Il Costituzionalismo e la difesa della salute mentale in Italia, oggi

L’intervento a Impazzire si Può di Daniele Piccione

1. Ringraziamenti per una trilogia.  2. La metafora della spada, nel film Scaramouche. 3. La contenzione di fronte alla libertà personale inviolabile. 4. La dottrina di Franco Basaglia e l’articolo 2 della Costituzione italiana. 5. Il senso del Costituzionalismo, qui ed oggi. 6. Conclusioni: ragioni del Costituzionalismo, ragioni di una psichiatria senza apparati di esclusione. Il senso di un’alleanza.

1. Ringraziamenti per una trilogia. Consentitemi di ringraziare la direzione del Dipartimento di Salute mentale di Trieste, per questo invito, giacchè oggi si chiude per me una specie di trilogia del ritorno triestino (sono nato qui) che mi ha molto arricchito in questi mesi, consentendomi di parlare brevemente di due temi a me molto cari: la Costituzione e la salute mentale senza ospedali psichiatrici.

A marzo trattai, brevemente e dalla mia limitata angolazione di studi, il pensiero di Franco Basaglia e i suoi riflessi costituzionalistici; alla fine di maggio, ho avuto l’opportunità di affrontare i profili costituzionali del tema della contenzione degli infermi e degli anziani, ad un Convegno molto stimolante, qui a Trieste.

Oggi vorrei riflettere in forma libera sul rapporto tra il Costituzionalismo e la tutela della salute mentale nel sistema italiano.

2. La metafora della spada, nel film Scaramouche.

Apro questo mio intervento, riferendomi a un film ormai antico, per me tanto suggestivo, in cui un attore dalle vaghe simpatie rivoluzionarie, Scaramouche impersonato da Stewart Granger, vuole andare a prendere lezioni di scherma da Perigord a Parigi, l’uomo che allora, più di tutti, sapeva maneggiare la spada, nella Francia percorsa dai primi vagiti  giacobini.

Il Maestro lo osserva e pronuncia la frase: “La spada è come un passero, se la stringi troppo, la soffochi, se la tieni molle, se ne vola via”.

Ecco, abbastanza incredibilmente, io credo che questa metafora valga anche per la Costituzione e la frase del film sia stata la prima involontaria lezione di diritto costituzionale impartitami.

La Costituzione può essere intesa in tanti modi, certo, ma il senso che qui vale la pena rievocare per primo consiste nella sua straordinaria funzione di limite all’esercizio del potere. Si tratta di quella funzione difensiva della cittadinanza e, più in generale, dell’uomo e della sua dignità che la Carta costituzionale ha sempre svolto e che ne contraddistingue la componente più vitalistica, forse tra le più affascinanti, ma non certo, come vedremo, l’unica.

La metafora della spada è efficace perché le Costituzioni subiscono, oggi come ieri, gli attacchi dei poteri costituiti, persino del Governo, del Parlamento, che, per fini non sempre nobili, la invocano, ma poi spessa la violano, puntano ad eluderla, disapplicarla, modificarla senza criterio, appunto soffocarla.

Sono quelle “sfigurazioni costituzionali” di cui ha parlato la migliore dottrina.

Ma poi la Costituzione soffre anche di quel soffio di oblio e trascuratezza che, stando alla metafora del film, rischia di farla volare via, cioè di renderla evanescente, debole, fluttuante, perché non esercitata e vissuta da tutti noi.

In parole semplici, la Costituzione ci protegge dell’esercizio dei poteri illegali, abusivi, illegittimi. E, attenzione, primo dato interessante e spesso sottovalutato: le norme costituzionali ci garantiscono sia quando a compiere questi atti di prevaricazione sono i privati, cioè altri tra noi, sia quando a porli in essere sono gli apparati pubblici sotto le forme ammantate di ufficialità delle istituzioni.

