L’indagine della Substance Abuse and Mental Health Services Administration e la salute mentale negli USA

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di Anita Eusebi e Daniele Garino

Mentre il nostro sistema sanitario nazionale è impegnato a gestire il declino più che a contrastarlo, pare che oltreoceano sia in atto un processo di segno opposto.

È noto da tempo l’impegno del Presidente degli Stati Uniti Barack Obama nel cercare di sensibilizzare il proprio paese a una maggiore consapevolezza delle problematiche e delle possibilità relative all’assistenza e alla cura del disagio mentale. Basti ricordare le campagne nazionali sulla salute mentale tenute nel 2013 che, coinvolgendo persino divi di Hollywood come testimonial, hanno visto lo stanziamento di oltre 200 milioni di dollari a sostegno di iniziative sul tema, con particolare attenzione alla formazione di insegnanti e operatori specializzati. Un’operazione culturale, ancor prima che sanitaria, per eliminare pregiudizi e discriminazioni.

Eppure gli investimenti continuano a essere insufficienti, si stima che negli USA circa il 60 per cento delle persone con problemi psichici non riceve alcuna forma di assistenza sanitaria, spesso a causa di discriminazioni di censo operate dalle assicurazioni private. “Noi non accetteremmo mai che solo il 40 per cento degli americani malati di tumore venisse assistito e curato. Allora perché dovremmo accettare che non si faccia lo stesso con i malati di mente?”, affermava lo stesso Obama, in occasione della National Conference of Mental Health tenutasi alla Casa Bianca lo scorso giugno 2013.

Tale preoccupazione assume una rilevanza ancora maggiore se si considera che secondo il Center for Disease Control and Prevention almeno un cittadino americano su cinque soffre di disturbi mentali. Ne dà conferma la recente pubblicazione lo scorso dicembre 2013 dei risultati dell’indagine compiuta dalla Substance Abuse and Mental Health Services Administration (SAMHSA): sono 43.7 milioni gli americani che nel 2012 hanno avuto esperienza di problemi di salute diagnosticati –  in base ai criteri del DSM IV dell’American Psychiatric Association – come malattia mentale, quasi appunto uno su cinque adulti americani. SAMHSA ha riferito inoltre che, in linea con i risultati del 2011, soltanto il 41 per cento di questi (meno della metà!) ha ricevuto assistenza da parte dei servizi di salute mentale. Tra le ragioni, l’impossibilità a sostenere il costo dei servizi (problema che si spera possa essere almeno parzialmente superato dall’impegno attivo in tema di copertura assicurativa), la convinzione di poter gestire il disagio psichico in maniera autonoma, senza ricorrere ad alcun aiuto esterno, o ancora la scarsa informazione riguardo a chi e dove rivolgersi per avere assistenza.

Questi risultati fanno luce anche su questioni di salute mentale tra i giovani. Secondo il rapporto per esempio 2.2 milioni di giovani di età compresa tra i 12 e i 17 anni risultano aver vissuto episodi importanti di depressione nel corso del 2012 (intesi come periodi di almeno due settimane, in cui siano stati riscontrati almeno quattro dei sette sintomi indicati nel DSM IV), e 31 milioni di dollari è pertanto il quantitativo di denaro che è stato messo a disposizione dal governo per migliorare i servizi di salute mentale per i giovani. Tra la iniziative di SAMHSA, anche il lancio del sito MentalHealth.gov per avvicinare giovani e famiglie e parlare insieme di salute mentale, fornendo informazioni base, contatti e sostegno. “Le persone non potranno che trarre beneficio da tutti i progressi che abbiamo fatto, purché non abbiano paura a chiedere aiuto e sostegno” commenta Pam Hyde, l’amministratore di SAMHSA. “Il presidente e il vicepresidente confidano che la malattia mentale non venga davvero più trattata dalla nostra società, e quindi dalle compagnie assicurative, in modo diverso dalle altre malattie” aggiunge Kathleen Sebelius, segretario degli Health and Human Services.

Pur guardando con attenzione e occhio critico al mondo apparentemente tutto lustrini e buone intenzioni degli USA (dove il DSM 5 uscito lo scorso maggio 2013 e i forti interessi di assicurazioni e case farmaceutiche ci riportano con i piedi per terra), non possiamo che augurarci un impegno a livello di governo e un vivo dibattito nazionale anche in un Paese come il nostro, dove purtroppo si è più abituati a (mal)gestire l’emergenza che a lungimiranti programmazioni. Basterebbe in realtà togliersi di dosso la polvere di manuali e codici vecchi e obsoleti e rendere giustizia alla piena applicazione della Legge 180 e della Costituzione Italiana per avere risposta e soluzione alla maggior parte dei problemi, che si tratti di salute mentale o di altro.

(I risultati dettagliati dell’indagine sono disponibili al link http://www.samhsa.gov/data/NSDUH/2k12MH_FindingsandDetTables/Index.aspx)

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