Impazzire si può – Viaggio nelle possibilità delle guarigioni

 

Foto di Andrea Canzi, Reportage a Trieste, 2011

Foto di Andrea Polzoni, Reportage a Trieste, 2011

Trieste, 22 – 24 giugno 2011 – Secondo Incontro nazionale di associazioni e persone con l’esperienza del disagio mentale.

Prima bozza di programma

Le giornate vedono come presenza dominante l’assemblea. L’intenzione è di ribaltare il consueto rapporto che si stabilisce nei convegni: i professionisti, i politici parlano e gli altri ascoltano. Qui intendiamo capovolgere questo rapporto. Vorremmo che gli ospiti che ci figuriamo come rappresentanti di ambiti vasti della nostra società ascoltassero l’assemblea, ne facessero parte, aiutassero a costruire il senso dell’incontro.

E per questo che si chiede a tutti i partecipanti di contribuire e di testimoniare. E agli ospiti esperti di esserci, di ascoltare, di interagire tutte le volte che lo riterranno. E, alla fine di ogni assemblea, di aiutarci a tracciare una sintesi e disegnare una rotta.

Il nostro confronto si vuole richiamare idealmente all’ “assemblea goriziana” dei primi anni di lavoro di Basaglia nel manicomio di Gorizia che si apriva. Le assemblee  hanno dato il primo forte impulso a quella rivoluzione copernicana che ha cambiato per sempre il mondo della salute mentale restituendo parola, dignità e diritti alle persone che vivono l’esperienza del disturbo mentale. 

Mercoledì 22 giugno

Ore 10.30

Apertura della segreteria e accoglienza 

Condividere le immagini dei luoghi che ci troviamo ad attraversare

Le associazioni e le persone triestine accompagnano gli ospiti in visita ai servizi della salute mentale. 

Le visite partono dalla Direzione del DSM (Parco Culturale di San Giovanni, via Weiss, 5) e devono essere prenotate anticipatamente

Ore 10.30

Raduno nazionale delle radio per la salute mentale

Organizza Radio Fragola (Trieste) e sono state invitate: Psicoradio (Bologna), Radio Fuori Onda (Roma), Radio Stella 180 (Aquila), Radio Ondattiva (Bari), Interferenze(Bolzano), Rete 180 (Mantova), Radio Shock (Piacenza), Radio DNA (Senigallia), Radio Liberamente (Modena), Collegamenti (Pisa), Comocheria (Sassari), Radio 180 l’altra musica (Cosenza), Vibra TV (Treviso), Radio Seconda Ombra (Udine) ed inoltre le redazioni di nuove radio da Cesena e da Perugia

Da Trieste e in diretta su Radio Popolare, Massimo Cirri e i dj presenti accoglieranno gli ospiti nella puntata conclusiva de La Terra è Blu 

Ore 13.00 pausa pranzo 

Ore 14.30  Assemblea nr. 1 

Ognuno è la sua storia. Narrarsi è riappropriarsi, riprendersi, rivedere il proprio futuro. Ci racconti la tua storia?

Spazio aperto alle esperienze individuali e collettive, riguardanti narrazione, racconto scrittura. Parteciperanno narratori, scrittori, speakers e cantastorie.

Sarà presente Lella Costa, Massimo Cirri e altri che stiamo contattando 

Dalle 18.30

Inaugurazione della sede dell’associazione Luna e L’altra in via Genova 6.

Evento musicale al Caffè Verdi, gestito dalla cooperativa “Lavoratori Uniti Franco Basaglia”, organizzato da “Musica 55”

Dalle 20.00

Una serata in riva al mare

Radio Fragola organizza una serata con possibilità di grigliata e la  musica con un Concerto live XXX di Gappa e DJ set delle Radio della salute mentale

 

Giovedì 23 giugno 

Ore 9.00 Assemblea nr. 2 

È economicamente vantaggioso per la società favorire l’inserimento lavorativo delle persone con l’esperienza del disagio mentale. Perché allora si continuano a mettere in atto scelte di assistenzialismo e di non inclusione sociale?

