dibattito parlamentare per la modifica alla 180/78, anch’esso mai concluso,  l’on. Burani Procaccini  aveva proposto che i Dipartimenti di salute mentale gestissero strutture residenziali “ad alta sorveglianza”,  SRA specializzate, in cui ricoverare anche i pazienti autori di reato<a href="http://www.news-forumsalutementale.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/paste/pasteword.htm?ver=3241-1141#_ftn3">[3]</a>.  Nella legislatura in corso l’on. Ciccioli ha cercato di mettere a fuoco l’assistenza psichiatrica negli  Istituti  di prevenzione e pena, prevedendo che in ogni  Casa circondariale  siano presenti e operativi  spazi ( e addetti) per  il trattamento ambulatoriale, semiresidenziale e residenziale dei detenuti imputabili, lasciando intendere quindi che gli opg potrebbero continuare a funzionare.</p>
<p>Da dieci anni a questa parte  sia da parte del Dap, che da parte di alcune Regioni (Emilia Romagna, Toscana, Liguria, Umbria), si è andati avanti nel proporre, e più recentemente, dopo il Dpcm 1 aprile 2008, istituire,  strutture regionali per pazienti psichiatrici autori di reato affidate all’organizzazione sanitaria regionale.  Per dire che all’attenzione del legislatore non ci sono altro che comunità protette mutuate da quanto pensato e attuato in Italia per chiudere i manicomi “civili”. L’alternativa era lasciare le cose come stavano e sono.</p>
<p>Questo breve excursus ci aiuta a capire perché l’approvazione dell’emendamento sia avvenuta con un larghissimo consenso fra i Senatori, addirittura l’unanimità in Commissione Sanità, un elemento importante di valutazione di cui bisogna tenere conto e capire le ragioni che non sono imputabili solo alla condivisione dello scandalo sollevato dai resoconti e dai filmati delle visite negli opg, ma anche alle discussioni, alle elaborazioni, alle esperienze (invero scarse di numero) maturate negli ultimi venti anni. Tutte  hanno avuto  e hanno come riferimento il Codice Penale in vigore.</p>
<p>Credo sia opportuno chiederci allora se e quanto l’approvazione della “norma Marino”  aiuterà ad accelerare i tempi della riforma del Codice Penale in tema di imputabilità e misura di sicurezza, sapendo trattarsi di questione molto più complessa della “chiusura degli opg”. In ogni caso credo <em>stopopg </em>debba operare per raggiungere tale obiettivo nel tempo più breve possibile, proprio facendo leva sui rischi insiti nello scenario che si apre.</p>
<p>Da subito, dopo aver  valorizzato almeno due effetti della norma votata dal Senato (la fine della scandalosa situazione degli attuali opg e la chiusura della sezione femminile di Castiglione delle Stiviere), credo si debba sollecitare il Parlamento ad adottare norme a difesa dei diritti delle persone detenute e internate, in particolare istituendo e regolamentando la figura e la funzione del Garante dei diritti delle persone private della libertà. La cosa si potrebbe fare abbastanza rapidamente perché vi è una larga convergenza di opinioni sia alla Camera che al Senato. Più difficile, ma da riprendere è anche l’introduzione nel nostro Codice delle norme contro la tortura. Non si dovrebbero poi lasciare solo le  amministrazioni regionali ad occuparsi degli effetti della chiusura dei sei opg, ma attivare anche i Sindaci delle grandi città per l’accoglienza delle proprie concittadine e dei propri concittadini.</p>
<p>Per quanto riguarda il monitoraggio della transizione, sin dall’avvio si dovrebbe evitare che vi siano Regioni che affidino la gestione dei propri pazienti autori di reato ad altre Regioni. Si dovrebbe poi fare chiarezza:</p>
<p>- sui rapporti fra le nuove strutture, il carcere, i Centri diagnostico terapeutici presso gli Istituti di Pena;</p>