Per comprendere questo aspetto che troppi liquidano semplicisticamente come ovvio e altri, invece, trascurano, fornirò tre esempi, i primi due riferiti a temi che ci richiamano a quello per cui siamo qui oggi; il terzo, invece, si riferisce proprio a noi come persone riunite in questo splendido parco che testimonia della trasformazione della realtà resa possibile dalle intuizioni di Basaglia e dall’infaticabile azione di psichiatri, intellettuali, operatori e cittadini che si sono, negli anni, ispirati al Suo pensiero.

3. La contenzione di fronte alla libertà personale inviolabile. Il primo esempio è dedicato proprio al tema terribile della contenzione. Ho provato a dimostrare, già in altre occasioni, come la contenzione abbia luogo in condizioni di a-nomia, cioè di non diritto: in ambienti, luoghi e situazioni, cioè, in cui la Costituzione non può spingersi o non riesce ad essere effettiva.

Ecco quindi che noi ci battiamo perché essa invece domini anche queste situazioni, le rischiari e si affermi nella sua forza garantista che, chi conosce l’articolo 13 in tutta la sua capacità suggestiva e precettiva, deve difendere e proclamare.

Leggiamolo insieme questo straordinario articolo della nostra Carta, alla cui stesura collaborarono alcuni tra i piĂą grandi giuristi del secondo dopoguerra italiano.

Esso recita: “La libertà personale è inviolabile.

Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell’autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge”.

Va subito osservata la lucidità con cui i Costituenti scelsero quella volontaria e consapevole enfasi contenuta nella parola “inviolabile”. Testimonia di un valore supremo e fondamentale come ebbe a dire la nostra Corte costituzionale, un valore che promana una luce particolare. Gli anglosassoni direbbero che rifulge e chi ama la letteratura non esiterebbe a tradurre questa tonalità emotiva contenuta nell’articolo 13, come uno “Shining”, una luccicanza.

E ancora si osservi come l’articolo 13 sia dominato dal concetto di divieto verso tutte le restrizioni della libertà fisica,  anche quelle anomale, surrettizie e ambigue, con quel “Non” che apre il secondo comma, e la fermezza straordinaria con cui, sempre al secondo comma, si appongono i limiti alle modalità con cui, nei soli casi previsti per legge, si può restringere la libertà dell’individuo.

Sulla scorta di questi spunti e di altri che ora non vi è tempo per elencare, ho sostenuto che ogni forma di contenzione fisica, se operata senza autorizzazione del giudice (come sempre accade, nei fatti) è incostituzionale e quindi illegale.

Sempre e senza eccezioni.

Siamo di fronte ad un primo esempio della Costituzione che cerca di affermarsi contro fatti e comportamenti compiuti in istituzioni opprimenti e totali che precipitano il singolo in una specie di ordinamento separato e diviso dalla società e dagli altri, sottomettendolo all’altrui potere. La contenzione si realizza lì e non a caso contro il manicomio, l’ospedale psichiatrico giudiziario, il centro di trattenimento per gli stranieri extracomunitari, gli stati di eccezione in cui le forze dell’ordine possono agire senza controllo per presunte ragioni superiori di ordine pubblico, in tutti questi contesti, la Costituzione lotta, fatica e non sempre riesce, purtroppo, ad affermarsi.

4. La dottrina di Franco Basaglia e l’articolo 2 della Costituzione italiana.

Quanto precede ci conduce al secondo esempio.

Fu proprio Franco Basaglia a combattere una battaglia civile senza precedenti; questa condusse ad un successo che oggi noi difendiamo contro ogni falso riformismo, verso tutti i tentativi restauratori, generati dall’insipienza, dall’ignoranza, dalla violenza subdola che a volte la politica genera contro le persone  e le idee.

In un mio piccolo scritto, ho tentato modestamente di evidenziare come con incredibile consapevolezza – non essendo Egli un giurista – Franco Basaglia combattè contro l’istituzione manicomiale e la sconfisse, in nome della Costituzione.

