Il muro di Alda

fot-eric-toccacelidi Francesca De Carolis

È stato chiesto all’autrice di scrivere di Alda, ispirandosi alla foto di Eric Toccaceli

Sbirciando sullo sfondo immagini del muro di Alda. Brani di pareti sulle quali Alda Merini prendeva appunti. Nomi, numeri di telefono, schizzi… Il muro degli angeli, ho letto chiamasse quello dove poggiava la testiera del letto. E cosa meglio, per scriverci sopra, del suo rossetto, rosso come il fuoco delle sue passioni…

La immagino benissimo lì a scrivere sul muro, con gesto provocante di bambina. Già, bambina, se tutti da bambini abbiamo avuto una voglia matta di scrivere sui muri, per lì lasciare le nostre prime tracce sul mondo. E libertà è stato anche poter scrivere/sporcare il muro della casa finalmente propria, senza temere rimproveri…

I matti e i bambini… Peccato che i matti venivano poi imprigionati, e i bambini, ahinoi, educati.
Un proverbio napoletano che sempre m’incanta ricorda che “a pazze e a peccerille dio l’aiuta”, proverbio che Basile mette a chiusura del primo racconto della prima giornata del suo “Cunto de li cunti”. Il racconto dell’orco. E non è un caso. Minacciati da tanti orchi, pazzi e bimbi per fortuna li aiuta dio, e questo dio qualcosa infine ha fatto, se ora almeno sappiamo che i manicomi non devono esistere più. Rimangono, purtroppo, un’infinità di costrizioni altre, che neppure sto a elencare. Rimangono, ancora prigionieri forse di troppa malintesa educazione, i bambini, e guai a loro se imbrattano pareti…

Guardando e riguardando il profilo curvo di lei mentre, sullo sfondo di quel muro “imbrattato”, sfumacchia una sigaretta, avida come sempre di fumo e di fantasmi, come non pensare che ognuno dovrebbe avere un muro che parla per noi. Un bel muro sporco, e come lei dichiarare al mondo: “amo la sporcizia, la amo, la desidero, la bramo”.
E sentirla ancora stupirsi “… ma non sapevo che nascere folle / aprire le zolle / potesse scatenar tempesta…”

Quanto sarebbe migliore il mondo se imparasse a rispettare i matti e i bambini… I matti, i bambini e i poeti che…

“… lavorano di notte/ quando il tempo non urge su di loro,/ quando tace il rumore della folla/ e termina il linciaggio delle ore./ I poeti lavorano nel buio / come falchi notturni od usignoli / dal dolcissimo canto / e temono di offendere Iddio / ma i poeti nel loro silenzio / fanno ben più rumore / di una dorata cupola di stelle”.

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