Si discuterà di lavoro, di crisi del welfare, di formazione, di cooperazione sociale e della fatica di vedere garantito per le persone che vivono l’esperienza questo fondamentale diritto.

Stiamo cercando di garantirci la presenza di Susanna Camusso (Segretario Generale CGIL), Emma Marcegaglia (Presidente Confindustria), Sergio D’Angelo (Presidente Consorzio GESCO), Anna Jlly (già Presidente Confindustria Trieste), Gian Luigi Bettoli (Vice Presidente Legacoop nazionale), Franco Rotelli (presidente dell’associazione ConfBasaglia) 

Ore 13.00 pausa pranzo

 Ore 14.30 Assemblea nr. 3 

Chi vive l’esperienza del disturbo mentale, anche la più difficile da dire, resta una persona, un individuo, un cittadino. Perché deve essere ancora tollerato il linguaggio  stigmatizzante e perfino offensivo di tanti giornali e altri mezzi di comunicazione?

Si presenterà la Carta di Trieste, codice etico per gli operatori dell’informazione, già discussa e approvata dall’Ordine Nazionale e dal Sindacato Nazionale dei Giornalisti. Saranno presenti Roberto Natale e Iva Testa del Sindacato Nazionale e un rappresentante dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti e discuterà con l’assemblea Riccardo Iacona.

Stiamo cercando di garantire la presenza di altri operatori dell’informazione locali e nazionali 

Dalle 18.30 – Parco di San Giovanni, nei pressi della chiesa

La tradizionale festa della vigilia: I fuochi di San Giovanni/Sveto Ivanski Kresovi.  

Organizzata dalla Ass. “Franco Basaglia” in collaborazione con le cooperative sociali,  accoglie gli ospiti del convegno con musica, stand enogastronomici dei prodotti tipici locali. Spazio musica e dj set con il concerto della Grande Orchestra del Club Zyp e dalle 23.00 la Banda Berimbao accompagnerà in corteo l’accensione dei tradizionali “Fuochi di San Giovanni”. 

 

Venerdì 24 giugno 

Ore 9.00 Assemblea nr. 4 

Dal disturbo mentale è possibile uscire. Le persone che vivono l’esperienza sono testimoni di questa entusiasmante e “impensabile” possibilità. Occorre che i servizi esistano, siano vicini e non facciano danni. Ma, se le leggi sono le stesse, perché i servizi sono così diversi da Regione a Regione?

Si discuterà di servizi e di percorsi di guarigione. Le persone che vivono l’esperienza, ne abbiamo avuto certezza in ragione degli scambi e dei confronti avvenuti lo scorso anno, denunciano differenze non più tollerabili tra le diverse Regioni e, nell’ambito delle diverse Regioni, tra i diversi dipartimenti.

Saranno presenti i senatori Ignazio Marino e Michele Saccomanno, Presidente e Vice Presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sull’efficacia e l’efficienza del Servizio Sanitario Nazionale e Stefano Cecconi, Responsabile Politiche della Salute CGIL nazionale

 

La versione finale e definitiva del programma sarà disponibile, come tradizione degli incontri del Forum, solo dopo la conclusione del convegno. L’assemblea di un forum, e di uno come il nostro in particolare, non può avere un programma definitivo a costo di limitare la partecipazione di quanti saranno presenti nella “piazza” che si organizzerà dal 22 al 24giugno: l’unico programma definitivo possibile è quello del giorno dopo 

Le informazioni logistiche

In allegato la versione stampabile del programma e il testo di presentazione I nostri riferimenti sono:

e.mail: forumsegreteria@yahoo.it

telefono: dalle 10.00 alle 12.00, lun – ven, 040 3997353 

Prima bozza impazzire

Viaggio nelle possibilità di guarigione

 

 

Parco Culturale di San Giovanni, 22 – 24 giugno 2011,

Trieste 2011 – Secondo Incontro nazionale di associazioni e persone con l’esperienza del disagio mentale.

