L’etica contenuta

Alicedi Silvia D’Autilia e Peppe Dell’Acqua

Col nuovo anno inizieranno i lavori del Comitato Nazionale di Bioetica (CNB).  Abbiamo appreso che per Grazia Zuffa è stato rinnovato il mandato e  vogliamo in questa sede suggerire la lettura del suo documento La salute dentro le mura, un testo di grande rigore che deve essere di riferimento per quanti di noi si occupano di salute mentale in carcere, ma anche della questione tanto straordinaria quanto difficile della chiusura degli OPG.

L’autorevolezza dei componenti del CNB ci autorizza a pensare che alcuni temi, che sono il nocciolo duro del nostro lavoro e della mission del forum, possano essere affrontati con maggiore rigore e chiarezza.

Abbiamo saputo infatti del convegno sulla contenzione organizzato la scorsa primavera dal Ministero della Salute: nulla si è saputo degli atti o di eventuali risoluzioni. Da persone che a quel convegno parteciparono abbiamo appreso che le posizioni e i dissensi sono stati forti e in sostanza non è stato possibile un punto di convergenza.

Un analogo convegno, che si è tenuto di recente a Bologna con partecipanti di assoluto rilievo e componenti del CNB, ha prodotto una rigorosa discussione. Una sisntesi di quel convegno può essere trovata al link: http://www.societadolce.it/cerca/?ref=&id=10080 .

A chi come noi finisce per essere punto di ascolto e di denuncia di cattive pratiche talvolta al limite di un’umana accettabilità, giunge la notizia da persone con esperienza e da familiari di maltrattamenti subiti col ricorso routinario e ripetuto alla contenzione meccanica e a carichi psicofarmacologici quanto meno “originali”. Tutti, dai costituzionalisti ai giuristi, agli stessi psichiatri che fanno ma non dicono,  dichiarano l’illiceità di questi trattamenti e tuttavia nulla accade.

Anche l’entusiasmo di una giovane generazione di operatori, nel grigiore e nella miseria di queste pratiche,  rischia di perdersi e svanire.

Di recente, Giovanni , un giovane studente universitario di Torino, è stato ricoverato con un TSO in un reparto psichiatrico. Si trovava in una situazione di confusione, sospettosità e sfiducia: un indizio di esordio psicotico forse scatenato dal consumo di hashish. Una sera, dopo aver salutato i suoi genitori e il fratello venutigli a far visita in reparto, tentava di rifiutare i farmaci chiedendo ripetutamente le generalità e i documenti al medico e agli infermieri. Voleva essere sicuro che quelli che lo circondavano non erano nemici. Il medico ha ritenuto, senza spendere parole in una semplicissima e naturale conversazione, di chiamare la guardia giurata e gli infermieri, per legarlo al letto e poter agire sul suo corpo.

I genitori erano stati mandati via prima che questo accadesse. Uscendo, vedendo arrivare la guardia giurata, però avevano sospettato. Una volta a casa, hanno telefonato in reparto e hanno saputo che Giovanni era stato legato. È rimasto legato per 14 ore. La madre, ma tutta la famiglia, non riusciva a capacitarsi di come un’azione così barbara e gratuita potesse accadere oggi, dopo la legge 180. La stessa madre inoltre aveva tenuto a raccontarci dell’educazione libertaria e democratica della sua famiglia e di suo padre, vecchio socialista che si era battuto fino all’ultimo giorno della sua vita per quei principi, per il rispetto e la dignità di ognuno.

Tutta la famiglia consultò un avvocato con l’intenzione di denunciare. Giovanni, una volta tornato a casa, non si oppose alla denuncia, ma chiese tempo: voleva pensarci , ma anche mettere distanza da quella esperieza che ricordava con dolore pungente.

Giovanni oggi intende denunciare quanto ha subito. Gli è stato fatto sapere che sarà difficile che un giudice sanzionerà quei comportamenti: affinchè i giudici si pronuncino bisogna morire e per fortuna lui non è morto. “Ma non è illecito questo trattamento? Ho letto quanto è scritto nella Costituzione”.

A questo punto diventa difficile spiegare a Giovanni qualcosa che noi stessi non capiamo.

“In ogni caso”,  ha detto Giovanni, “servirà forse ad evitare questo trattamento ad altri ragazzi come me”.

Quello appena raccontato è solo uno tra i tanti episodi che quotidianamente accadono e che restano silenti.

Ecco, ci aspettiamo che il CNB riprenda questa importantissima e spinosa questione: il degrado del lavoro in tanti servizi di salute mentale sembra essere inarrestabile. Una parole autorevole del CNB ci aspettiamo che possa riaccendere i riflettori sulla questione.

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