<p>- sullo  status delle nuove strutture residenziali dentro i Dipartimenti di salute mentale (Dsm) di riferimento;</p>
<p>- sul fatto che l’accesso sia solo per pazienti autori di reato inviati dal Giudice o anche per pazienti ritenuti “disturbanti” dai Dsm;</p>
<p>- se il ricovero nella struttura comporta l’obbligo della cura (quale differenza con un “tso lungo” come quello proposto dall’on. Ciccioli);</p>
<p>- sul ruolo dei pazienti, delle famiglie e delle loro associazioni nella gestione dei progetti di salute e dei destini di vita.</p>
<p>È evidente che è necessaria una interlocuzione forte con il Consiglio Superiore della Magistratura sulla formazione e l’aggiornamento dei Magistrati, con le Facoltà di Medicina sugli snodi della formazione di medici, infermieri, educatori professionali, con le Società scientifiche (psichiatri, medici legali in specie) intorno alla riassunzione o meno di un  ruolo di “difesa sociale” e alle questioni dolorose  della pratica delle contenzioni negli Spdc. </p>
<p>Tutte queste questioni potrebbero diventare oggetto di interventi e proposte di ordini del giorno per il dibattito alla Camera, nonché di interrogazioni e mozioni per il prosieguo.</p>
<p>Luigi Benevelli</p>
<p>Mantova, 30 gennaio 2012</p>
<p> </p>
<p>p.s. : segnalo il bellissimo intervento  del cardinale Martini, a pagina 23 del Corriere della Sera di ieri 29 gennaio.</p>
<p> </p>
<hr size="1" /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/paste/pasteword.htm?ver=3241-1141#_ftnref1">[1]</a> Il  comitato e&#8217; composto da quattro rappresentanti del Ministero della Salute, di cui uno con funzioni di coordinatore, due rappresentanti del Ministero dell&#8217;economia e delle finanze, un rappresentante del Dipartimento per gli affari regionali della Presidenza del Consiglio dei Ministri e da sette rappresentanti delle Regioni designati dalla Conferenza dei Presidenti delle Regioni e delle Province autonome e si avvale del supporto tecnico dell&#8217;Agenzia per i Servizi Sanitari Regionali.</p>
<p> </p>
<p><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/paste/pasteword.htm?ver=3241-1141#_ftnref2">[2]</a> La Commissione Grosso, insediata dai governi di centro sinistra,  ha lavorato per la riforma del Codice Penale</p>
<p><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/paste/pasteword.htm?ver=3241-1141#_ftnref3">[3]</a> &#8220;(…) in ciascuna Regione o Provincia autonoma devono essere organizzate almeno tre SRA ad alta protezione per accogliere le persone affette da gravi psicopatologie e che <em>rifiutino l&#8217;inserimento in altre strutture o comunit</em>à&#8221;;</p>
<p>&#8220;i malati destinati all&#8217;Ospedale Psichiatrico Giudiziario sono ricoverati, alla data di entrata in vigore della presente legge, in tali strutture ad alta protezione. Esse dovranno essere dotate di aree residenziali protette per assicurare il rispetto dello svolgimento di eventuali misure di sicurezza emesse dall&#8217;Autorità Giudiziaria&#8221; (p.d.l. Burani Procaccini,  articolo 5, commi 3 e 4).</p>
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		<title>Processo Mastrogiovanni: udienza del 31 gennaio 2012</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 19:18:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Contenzione]]></category>
		<category><![CDATA[contenzione]]></category>
		<category><![CDATA[porte chiuse]]></category>

