La verità sulla psichiatria mantovana

di Giovanni Rossi

Quella che segue è una ricostruzione del progetto di smantellamento della psichiatria mantovana in favore del futuro dell’ospedale psichiatrico giudiziario. Essa si basa su informazioni solo in parte rese pubbliche.

La provincia di Mantova negli ultimi 40 anni ha ospitato una delle esperienze più significative di riforma della psichiatria. A partire dai distretti sociosanitari e dal manicomio del Dosso del Corso sono maturate via via iniziative che hanno avuto il riconoscimento costante dei cittadini e anche una certa notorietà in Italia. Il risultato di questa vicenda è stata la organizzazione della rete dei servizi territoriali, riabilitativi ed ospedalieri diffusi in tutto il territorio e la chiusura dei due manicomi civili di Mantova e Castiglione.

Nel rispetto del territorio la rete dei servizi e suddivisa nelle aree di Mantova, alto e basso mantovano con una appendice a Viadana integrata con Casalmaggiore e l’Oglio Po. Ciascuna area è stata dotata, con un lavoro che è durato decenni, di una rete completa di strutture.

Ogni anno si rivolgono ai servizi circa 5000 mantovani, gli operatori sono circa 250, cu vanno aggiunti gli operatori e le strutture del privato sociale (in particolare coop di Sol.co Mantova).

I servizi hanno avuto sempre uno stile di lavoro rispettoso delle persone, evitando specie a Mantova, il ricorso all’uso di strumenti di limitazione della libertà personale (vedi contenzione fisica), e favorente la loro partecipazione (Rete 180 è i frutto di questo approccio).

Parallelamente a Castiglione in questi anni è continuata la vita dell’Ospedale Psichiatrico Giudiziario, che ha sempre cercato di accreditarsi come diverso dagli altri per la presenza del personale sanitario. E’ noto del resto che da sempre a Castiglione gli ospedali psichiatrici rappresentano una grossa “azienda” che porta soldi, lavoro e consenso.

Una legge dello Stato prevede la chiusura degli OPG il prossimo 31 marzo 2013. Essi devono essere sostituiti con piccole strutture di 20 posti letto distribuite in ogni Regione secondo il rispettivo fabbisogno.

Da almeno due-tre anni all’OPG di Castiglione si cerca una via di uscita che consenta di continuare a far vivere l’”azienda OPG”.

Le linee che ora emergono (anche se non si conosce il testo di un documento che risulta essere stato proposto in Regione) sono le seguenti

1 trovare il modo di accogliere il massimo dei dimessi in strutture residenziali della zona;

2 ottenere il massimo di strutture da 20 letti da dedicare agli internati non dimissibili o nuovi residenti in Regione Lombardia;

3 ottenere ulteriori posti letto di queste strutture molto controllate per accogliere anche nuovi pazienti che siano inviati dai servizi territoriali perché “pericolosi”.

Come si può ben capire tale strategia richiede la disponibilità di risorse immediate e non tollera l’esistenza di un modello di cura partecipativo e non restrittivo, come è quello degli storici servizi territoriali mantovani.

Da ciò deriva il progetto di riorganizzazione dei servizi che prevede la messa a disposizione delle strutture presenti nell’alto mantovano (SPDC e residenze di Castiglione e Castelgoffredo) per i progetti di dimissione dall’OPG. Per ottenere infatti l’affidamento dei dimessi è fondamentale dimostrare di avere le strutture disponibili. Dai letti, parecchie decine, che si hanno in strutture già accreditate verrebbe un grosso ricavo, dato che porterebbero la retta prevista per le strutture di massima assistenza. Parliamo di milioni di euro all’anno.

Per ottenere ciò il progetto proposto dal Poma azzera nei fatti l’articolazione territoriale dei servizi, smantella i servizi CPS, che diventano ambulatori ed è centrato sulla gestione delle urgenze psichiatriche, con la previsione di un grande movimento di pazienti tra le strutture.

Dato che origina dall’esigenza di dare un futuro all’OPG non è supportato da alcun dato epidemiologico o evidenza scientifica, anche perchè tutte le informazioni che abbiamo dicono a) che la domanda nel mantovano è in aumento b) che la maggior efficacia è proprio dei servizi più vicini ai cittadini come sono i CPS se veramente tenuti aperti tutto il giorno e fatti funzionare in rete.

Ora si pongono alcune questioni molto importanti ed urgenti.

E’ accettabile che una tale trasformazione sia messa in atto senza un reale dibattito con le popolazioni e le amministrazioni che le rappresentano?

E’ accettabile che questo progetto sia adottato nonostante i lavoratori del DSM lo contestino ed abbiano proposto un documento alternativo?

E’ accettabile che si progetti un futuro per l’OPG senza cercare di coniugare il problema dei lavoratori con quello dei pazienti , nel rispetto della legge?

E’ accettabile che un tale progetto sia conosciuto solo in parte, infatti nulla è noto del progetto per l’OPG che risulta essere stato presentato in Regione?

E’ accettabile che un patrimonio collettivo della popolazione mantovana sia cancellato per la volontà monocratica di un manager il cui unico riferimento è il presidente uscente Formigoni?

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