Impazzire si Può: l’intervento di apertura di Massimo Margon

IMG_2637Il mio rapporto personale con l’istituzione.

Oggi c’ è un po’ un vuoto, un vuoto che pervade la societa’ e quindi anche la Salute Mentale; mentre i principi di Basaglia e la legge 180 rimangono un punto di riferimento fondamentale, è  però oggi necessario introdurre qualcosa di nuovo, perché  le cose fatte nei decenni scorsi, che condivido appieno, non bastano più…

Io venni a contatto con l’istituzione intorno al 1994 ed ebbi un contatto più  significativo a partire dagli anni ‘95 – ‘96.

Si può  dire che io abbia vissuto negli anni 90, l’ ultimo periodo del processo di deistituzionalizzazione iniziato già nei primi anni 70, quello che ha portato all’ apertura dei Servizi di Salute Mentale e a costruire tutto attorno un mondo complesso di cooperative sociali, associazioni, luoghi di aggregazione, di lavoro, di socializzazione..

Questo processo culturale, di apertura e di conquista del territorio, non è stato comunque immediato;  è stato un processo lungo, difficile, che ha coinvolto il pensiero, la passione, l’ azione di molte persone che hanno lavorato assieme con la gente che soffriva di tanti anni passati in manicomio.

Non si può certo dire che con la ” rivoluzione basagliana “, dalla chiusura del manicomio, l’ apertura delle porte e degli spazi di libero confronto e di lavoro, l’istituzione fosse diventata immediatamente ” leggera “, o ” non istituzione “. Quando parlo di ” istituzioni leggere ” intendo una mia percezione, l’ impatto che avevo nell’ incontrare i servizi.

Basaglia, i suoi collaboratori, assieme a tanta altra gente venuta dopo, erano riusciti a cambiare,  si può dire incredibilmente, anche il personale più  anziano, che all’ inizio aveva anche forti resistenze al cambiamento, ma fino ad un certo punto; infatti anche dopo io notavo in alcuni operatori un modo di atteggiarsi a volte un po’ troppo autoritario che si scontrava con il mio concetto di libertà.

Al contrario, con una parte largamente maggioritaria del personale anziano che più  aveva capito Basaglia, c’era un rapporto di una semplicità e di una facilità  incredibile, vista anche la grande semplicità e saggezza di questa gente. Questi operatori però, nel corso degli anni 2000, sono quasi tutti andati in pensione.

Riflettendo sull’ oggi….

Oggi è tutto un po’ cambiato, le buone pratiche, quelle sì, sono rimaste ma ci sono più obblighi, più regole, più burocrazia.. tutto è più formale e, oltre a questo, forse è andato sfumando anche un atteggiamento culturale che ha caratterizzato un’ epoca, un periodo particolare della nostra storia, non solo nei riguardi della psichiatria.

E’ vero che nessuno si è rimesso il camice, ci mancherebbe altro!, ma tutti sono più normali, le professioni sono più definite.. è venuto meno quel clima rivoluzionario, quel clima che portava le persone a lottare e ad avere un atteggiamento culturale particolarmente ricco di ideali e di anticonformismo.

Le persone avevano un ideale:  alcuni psichiatri avevano un concetto libertario nei confronti del disturbo mentale.. non esistevano le categorie professionali.. tutto era mescolato.. il personale aveva un’ esperienza particolare, il tutto era più  interessante.. più ricco dal punto di vista umano.

Ora a volte sembra un po’ come un ufficio postale.. mi ritrovo in un ambiente più deistituzionalizzato, più leggero, almeno così io lo percepisco, meno severo ma paradossalmente di un basagliano molto più “rarefatto”. L’ ambiente mi sembra più  leggero ma anche Basaglia è più leggero, si sente di meno (per dir la verità anche i soldi sono di meno).

Quindi un po’ più di libertà (intendo con questo meno schemi tradizionali di comportamento) ma meno di quella libertà così, … un po’ folle … che caratterizzava i C.S.M. di Trieste di tanti e tanti anni fa, quando io ero giovane.

Rimane in me il ricordo e un po’ la nostalgia di momenti anche scherzosi, a volte di qualcuno un po’ bullo ma simpatico (sto parlando in particolare degli utenti), tutta gente buona d’animo che a volte fingevano di essere cattivi ma si capiva che non era vero perchè era gente di cuore, gente che era abituata a nasconderlo, il cuore, per non soffrire, e si vedeva.

Tuttavia ..

Forse il futuro che voglio lo sto già costruendo da protagonista, senza bisogno di fare oggi una rivoluzione ma partendo da me, trovando il modo, lo spazio e la forza di dire la mia, nel confronto con gli altri che hanno un’ esperienza simile ma anche con gli operatori, con i familiari e con l’ istituzione.

Per concludere, mi sento di dire … Buona Fortuna a Tutti! .. e in particolare a quelli che ne hanno più bisogno.

Grazie.

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