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		<description><![CDATA[.. La contenzione mai vista e mai praticata, ma poi le dottoresse ammettono che la praticavano, precisando che ogni quindici, massimo ogni venti minuti (bontà loro!) slegavano i pazienti, che i pazienti - anche se legati ai polsi e alle caviglie - erano liberi di muoversi nel letto di contenzione. Addirittura una dottoressa dice che erano gli stessi pazienti a chiedere di essere legati...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vallo della Lucania (Salerno), 31 gennaio 2012 -</p>
<p>Al Tribunale di Vallo della Lucania, nel pomeriggio, come fissato, continua il processo contro i sei medici e i dodici infermieri del reparto di psichiatria dell’ospedale San Luca di Vallo della Lucania, imputati per la contenzione durata ottantatre ore, e per la morte del maestro elementare di Castelnuovo Cilento, Francesco Mastrogiovanni, avvenuta la notte del 4 agosto 2009 per edema polmonare in una stanza-cella dell’ospedale di Vallo della Lucania.</p>
<p>E’ stata un’udienza lunga e affollata. E’ l’ultimo giorno utile per ascoltare i testi e i difensori degli imputati, e dopo il duro richiamo della precedente udienza da parte del Presidente, Dr.ssa Elisabetta Garzo, li hanno convocati tutti nella speranza di discolpare i propri assistiti. Sono una ventina, ma ne vengono ascoltati solo quattordici. Ad alcuni testi i difensori rinunziano e per quelli che non si sono presentati rinunziano a chiedere l’accompagnamento coatto. Sono medici e infermieri e nelle loro deposizioni tracciano un quadro idilliaco del reparto di psichiatria dell’ospedale di Vallo della Lucania e del lavoro dei loro colleghi. E’ scontato che gli imputati sono ottime persone, attente e scrupolose nel loro lavoro, rispettose dei diritti e della dignità dei pazienti. La contenzione mai vista e mai praticata, ma poi le dottoresse ammettono che la praticavano, precisando che ogni quindici, massimo ogni venti minuti (bontà loro!) slegavano i pazienti, che i pazienti &#8211; anche se legati ai polsi e alle caviglie &#8211; erano liberi di muoversi nel letto di contenzione. Addirittura una dottoressa dice che erano gli stessi pazienti a chiedere di essere legati. Il tribunale ne prende atto e quasi verrebbe la voglia di conferire un riconoscimento al merito a queste dottoresse così ubbidienti alle richieste dei ricoverati. E se i malati avessero implorato di essere slegati?&#8230;</p>
<p>Però tutte le deposizioni si riferiscono ad anni precedenti al 2009: sono dunque lontane dall’episodio per il quale è in corso il processo. In ogni modo le dottoresse monitoravano continuamente i pazienti, bastava una richiesta qualsiasi perché accorressero ai loro letti, anche se una dottoressa si lascia sfuggire il termine «capezzale» e il capezzale &#8211; nella lingua italiana &#8211; è quello che ospita un moribondo. I difensori degli infermieri si sforzano di far emergere che i loro assistiti non potevano prendere iniziative autonome ed erano tenuti a fare quello che stabilivano i medici.</p>
<p>Per quanto riguarda Mastrogiovanni c’è un testimone, per adesso muto, allegato agli atti del processo, che è l’agghiacciante video dell’orrore che mostra le interminabili ottantantre ore nelle quali Mastrogiovanni, senza aver fatto assolutamente nulla per meritarselo, anzi senza averlo chiesto, è stato ininterrottamente contenuto ai polsi e alle caviglie e a prova del colpevole abbandono in cui era tenuto è l’innegabile ritardo della scoperta della sua morte, avvenuta ben sei ore dopo dal momento in cui il suo cuore cessa di battere. Quel video immancabilmente «parlerà » il giorno della sentenza… E se su quel video non si leggesse la data e l’anno potrebbe essere tranquillamente proiettato durante le visite delle scolaresche ai campi di concentramento nazisti. Invece tutto questo è accaduto nell’anno del signore, 2009, in una sala-lager dell’ospedale di Vallo della Lucania.</p>