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14 Commenti a “Impazzire si può – Viaggio nelle possibilità delle guarigioni”

  1. Ora che c’è la bozza del programma e che vedo che alla questione lavoro è dedicata la mattinata di giovedì, forse potete inserire e chiedere che si discuta (essendo presenti parte dei sindacati confederali e la confindustria (nazionale e triestina)anche il problema della contrattazione aziendale che abbia a riferimento la responsabilità sociale d’impresa (norma contrattuale diffusa) oltre che la vigente legislazione in materia, per richiedere e ottenere, nelle aziende dove è possibile, ma comunque come prassi contrattuale nei livelli decentrati, per l’assunzione, con le modalità operative necessarie, di disagiati mentali. qui di seguito la mia proposta più in dettaglio, che è un mio articolo su Via Po (supplemento di Conquiste del lavoro), come spunto.
    Grazie.
    Manlio Talamo

  2. Disagio mentale e lavoro
    Responsabilità sociale d’impresa, contrattazione:
    quale relazione?

    di MANLIO TALAMO

    Si ha la sensazione che – in maniera molto prudente e abile – si stia aprendo una campagna per l’abrogazione delle faticose conquiste legate alla legge Basaglia di cui si è celebrato (speriamo non ultimo!), l’anniversario, il trentesimo.
    Si fa perno sulla cosiddetta pericolosità sociale del malato mentale e sulla insostenibilità (ovvia) da parte delle famiglie, spesso, a convivere con familiari gravemente disturbati. Se passa il messaggio che la 180 è nefasta, ovvio che debba essere abolita!
    Sono state presentate due proposte di legge, una a firma dell’on. Ciccioli (An) e l’altra a firma del senatori Carrara, Bianconi e Colli (Pdl). Tendono entrambe a rafforzare e prolungare il ricovero coatto. In quella del Senato si ripropone un processo di rimanicomializzazione, correlando il dissenso, non validamente espresso (sic!) dai malati di mente, con un intervento obbligatorio finalizzato al controllo soprattutto comportamentale dei malati stessi, controllo che, quando non possa ottenersi mediante idonee “terapie”, deve essere attuato in termini di custodia, con un ragionamento, del tutto manicomiale, per cui se i comportamenti malati non sono “guariti” dal trattamento, allora s’impone la prosecuzione di quello stesso trattamento (già risultato inefficace!) tenendo il malato rinchiuso.
    “Dove non arrivano le cure (così in un commento al disegno di legge, trascritto dal sito del senato, come le precedenti informazioni) arrivano dunque i muri di recinzione, ovviamente solo ai fini di una pretesa tranquillità sociale”.
    Probabilmente la Cisl può avere un suo ruolo costruttivo e innovativo anche su questo versante sociale,
    perché “Diventa allora un obiettivo strategico di questa fase storica l’elaborazione sul piano culturale, economico e sociale di un “nuovo umanesimo del lavoro” articolato sull’etica della responsabilità e dell’impegno di ogni persona nel proprio lavoro, sulla priorità assoluta che la sicurezza e la salute sia sempre salvaguardata attraverso la prevenzione e la tutela , sull’esercizio attivo dei diritti contrattuali e delle tutele sociali per i lavoratori, sulla cultura della partecipazione dei lavoratori nell’impresa in cui operano” (dal documento per il dibattito congressuale Cisl, nel capitolo La strategia riformatrice della Cisl).
    Per quanto riguarda il diritto al lavoro dei disabili, la legge n. 68 del 1999 ha lo scopo di promuovere l’inserimento e l’integrazione lavorativa delle persone disabili nel mondo del lavoro attraverso servizi di sostegno e di collocamento mirato. In particolare, l’art. 2 ha una formulazione molto ampia e contiene l’indicazione di interventi per l’inserimento del disabile e di azioni positive per la soluzione dei problemi.
    Al di là, quindi dei presupposti consistenti negli obblighi di assunzione e delle previste agevolazioni sia in forma fiscale e contributiva, sia in forma di rimborsi.
    Sembrerebbe che la legge 68 abbia introdotto un sistema piuttosto avanzato, ma sappiamo però che raramente trova effettiva e concreta applicazione, soprattutto per coloro che, secondo la lettera della legge “sono affetti da un grave handicap mentale o psichico”.
