La sfida della medicina territoriale / 5

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Di Maria Grazia Cogliati Dezza, psichiatra, giĂ  responsabile del Distretto 2 e coordinatrice socio sanitaria dell’Azienda sanitaria triestina

Che il cittadino conosca il suo distretto

Il lavoro del distretto non ha garanzie di efficacia senza un’interfaccia continua con i cittadini che lo abitano e le loro rappresentanze. Creare servizi territoriali in alternativa all’ospedale presume che il cittadino conosca il suo distretto, sappia che può ricevere risposte di qualitĂ  e di vicinanza. Le pretenda, anche segnalando le cattive pratiche se queste ledono il suo diritto alla salute. Denunci politiche sanitarie inadeguate o dannose. Ma, allo stesso tempo, non deleghi in toto la “cura” di sĂ©, della propria famiglia, dei condomini o degli abitanti del suo rione alle istituzioni! Il percorso di cura è suo, gli appartiene, ne è responsabile, richiama un investimento di risorse personali!

Questa serie di passaggi, dalla conoscenza all’assunzione di responsabilità, abbiamo cercato di curarli, tutti. Così nel 2006 decidemmo di presentarci ai rioni del nostro distretto organizzando una iniziativa, Il distretto in piazza. Un gazebo per ogni servizio, operatori che con depliant e racconti spiegavano le attività. Un pomeriggio in piazza Hortis, di grande festosità. Tanti gli operatori presenti. Tanti i cittadini interessati. La sera un concerto.

Poi il Forum Salute del distretto 2: gli utenti, gli operatori di tutti i servizi dell’azienda sanitaria che insistevano nell’area territoriale, le associazioni di volontariato, le cooperative sociali, le istituzioni, le organizzazioni sindacali, negozianti, cittadini e altro ancora…iniziammo a incontrarci fino a una grande manifestazione pubblica, circa 300 persone, nella quale presentammo un documento che sulle varie aree tematiche (anziani, minori, famiglie ecc.) descriveva lo stato di salute e benessere dei cittadini dei rioni di riferimento e poneva alla discussione obiettivi di lavoro comune e partecipato. In quelle discussioni molte “certezze culturali” sono state messe in discussione. Tra le altre e non senza fatica: l’ospedale come il luogo per eccellenza, non eludibile della cura, la casa di riposo come esito obbligato delle persone che invecchiano nei loro ultimi anni di vita. Molte delle alternative pratiche e culturali alle varie forme di ricovero che si sono sviluppate nel tempo, se non fossero state discusse nel Forum, avrebbero di certo tardato a realizzarsi. Da questo senso di complicitĂ  e condivisione è derivato il sentimento di appartenenza al distretto; la rete di servizi sanitari territoriali viene intesa così come propria e viene difesa da tagli e cambiamenti di politica sanitaria. In momenti difficili, quando malsane strategie politiche hanno tentato di ridurre e bloccare la crescita della sanitĂ  territoriale, il Forum salute del Distretto 2 è stato un buono e utile alleato. Ma la discussione ha prodotto anche di piĂą: iniziative di responsabilizzazione del singolo cittadino o dell’associazione nei confronti del proprio vicino, azioni di auto-aiuto e di reciprocitĂ . Su questa linea bisognerebbe insistere se si vuole, attraverso la sanitĂ , produrre una modifica dell’assetto sociale.

[continua]

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