welfareProsegue la protesta degli operatori sociali contro i tagli nel settore. Punta dell’iceberg, la protesta potrebbe presto raggiungere anche le regioni del Nord.  A febbraio mobilitazione generale

Napoli – Nuova protesta del comitato “Il welfare non è un lusso” che da questa mattina ha occupato anche il Maschio Angioino. Una cinquantina di operatori sociali afferenti al comitato stamane hanno preso possesso di uno dei simboli della città e dell’Italia tutta. Ora sono oltre 500. Quanto sta accadendo infatti a Napoli è soltanto la punta dell’iceberg dal momento che le proteste contro i tagli nel settore delle politiche sociali dalla Campania potrebbero espandersi quanto prima in tutta Italia, raggiungendo ben presto anche le regioni del Nord. Questa mattina alcuni operatori sociali hanno bloccato piazza Municipio e due di loro sono saliti su una gru del cantiere della Metropolitana ad un una quindicina di metri di altezza. Da mesi stanno denunciando i tagli nel settore in seguito al blocco del Piano Sociale di Zona. Non è la prima volta che vengono messe in atto proteste del genere, visto che solo pochi giorni il Comitato aveva occupato la sede dell’assessorato al bilancio del Comune di Napoli. Affissi anche mega striscioni con slogan “il welfare non è un lusso” e sulla facciata principale “contro i tagli alla spesa sociale e precarietà”.

Stavolta le proteste chiamano direttamente in causa il governatore regionale. “Chiediamo un incontro con il presidente regionale Stefano Caldoro – afferma il presidente di Gesco e portavoce del comitato, Sergio D’Angelo – Se le istituzioni locali non sono in grado di sostenere il sistema di welfare, si decidano a dichiarare lo stato di crisi e si rivolgano al Governo nazionale. Chiediamo a tutti un atto di responsabilità perché Napoli e la Campania stanno precipitando in una situazione di non ritorno, dove dall’emergenza si passerà allo smantellamento vero e proprio dei servizi sociali realizzati in questi anni con l’apporto fondamentale delle cooperative sociali e delle associazioni”.

A febbraio intanto sarà lotta dura senza paura, pronta infatti la mobilitazione generale. “Il 24, 25 e 26 febbraio a Napoli ospiteremo un cantiere nazionale sul tema della crisi e dei diritti – afferma ancora D’Angelo – Proprio a Napoli organizzeremo laboratori di idee sulla crisi e chiamiamo a raccolta tutte le esperienze significative fatte sul territorio. Dobbiamo fa capire a chi ci governa che se l’unico modo di uscire dalla crisi è il progressivo smantellamento dello stato sociale, l’Italia è destinata ad affogare”.

A rischio l’occupazione per oltre 20 mila operatori sociali, tra psicologi, medici, sociologi ed educatori, ma anche la certezza dell’assistenza a diverse centinaia di migliaia di persone in difficoltà, con sofferenza mentale, in situazione di estrema marginalità sociale tra le più fragili della popolazione. “Finora le risposte da parte delle istituzioni sono state evasive e non ci si rende conto che Napoli è solo la punta di un iceberg – denuncia D’Angelo – E’ tutto il Sud a rischiare un tracollo sociale”.

Oggetto del contendere i mancati pagamenti da parte del Comune di Napoli dei servizi sociali e socio-assistenziali per anziani, disabili, minori, tossicodipendenti, immigrati, donne vittime di violenza e altre categorie fragili della popolazione napoletana. I lavoratori chiedono al Comune di Napoli di fare un piano di rientro del debito in modo che in un semestre si possano saldare tutti gli arretrati con le organizzazioni del terzo settore, portando in tempi fisiologici i pagamenti per le attività in corso. Il comune di Napoli è in ritardo di circa 34 mesi nei pagamenti a cooperative e associazioni per servizi e interventi rivolti a disabili, anziani, bambini. I manifestanti, che hanno affisso alcuni striscioni ai balconi, chiedono fondi per potere continuare a svolgere il loro lavoro nelle strutture che si occupano anche di ragazzi a rischio, disabili e che gestiscono case famiglia. Centinaia di persone non avrebbero percepito gli stipendi da molti mesi, alcuni da oltre 2 anni.

Cooperative sociali e associazioni chiedono che il Comune paghi i restanti 2,7 milioni e mezzo dei cosiddetti “progetti finanziati” dalla Regione o dai progetti europei, che non gravano sul bilancio comunale per i quali il Comune ha elargito solo una parte dei fondi, su un totale di 4 milioni e mezzo di euro previsti. Al Comune le organizzazioni sociali chiedono anche l’erogazione del pagamento di almeno un bimestre dei progetti “indispensabili”, quelli per le case famiglia, non inseriti nel meccanismo del cronologico.

“Il Comune di Napoli manterrà tutti i suoi impegni nei confronti delle cooperative sociali e degli enti del terzo settore. Il Governo faccia altrettanto” – ha fatto sapere oggi in una nota l’assessore alle politiche sociali del Comune di Napoli, Giulio Riccio. Al “Governo hanno dimezzato il fondo nazionale per le politiche sociali e quello per la non autosufficienza, scaricando sui Comuni tutto il peso della sofferenza che cresce in Italia e, in particolare, al Sud. Lasciare gli enti locali soli, dimezzando le risorse e bloccando quelle poche che ci sono quando ci sono, significa lasciare da soli i cittadini più deboli proprio quando ne avrebbero più bisogno, con la crisi economica che non è mai finita”.

Fabio Della Pietra

Ufficio Stampa Cooperativa sociale Itaca – Pordenone

www.itaca.coopsoc.it

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