Il welfare: conquista dei lavoratori
di Roberto Mezzina
La de-ideologizzazione e (alla fine) la spoliticizzazione della pratica, dentro lo specifico
psichiatrico, nasce di necessità negli anni del ‘riflusso’ dopo la 180, per ‘tenere’ e legittimare i
nuovi servizi. Operazione comunque difficile e incompiuta.
Anche il Forum Salute Mentale alla sua nascita nel 2003 aveva posto il problema del buon
governo, del buon servizio, del diritto alla cura.
Oggi si riafferma una tecnicizzazione in senso biomedico, che ripropone logiche riduzioniste:
la malattia e non la persona nella sua interezza, soprattutto dentro un impoverimento e uno
smontaggio dei servizi pubblici, a vantaggio di un privato di vecchio stampo clinico.
I servizi di welfare sono conquiste dei lavoratori, sono pezzi di plusvalore recuperati. Smontarli
vuol dire dare spazio al progetto liberista, taylorista. Vuol dire tornare all’oppressione del
povero, dell’emarginato, stavolta non più dentro i manicomi, ma nel vuoto del sociale e dentro
la gabbia della patologia. Vedi l’esempio americano.
Essere stati cooptati al comando gestionale del sistema sanitario in Regione FVG ha impedito
di mantenere la lucidità e la consapevolezza che eravamo solo dentro una parentesi di
contropotere. Il potere vero cerca sempre di recuperare il comando.
Ora c’è la necessità di riprendere un pensiero critico, dopo aver perso definitivamente
l’illusione di aver almeno ‘non vinto ma convinto’.
Occorre lottare contro la distruzione del progetto di una salute mentale pubblica, di e per la
comunità. La cui cifra siano i diritti umani e sociali, la lotta contro l’esclusione e per le libertà
fondamentali. Per una nuova risposta al bisogno di una vita degna di essere vissuta per tutti.

schermata-2021-12-20-alle-23-49-02di Roberto Mezzina

La de-ideologizzazione e (alla fine) la spoliticizzazione della pratica, dentro lo specifico psichiatrico, nasce di necessità negli anni del ‘riflusso’ dopo la 180, per ‘tenere’ e legittimare i nuovi servizi. Operazione comunque difficile e incompiuta.

Anche il Forum Salute Mentale alla sua nascita nel 2003 aveva posto il problema del buon governo, del buon servizio, del diritto alla cura.
Oggi si riafferma una tecnicizzazione in senso biomedico, che ripropone logiche riduzioniste: la malattia e non la persona nella sua interezza, soprattutto dentro un impoverimento e uno smontaggio dei servizi pubblici, a vantaggio di un privato di vecchio stampo clinico.

I servizi di welfare sono conquiste dei lavoratori, sono pezzi di plusvalore recuperati. Smontarli vuol dire dare spazio al progetto liberista, taylorista. Vuol dire tornare all’oppressione del povero, dell’emarginato, stavolta non più dentro i manicomi, ma nel vuoto del sociale e dentro la gabbia della patologia. Vedi l’esempio americano.

Essere stati cooptati al comando gestionale del sistema sanitario in Regione FVG ha impedito di mantenere la lucidità e la consapevolezza che eravamo solo dentro una parentesi di contropotere. Il potere vero cerca sempre di recuperare il comando. Ora c’è la necessità di riprendere un pensiero critico, dopo aver perso definitivamente l’illusione di aver almeno ‘non vinto ma convinto’. Occorre lottare contro la distruzione del progetto di una salute mentale pubblica, di e per la comunità. La cui cifra siano i diritti umani e sociali, la lotta contro l’esclusione e per le libertà fondamentali. Per una nuova risposta al bisogno di una vita degna di essere vissuta per tutti.

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