La toponomastica della smemoratezza

di Claudio Ascoli, 12 agosto
da Corriere Fiorentino  >>> https://bit.ly/2WmDPLP

schermata-2021-08-27-alle-15-28-25A San Salvi di nuovo le «Persone» a raccontare la propria storia. E i cartelloni…smemorati ritrovano la memoria

Avevo scelto come ogni anno di riprendere le passeggiate l’11 agosto, data della Liberazione di Firenze, per parlare di un’altra liberazione: quella dei “matti” nel manicomio di San Salvi

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È stata una strana, inquietante, emozionante Passeggiata quella di ieri sera a San Salvi. L’ho vissuta come un abbraccio, tanti abbracci …in un tempo che ancora ce li nega, spegnendo così i naturali sorrisi-emozioni nei quotidiani incontri. Avevo scelto come ogni anno di riprendere le passeggiate l’11 agosto, data della Liberazione di Firenze, per parlare di un’altra liberazione: quella dei “matti” nel manicomio di San Salvi. Ri-vivere così quel percorso che, non tutti sanno, tanto deve anche al lavoro di un gruppo di operai che, espulsi dalla Pignone e ricollocati nell’ospedale psichiatrico, contribuirono negli anni settanta a formare la coscienza di sentirsi Comunità. E questo 11 agosto con altri operai, quelli della GKN in piazza della Signoria, ci ricorda e ci insegna ancora una volta che «il mondo è una unità, si voglia o non si voglia», come rifletteva Gramsci nei suoi Quaderni.

Ma torno alla Passeggiata nella ferita aperta dei cartelloni…smemorati, collocati pochi giorni fa dalla Asl a raccontare un manicomio fatto di sole architetture nella totale assenza delle Persone. In questi cartelloni mancano incredibilmente le storie di quanti vi furono internati sino al compimento del processo di liberazione che, mai come a Firenze, si realizzò con una bella, franca, appassionata partecipazione dal basso. Cartelloni che ignorano anche i ripensamenti, gli approfondimenti che sin da subito si manifestarono sull’organizzazione, la catalogazione dei matti e che cancellano finanche le presenze dei tanti Artisti che vi furono rinchiusi!

Dopo anni di duro lavoro sulla memoria di San Salvi, tutto questo l’ho vissuto come una ingiustificata violenza; in più attaccato dai tanti – psichiatri, infermieri, psicologi, storici, antropologi, sociologi, architetti, ma soprattutto matti e loro familiari e comuni cittadini – che hanno attribuito ai Chille una qualche responsabilità per tale nefandezza. Cosa può fare un artista a questo punto? Sicuramente, come chiedeva Pasolini, ri-aprire la contraddizione, manifestando un rifiuto essenziale, ritornare a quel “Mi non firmo” da cui prese vita la rivoluzione basagliana: non accettare la situazione. Da qui la necessità di realizzare una Passeggiata in cui ri-costruire una Comunità di Persone che raccontassero la propria storia-presenza sansalvina. Ho così inventato con Sissi Abbondanza, un pamphlet di fogli di Memoria-Persona: dall’ultima lettera di Dino Campana scritta al 1° piano del padiglione che ci ospita da più di vent’anni, al disegno creato da Venturino Venturi su di un foglio in terra sul pavimento, con evidenti i segni delle mattonelle; e ancora la copertina del libricino che raccoglie le parole di amore di Costanza Caglià, di un amore nato nel cinema-teatro oggi abbandonato. Senza naturalmente dimenticare le creazioni di Artisti de La Tinaia. Tutte Persone assenti nei cartelloni…smemorati!

Ma come far sì che tutto ciò non fosse soltanto un urlo di artista? Eccoci di nuovo alla Passeggiata, terreno di incontro, ostinatamente e necessariamente bisognoso di costruire comunità. Ho deciso di raccontare queste storie di Persone ai miei spettatori e chieder loro di agire insieme. E’ stata una grande emozione vederli diventare protagonisti, agire attaccando i fogli di Memoria-Persona ai cartelloni smemorati: un amoroso abbraccio collettivo, anteprima del cerchio finale che conclude la Passeggiata. Un cerchio in cui il necessario distanziamento fisico non implica quello sociale, mentre a suggellare la ritrovata Comunità, leggo le parole di un matto: «Avrei volute le cose che avete avuto voi».

Chille de la balanza

12 agosto 2021 | 16:08

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