    Già la stessa previsione di legge potrebbe dare argomenti alle RSU, titolari del potere contrattuale aziendale, per stipulare accordi per l’attuazione delle assunzioni obbligatorie, previa predisposizione delle “azioni positive” previste dall’art. 2 della legge.
    Ma ancora maggiori possibilità contrattuali possono trovarsi nella visione più partecipativa dei lavoratori alla vita, alle scelte e alle prospettive aziendali, che non è ancora diventata patrimonio comune e condiviso del movimento sindacale italiano, ma attraverso il quale possono ottenersi, con la contrattazione aziendale, risultati ulteriori quando vengono aperti spazi significativi dalla contrattazione nazionale, nei cui accordi possono trovare definizione alcuni principi e linee strategiche di futuro intervento, che predispongono gli strumenti per la specifica contrattazione aziendale.
    Mi riferisco, qui, alla formulazione contrattuale, già presente in molti CCNL, della responsabilità sociale d’impresa, che già normativamente viene definita come “integrazione volontaria delle preoccupazioni sociali ed ecologiche delle aziende e organizzazioni nelle loro attività commerciali e nei loro rapporti con le parti interessate” (articolo 2, comma 1, lettera ff) del D. Lgs 81 del 2008.)
    La “volontarietà” della previsione legislativa, può diventare e diventa reale e attuabile solo attraverso la contrattazione che può ben riguardare anche più ampie prospettive di effettivo inserimento dei disabili.
    In relazione al concetto di responsabilità sociale si sono sviluppati modelli di gestione aziendale innovativi, legati al tema dell’etica. A titolo semplificativo, la Social Accountability (SAI), organizzazione internazionale nata nel 1997, ha emanato la norma SA 8000 che certifica se e quanto nelle aziende siano assicurate condizioni di lavoro che rispettino la responsabilità sociale; certificazione applicabile ad aziende di qualsiasi settore, per valutare il rispetto da parte delle imprese dei requisiti minimi in termini di diritti umani e sociali, con riferimento alle convenzioni OIL, alla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, ecc.
    Tutto questo materiale legislativo e contrattuale può essere la base per proporre, in attuazione della normativa richiamata, la percorribilità di “progetti di vita” cioè non progetti di cura, che appartengono ad altre competenze, ma progetti di inserimento lavorativo, che significa, appunto, laddove possibile, predisporre anche le condizioni ambientali e culturali per l’accoglimento e l’integrazione dei soggetti tutelati. Ma per far questo, occorre conoscere quali sono i progetti percorribili proposti da strutture pubbliche e private, per far sì che le organizzazioni sindacali possano in pratica trasferire alle RSU la necessità e le possibilità concrete di una contrattazione aziendale anche su questo tema. Sono certamente necessari approcci tra strutture pubbliche e private e le organizzazioni sindacali territoriali (confederali e di categoria) per quei progetti che contengano, in un intervento socio-sanitario ampio, il reinserimento o inserimento lavorativo, che possa, come tale, formare oggetto specifico di contrattazione aziendale.
    È possibile, anche prevedere nella formazione sindacale dei moduli o dei seminari-laboratorio, in cui nel più ampio tema della contrattazione aziendale, possano inserirsi conversazioni, interventi, incontri, laboratori specifici sulla responsabilità sociale e, all’interno di questa, sull’aspetto dell’inserimento lavorativo dei disabili, che, partendo dagli strumenti legislativi e contrattuali, possa portare ad una miglior definizione e ad una più ampia individuazione degli spazi di contrattazione nell’ambito dell’attuazione della responsabilità sociale d’impresa. Vi sono molte realtà (Asl, fondazioni, associazioni) che cercano di costruire intorno al disabile una “proposta di vita”, che non può essere sconosciuta a un sindacato come la Cisl: potremmo così dare più respiro alla partecipazione e alla rappresentanza delle diversità.

