Il caso Barcola e la S.I.P.

schermata-2021-06-23-alle-21-49-14di Franco Rotelli (in foto)
“Salute mentale, a Trieste non difendiamo un’ideologia ma solo meriti e bisogni”

Il concorso per il Csm di Barcola: non occorre scomodare Basaglia, basterebbe invocare buonsenso ed equità. Servono risorse adeguate per i servizi territoriali, sempre più precarizzati da scelte politiche irresponsabili
Trieste. – I ripetuti interventi dei vertici della Società italiana di Psichiatria, pubblicati da “Il Piccolo” sul caso del concorso a primario del Centro di salute mentale di Barcola lasciano contrariati. Non credo ci sia memoria di una Società scientifica che entri nel merito della correttezza formale e sostanziale di un pubblico concorso. La inopinata difesa solenne, a oltranza, del metodo e del merito di quel concorso dice già tutto su quel che sta accadendo.

Come in parte è già noto, molti (tra cui chi scrive) contestano il fatto che un medico di Cagliari a 66 anni vince un concorso (a lungo procrastinato) a Trieste, passando da uno degli ultimi posti nella graduatoria per titoli e curriculum, al primo posto dopo un colloquio sostenuto per dieci minuti davanti a una commissione che ha agito a porte chiuse.

Dubito che ci siano precedenti di persone che vincono un concorso di primario medico presentando due (diconsi 2) pubblicazioni a stampa in tutto (tra l’altro a firma multipla). Questo è il caso del dottor Trincas. Per contro, il candidato “triestino”, classificato terzo, ne ha presentate 72 (leggasi 72) e molte su autorevoli riviste.

A sua volta, il Direttore generale di Asugi, che ha per legge il diritto/dovere di scegliere tra i primi tre classificati colui che ritiene più idoneo a ricoprire quello specifico posto, in un’ottica di interesse aziendale, nomina una persona che non ha mai visto in vita sua un Centro di salute mentale 24 ore come è il Csm di Barcola, né conosce nulla della comunità triestina, come al contrario sarebbe stato invece il caso del terzo classificato, che copre già da tempo l’incarico di primario facente funzione del Centro di Domio.

Chi vince vince a porte chiuse, a sessantasei anni, superando di un balzo al colloquio sei candidati triestini, di cui alcuni di ventennale esperienza in città. Non occorre scomodare Basaglia, basterebbe invocare buonsenso ed equità.

Non si dica che stiamo noi difendendo un fortino, nè tanto meno una posizione “ideologica”: stiamo difendendo meriti (di professionisti qui noti e stimati) e bisogni (dei cittadini di Trieste).

Quarantacinque anni fa ho attivato il Centro di Salute mentale di Barcola arredandolo con i mobili di casa mia. Quelli erano i tempi. Da anni il Centro vive a lato di un hotel a cinque stelle senza che nessuno se ne dolga. Restando in attesa che i vertici della Società italiana di Psichiatria ci mostrino prove di evidenza scientifica sugli «avanzamenti intervenuti oltre il modello triestino» li inviterei a dedicare molte più energie a richiedere a Governi e Regioni risorse adeguate per i servizi territoriali sempre più precarizzati da scelte politiche irresponsabili foriere di inquietanti conseguenze, e di cui non si può essere complici.

da “Il Piccolo”, 23 giugno 2021

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