La sua sterminata cultura, la formazione composita e aperta di umanista a tutto campo, l’avevano condotto a quella che io chiamo una sintonia implicita con la Costituzione italiana.

Non solo e non tanto con l’articolo 32 della Costituzione che tanto abbiamo citato in marzo, ma proprio con alcune ferme acquisizioni dei Costituenti che il grande intellettuale e umanista veneziano seppe riproporre e che io voglio qui brevemente citare.

Il rifiuto della Costituzione italiana verso i luoghi di esclusione e ghettizzazione e le afflizioni che spersonalizzano e sottraggono dignità; è un’idea che traspare chiara nell’articolo 27 dove si legge:

“Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”.

Di questa norma va ammirata l’indignazione che trasuda dalle parole, il rifiuto incondizionato per le vicende inutilmente afflittive e repressive.

E sebbene il Costituente pensasse più che altro al carcere come idealtipo di luogo delle misure afflittive, non serve un grande sforzo per riconoscervi la lotta senza quartiere dei Basagliani all’istituto manicomiale, alla sua forza escludente, alla c.d. malattia istituzionale che il manicomio induceva (e induce nei Paesi presso i quali ancora esiste) in chi lo abitava.

Quanto forte sia questa traccia, lo si vede anche nel celebre articolo 2 della nostra Carta, il cui incipit, a una rilettura anche superficiale, richiama la lezione di Basaglia per la difesa del malato come persona con pienezza assoluta di diritti, come uomo o donna assurdamente esclusi che devono tornare al centro, riprendersi spazi e diritti, anche rivendicare la loro diversitĂ  umana intesa come peculiaritĂ , originalitĂ , mai come malattia escludente o come ignobile stigma di pericolositĂ .

Si sta parlando qui di quel decisivo punto di partenza del Costituente che si riassume benissimo nell’idea che è l’Uomo al centro della Costituzione, dell’ordinamento giuridico, della società, della vita dello Stato.

Anche qui, signori che avete la pazienza di seguirmi in questo percorso, la città di Trieste, il suo modello storico di psichiatria da cui origina la novità mondiale della legge 13 maggio 1978, n. 180, vive e si identifica nel meraviglioso equilibrio linguistico che si legge nell’articolo 2 della Costituzione:

“La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”.

5. Il senso del Costituzionalismo, qui ed oggi.

Ci avviamo dunque alla conclusione di queste mie parole di prolusione all’incontro odierno sulla nostra “Pazzia per la Costituzione”, che ci porta al qui ed oggi, con il terzo esempio di amore per la nostra Carta fondamentale.

Il nostro stare insieme, infatti, è anch’esso figlio della Costituzione. E precisamente dell’articolo 17 che disciplina la libertà di riunione:

“I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz’armi”.

Sebbene oggi si possa faticare a immaginarlo, un tempo, anche questa è stata, per citare uno splendido e recente volume di uno studioso italo-francese, una “libertà fragile”([1]).

Ma noi in questo momento la stiamo esercitando, stiamo ponendo rimedio alla sua ineludibile e intrinseca carica di fragilitĂ 

L’esercizio rende le nostre libertà costituzionali effettive, si potrebbe dire, le conduce ad essere vive. Rievocando ancora la metafora della spada, oggi noi la stiamo stringendo al modo giusto, con l’intensità che si conviene.

Ed è bene questo tenerlo a mente anche al momento dell’esercizio dei diritti politici (il voto elettorale o quello referendario); nei contesti in cui interagiamo con le istituzioni della Repubblica cui noi dobbiamo essere fedeli e della quale dobbiamo rispettare la Costituzione e le leggi (articolo 54).

E poi, nel vivere la Costituzione con consapevolezza, noi non dobbiamo pensare che qui si tratti solo di mantenere i successi sociali e gli avanzamenti culturali della generazione che ci ha preceduto: non ci si può  accontentare, come disse uno studioso, di immaginarci come “nani che camminano sulle spalle dei giganti”.