<p>Con la dott.ssa Di Matteo, il P.M. Dr. Renato Martuscelli si sofferma a ricostruire i momenti della cattura di Francesco Mastrogiovanni, avvenuta sulla spiaggia di Acciaroli la mattina del 31 luglio 2009. Anche qui è stato tutto regolare, anzi il povero ma violento Mastrogiovanni l’ha minacciata con le pietre, l’ha offesa rivolgendole improperi che la dottoressa si schermisce dal ripetere, dicendo che ha «perdonato ». La dottoressa, arrivata sulla spiaggia contemporaneamente all’arrivo della motovedetta della Capitaneria del porto di Acciaroli, dice anche che aveva avuto i certificati regolarmente firmati dal sindaco di Pollica, altrimenti non avrebbe eseguito il TSO. La dottoressa però ignora che il tenente dei vigili del comune di Pollica, Graziano Lamanna, ha riferito, sotto giuramento, che il sindaco di Pollica, avvertito solo telefonicamente, non aveva visionato i certificati, anzi il TSO lo aveva ordinato la notte del 30 luglio senza l’avallo di alcun certificato medico. La dottoressa &#8211; a meno che non ignori la geografia del Cilento &#8211; non ci spiega come mai, operando sulla spiaggia del Comune di San Mauro Cilento, invece di rivolgersi al sindaco del Comune di San Mauro Cilento, per la convalida del TSO si sia rivolta al sindaco di Pollica. Il P.M., riferendosi ai precedenti TSO di cui è stato vittima Mastrogiovanni, sottolinea che l’agitazione avveniva sempre nel mese di agosto. In una precedente udienza il P.M. dichiarò che la deposizione della signora Licia Musto, la proprietaria del campeggio presso il quale Francesco Mastrogiovanni trascorreva le sue vacanze, e alla quale disse: «Non fatemi portare all’ospedale di Vallo, perché lì mi ammazzano», era «ininfluente».</p>
<p>Momenti di tensione si sono avuti quando la Cirillo, imputata e teste, nonché capo infermiera del reparto di psichiatria, si è avvicinata al tavolo della presidenza del tribunale disturbando l’udienza in corso e, richiamata dal presidente, ha reagito in malo modo e con arroganza. E’ la stessa che nella precedente udienza si era allontanata.</p>
<p>C’è anche da notare che la stragrande maggioranza dei testi, pur svolgendo un lavoro pubblico, non ha acconsentito ad essere ripresa dalle emittenti Uno Tv di Sala Consilina e La Set di Vallo della Lucania, che seguono il dibattimento processuale.</p>
<p>Scontri finali tra il presidente, Dr.ssa Elisabetta Garzo e alcuni legali della difesa degli imputati sulla data della prossima udienza, prevista &#8211; secondo il calendario stabilito da tempo &#8211; per il 14 febbraio 2012, perché in quella data ricade la festa dell’amore. In nome dell’amore, di quell’amore che i propri assistiti hanno dimostrato di non avere nei confronti dei pazienti, hanno chiesto il rinvio dell’udienza al mese di marzo, adducendo che i loro consulenti erano impegnati. Purtroppo per gli avvocati richiedenti, la dott.ssa Garzo ha replicato che il 14 febbraio è una festa commerciale e quindi tutt’al più poteva o anticipare o posticipare d’una settimana l’udienza, perché non è pensabile che, avendo calendarizzato due udienze nel mese di febbraio, non si tengano e alla fine &#8211; dopo un vivace battibecco e dopo che gli avvocati si sono attaccati ai propri telefonini – il presidente ha stabilito che il 14 febbraio, essendo un giorno lavorativo, ci si vede tutti in aula. Tutti in aula, dunque, in nome dell’amore per la giustizia e per la dignità umana.</p>