  3. Un altro tema su cui discutere è Narrazioni, che ho già proposto…altrove
    La storia narrata presuppone l’ascolto e la centralità della persona che deve ricostruire il proprio vissuto
    L’ascolto che cura
    La formazione all’ascolto
    Per riflettere sulla possibilità di formare all’ascolto dovremmo chiederci:
    L’ascolto è una qualità o una competenza? E’ dato o si apprende? E’ un tratto della personalità (appartiene all’individuo) o una qualità della relazione (e dunque appartiene al sistema, è una emergenza sistemica)?
    L’affermazione “io so ascoltare” che cosa significa? In certe situazioni scopro che non ho ascoltato per nulla, che il mio interlocutore mi accusa di essere distratta, che nonostante le intenzioni non ho compreso la sua storia. E’ il fallimento dell’ascolto? E’ sempre la relazione, quindi, che ci informa sull’ascolto, grazie alla meta -comunicazione verbale e ai segnali non verbali. Il discorso non si chiude, ma si apre all’infinito.
    L’ascolto che cura
    Il rapporto con il cambiamento
    Per poter accompagnare l’individuo in questo percorso di conoscenza di sé sono necessarie
    fiducia reciproca, che nasce da una gestione equilibrata della vicinanza e della distanza, dalla cura per il clima relazionale:
    1. contatto con “i problemi” della persona: chiedersi che cosa è importante per lei
    2. autenticità: come accompagnatore devo essere capace di essere la persona che sono, con i miei entusiasmi, le mie debolezze, la noia e tutti i vissuti che mi attraversano
    3. accettazione e comprensione per la persona così come è, o meglio come appare
    se la vediamo in questo modo entriamo in una dinamica del dono: ogni nostra azione, ogni nostra parola diventa un’occasione per iniziare una ricerca insieme, se l’altro decide che è utile, interessante, non pericolosa…

    L’Ascolto

    Se si parla di narrazione non si può non parlare di ascolto.
    Noi tutti che lavoriamo con le biografie diciamo che si deve ascoltare in modo attivo, partecipato, curioso; ascoltare significa dunque esprimere sincero interesse per l’altro, curiosità per i significati più reconditi della sua storia, e riconoscere l’importanza dei suoi sentimenti e vissuti, accettarli e rispettarli.
    Quando lo facciamo, quando l’ascolto si realizza, il nostro corpo, tutto il nostro essere manda molti segnali, quasi subliminali nel loro potere intrinseco di autorizzare, stimolare, accogliere la parola liberatrice dell’esperienza. Proviamo a fare qualche esempio: il gesto di mettere giù la penna con cui sto scrivendo per cercare il contatto oculare con chi mi sta parlando può significare “quello che dici mi interessa, ha la priorità”, oppure invitare la persona a sedere significa “abbiamo tempo, possiamo rilassarci, questo è un luogo dove ci si può fermare a raccontare”, ma anche tutti quei gesti che ci vengono più o meno spontanei, come tacere, sorridere, annuire, sono tutti inviti al racconto

  4. Possiamo anche riflettere su questa poesia:

    Due donne siedono a un tavolo vicino a una finestra, ognuna colpita
    diversamente dalla stessa luce.
    Parlando sprizzano scintille
    che i passanti per strada osservano
    come un riflesso sul vetro di quella finestra.
    Due donne nel fiore della vita.
    I loro figli sono tanto grandi da avere figli.
    La solitudine e’ parte della loro storia da vent’anni,
    il bordo scuro della pronta lingua,
    il risvolto cupo dell’immaginazione.
    C’e’ neve e tuono nella strada.
    Mentre parlano il lampo balena viola.
    E’ strano essere cosi’ tante donne,
    che mangiano e bevono alla stessa tavola,
    che hanno lavato i bambini nello stesso lavabo
    che hanno nascosto segreti l’una all’altra
    hanno camminato sul pavimento della loro vita in camere separate
    e confluiscono ora nella storia
    come la donna del loro tempo
    che vive nel fiore della vita
    come in una citta’ dove niente e’ proibito
    e niente permane

    In una scena di calma, di una partecipazione di donne, nella calma della tavola e dei lavacri, che dura in tempo illimitato, è possibile che si possa diventare impauriti, con disagi, sofferenze e conflitti?
    Me lo chiedo e ve lo chiedo.
    e’ anche questa un’utopia come il sogno con Deb, o in questa coscienza e conapevolezza dell’origine della vita, che si ripete simbolicamente, impazzire non si può?
    E’ una storia…di un lavacro senzatempo., di una tavola di compartecipazione densa di umori di pace….