Però, se in questa formula sta la consapevolezza dei nostri limiti intellettuali di fronte al legato di Basaglia e dei suoi allievi, questo non può che farci bene. Giusta professione di modestia.

La stessa modestia – ancora una similitudine – che si prova a leggere la Costituzione redatta dai grandi umanisti italiani del secolo scorso: Aldo Moro, Costantino Mortati, Piero Calamandrei, Massimo Severo Giannini, solo per citarne alcuni che, direttamente o indirettamente, contribuirono alla stesura della nostra carta fondamentale.

6. Conclusioni: ragioni del Costituzionalismo; ragioni di una psichiatria senza apparati di esclusione. Il senso di un’alleanza.

Mi sento pronto ad azzardare, in definitiva, due conclusioni.

Che la Costituzione va letta, ascoltata nelle sue piĂą intime, delicate e nascoste venature di significato. La si scoprirĂ  sempre piĂą ricca e unificante anche per gli operatori della salute mentale.

E’ questo, del resto, il compito del Costituzionalismo contemporaneo. Di quel movimento culturale, nel cui alveo noi dobbiamo inserirci con convinzione, perchè è vera cultura delle regole che prosegue l’inesausta ricerca delle risposte  nella Costituzione, si batte per essa e la pone al centro dei rapporti umani nella nostra Repubblica.

Poi è vero come ha scritto un giurista contemporaneo([2]), che il Costituzionalismo può essere irenico o polemico.

Cioè può essere professato e seguito nei tempi sereni della pace sociale, ma anche incarnarsi in grande, ribelle movimento di lotta contro gli abusi di potere, gli esercizi arbitrari delle supremazie contro l’eguaglianza da difendere, sempre e comunque.

La seconda conclusione è che il Costituzionalismo, questa è una mia tesi personale, è stato un silenzioso e tacito alleato della rivoluzione antimanicomiale italiana.

In seguito, l’ha supportata, certo magari senza clamori, in sparute sentenze della Corte costituzionale, in piccoli contributi culturali della scienza giuridica italiana, nell’apporre tenaci limiti procedurali ai tentativi di modifica della “legge Basaglia”.

Per questo, anche per questo, dobbiamo continuare a incarnare la difesa della Costituzione, come spiegava Calamandrei, già nella vita di tutti i giorni, persino senza saperlo. Direbbe uno scrittore americano recentemente scomparso che anche in ciò consiste “l’arte di diventare noi stessi([3])”, come gruppo che ha in comune l’esperienza umana della salute mentale senza ospedale psichiatrico.

E così, come avrete capito, il mio modesto compito finisce nel momento in cui ho cercato di convincervi che il nostro “impazzire per la Costituzione”, altro non è che il ritrovarci insieme, qui in un luogo così caro per simboli personali, umani e storici, anche nelle ragioni del Costituzionalismo: una suprema e irriducibile istanza di lotta per una società giusta e libera in cui vivere un po’ meglio.

Daniele Piccione


(*) Versione provvisoria dell’intervento svolto all’incontro organizzato del Dipartimento di Salute Mentale di  Trieste, il 22 Giugno 2012, dal titolo: “Impazzire per la Costituzione”, nell’ambito del Quarto incontro nazionale di associazioni e persone con l’esperienza del disagio mentale.

([1]) L. Godardt, La libertĂ  fragile, Milano, 2012, in particolare, 61 ss.

([2]) M. Luciani, Costituzionalismo irenico e Costituzionalismo polemico, in Rivista telematica dell’Associazione italiana dei Costituzionalisti, 2006, reperibile sul sito www.asociazioneitalianadeicostituzionalisti.it., poi ripubblicato in Giurisprudenza costituzionale 2006.

([3]) David Foster Wallace, Come diventare se stessi, (trad. it.), Roma, 2011.

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