L’arte di slegare le persone ovvero, come superare la contenzione meccanica in psichiatria

sigthor-markussongetty-images[Sigthor Markusson/Getty Images]

Di Roberto Zanfini, direttore UO Emergenza Urgenza Psichiatrica Ravenna

Si è d’accordo con chi afferma che in psichiatria il problema non è la contenzione ma quello di fare della buona psichiatria e di non abbandonare le persone. Infatti fare della buona psichiatria e non abbandonare le persone richiede la messa in atto di diverse azioni che, se presenti contemporaneamente, creano le condizioni per il superamento della contenzione meccanica. Riportiamo in pochi punti sintetici quali siano queste condizioni.

1) Il superamento della contenzione meccanica in psichiatria (no restraint) non è un’ideologia ma un metodo di lavoro.

2) I pilastri del no restraint sono: architettura e arredo dei reparti, organizzazione, fattori clinici, formazione.

3) Gli Spdc dovrebbero essere a piano terra, avere un elevato numero di stanze singole, spazi ampi e luminosi, un giardino esterno fruibile, un’area di accettazione separata dalle degenze, una sala mensa, una sala TV, elevati standard di manutenzione. Gli arredi dovrebbe essere confortevoli e ricordare quelli di una civile abitazione.

4) L’organizzazione deve prevedere un registro delle contenzioni nel quale vengono riportati i dati relativi alle singole contenzioni. A ogni contenzione va eseguito un audit per identificare i fattori che l’hanno determinata al fine di mettere in atto azioni di miglioramento. I familiari e i care giver sono una risorsa, andrebbero coinvolti quando nasce l’ipotesi di contenere una persona e data loro la possibilità di rimanere in reparto per tutta la durata della situazione di crisi per gestirla in un modo differente dalla coercizione fisica. Durante la contenzione va prevista una assistenza continua da parte di un operatore e non un controllo in tempi prestabiliti. Prima di eseguire la contenzione il gruppo di lavoro si dovrebbe confrontare per verificare se siano state messe in atto tutte le strategie alternative. Il Direttore dovrebbe essere sempre coinvolto per fornire un supporto e/o una supervisione. Dovrebbe essere possibile, in caso di necessità, poter incrementare il personale in turno per fornire un’assistenza continua per le situazioni critiche. Darsi il tempo necessario può evitare il precipitarsi di situazioni di crisi. Sono necessari protocolli con Polizia Locale (il Tso prosegue anche durante la degenza) e con il Pronto Soccorso per il trattamento degli stati di intossicazione/astinenza da sostanze e gli stati di agitazione psicomotoria secondari a patologie non psichiatriche. Molte delle cosiddette regole di reparto dovrebbero essere sostituite dai piani di trattamento individuali. Vanno ridotti i tempi di inattività e aumentato il tempo di relazione con gli operatori e il tempo dedicato a interventi psicosociali. La somministrazione della terapia può diventare un importante momento di relazione se eseguita per la singola persona in un ambulatorio. La cosiddetta visita medica a letto andrebbe sostituita con colloqui clinici in ambulatorio per garantire il massimo della privacy e del rispetto.

5) L’attività clinica e assistenziale dovrebbe prevedere trattamenti psicosociali sia individuali che di gruppo e anche per i familiari. I piani assistenziali vanno pianificati in base alla diagnosi funzionale ed eseguiti con un atteggiamento improntato alla partnership e alla recovery. Importanti sono anche la pianificazione degli interventi per la gestione dell’aggressività auto ed etero diretta.

6) Un numero adeguato di personale è importante come lo è anche la competenza professionale. La formazione è fondamentale per dare agli operatori gli strumenti per attuare i piani assistenziali. Importanti sono le formazioni rispetto a: diagnosi funzionale, trattamenti psicosociali, gestione del rischio dell’aggressività auto ed etero diretta, l’apprendimento di tecniche di debriefing e defusing.

7) Tra il personale del Spdc dovrebbe essere presente la figura dello psicologo e del terapista della riabilitazione.

8) Il no restraint determina una riduzione degli infortuni per episodi di eteroaggressivitĂ  per gli operatori, una riduzione delle giornate perse per infortunio dovuto a episodi di aggressivitĂ  eterodiretta, una riduzione dei costi sanitari (indicatore indiretto di consumo di farmaci).

9) Il ricovero non è un trattamento in sé ma è uno strumento attraverso il quale è possibile iniziare, modificare, proseguire piani di trattamento già in atto.

10) Il Spdc è uno dei servizi del Dsmp ed è necessaria l’integrazione tra tutti i servizi rispetto ai piani di trattamento e alle modalità di accesso al ricovero.

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