Giovanni Anversa (conduttore su Rai Tre della trasmissione “Racconti di vita”; L’inkontro.info)

COMUNICAZIONE. La tv ha una forza enorme nel portare all’attenzione dell’opinione pubblica queste tematiche.

Ho imparato dall’esperienza di tv sociale che da vent’anni porto avanti che il concetto di salute mentale è un concetto inclusivo. Il tema della salute mentale non è solo medico. La promozione della salute mentale non riguarda solo i pazienti o i loro familiari, ma interessa nella sua complessità tutta la nostra comunità. Lavorando nella comunicazione sociale del servizio pubblico sento l’obbligo di confrontarmi con il tema della promozione della salute mentale. Fare promozione della salute mentale significa fare di conseguenza buona comunicazione. Il mondo della comunicazione nel suo complesso, e non solo la televisione, ha avuto un ruolo importantissimo per sdoganare il tema della salute mentale facendolo uscire dai suoi confini tradizionali. 

Grazie a tanti film, a tante esperienze di teatro, a tante attività di tipo letterario è cambiata la percezione del disagio mentale. Certo la comunicazione televisiva ha una forza enorme nel portare all’attenzione dell’opinione pubblica queste tematiche. La fiction Rai su Franco Basaglia ha avuto un ruolo di straordinaria importanza non solo per aver ricordato la storia di un grande personaggio, peraltro mirabilmente interpretato da Fabrizio Gifuni, ma anche perché ha ridato centralità a un “noi” che a volte in tv si smarrisce. Un “noi” che va contrapposto a quell’individualismo che oggi domina anche sui media, un “noi” utile a restituire centralità a quella battaglia di liberazione e di promozione della salute mentale che in una sorta di gioco di squadra richiede il contributo dei pazienti, delle famiglie e degli operatori. 

La fiction Rai non è stata importante solo perché ben confezionata ma anche perché aveva gli elementi di emotività e epicità che tanti critici televisivi hanno ben sottolineato dando importanza a quel “noi” altrimenti rimosso. Ha aiutato a fare memoria e resistenza contro la tendenza alla restaurazione in ambito psichiatrico. In questo caso la Rai ha fatto pienamente il proprio mestiere di servizio pubblico. Certo non basta una fiction per migliorare la cultura intorno alla psichiatria. Bisogna restituire agli psichiatri quel ruolo culturale che proprio Basaglia ha incarnato. Bisognerebbe leggere Basaglia e non limitarsi a ricordarlo per quello che ha fatto.

(da Terra)

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