Intervista a Basaglia, a Roma, dopo la legge

Questa intervista, di cui non conosciamo gli autori e pubblicandola speriamo di venirne a conoscenza, può essere collocata tra fine ’79 e primi mesi ’80, poco prima della malattia e al principio di quella che avrebbe dovuto essere il banco di prova romano per l’estensione e lo sviluppo della riforma psichiatrica. E’, quasi certamente, l’ultima intervista di Franco Basaglia.


 

LA TRASCRIZIONE:

DOMANDA: Incontriamo il prof. Basaglia, da tutti conosciuto come colui il quale ha aperto i manicomi.

BASAGLIA: Questa è ormai una stereotipia, un discorso che campa da troppi anni. Direi che oggi con la legge e la normativa giuridica rispetto al problema della riforma sanitaria, e in particolare della psichiatria, io sono una persona rientrata in un ruolo sanitario, un ruolo medico, e, per creare un’immagine mia, io sono una specie di sceriffo. Come in tutti i film western lo sceriffo entra per portare la legge e in mezzo c’è un terreno molto difficile in cui è molto difficile far rispettare questa legge. Il film finisce sempre che se anche lo sceriffo deve sparare, riesce ad applicare la legge.

DOMANDA: Lei da circa un mese dirige e coordina l’attività psichiatrica del Lazio con 6 manicomi, 18 cliniche e circa 6000 degenti. Quali sono le sue prime impressioni di questo arrivo a Roma, una città disgregata e difficile, in un regione come questa che ha caratteristiche molto diverse.

BASAGLIA: Mi pare che Roma sia l’espressione di una situazione piuttosto nazionale, di un paese che sta trasformando le proprie strutture. Mettere le mani sulla città non significa normalizzarla, bensì dare la possibilità alla città di vivere in un’altra maniera, di trovare la sua vera pace. La legge della riforma sanitaria è uno degli elementi che aiuta Roma ad essere una città con un suo bagaglio culturale, pratico ecc.

DOMANDA: Le sue difficoltĂ  concrete quali sono state al suo arrivo?

BASAGLIA: Quali sono più che quali sono state? La difficoltà concreta è trovare il bandolo della matassa, il filo d’Arianna, da dove muoversi per poter rispondere veramente ai bisogni della gente. Lei sa che a proposito della psichiatria si dice chiudere i manicomi, chiudere i luoghi sanitari, buoni o cattivi non importa, perché si è visto che questi luoghi non curavano ma determinavano una situazione negativa sulla salute della persona che stava male. Per chiudere gli ospedali bisogna creare una situazione alternativa per la persona che sta male. La legge ha creduto di vedere nel territorio, nella prevenzione la maniera di rispondere veramente ai problemi dei cittadini. Contemporaneamente il grosso lavoro è la deospedalizzazione dal manicomio, ovvero questa gente dove va?

DOMANDA: Ecco, e dove va a finire questa gente?

BASAGLIA: Quando mi chiede dove va a finire questa gente io le rispondo da nessuna parte, perché la collocazione della gente deve essere proporzionale alla coscienza che noi possiamo avere di cosa è un malato e di cosa possiamo fare tutti noi per una persona che è malata, di cosa possiamo fare per noi. Direi quindi che noi dobbiamo crearci una coscienza diversa…

DOMANDA: Lei crede che questa nuova legge sui manicomi sia entrata nella coscienza della gente? Dalle esperienze pilota d’avanguardia di Trieste e prima ancora Gorizia a Roma… ha sentito la difficoltà di creare attorno a questa legge un movimento, una mobilitazione di operatori, di paramedici…

BASAGLIA: Sì. Direi che, per come intende lei entrato nella coscienza della gente così come lo ha fatto la medicina tradizionale, no, da questo punto di vista non è entrato sicuramente, però io mi meraviglio anche molto. In questi giorni sto girando per Roma e la regione, e ogni volta che vado in un posto c’è un dibattito, in Comune, in Provincia o per la strada o proprio sul territorio, in tutti questi posti si dibatte sulla legge. Ciò che mi meraviglia è che sono presenti politici, tecnici, medici e cittadini. La cosa che mi meraviglia è vedere che nessuno prende in considerazione il problema che la legge sia da cambiare, non perché ci sia la gente di una sola parte, perché c’è gente dappertutto, ma la gente discute di come chiudere i manicomi. Il problema è che questa situazione di normativa è entrata nella coscienza della gente perché si pone il problema, perché anche la riforma sanitaria è qualcosa che aiuta ad aumentare la democrazia nel territorio.

DOMANDA: Però è un progetto, è una cosa tutta da realizzare, e oggi…

BASAGLIA: è e sarà sempre un progetto, non avrà mai un fine, è qualcosa che muta e mutando continua a creare delle contraddizioni.

Basaglia a Roma, dopo la Legge

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