La cooperazione sociale in audizione al Consiglio Comunale

«Non capita tutti i giorni che un’amministrazione comunale si interessi di cooperazione sociale. Raramente capita che a farlo sia una grande cittĂ . Praticamente mai succede che si convochi un Consiglio comunale aperto». Ieri sera è successo a Trieste, nella storica aula di Palazzo Cheba con sei interventi del mondo cooperativo e 2 di quello sindacale (Cisl e Cgil). Un miracolo come lasciava intendere nell’invito Gigi Bettoli, presidente del Comitato paritetico regionale per la cooperazione sociale. La giunta quasi al completo. E quasi tutti i consiglieri presenti. Si notava persino il deputato Roberto Antonione, ormai dato per disperso da tutti. E soprattutto un tutto esaurito di pubblico con molta gente rimasta fuori dal Palazzo, in piazza UnitĂ  d’Italia. Di buon auspicio in vista dell’approvazione nei mesi prossimi di alcuni documenti di indirizzo per gli appalti riservate e le clausole sociali pro cooperazione sociale. I numeri sono numeri importanti come ha elencato in apertura Max Capitanio a nome delle tre centrali cooperative sociali di Trieste: oltre 56 milioni di euro di fatturato annuo, 57 imprese, 1457 occupati nelle coop di tipo A e 669 in quelle di tipo B (249 dei quali svantaggiati, praticamente il 36%). Tutte piccole cooperative con grande radicamento al territorio: solo due superano i 400 soci. E non lavorano solo negli ambiti tradizionali dei servizi socio-assistenziali o in quelli dei lavori. A Trieste gestiscono il Bar del Teatro Verdi (entrato nella guida dell’Espresso), l’Hotel Tritone (segnalato dal Touring) e persino lo storico Bagno Ausonia. Ma anche la gestione dei musei. «Trieste è la culla della coperazione sociale. Il Faro mondiale» spiega Claudia Rolando, presidente della Cooperativa lavoratori uniti Franco Basaglia, nata per prima nel 1972, 40 anni fa all’interno dell’Opp di San Giovanni. Da qui, in effetti, è partito tutto. C’è anche la Cooperativa Germano nata dal volontariato per opera della ComunitĂ  di San Martino al campo di don Mario Vatta, che dal 1983 lavora nell’ambito del caffè. Ci sono poi le Duemilauno AgenziA sociale e la Quercia con quasi mille soci (oltre il 75% donne), tra i 20 e i 40 anni, molte laureate. Ma c’è anche la cooperativa sociale “Bread & Bar”nata all’interno del carcere per iniziativa del direttore Enrico Sbriglia, ex assessore e segretario provinciale di Futuro e LibertĂ . «Un innovatore al pari di Franco Basaglia» azzarda durante il suo intervento il “comunista” Bettoli. E mai nessuno all’interno del Consiglio comunale si era mai spinto a tanto.

(Da Il Piccolo)

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