<p>Scopo degli avvocati è guadagnar tempo e ritardare la sentenza, perché, procedendo di questo passo, temono che la sentenza possa essere pronunziata &#8211; come a un membro del Comitato è capitato per caso di ascoltare, fuori dall’aula del tribunale, da un avvocato della difesa degli imputati &#8211; prima di Pasqua.</p>
<p>Infine il Comitato Verità e Giustizia per Francesco Mastrogiovanni ritiene che anche nell’udienza del 31 gennaio sia continuata la Caporetto per i difensori e per gli imputati.</p>
<p>(G. G.)</p>
<p>Il Comitato Verità e Giustizia per Francesco Mastrogiovanni</p>
<p>Vincenzo Serra, Giuseppe Tarallo, Giuseppe Galzerano</p>
<p>Per ulteriori informazioni, si può telefonare a</p>
<p>Vincenzo Serra, 0974.2662</p>
<p>Giuseppe Galzerano, 0974.62028</p>
<p>Giuseppe Tarallo, 0974.964030</p>
<p><a href="http://www.giustiziaperfranco.it">www.giustiziaperfranco.it</a></p>
<p>postmaster@giustiziaperfranco.it</p>
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		<title>Psichiatria Democratica: E&#8217; necessario un regolamento attuativo per chiudere gli OPG</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 19:14:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
				<category><![CDATA[OPG - Carcere]]></category>
		<category><![CDATA[opg/carcere]]></category>

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		<description><![CDATA[Per Emilio LUPO, Cesare BONDIOLI E Luigi ATTENASIO di Psichiatria Democratica (PD), il riconoscimento da parte del Senato che gli OPG vanno chiusi al più presto, è un fatto politico importante, anche se -ammoniscono i tre Dirigenti di PD &#8211; il processo di deistituzionalizzazione è soltanto all&#8217;inizio.
Per PD non bisogna avere indugio alcuno e puntare ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/psichiatria-democratica-e-necessario-un-regolamento-attuativo-per-chiudere-gli-opg/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per Emilio LUPO, Cesare BONDIOLI E Luigi ATTENASIO di Psichiatria Democratica (PD), il riconoscimento da parte del Senato che gli OPG vanno chiusi al più presto, è un fatto politico importante, anche se -ammoniscono i tre Dirigenti di PD &#8211; il processo di deistituzionalizzazione è soltanto all&#8217;inizio.</p>
<p>Per PD non bisogna avere indugio alcuno e puntare dritti all&#8217;obiettivo, concretamente , attraverso un programma-percorso che preveda quanto segue:</p>
<p>1) Che il Governo emani &#8211; dopo l&#8217;approvazione del testo anche da parte del Parlamento &#8211; un Regolamento attuativo che detti tempi e modi del processo di dismissione, d&#8217;intesa con le Regioni e con il coordinamento del Presidente Errani ;</p>
<p>2) Che si costituiscano Uffici ed Equipes di dismissione (task force) &#8211; a tempo &#8211; per ciascuna struttura e in tutti i DSM, quali reali strumenti operativi e di collegamento tra le realtà interne e quelle esterne, al fine di rendere effettivi i progetti personalizzati.</p>
<p>3) Che, coerentemente allo spirito che ha informato dapprima la Commissione Marino e poi il Senato, si proceda &#8211; con tutta urgenza &#8211; ad affrontare nell&#8217;immediato il tema della gestione della misura di sicurezza per la pericolosità sociale da infermità mentale, di cui proponiamo l&#8217;abolizione, nonchè la revisione dell&#8217;istituto dell&#8217;imputabilità/inimputabilità per infermità mentale.</p>
<p>30 gennaio 2012</p>
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		<title>Un uomo è più dei suoi errori</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 19:13:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(dalla fiction Rai &#34;C&#39;era una volta la città dei matti&#34;)
Un giovane muore nell&#8217;OPG di Montelupo. Una mamma, per caso, scopre che esistono i manicomi criminali. E scrive al Cardinale Martini.
