L’insopportabilità di una condizione nella lettera di Caterina

speranza_1Roma, 31 gennaio 2014

L’anno del cavallo.

Questa sera mi sento una persona orribile. Mi sento una disertora della propria battaglia…

Sono una che si adatta e si adegua come gli altri?

Si chiama Francesco il paziente che ieri mattina avevo slegato. Sì, era stato legato dal giorno prima; ha una sindrome organica adesso, oltre che una psicosi cronica, valori ematici sballati, ematuria, forse una rabdomiolisi? Forse. Non voleva fare le flebo e quindi “per la sua salvezza” doveva essere legato. Lo slego e ci faccio due chiacchiere: come sta, come si sente. Insomma nessuna domanda da strizzacervelli. I colleghi urologi mi avevano consigliato di fargli fare un’ecografia urgente. Francesco accetta di fare l’ecografia; gli spiego i motivi e si è affidato subito. Mi ha detto che i medici giovani sono meglio di quelli vecchi e siamo andati senza cinte in un’altra palazzina dell’ospedale quasi a un km di distanza. Il paziente era seduto sulla sedia a rotelle e si faceva trasportare. Anche in radiologia c’era un giovane medico, che con Francesco è stato gentile. Lui si è fatto fare tranquillamente l’ecografia senza scalciare, senza rifiutarsi, dicendo solo che il gel, che si mette per fare l’eco, era freddo! Il radiologo non è uno psichiatra, ma accoglie quell’uomo in difficoltà, lo tratta come una persona comune, nonostante non abbia studiato le malattie mentali e non sia uno esperto come quelli che popolano i servizi psichiatri di diagnosi e reclusione (!). Il radiologo sapeva che Francesco era “uno di quelli” ossia uno del SPDC, ma non mi ha chiesto se era agitato o nervoso.

Lo ha accolto e basta e Francesco si è nuovamente affidato. Stamattina si è rifiutato di fare il prelievo con gli infermieri; ha la febbre e allora la responsabile del reparto prova a farlo lei, ma questa volta non si affida…scalcia, sputa, e quindi “per la sua salvezza” viene contenuto, e alla fine gli viene fatto il prelievo. Io ero lì presente ho detto che forse non era necessario, ma gli infermieri, la responsabile e un altro medico erano convinti che bisognava contenerlo: era “per la sua salvezza”…stato di necessità! La stessa necessità che mi ha spinto a uscire dalla stanza, invece forse dovevo rimanere … Sì, sono stata vigliacca e Francesco, quando sono tornata a chiedere come stava, ha cercato di darmi una botta con la mano contenuta, e mi ha detto: «ma lei non è la dottoressa di ieri? Anche lei…anche lei, il medico giovane…».

In quel momento ho cercato di dirgli che dovevamo curarlo, che doveva fidarsi ma ormai non si poteva affidare a chi era complice degli altri, di quelli che l’avevano legato ad un letto “per la sua salvezza”.

Oggi pioggia in tutta Italia: strade allegate, fiumi straripati. Mentre ero in macchina, dopo il mio turno di lavoro, mi sentivo tutte le lacrime del mondo nel cuore. Anche io stavo affondando, stavo sprofondando nella psichiatria senza anima, senza etica, piena di burocrazie nel nome della normalità e dello stato di necessità che tollera qualsiasi atteggiamento e comportamento repressivo.

Caterina “la disertora”

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