    Se ne può parlare…dell’utopia femminile, no?

  5. In verità niente ci proibisce di abbandonare la teoria medico-psichiatrica corrente che la “pazzia” sia una malattia, e adottare invece il punto di vista che sia un’opinione, una concezione del mondo ,molto personale adottata in via più o meno provvisoria.
    Anche se talvolta questa concezione molto personale è accompagnata da blocchi psicologici o psicosomatici o allucinazioni, non risulta tuttavia mai una malattia organica, né una concentrazione abnorme di liquidi speciali nel cervello – i neurotrasmettitori. Niente di effettivamente malato, quindi; niente che non possa essere risolto autonomamente da noi stessi e dal tempo, o con aiuto esterno per comprensione della situazione particolare e aiuto concreto in proposito.
    Credo si debba abbandonare le costrizioni e i mezzi medici farmacologici, tanto più che nonostante le assicurazioni contrarie delle industrie produttici, tali psicofarmaci si sono rivelati – nettamente tossici.
    Tantopiù che l’utilizzo di mezzi coercitivi (reparti chiusi, psicofarmaci per forza nel reparto e a casa) sia è del tutto negativo come tipo di rapporto umano da persona a persona; sia è negativo perché non ci permette di effettuare un tentativo di osservazione avanzata e quindi di autocorrezione di nuove prospettive. La paura corrente che “il pazzo” sia “pericoloso” non si rivela, alla luce della indagine statistica, giustificata. La “pericolosità” per fatti gravi commessi da dimessi da reparti psichiatrici non si rivela statisticamente maggiore di quella dei comuni mortali.

  6. Mi scrive la sorella di un giovane affetto da disagio emotivo, MARIA DI PRIMA

    ciao Gloria,
    sono in mezzo a un casino….. ho rifiutato due inserimenti che l ASL mi ha proposto per mio fratello e precisamente in casa di ricovero per anziani. Lui ora è presso una struttura che si chiama Life Lab e sta benissimo poichè gli operatori sono quelli che lo assistono da circa 15 anni…. ho parlato con l’assistente sociale dellAsl e mi ha detto che non lo possono tenere li perchè la struttura non è convenzionata …. io ti chiedo come funziona???? esiste il PROGETTO INDIVIDUALE AMMINISTRATIVO ??? è un diritto ??? ho l’incontro con i dirigenti dell’ASL il 30/5/2011 …. ho saputo che la richiesta economica fatta dalla struttura dove ora risiede mio fratello all’asl è di 65 euro al giorno contro il doppio e anche il triplo di quelle che loro vogliono ???? quali sono i miei diritti … cosa può succedere se rifiuto ancora ???? sono spaventata ma combattiva ho però bisogno di queste informazioni per poter controbattere a fine mese davanti a tutti quei dottori…. se puoi ti ringrazio …. grazie

  7. Sono entusiasta della bozza di programma dell’incontro.
    Ottima l’idea che i veri protagonisti dell’incontro siano gli ospiti, associazioni che si occupano da anni del disagio mentale con serietà e impegno, e persone che lo conoscono per esperienza diretta. Allo stesso tempo è fondamentale il momento dell’interazione e dello scambio di idee, di esperienze individuali e collettive, di soluzioni, del racconto, come scriveva Gloria. Anche la visita guidata presso i servizi triestini della salute mentale mi sembra un toccare con mano la realtà, per conoscerla meglio e scoprire che davvero l’utopia può diventare concreta.
    In un programma così ben articolato non poteva mancare un momento,(una giornata a dire il vero)dedicato all’inserimento lavorativo delle persone con disagio, per riportare la malattia dove è nata, nel sociale, perchè lì venga curata, proprio come voleva Basaglia, per non parlare del fatto che questa scelta davvero potrebbe rivelarsi “economicamente” vantaggiosa per la società stessa.
    Infine nell’ultima giornata ci si pone un quesito che anch’io spesso mi pongo. Se le leggi sono valide in tutto il territorio nazionale perchè ci sono tante differenze di applicazione da regione a regione? Perchè ci sono aree “illuminate” e altre che mirano solo a ridefinire distretti, limitare il raggio d’azione di servizi UTILI al cittadino, mentre è palese che il vero obiettivo è il contenere i costi e tagliare le spese?

