La fatica di mettersi in gioco

silvabonDi Silva Bon

Intervento all’incontro Quali forme di Educazione emancipativa e del favorire Autoeducazione emancipativa è opportuno promuovere oggi in relazione alla Salute Mentale?

Aiello del Friuli, 6 agosto 2020

Penso che possiamo parlare solo di ciò di cui abbiamo fatto esperienza e che conosciamo.

Per quello che mi riguarda, attingo a piene mani all’esperienza vissuta, all’esperienza di una lunga vita, in cui, a una prima fase ingabbiata in lacci fatti di necessità assoluta, di doveri imprescindibili, si è succeduta una fase di possibilità più aperte e formative, costellate da occasioni di sperimentare, di mettersi in gioco, alla fine di cambiare e forse (lo spero almeno!) di crescere.

All’interno di un percorso accidentato e doloroso di recovery ha avuto luogo per me anche un processo di Educazione emancipativa che ha favorito anche la Autoeducazione emancipativa: e tutto questo lo devo alle cure, alle sollecitazioni degli operatori del Dipartimento di salute mentale di Trieste.

È stato proprio dentro il Centro di salute mentale di Barcola che ho sentito per la prima volta parole diverse da quelle che fino a quel momento erano risuonate intorno a me: erano parole di stimolo e di apertura, che parlavano di cura della propria persona, di rispetto di se stessi e dei propri bisogni, di ascolto interiore. Ma anche di umanità, di sorellanza, di auto mutuo aiuto. Ed erano parole che stimolavano il mio cuore, suscitavano sentimenti e propulsioni positive; e allo stesso tempo stimolavano anche il mio intelletto, perché proponevano concetti nuovi, rivoluzionari, liberatori.

Le buone pratiche in salute mentale, improntate al pensiero di Franco Basaglia, sono state un supporto unico, costruito su occasioni di sperimentare situazioni nuove, anche impegnative, ma alla fine gratificanti e appaganti.

Così ho imparato la flessibilità di approcci che si modulavano sui miei bisogni personali, il night hospital, ad esempio, brevi ricoveri notturni al Csm nei frequenti e susseguenti momenti di difficoltà. Ma mi è stata offerta anche la possibilità di partecipare in forma attiva a seminari, a convegni, a lavori di gruppo: tutte esperienze da cui scaturiva l’occasione di apprendere, di approfondire saperi e forme di socialità arricchenti e propositive. Mi sono messa in gioco anche con qualche paura, con qualche remora, ma ho affrontato le scommesse impegnandomi e lavorando sodo.

Le forme diverse di cambiamento passano attraverso prove emancipatorie anche non facili, ma alla fine il riconoscere un miglioramento psicofisico fa ritrovare salute mentale.

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