Lettera aperta al Presidente della Regione Sicilia

Al Presidente della Regione Sicilia Rosario Crocetta

All’Assessore alla Salute Lucia Borsellino

Lettera Aperta

Caro Presidente,

sono Peppe Dell’Acqua. Ho lavorato a Trieste: prima nell’Ospedale Psichiatrico diretto da Franco Basaglia e poi nel Dipartimento di salute mentale per 40 anni. Negli ultimi 17 anni ho diretto quel Dipartimento. Sono uno dei fondatori del Forum salute mentale. Come può immaginare la salute mentale e la questione psichiatrica sono state e sono larghissima parte del mio impegno civile e politico oltre che professionale.

Ho lavorato con entusiasmo e direi con allegria. Anni ricchi di scoperte e soddisfazioni. Una fortuna!

Una fortuna che da tempo ormai mi porta ad ascoltare tantissime persone che per ragioni diverse attraversano il campo della salute mentale, dei servizi, delle politiche regionali, delle speranze di rimonta e di emancipazione.

Sono stato di recente nella sua straordinaria isola e ho incontrato alcuni giovani colleghi, familiari e persone che vivono l’esperienza del disturbo mentale. Tutte persone ricche e buone, desiderose di fare, di cambiare, di contribuire alla costruzione di un altro futuro. Persone tutte che rischiano di perdersi, di disperdersi, di appiattirsi. Le testimonianze di alcuni giovani psichiatri mi hanno emozionato e mi hanno spinto a scriverle. Ecco, vorrei metterla al corrente di alcune criticità così come le ho apprese dalle parole che ho ascoltato e dalle cose, pochissime, che ho avuto l’opportunità di vedere.

In nessun luogo sembra esistere in Sicilia la possibilità di una efficace presa in carico. Salvo lodevolissime poche esperienze che pure conosco. Voglio  dire di progetti di cura costruiti intorno alle persone che mettano al centro la persona e che immaginino la ripresa, l’emancipazione, la guarigione. Domina al contrario uno stile medico-centrico. Nella quasi totalità delle situazioni gli psichiatri lavorano nella più assoluta autoreferenzialità e il ruolo di dirigenti che pure viene loro attribuito si consuma paradossalmente nell’anomia. Il modello dell’intervento resta ospedalo-centrico, malgrado 35 anni di riforma e dettagliate indicazioni dell’organizzazione mondiale della sanità sull’opportunità di sviluppare servizi e culture territoriali. Tutto il sistema non sviluppa cultura di servizio, il grosso delle risorse è appaltato ai privati in acquisto di posti letto, in posti residenziali che altro non sono che luoghi di sottrazione, di produzione di cronicità, di montaggio di stigma, di perdita di speranza. E di consumo ingente e insensato di risorse. A volte si “dimenticano” le persone nelle pessime CTA, comunità terapeutiche assistite, che hanno pochissimo di assistenza e niente, ma proprio niente, di terapeutico: strutture private convenzionate a 5000 euro/mese per posto letto. Questo è un dramma. Per esempio nella sola provincia di Catania ci sono quasi 700 posti. Naturalmente tutto ciò incide sul bilancio delle Asl con il risultato che i Dsm non hanno un euro di fondi “flessibili” per la presa in carico, per progetti personalizzati, per tenere attivi Centri di salute mentale, non sono dotati di personale sufficiente, non hanno alcun mezzo di trasporto per le attività territoriali. Ogni anno milioni di euro sono automaticamente destinati al privato. Ovvero a privare i cittadini di possibilità che pure sarebbero alla loro portata.

Come dire, e scusi Presidente la crudezza delle parole, che chi prima di lei ha governato ha autorizzato una spesa di milioni e milioni di euro per mettere fuori dal contratto, dal gioco, dalla possibilità, dalla vita stessa, per negare brutalmente la vita a migliaia di siciliani. Che sono cittadini come tutti e hanno diritto: alla cura, alla salute, alla dignità, alla libertà, alla possibilità di essere responsabili. La Costituzione qui non può non essere ricordata. Da questo tipo di impostazione, di modello operativo e culturale, può immaginare, derivano tutti i problemi che nella quotidianità le persone si trovano a vivere, senza la speranza di una via d’uscita.