  8. Mariagrazia Di Bello 20 maggio 2011 alle 8:06 pm

    “la malattia è il lato notturno della vita ,una cittadinanza più onerosa.Tutti quelli che nascono hanno una doppia cittadinanza,nel regno dello star bene e in quello dello star male .Preferiremmo tutti servirci solo del passaporto buono,ma prima o poi ognuno viene costretto,almeno per un certo periodo,a riconoscersi cittadino di quell’altro paese.Io intendo descrivere non la realtà dell’emigrare nel regno della malattia e del viverci,ma le fantasie punitive o sentimentali costruite intorno a questa situazione ,non è una geografia reale ,,ma stereotipi di carattere nazionale….La mia tesi è che la malattia non è una metafora,…tuttavia è quasi impossibile prendere residenza nel regno dello star male senza essere influenzati dalle impressionanti metafore ,con le quali è stato tratteggiato..”(Susan sontag)Trattare la malattia ,vivere la malattia significa innanzitutto “dire la malattia” .Chi vive il disagio e’ un essere umano con gli stessi diritti e le stesse opportunita’ , per lui deve essere garantita l’accoglienza abbattendo le frontiere che lo separano dalle persone “normali”e il diritto di stare con e tra gli altri.

  9. Riflettevo sull’ascolto in relazione alla narrazione (di cui parlava Gloria) …
    Sembra facile ma essere completamente aperti all’”altro da sè”, senza pregiudizi, senza immagini mentali precostituite nel quale inquadrarlo\a, senza una strada dove volerlo\a condurre;semplicemente “esserci” ed essere completamente “puliti” nell’ascolto per permettere all’altro di donarci il privilegio di entrare nel suo mondo..non è facile.
    Sono un counselor ..e l’ascolto è il mio “mestiere” eppure ancora mi stupisce la potenza assoluta di un ascolto vero. Sentire e vedere la differenza del movimento dell’altro quando passa da un ascolto “medicalizzato” o “psicologizzato” o semplicemente “non paritario” ad un ascolto autentico…. è stupefacente davvero. Ma bisogna fare i conti con le proprie personali paure … e il disagio mentale fa paura e si trova comodo e sicuro tenersi a distanza di sicurezza in un ascolto in cui ho già un preconcetto e … ci metto dentro tutto ciò che arriva.

  10. Ognuno ha la sua visione del mondo, gli schemi della società moderna esclude cio’ che non produce, che non crea ricchezza. Il problema è che molti non sanno e non vogliono vedere la ricchezza dello spirito e tutto si riduce a quanto dai alla società ? la follia non produce quindi è da isolare da esculdere ..da non far vedere…eppure certe persone anche con forti handycap sono miniere d’oro, illuminano e profumano il loro mondo perchè hanno ancora uno sguardo innocente hanno la voglia di abbracciare il mondo..certo lo fanno a loro modo e per questo è ancora più interessante la loro visione. Oggi una ” malattia ” spesso non è curata..ma ” venduta ” ai signori del denaro …una società evoluta dovrebbe prendersi totalmente a carico le spese di un tale sostenimento..si dovrebbe spendere per integrare ognuno nella società, dovrebbe accompagnare il percorso di ogni persona e favorire il suo sostegno alimentare morale e culturale. Nelle tribu’ africane e qui concordo con Basaglia, certe espressioni che noi consideriamo “malattie” loro le integravano nell’espressione del divino…non si dialoga con l’invisibile..si ama e basta. Quando la nostra società avrà capito che ogni persona ha una sua ricchezza e quando finalmente valorizzerà anche gli aspetti umani e non solo economici allora potremmo dire che avremo fatto un piccolo passo verso la dignità che oggi abbiamo tralasciato e spesso umiliato.