Gentile Cardinal Martini, vivo nella civile Toscana, vicino a Firenze. Ho ignorato l&#8217;esistenza dell&#8217;ospedale psichiatrico giudiziario di Montelupo Fiorentino fino a quando ho letto su un ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/un-uomo-e-piu-dei-suoi-errori/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_8163" class="wp-caption alignleft" style="width: 510px"><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/public/IMG_03721.jpg"><img class="size-large wp-image-8163" title="IMG_0372" src="http://www.news-forumsalutementale.it/public/IMG_03721-500x333.jpg" alt="(dalla fiction Rai &quot;C'era una volta la città dei matti&quot;)" width="500" height="333" /></a><p class="wp-caption-text">(dalla fiction Rai &quot;C&#39;era una volta la città dei matti&quot;)</p></div>
<p>Un giovane muore nell&#8217;OPG di Montelupo. Una mamma, per caso, scopre che esistono i manicomi criminali. E scrive al Cardinale Martini.</p>
<p><em>Gentile Cardinal Martini, vivo nella civile Toscana, vicino a Firenze. Ho ignorato l&#8217;esistenza dell&#8217;ospedale psichiatrico giudiziario di Montelupo Fiorentino fino a quando ho letto su un quotidiano locale una breve notizia di cronaca. Un ragazzo di 28 anni, ligure, si era suicidato inalando del gas. <span id="more-8164"></span>Mio figlio ha la stessa età: la mia mente di mamma ha subito immaginato un ragazzo fragile, paralizzato dalla paura, solo in un carcere. Pensavo infatti si trattasse di una vittima del carcere, ma ho scoperto invece che era vittima di qualcosa di peggio, di un manicomio criminale. Non sapendo cosa fosse un ospedale psichiatrico giudiziario ho iniziato a informarmi e mi sono imbattuta su Internet in un video girato da una commissione del Senato.</em></p>
<p><em>Non sono riuscita a guardarlo tutto, perché la desolazione e lo sconforto si sono fatti troppo pesanti. Le pareti scrostate, le docce luride e spoglie, l&#8217;aria lugubre delle celle umide dove giacevano raggomitolati tanti uomini dall&#8217;aria spenta o disperata. Forse una volta sono stati bambini e ragazzi «normali», con una famiglia, degli amici, la scuola, i libri. Credo che nessun crimine possa giustificare che una persona venga umiliata e privata di dignità e cure. A queste persone si è inflitta una punizione inesorabile, senza possibilità di riscatto. D&#8217;un tratto, eminenza, mi sono sentita sporca e colpevole: come possiamo continuare a vivere tranquilli quando sappiamo che nel nostro Paese ci sono antri dell&#8217;orrore come questi? Non dovremmo impegnarci tutti, a tutti i livelli, per cancellare una simile vergogna?</em></p>
<p><em>(Lettera firmata, Firenze)</em></p>
<p>Lei esprime i sentimenti che ciascuno proverebbe al suo posto davanti a simili scene. Non sono mai stato personalmente in un ospedale psichiatrico giudiziario, perché nella diocesi di Milano c&#8217;erano solo i penitenziari. La descrizione che Lei ne fa nella sua lettera mi ha colpito molto. Mi sembrano scene viste nei lager della Seconda guerra mondiale e mi sembra impossibile che esistano ancora oggi luoghi tanto terribili. Ma se ci sono è evidente che esistono ancora uomini e donne che non sono considerati tali. I cui delitti sono considerati più grandi della loro stessa dignità umana. Vorrei gridare ancora una volta che l&#8217;uomo è più grande del suo peccato, l&#8217;uomo è più dei suoi errori, l&#8217;uomo per quanto colpevole rimane uomo. Le sue fragilità, i drammi che lo abitano, le mostruosità che può aver commesso, offuscano, sbiadiscono, ma non cancellano la sua dignità che, anzi, la società è chiamata a ricostruire, a pulire, a educare, a medicare. Dice Gesù: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; non sono venuto per chiamare i giusti ma i peccatori» (Mc 2,17). E se la società ha il dovere della giustizia, essa è mirata a recuperare tutto il possibile dell&#8217;umano che c&#8217;è in ogni uomo, tutto il bene rimasto in esso. Chi lascia l&#8217;uomo nella sua colpevolezza, chi lo scolpisce dentro di essa, non è molto diverso dal colpevole stesso.</p>