Il Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO), per esempio, che rappresenta il massimo di garanzia e di attenzione che lo Stato con la legge 180 ha ritenuto di offrire al cittadino, mettendo in pratica il dettato dell’art. 32 della Costituzione, si ordinano, si attuano e si gestiscono in maniera indegna. Spesso li propone e convalida un medico non psichiatra così che ho potuto vedere ordinanze senza che, con la persona che rifiuta un trattamento, vi sia stata negoziazione alcuna, come per altro la legge sempre richiede. Accade così che è possibile sentire di TSO per etilismo acuto, demenza, tossicodipendenza, devianza della più diversa natura. Non ci sono contatti tra gli invianti (il medico che richiede il trattamento) e i riceventi (il servizio ospedaliero che accoglierà quella persona), non si fanno relazioni di accompagnamento, non si indica una diagnosi di proposta ma solo sintomi (di solito agitazione psicomotoria!), non si fanno mai tentativi di gestione alternativa o domiciliare, non si provvede ad uno screening al Pronto Soccorso. I posti letto nei Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura (SPDC) sono sempre insufficienti e in un sistema siffatto non basterebbero mai, e per carità Presidente non pensi di aumentarli(!). E allora il sistema si è dotato di un centro regionale per monitorare i posti ospedalieri liberi negli SPDC delle differenti Asl così il malcapitato di turno non trovando posto nel suo territorio come spessissimo accade, viene spedito lontanissimo (la Sicilia come lei ben sa è enorme) con il bene placido degli operatori che qui sono incredibilmente affamati di ore in reperibilità. Può accadere, come accade, che un giovane ventenne di Trapani, per esempio, che sta vivendo un crollo psicotico, un momento drammaticissimo e pieno di paure e rischiosissimo per le conseguenze che potranno condizionare il resto della sua vita,  un giovane che ci dice di un bisogno incolmabile di ascolto, di protezione, di comprensione venga catturato, sedato e portato in giro in ambulanza per l’intera regione e si trovi al risveglio a Messina. Provi a immaginare. Sentirà il triplo della paura, sarà raggelato dall’ostilità che non potrà che cogliere negli sguardi freddi e distanti, chiederà dolente di andare via, di sapere, di dire le sue ragioni. Agli occhi dei sanitari non farà che confermare la sua malattia e giustificare le dosi eroiche di farmaco, la distanza, l’inevitabilità della contenzione. Gli SPDC da parte loro, per evitare arrivi di estranei indesiderati, vale a dire per evitare di dover accettare TSO da altre Asl si difendono occupando tutti i posti con ricoveri spesso inutili e prolungati. Su questo il silenzio dei sindaci e dei giudici tutelari, le autorità garanti, è davvero assordante. Se una simile organizzazione si dovesse occupare di eventi cardiaci acuti non riusciremmo a contare i morti. Qui le morti, forse poche, pure accadono, ma tantissime sono diverse e invisibili.

La contenzione poi è diffusissima, routinaria. Non solo in Sicilia purtroppo. La contenzione come lei deve sapere, a dispetto di quanto le diranno decine di psichiatri, è illegale. Di danno e di rischio fisico ma ancor più mortificante, umiliante, violenta sul piano psicologico per chi la subisce e per chi la pratica. Una barbarie!

I Presidenti delle regioni devono sapere e intervenire. Possono fare molto.

Non le parlo di Barcellona Pozzo di Gotto. È sicuramente al corrente di tutto. Il problema è enorme e tuttavia, a riprova che si può fare, ho visto e sentito di buoni progetti di bravissimi cooperatori sociali e di formidabili associazioni di volontariato.

Ho visto e sentito molte altre cose. Mi fermo qui. So che sto già occupando tempo e credo che lei lo debba spartire con centinaia di altri problemi che quotidianamente l’assalgono. Forse con gli amici siciliani in primavera ci riuniremo in convegno: un Forum siciliano della salute mentale. In quella occasione mi piacerebbe incontrarla. Rubare ancora un po’ del suo tempo.

Intanto le auguro con tanta forza buon lavoro!

Mi ricordi al suo assessore Franco Battiato che certamente ricorderà un suo “pazzo” concerto al San Giovanni. Correva l’anno 1974!

Sicuro di sentirla presto

Peppe Dell’Acqua

Trieste, gennaio 2013

PS:

Non posso nominare persone e luoghi cui nella lettera mi riferisco.

Le ragioni sono ovvie.

Articoli Correlati:

Share

Lascia un commento

Devi essere registrato per commentare l'articolo