  11. “Personalità borderline”,questa fu la diagnosi per giustificare il mio carattere capriccioso…
    Arrivai al pronto soccorso in un pomeriggio afoso.Un pomeriggio di estrema consapevolezza.Gli infermieri dell’ambulanza non avevano acceso nemmeno la sirena,erano scettici,e anche io sono scettico,non credo affatto nell’esistenza delle sirene,anzi,non credo nemmeno nella mia di esistenza. Infatti cerco sempre nuove prove che mi inchiodino,ma riesco sempre a trovare un alibi credibile.La pubblica accusa(un pubblico ministero severo,moralista e bacchettone) mi intercetta mentre parlo coi miei pensieri più profondi,nella speranza di trovare un qualche indizio della mia colpevolezza,ma io mi sono attrezzato per non farmi scoprire,mi scrivo “pizzini” ermetici. Emilio,il neurone maschio che abita in un quartiere della mia personalità li chiama “poesie”(i pizzini). Il quartiere è situato vicino alla tangenziale sinaptica che porta al dolore esistenziale,che brutta parola! E che brutta strada,sempre intasata dai ricordi e dai lavori in corso(sono i sensi di colpa che scavano,scavano,non capisco proprio cosa vogliano trovare).Susanna,la neurona femmina del quartiere,non riesce a rimanere incinta,lei è fertile,ma lui(Emilio) è impotente.E poi hanno due caratteri così diversi.Lui è il classico neurone di periferia,cresciuto sulla strada,in mezzo a neuroni instabili e aggressivi.Emilio dice sempre la stessa frase:”ne ho viste di cose io che voi…”.Ancooooooraaaa?Ma la smetti di masturbarti quell’atomo di idrogeno che hai nella testa?Non credi che sia giunto il momento di diventare adulto e cominciare a pensare seriamente…ad un figlio?Lei,Susanna,è una neurona delusa dall’indole infantile di Emilio,e vorrebbe incontrare un neurone vero,ma incontra sempre e solo Emilio.,e lui incontra sempre e solo Susanna. In verità io non ho mai sofferto,perchè la sofferenza è un indizio,anche se controverso di una ipotetica colpevolezza,e la pubblica accusa non aspetta altro.I magistrati sono tutti uguali,mah…lo sento ripetere spesso,e mi sto convincendo che sia vero.”sei arrivato fino all’osso con la lama” disse con voce tenera la dottoressa del pronto soccorso mentre mi ricuciva il polso; e dimmi,perchè lo hai fatto?Stranamente quella voce mi scaldò il cuore,e io risposi:”solo per sentire una voce”…

  12. camorra imperversa!

  13. Il sindaco di Trentola Ducenta, come primo atto del suo mandato, a disdetto il comodato d’uso di una delle più belle esperienze d’uso sociale di un bene confiscato alla camorra in Campania (e non solo) (di seguito un video che la racconta)

    http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=MI-qfeGdvzQ

    Questo il nostro appello per evitare questo crimine…

    http://www.liberacaserta.org/index.php/Ultime/GIU-LE-MANI-DALLA-COMPAGNIA-DEI-FELICIONI.html

  14. Qui ,intorno, nel territorio di s.Cipriano Casal di principe, Castelvolturno, Stanno chiudendo tutte le attività commerciali, di artigianato etc, ristorazione etc. Evidentemente appartenevano a affiliati a latere della camorra o non ce l’hanno fatta con racket ed stersioni. E’ un territorio in cui il sindaco Scalzone ha anche un ristorante e un centro commerciale. Tutto il resto è desertificato. Eppure era una zona dove si venivano a fare i bagni, e pcnic nella pineta, a cenare etc. Chi sarà mai il sindaco di GTrentola, ma certamente come il ben noto Scalzone!

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