<p>Auspico che il mondo sintonizzi il suo cuore con quello dello scrivente e che mai avvenga, per questioni di danaro o di semplice disinteresse, che uomini e donne siano abbandonati ai loro errori e alle loro malattie.</p>
<p>di Carlo Maria Martini</p>
<p>(da  “Il Corriere della Sera” del 29 gennaio 2012)</p>
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		<title>Fabrizio Gifuni sugli OPG</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 19:08:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dalla stampa]]></category>
		<category><![CDATA[opg/carcere]]></category>

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		<description><![CDATA[”I motivi di indignazione purtroppo, come sempre, abbondano. Anche se forse bisognerebbe iniziare ad essere più selettivi anche con l’indignazione, in modo da preservare le nostre energie per poter intervenire. Sicuramente suscitano in me vergogna come essere umano quei luoghi disumani che sono gli Ospedali Psichiatri Giudiziari, gli OPG, sopravissuti alla rivoluzione di Franco Basaglia, ...<br /><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/fabrizio-gifuni-sugli-opg/" class="leggi-ancora">leggi tutto &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.news-forumsalutementale.it/public/IMG_6411.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-8160" title="IMG_6411" src="http://www.news-forumsalutementale.it/public/IMG_6411-300x200.jpg" alt="IMG_6411" width="300" height="200" /></a>”I motivi di indignazione purtroppo, come sempre, abbondano. Anche se forse bisognerebbe iniziare ad essere più selettivi anche con l’indignazione, in modo da preservare le nostre energie per poter intervenire. Sicuramente suscitano in me vergogna come essere umano quei luoghi disumani che sono gli Ospedali Psichiatri Giudiziari, gli OPG, sopravissuti alla rivoluzione di Franco Basaglia, l’unica rivoluzione realizzata nel nostro paese. E lo stesso sentimento suscitano in me le carceri per quello che sono diventate ormai da troppi anni. Quella rivoluzione incruenta a cui tutto il mondo ha guardato, la rivoluzione basagliana, non ha completato il suo corso. A parte tutto quello che ancora resta da fare riguardo alla applicazione di un ottima legge come la 180 (i centri di assistenza per i pazienti e l’aiuto alle famiglie in troppe regioni sono ancora decisamente insufficienti), c’è il capitolo degli OPG che in Italia sono ancora 6 e di cui ultimamente si è tornati con forza a parlare.</p>
<p>C’è stata un inchiesta parlamentare condotta da Ignazio Marino che è andato personalmente a visitare, uno per uno, questi luoghi e nella quasi totalità dei casi, salvo rarissime eccezioni (una sola) si è trovato di fronte, ancora una volta, a uno spettacolo inverecondo. Brutture sotto qualsiasi soglia di civiltà: situazioni sanitarie indecenti, gente di nuovo incatenata ai letti o ai termosifoni. Violenze fisiche e psicologiche di ogni genere. Purtroppo il problema si somma, come spesso accade, ad altro problema : il sovraffollamento delle carceri. Infatti, la chiusura degli OPG dovrà prevedere l’offerta, o la costruzione di luoghi alternativi adatti che non vadano ulteriormente a gravare sul sovraffollamento delle case circondariali.</p>
<p>Ritengo gli Ospedali psichiatrici giudiziari una vergogna nazionale e sono convinto che presto, grazie all’impegno e alla buona volontà di molte persone, saranno finalmente chiusi, ma credo che il percorso sarà portato a termine solo il giorno in cui verranno definitivamente messi in discussione i concetti di ‘incapacità di intendere e di volere’ e di ‘non imputabilità’. In modo che di fronte alla giustizia non debba più esistere il “folle reo”, ma solo un reo che, se infermo di mente, debba incontrare misure alternative in sede di esecuzione della pena. E che possa soprattutto godere dello stesso diritto fondamentale che spetta a qualsiasi detenuto : la certezza di fine pena.”</p>
<p>(da Diversamente Aff-abile, blog di Fiamma Satta su Gazzetta dello Sport.it)</p>
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